Come reagire agli insulti (a lezione da Milton Erickson)

C’è una storiella tradizionalmente attribuita al Buddha, nella quale il Maestro chiede ad uno dei suoi discepoli:

“Se ti offro un regalo e tu non lo accetti, a chi appartiene?”

“A te”, risponde il discepolo.

“Lo stesso vale per gli insulti. Se non li accetti, resteranno nelle mani di chi li ha proferiti”.

Un approccio molto interessante ripreso anche da Milton Erickson, padre dell’ipnosi terapeutica moderna, che affermava di aver insegnato ai suoi figli a “Non prendere gli insulti”, a “lasciarli all’insultatore”.

Erickson prosegue raccontando il suo approccio quando un paziente i cui sentimenti sono stati feriti si rivolge a lui:

“Mio marito mi ha chiamata ignorante, incompetente, nullità”

“È davvero il massimo che suo marito riesce a fare? Che vocabolario limitato! Di sicuro voleva dire qualcosa, ma non è riuscito ad esprimersi. Cosa avrà voluto dire?”

La paziente inizia a guardare agli insulti da un punto di vista diverso. Gli insulti non sono più armi capaci di distruggerla, ma la goffa espressione di una persona incapace – in quel momento – di fare meglio.

Erickson suggerisce di prendere ogni insulto come un complimento. E se l’altro incalza: “Sei davvero così stupido?” rispondi “Solo il mercoledì”.

Rompere il pattern

Cosa potrà fare con questa risposta? Chiede Erickson sorridendo. Una delle sue tecniche preferite è infatti la rottura di pattern, che utilizzava anche per indurre lo stato di trance ipnotica: reagire in modo inaspettato rompe gli schemi dell’interazione e apre una “breccia” verso una strada diversa. In questo video un ragazzo provoca delle persone a caso per strada invitandole a battersi. Quando si cala i pantaloni (comportamento inaspettato) tutti scappano via, chi ridendo, chi spaventato. Persino quello con la mazza da baseball!

“Non fare mai quello che gli altri si aspettano da te” ripeteva instancabilmente Erickson. Se reagisci con una risposta stupida, l’altro cercherà di trovarci un senso. Che non c’è. E questo lo destabilizzerà. Lo manderà in confusione. Ora è lui ad avere un problema!

La ricetta di Erickson contro gli insulti è: fraintendili volontariamente e commenta la tua versione fraintesa. Scegli un commento assolutamente inutile e inappropriato. Se cercano di riportarti sulla loro strada, usa la tua stupidità per mantenerli sulla tua.

Erickson usava queste tecniche anche nelle sue sedute di ipnosi terapeutica ed era fiero della sua “stupidità”, che gli permetteva di distrarre il paziente da una determinata situazione per portarlo dove voleva che arrivasse.

Fanne la tua bandiera

C’è un’altra storia che mi ha colpita e che suggerisce un modo eccellente per reagire alle critiche sterili e agli insulti. Ho letto che i Daft Punk, gruppo francese di musica elettronica, facevano parte di un gruppo chiamato Darlin’. Agli esordi ricevettero una critica negativa dalla rivista britannica Melody Maker, che definiva la loro musica “a daft punky trash” (grossomodo “stupida spazzatura punkeggiante”). In seguito ad alcuni cambiamenti nell’effettivo i due musicisti ribattezzarono il loro gruppo proprio con i termini dispregiativi utilizzati da Melody Maker.

Ora che sono tra i maggiori esponenti mondiali del loro genere musicale nel mondo, il giornalista che li criticò è costretto a sentire regolarmente le parole che utilizzò per screditarli come sinonimo di indiscusso successo.

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A questo proposito mi torna in mente anche L’uovo di Macron, e la grande lezione di classe e di savoir-faire del presidente francese in occasione di un attacco che avrebbe potuto essere vissuto come terribilmente umiliante.

Come reagire agli insulti: le tue strategie

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