Ipnosi e Meditazione: Differenze e Similitudini

Da tanti anni pratico lo yoga e la meditazione, e recentemente ho iniziato ad interessarmi all’ipnosi. Per prima cosa ho iniziato a leggere sull’argomento, e più leggevo più trovavo analogie tra le pratiche come lo yoga nidra e la meditazione e l’autoipnosi.

Ero restia a provarla perché tutte le fonti che andavo a leggere mettevano in guardia: attenzione! Ipnosi e meditazione (o ipnosi e yoga nidra) sono due cose completamente diverse! Siccome non riuscivo a cogliere la differenza, ritenevo di non aver capito cosa fosse l'(auto)ipnosi, e quindi non mi sentivo pronta a provarla da sola.

L’argomento però mi incuriosiva, così ho deciso di esplorare questa nuova tecnica con l’aiuto di un professionista. Non avendo la mia amica Gloria a portata di mano le ho chiesto di consigliarmi una persona di fiducia (non si sa mai, con queste diavolerie, cosa ci chiederanno di fare… questo è il principale pregiudizio riguardo all’ipnosi!) a Torino, dove vado regolarmente.

Ipnosi e autoipnosi

Gloria mi ha indirizzata verso una persona meravigliosa, una psicologa ipnoterapeuta che mi ha accompagnata negli ultimi mesi permettendomi non solo di scoprire e di capire l’ipnosi ma anche di risolvere una grossa difficoltà della quale non riuscivo a liberarmi.

Aspettandomi qualcosa di completamente diverso dalle mie abituali pratiche yogiche e meditative ho detto a Sara, alla fine della prima seduta, che mi sembrava non fosse successo niente. Lei ha risposto che andava bene così, e che il mio inconscio avrebbe continuato a lavorare anche nei giorni successivi.

Sono tornata a casa con tutte le domande che mi avevano portata fin lì. Mi aspettavo che sarebbe “successo qualcosa”. Non sapevo ancora che l’ipnosi apre delle porte ma che sta a noi decidere se guardare cosa c’è dietro e come affrontare ciò che troveremo.

Durante una seduta di ipnosi il terapeuta entra nella mente del paziente come in una casa. Apre delle porte, poi se ne va senza toccare niente.

Slavko Banjavcic – ipnoterapeuta e formatore

Parlare all’inconscio

Nei mesi successivi ho continuato ad andare da Sara, alternando ipnosi e psicoterapia. Vedevo che qualcosa si stava muovendo ma non capivo il meccanismo. Nel frattempo mi ero iscritta ad un corso di formazione per ipnoterapeuti e solo quando Slavko, il mio insegnante, ha parlato dell’aprire delle porte senza toccare nulla ho iniziato a capire. Ho anche realizzato che in realtà “capire” non era poi così importante, a meno di non voler passare dall’altro lato della seduta d’ipnosi, cosa che avevo intenzione di fare.

Come dicevo sopra, spesso quando si parla di ipnosi si pensa (e si teme) che si tratti di una sorta di manipolazione. In effetti – sostiene Olivier Lockert, ipnoterapeuta, autore e formatore – il terapeuta manipola il suo paziente. Esattamente come una mamma manipola il neonato. Per permettergli di sopravvivere e di crescere. Nessun ipnoterapeuta (né alcun illusionista se parliamo di ipnosi dello spettacolo) potrà farti fare qualcosa contro la tua volontà. L’ipnotista dà un input al tuo inconscio. Il tuo inconscio può accettarlo o meno, e questo dipende dai tuoi valori personali: un vegetariano sotto ipnosi non mangerà carne, ma un timido ballerà sui tavoli, se è una cosa che desidera ma non riesce a fare.

L’ipnoterapeuta si connette con l’inconscio del paziente e gli dà dei “suggerimenti”, che questi seguirà o meno a seconda della situazione e dei suoi bisogni del momento. A volte, infatti, un paziente si rivolge al terapeuta chiedendo una cosa, ma il suo vero bisogno è un altro. Ho appena iniziato a praticare e ho già ricevuto due donne che mi hanno chiesto di aiutarle a perdere peso. Sono bastate due o tre domande per capire che i chili di troppo sono un salvagente che le protegge da alcune situazioni che percepiscono come pericolose. Ora il mio lavoro consiste nell’aiutarle a sbarazzarsi di queste paure. L’ago della bilancia dovrebbe poi scendere tranquillamente.

Se lavorassi con l’anello gastrico virtuale, che è una tecnica ipnotica molto usata qui in Francia, non otterrei risultati duraturi, perché l’aumento di peso non è il problema di queste pazienti, ma solo un sintomo.

Ipnosi e meditazione

Ma non era di questo che volevo parlare… il titolo di questo post parla delle differenze tra autoipnosi e meditazione, giusto? Ebbene, dopo un anno di pratica su me stessa, un corso di formazione quasi giunto al termine e le prime “cavie” all’attivo, il mio responso è questo: chi dice che ipnosi e meditazione sono due cose completamente diverse conosce forse una delle due pratiche, ma non entrambe.

Quando si prende confidenza con entrambe ci si rende conto che i punti in comune sono molti più delle differenze. Anzi… della differenza. Perché la differenza, a mio avviso, è una sola: la meditazione va praticata senza alcuno scopo mentre attraverso l’ipnosi si persegue uno scopo preciso. Per il resto le modalità, lo stato di coscienza ottenuto e persino, nella maggior parte dei casi, la maniera di arrivarci, sono esattamente identiche.

L’ipnosi praticata con un terapeuta può quindi essere paragonata alla meditazione guidata, mentre nell’autoipnosi si lavora autonomamente. Il terapeuta, però, conserva un ruolo estremamente marginale, simile a quello di un cartello stradale che indica la strada. Spesso chi si avvicina alla meditazione o all’autoipnosi si chiede se sta lavorando nel modo giusto: “Starò meditando?” oppure “Sarò in trance ipnotica?” La presenza di un insegnante o di un terapeuta rassicura il soggetto e lo aiuta a rimanere sulla strada che ha deciso di percorrere, ma è sempre lui a svolgere il lavoro.

In effetti l’ipnosi in sé è sempre autoipnosi, scrive Lockert…

È un po’ come voler far ridere qualcuno: possiamo raccontargli una barzelletta ma non possiamo forzare l’altro a ridere. Se fossimo educati fin dall’infanzia ad utilizzare le capacità della nostra mente, non avremmo bisogno di un ipnoterapeuta. Una seduta di ipnosi “a due” non è altro che una seduta di autoipnosi guidata.

Risulta quindi evidente l’impossibilità di manipolare il paziente contro la sua volontà: un cartello stradale può indicarti la strada ma non ti obbligherà a percorrerla. Un portiere – come possiamo definire il terapeuta in base alla prima metafora citata in questo post – aprirà la porta ma non ti spingerà dentro né fuori.

Meditare e praticare l’autoipnosi significa portare la mente in uno stato di coscienza modificato. Nel caso della meditazione, si tratta di uno stile di vita che non dovrebbe avere secondi fini. Per quanto riguarda invece l’ipnosi, il lavoro è finalizzato ad uno scopo ben preciso.