Il Sonno dei Bambini

In fatto di problemi di sonno, credo di potermi definire una specialista. Due anni di notti in sonni con Leonardo, tre con Gloria. Chiara, la nostra “brava bambina”, ci ha regalato notti complete a partire dal suo primo anno di vita. Quello che per molti sarebbe un dramma, è in cara nostra un vero miracolo.


Problemi di sonno e soluzioni

Dicevo quindi, che mi considero una specialista dei problemi di sonno. Purtroppo non posso, però, definirmi una specialista delle soluzioni ai problemi di sonno.

Con Leonardo è stato un vero e proprio shock. Non avevo alcuna esperienza e mi aspettavo un tenero bambolotto. Invece la cicogna mi ha recapitato una bomba ad orologeria. Impossibile disattivare la funzione snooze. Per i primi sette mesi, mai più di un’ora di sonno ininterrotto. Mai nel suo letto, né nella carrozzina.

Ovviamente la “colpa” di questo terribile disastro l’ho attribuita a me stessa. Non ero in grado di fare la mamma. Non ero in grado di insegnare a mio figlio a dormire. Non osavo parlarne, perché non volevo che tutti sapessero che ero una pessima mamma. Ma suppongo che le mie occhiaie e i 15 kg (i 10 della gravidanza più altri 5) persi in un mese non avessero bisogno di parole.

Fate la nanna

Un giorno ho ricevuto in regalo il fantomatico “fate la nanna”. Il metodo non mi convinceva affatto ma chi ero io, madre pessima ed incapace, per contestare le parole di un famoso medico?

Abbiamo deciso di provare, ma continuavamo a rimandare. Mancava poco alla nascita di Gloria e ci chiedevamo come avremmo fatto.  Ormai non avevamo più scelta. Dovevamo risolvere il problema. Il metodo era scientifico. Matematico. Non lasciava spazio alle obiezioni.

Abbiamo provato per qualche giorno.

Mentre Leonardo piangeva nella sua camera, io piangevo nella mia. Era insopportabile.

È con un profondo senso di fallimento che abbiamo interrotto l’esperimento. Non solo eravamo stati incapaci di educare nostro figlio al sonno, ma non eravamo neanche in grado di attuare una rieducazione.

Bambini con problemi di sonno: i medicinali

Ormai avevamo toccato il fondo, e abbiamo deciso di tentare anche l’ultima, la peggiore, la più drastica delle soluzioni (prima del lancio dalla finestra): il Nopron*. Avete mai provato ad andare in farmacia a chiedere il Nopron? Se lo avete fatto, significa che il medico ve lo ha prescritto (il medicinale è disponibile solo su prescrizione). Eppure quando vi avvicinate al banco e, timidamente, pronunciate quella parola, cala un silenzio di tomba. Come se aveste detto, impugnando una pistola “questa è una rapina”. Tutto si ferma, tutto tace. Tutti si voltano a guardare quella madre indegna al punto di voler sedare il proprio bambino.

Dopo aver letto i possibili effetti indesiderati, abbiamo deciso di lasciar perdere.

Dopo il terzo, quarto, quinto risveglio notturno ci siamo detti “al diavolo”. E’ come avere un’arma in casa. Se ce l’hai, prima o poi la usi. Perché soffrire così quando la soluzione è lì, a portata di mano?

Dopo aver ingurgitato la sua dose, Leonardo ha iniziato a correre in tutte le direzioni. Impossibile metterlo a letto. Impossibile anche solo acchiapparlo. Il pediatra ci ha rassicurati: non fa mica effetto così, in un attimo. Ci vuole qualche giorno.

Dopo qualche giorno la situazione non faceva che peggiorare.

Ah. Forse era uno di quei rari casi in cui il farmaco ha un effetto paradosso. Ma dai…

(Mesi dopo, ho voluto testare l’efficacia del Nopron su me stessa e ho creduto di morire).

Leonardo è quindi tornato nel lettone e un mese dopo, con l’arrivo di Gloria, io e Jean ci siamo “separati”. Un figlio a testa, ciascuno combatteva le sue personali battaglie notturne. Al mattino ci scambiavamo i nostri bollettini di guerra.

Nei mesi successivi Leonardo (che aveva ormai due anni) ha iniziato finalmente a dormire tutta la notte. Ha abbandonato però il riposino pomeridiano.

Gloria intanto seguiva le orme di suo fratello. Le modalità erano leggermente diverse ma  il succo era lo stesso: non si dormiva.

Dopo un anno e mezzo di camere separate, abbiamo deciso di tentare una nuova sistemazione. Io avrei voluto un letto a quattro piazze nel quale dormire tutti insieme. Jean ha invece proposto che noi ritrovassimo il nostro letto comune, e che i bambini facessero altrettanto.

Gloria aveva un anno e mezzo e Leonardo tre quando li abbiamo messi in camera insieme in un “lettone” formato dai loro due letti accostati l’uno all’altro.

I bambini hanno gradito e la routine serale era gradevole per tutti. Si addormentavano tranquillamente ma Gloria ha continuato a svegliarsi urlando diverse volte a notte fino ai tre anni.

Intanto era già un passo avanti e, piano piano (moolto piano), la situazione si è regolarizzata.

Non c’è due senza tre

Dopo un paio di mesi di notti tutte filate ci siamo sentiti così rinvigoriti che abbiamo deciso di mettere in cantiere il terzo.

Ormai non eravamo più degli sprovveduti pronti a credere in qualsiasi cosa sia scritta in un libro e firmata da un personaggio autorevole. Vista la nostra esperienza “sul campo” abbiamo elaborato la nostra personale strategia. Che consisteva esattamente in ciò che avevamo fatto con i primi due. L’unica, importantissima differenza, è che questa volta sarebbe stata una scelta. Che non ci saremmo sentiti in colpa o incompetenti. Quello era l’unico modo che noi avevamo trovato per gestire le notti dei nostri figli. Non certo il più facile, né quello che chi cerca una “soluzione” auspicherebbe.

Ma le soluzioni drastiche non facevano per noi. Allora tanto valeva adottare quelle soft in piena coscienza.

Chiara ha dormito con noi nel lettone, allattata a richiesta, durante il suo primo anno di vita. Poi ha iniziato a non svegliarsi più la notte. L’abbiamo quindi sistemata nel suo lettino, sempre in camera nostra. Dopo qualche mese l’abbiamo trasferita in camera dei bambini.

Arrivati nella nuova casa, Leonardo ha chiesto di poter avere la sua camera. La sua richiesta ci è sembrata ragionevole e naturale, la tempistica perfetta.

Le bambine invece condivideranno una grande stanza che in futuro, se lo desidereranno, potrà essere divisa in due.

Le nostre giornate si concludono in genere con una storia (spesso e volentieri è Leonardo a leggerla alle sue sorelle), una seduta di sofrologia e un bacio. Mentre i bambini dormono profondamente, io sfrutto l’allenamento intensivo degli ultimi anni per lavorare fino a tardi, riuscendo comunque ad alzarmi prima di tutti, per potermi concedere un po’ di meditazione ed un buon caffè nella pace del mattino.

Con il senno di poi, posso dire che non tutto il male viene per nuocere…

* Per maggiori informazioni sulle ragioni dell’attuale indisponibilità del Nopron, leggete qui.