L’arte di amarsi

Tornare ad essere single a quarant’anni suonati e con tre figli all’attivo non è certo la cosa più rassicurante che possa capitarti. Al mattino ti svegli, ti guardi allo specchio e ti accorgi che sulla fronte c’è una nuova ruga, che il contorno del viso non è più così ben disegnato, che le occhiaie sono diventate indelebili.

Come se non bastasse, arriva quel simpaticone di Yann Moix a dirti che il tuo corpo, contrariamente a quello di una venticinquenne, non ha niente di straordinario. Bella scoperta, grazie! Poi però ti rendi conto che se esistono venticinquenni disposte ad uscire con lui, che è peggio del corpo “insipido” di una cinquantenne, allora forse c’è speranza anche per te.

Poi ti guardi ancora intorno e vedi uomini oggettivamente belli che non ti trasmettono niente e altri meno prestanti che invece attirano la tua attenzione. Ok, ci sono anche quelli belli e interessanti, ma di solito sono sposati con Lisa Bonet o altre meraviglie del genere.

Allora ripensi alle persone che hai amato e ti ricordi che uno dei tuoi fidanzati aveva un naso sproporzionato mentre un altro aveva un ego smisurato. Uno perdeva i capelli ma si aggrappava disperatamente agli ultimi superstiti mentre tu fingevi di non accorgertene. Un altro ancora aveva decisamente troppe rughe per la sua giovane età ma tu ripetevi a te stessa che erano le “rughe del sorriso” e che indicavano una caratteristica importante (e positiva) del suo carattere.

Ti accorgi che dagli altri non hai mai preteso la perfezione e che, a loro volta, le persone che ti hanno amata non si aspettavano che tu fossi perfetta. In fondo siamo come i pezzi di un puzzle. La forma di ciascuno è strana, contorta, complessa, e potrebbe apparire insensata. Finché il pezzo in questione non incontra quelli che lo circondano, e allora tutto acquista un senso.

Nel mio puzzle ci sono le rughe, le esperienze vissute, i tre figli e anche l’ex marito. Al momento i pezzi sono tutti mischiati e ne manca certamente qualcuno: per questo non ci capisco nulla. Ma sono certa che, una volta terminato, acquisterà un senso. Non sarà bello come il fisico di una venticinquenne, ma nemmeno brutto come la faccia di Moix.

Magari avrà un’aria un po’ vintage, ma per fortuna il vintage ha i suoi estimatori. Nei giorni scorsi ho letto della ragazza che ha lanciato la moda dei peli incolti. A me i peli non piacciono ma se un uomo si permettesse di lamentarsi perché non ho avuto il tempo di occuparmene me li lascerei crescere apposta per fargli un dispetto.

Ma non era questo che volevo dire: sotto i post che parlano della ragazza pelosa, mi sono divertita a leggere i commenti. Questi, giustamente, vanno da “Che schifo” a “Faccia un po’ come le pare” a “Viva i peli”, a dimostrazione del fatto che tutto ha un pubblico. Tutti (e tutte) abbiamo un pubblico. Poi bisogna che alla ragazza con i peli piaccia l’uomo che apprezza i peli e viceversa, ma questa è un’altra storia.

Mentre ciascuno cerca il pezzo di puzzle che combaci con il proprio io mi rallegro nell’osservare che non solo la perfezione non esiste ma che, se esistesse, sarebbe diversa per ciascuno di noi. Se anche fosse possibile essere perfetti, lo saremmo comunque solo agli occhi di qualcuno.

Ma l’importante non era piacere a se stessi? Certo, e che ci vuole? A me mancano due incisivi e questo è sempre stato un mio grande complesso. Andando a vedere il tanto discusso Bohemian Rhapsody ho scoperto che Freddie ne aveva invece due (o forse addirittura quattro) in più e che, nonostante li considerasse un punto di forza, era complessato pure lui. Se guardi i suoi video originali ti accorgi che cercava sempre di nasconderli.

E allora penso… se persino una star planetaria come Freddie, con tutto il successo e i riconoscimenti ottenuti, non è riuscita a vincere un complesso del genere… forse potrei cercare di conviverci. Non solo con i miei denti imperfetti, ma anche con il mio disagio nei loro confronti. Non so se mi spiego: non parlo di accettare i miei difetti, ma di accettare il fatto che non sono capace di accettare i miei difetti. Sai che sollievo?

Quando sono stata dal dentista per chiedergli di risolvere il mio “problema” mi ha fatto un preventivo di cinquemila euro. Una spesa che non posso assolutamente permettermi, ma non è questo il punto: quando l’ho raccontato ai miei figli mi hanno intimato di non provarci nemmeno, a cambiare il mio sorriso. Non riuscivo a credere alle mie orecchie. Loro mi vogliono così come sono!

E se in fondo la cosa più importante fosse accettarsi? Accettare che ciascuno dei pezzi del nostro puzzle, per quanto apparentemente strano e insensato, è concepito per incastrarsi perfettamente con gli altri?

Perché in fondo, se dovessi rifarmi i denti, poi vorrei anche togliermi le rughe intorno agli occhi. E una volta lisciato il contorno occhi, mica posso tenermi quello spartito sulla fronte. Per non parlare delle tette, che una taglia in più non guasta mai…