Il mio primo stage di ipnosi

Sono appena rientrata dal primo dei tre stage previsti dalla mia formazione in ipnosi. Avendo grandi aspettative ero a forte rischio delusione, e invece… è stata davvero un’esperienza incredibile.

Ho deciso di regalarmi questa formazione per il mio compleanno, ad ottobre dello scorso anno. Per mesi ho studiato la parte teorica e ho letto tutto quello che potevo per approfondire. Il mio intento era imparare nuove tecniche da poter utilizzare per aiutare le persone che si affidano a me. Si trattava, per me, di una semplice seppur importante sfida professionale. Non avrei mai creduto di vivere un’esperienza così profonda, che potrei definire metaforicamente un’operazione a cuore aperto.

Negli ultimi anni ho fatto affidamento sullo yoga e sulla meditazione per affrontare il quotidiano e, in particolar modo, i momenti difficili. Ma ho anche fatto ricorso alla forza e alla stabilità emotiva che queste tecniche mi davano per “tenere duro” e “tirare avanti” in alcuni aspetti della mia vita. Perché non era ancora venuto il momento, perché non sapevo come fare, perché avevo paura, e così via. La pratica mi ha permesso di restare calma ed equilibrata anche in momenti in cui chiunque avrebbe dato di testa. L’ho usata, però, anche per mettere a tacere una voce che mi tormentava: quella del mio inconscio. Ed è proprio quella voce che l’ipnosi permette di percepire.

Di cos’è e di cosa NON è l’ipnosi, e dei principali pregiudizi su questa tecnica ho parlato in passato. Oggi voglio invece utilizzare una metafora del mio insegnante, Slavko Banjavcic. Lungi dall’essere una forma di manipolazione, l’ipnosi (parliamo qui di ipnosi terapeutica ericksoniana) consiste nell’entrare nella mente del paziente come se fosse una casa. In questa casa il terapeuta apre delle porte, poi se ne va senza toccare nulla.

L’ipnosi è entrare in una casa, aprire delle porte e poi uscire senza toccare nulla.

Aprendo le porte, l’ipnoterapeuta permette al paziente di avere accesso a ciò che sta dall’altra parte. Tutto qui. Sarà lui, sempre padrone del suo libero arbitrio, a decidere se entrare, se richiudere, se affrontare il problema o se utilizzarlo come base per un lavoro futuro.

Durante questo stage ho imparato tante cose ma soprattutto ho aperto tante porte. Ho visto cose che rifiutavo di vedere perché mi facevano troppa paura. Non solo: ho visto sparire la paura. Quando non sai che bestia feroce può esserci dietro la porta ti preoccupi moltissimo. Poi apri e magari trovi solo un gattino spelacchiato. O trovi uno specchio, e ti accorgi di non essere più un bambino, e di avere la forza necessaria per affrontare la situazione.

Incredibile anche la relazione che viene a crearsi con gli altri membri del gruppo, che passano in pochi giorni da sconosciuti a testimoni di emozioni, stati d’animo e confessioni decisamente intime. Il nostro era un gruppo davvero incredibile che spero di ritrovare al più presto.

Nei prossimi post vi parlerò delle principali applicazioni delle tecniche ipnotiche per migliorare l’autostima, smettere di fumare, perdere peso, combattere le fobie e molto altro ancora.