(神奈川沖浪裏 – Kanagawa oki nami ura – Fonte: Wikimedia Commons)
Non amo parlare di fatti di cronaca qui sul blog. Sono rari gli argomenti di attualità, seppur toccanti, che ho affrontato su queste pagine. Ho anche scelto di risparmiare ai miei figli le “brutture del mondo”, almeno fino ad un certo punto. Penso che i bambini vadano protetti. Che debbano crescere tranquilli, sereni, convinti che il mondo è un posto bello, un posto sicuro.
C’è chi pensa che saranno irrimediabilmente traumatizzati quando si scontreranno con la “dura realtà”. Io invece conto sulla loro naturale perspicacia per cogliere, poco a poco, gli eventi poco fiabeschi che la vita metterà necessariamente sulla loro strada.
Ma qual è il confine fra proteggere e mentire, fra addolcire e snaturare? Qual è il momento giusto per iniziare ad accompagnare, piano piano, i nostri figli nella “dura realtà”?
A casa nostra non guardiamo il TG. Ci informiamo attraverso i giornali o sul web. Ricordo ancora quando, da bambina, andavo a dormire terrorizzata dopo aver visto immagini di guerra e di morte. Temevo che la guerra arrivasse fin da noi. Temevo i terremoti, i disastri aerei e tutte le catastrofi che vedevo ogni giorno in TV. Mi sono sempre detta che non avrei mai messo i miei figli davanti ad un telegiornale. E così è stato.
Oggi però all’uscita da scuola ho sentito una bambina che parlava del terremoto in Giappone. Ne avevano discusso in classe. Mi sono chiesta se anche nella classe di Leonardo avessero affrontato l’argomento. Mi sono chiesta se la cosa lo avrebbe spaventato. Ho pensato che avrei voluto parlargliene prima io, in modo “soft”. Sempre che esista un modo soft per affrontare questi argomenti.
Ho approfittato di un attimo di tranquillità per prenderlo in disparte e chiedergli se a scuola avessero parlato di ciò che era avvenuto in Giappone. Mi ha detto di no. E, ovviamente, mi ha chiesto cosa fosse successo in Giappone.
Gli ho detto che c’era stato un forte terremoto, che aveva distrutto molte case e molte strade. Gli ho spiegato che i giapponesi sono abituati ai terremoti, che da loro sono molto frequenti. Il mio intento era di sottolineare la differenza tra quel Paese, nel quale i terremoti fanno parte del quotidiano, e il nostro, nel quale vorrei si sentisse al sicuro.
Leonardo mi ha chiesto se un terremoto può avvenire anche in mare. Gli ho spiegato che è proprio quel che è successo in Giappone. Il terremoto ha scosso le acque, che hanno invaso e distrutto molte case. Leonardo mi ha detto che se fosse stato un supereroe avrebbe impedito che questo accadesse. Gli ho spiegato che purtroppo i supereroi non esistono ma che esistono tanti, tantissimi eroi, che stanno aiutando i giapponesi a ritrovare i loro cari dispersi. Gli ho chiesto se pensava che potessimo fare qualcosa anche noi per aiutare le persone colpite da questa tragedia. Mi ha detto che non lo sapeva e io gli ho chiesto di pensarci su. Questa sera abbiamo detto una preghiera ma ci siamo ripromessi di trovare anche un modo più concreto per dare una mano.
Poi Leonardo mi ha chiesto se fosse morto qualcuno. Gli ho risposto che certamente qualcuno sarà morto, ma che i giapponesi sono coraggiosi e ciascuno spera di ritrovare i propri cari sani e salvi.
Poi abbiamo simulato ciò che è accaduto in Giappone con alcuni pezzi di legno ed una bacinella d’acqua. Sul momento non ho pensato a scattare qualche foto comunque abbiamo creato una piccola isola circondata dall’acqua, sulla quale abbiamo posizionato dei pezzetti di legno che rappresentavano le case. Poi abbiamo simulato il sisma che, agitando l’acqua, ha spazzato via i palazzi.
In questo mio primo, maldestro tentativo di accompagnare Leonardo nella “dura realtà” ho cercato di proteggerlo dalle immagini troppo crude (la nostra ricostruzione è senz’altro meno traumatica e più istruttiva). Ho tentato di farlo sentire al sicuro, ricordandogli quanto il Giappone sia diverso e lontano da noi. Ho voluto coltivare in lui la compassione, sottolineando il fatto che le famiglie colpite dal dramma sono mamme, papà e bambini esattamente come noi, ed invitandolo a cercare un modo per aiutarli e sostenerli.
Immagino che siamo in molti, in questi giorni, ad interrogarci sull’eventualità e sul modo di informare i nostri figli dell’accaduto. Ho pensato di condividere la mia esperienza, sperando che possa essere utile a qualcuno.
E voi? Avete affrontato l’argomento con i vostri bambini? E se sì, in che modo?
E ancora… c’è qualcosa che possiamo fare, insieme ai nostri figli, per dare il nostro contributo, per aiutare le persone colpite da questa tragedia?



Hai trovato un modo molto delicato di spiegare una tragedia che comunque almeno nell’aria avranno respirato.
Se ne parla per strada, se ne parla al supermercato, se ne parla ai giardini . Meglio che non rimanga loro l’ansia per non aver capito cosa è successo,l’incertazza che sia una cosa che li coinvolge ma che stiamo celando loro qualcosa.
I miei sono ancora piccoli, ma il grande, che ha 4 anni e mezzo, ha visto le immagini in televisione e ha iniziato a chiedere. Mi sono ripromessa di trovare un momento per spiegare l’accaduto…. vorrei inventare una fiaba …
Ciao Claudia, noi ancora non ne abbiamo parlato con Ciock, perchè lui è piccino,ma per me sarebbe oltremodo difficile.
Io per prima sono atterrita dai terremoti, nonostante sia abituata a vivere alle pendici dell’Etna e la presenza del vulcano faccia parte del mio quotidiano.
Questa è secondo me la chiave del problema (e forse della sua soluzione): bisognerebbe fare in modo che i nostri figli non percepissero le nostre paure e non le facessero loro.
ma è molto difficile, ci vuole intelligenza e delicatezza.
E una buona dose di autocontrollo.
Tu sei stata molto in gamba con Leonardo.
Brava.
Ormai i miei ragazzi non sono piú bambini con 12 e 15 anni, e con loro di queste cose si parla come con adulti. Piú che del terremoto parliamo della catastrofe nucleare e del referendum che ci sará in Italia per dire stop al ritorno a questa follia. Ascoltiamo insieme in questi giorni molto la radio austriaca che parla di questo tema molto di piú di quella locale (con vari esperti ecc.) perché quando si va sugli aspetti tecnici per me é un po’ complicato spiegare certe cose. La televisione non ce l’abbiamo e devo dire che mi/ci risparmio volentieri le immagini, mi basta quello che si vede nei quotidiani.
John ha detto che a scuola nella lezione di chimica ieri hanno discusso sull’energia nucleare e sulle energie alternative. La tragedia di Cernobyl é successa quando avevo l’etá di mio figlio e mi ricordo bene l’ansia che avevo, ricordo il terrore quando proprio in quella primavera ho trovato dei girini di rana malformate ed ero tormentata da incubi; é importante spiegare le cose come stanno per non creare fantasmi nella fantasia. Per me é anche importante spiegare ció che accade per spiegare il perché del mio impegno politico.
Brava come hai spiegato a Leonardo l’accaduto e di aver pregato insieme, soprattutto questo é un modo per i bambini di poter affrontare le “cose brutte”. E anche per noi adulti. ciao
Ecco, io invece ho evitato l’argomento nucleare… ho preferito fare un passo alla volta. Anche perché devo ancora trovare il modo per spiegare questa minaccia che potrebbe toccare da vicino anche noi senza spaventare mio figlio (e me stessa).
ne abbiamo parlato in casa… abbiamo pregato per chi ha perso tutto
mi è venuto in mente Ponyo sulla scogliera… un cartone bellissimo giapponese
che ai bimbi è piaciuto: oggi ricorderò loro lo tzunami che divide i due amici
così ricordandolo forse potranno rendersi conto meglio…
anch’io faccio fatica ad accettare che succedano cose così.
Anche io ho parlato di Ponyo sulla scogliera, che abbiamo visto ( molto bello io adoro i manga),
purtroppo io vedo i telegiornali e spesso Chiara (7anni) coglie delle scene e mi chiede e siccome ero scossa (lacrime) davanti alle prime immagini …. le ho spiegato , con l’aiuto di Ponyo …….. Serena e Nicolò sono piccoli ……. per fortuna.
Alberto ha solo 10 mesi, quindi il problema, per me, si porrà tra qualche anno. Mi hai fatto riflettere sull’eventualità di guardare il TG… Guardiamo pochissima Tv, ma l’unica cosa che non ci facciamo mai mancare è il TG. Forse sarebbe meglio evitare…
Concordo sul fatto di fare un passo alla volta, di spiegare piano piano e di infondere comunque fiducia, nonostante l’evento catastrofico. E anche la preghiera è un modo per stare vicino a persone tanto distanti, ma tanto vicine nel nostro cuore.
Ancora la mia bimba non e’ nata, ma mi faccio sempre un sacco di domande su cosa sia giusto e cosa sia sbagliato che sappia. Ti ringrazio perche’ con questo post hai risposto a tante domande. Lo terro’ sempre a mente per sapere come fare. Non penso che non spiegare sia la soluzione. Penso che filtrare come hai fatto tu sia l’ottimo. Grazie ancora
Sono d’accordo con te. Noi in casa abbiamo bandito la televisione, per tutta una serie di validi motivi. Sono contrarissima che i miei figli vedano il telegiornale ( che battaglie con i nonni! ) che sbatte loro in faccia immagini scioccanti che loro non sono ancora in grado di elaborare. Ai miei figli io racconto quel che succede, anche le tristi verità, perché no, ma con parole che loro possono comprendere e il tutto filtrato da me. Devono comprendere la realtà, non esserne annientati.
questo post mi ha sollevato domande che non mi ero mai posta. elena ha due anni e mezzo. ma non sarà molto lontano il giorno in cui dovrò anche io fare i conti su cosa dirle e come dirlo, anticipando magari quello che sentirà fuori casa in modo che una parte di lei lo abbia già elaborato attraverso le mie parole.
per quanto riguarda le immagini anche noi come te cerchiamo di limitare telegiornali in sua presenza, generalmente negli orari dei notiziari siamo anche a tavola e la regola è cenare senza tv, computer o qualsiasi altro elemento di disturbo.
mi è piaciuto l’approccio che hai avuto, lo condivido. e quando sarà (illusione sperare che non avverrà) cercherò di cogliere l’essenza del tuo metodo. attraverso di me, senza bugie, la verità. ma senza le immagini. e un passo alla volta.
brava.
annalisa
Ciao! Concordo pienamente sul fatto che il telegiornale non sia il mezzo più adeguato per venire a conoscenza della realtà specialmente per i bambini, spesso si spettacolarizza l’evento.
Vedere quelle immagini anche di sfuggita con la velocità e la maestria in cui vengono propinate non rispetta i tempi di elaborazione e non ci fà porre le domande con la lentezza per poter accettare una risposta giusta o sbagliata che sia.
Posso dirlo? Ho odiato tanto mio marito quando ha ritenuto opportuno informarsi in sua presenza e mia figli 5 anni ha chiesto non come ma perchè. Perchè avvengono i terremoti? Se non siamo pronti a rispondere a certe domande è meglio che siano all’oscuro.. bisogna documentarsi prima e cercare il modo opportuno che se pensato e misurato su stessi e i nostri bambini non dico sia quello giusto, ma quello che crea meno danno.
E direi a mio marito vediti una bella partita di pallone ogni tanto!
Noi abitiamo a Shanghai, c’e’ un concreto rischio che tutti i paesi limitrofi, possano avere problemi di radiazioni, a causa delle centrali nucleari, per ora quello che ho sentito e’ che c’e’ un raggio di circa 30 km intorno a Tokyo, dove sono concentrate le radiazioni e le persone non possono uscire di casa o aprire le finestre, se abitano vicino…….
Ho parlato con altri espatriati e siamo tutto incerti sul da farsi e anche un po’ preoccupati, per cui oggi ne ho parlato alle bambine, con un linguaggio semplice, come faccio sempre, non si sono spaventate (spero) e credo che cerchero’ un libro che mi aiuti a spiegarglielo meglio, trovo sempre rifugio nei libri…….
Comunque e’ molto bella la tua idea della realizzazione pratica, io non temo di spaventare le mie figlie, voglio che sappiano le cose da me, vuoi mettere la differenza tra sentire le sciagure al telegiornale (con quel gusto macabro per la spettacolarita’ delle tragedie) e sentirle spiegate dalla mamma?
Hai fatto bene.
è capitato di vedere il tg e c’erano i bimbi che seppure impegnati nelle loro attività…hanno notato la devastazione…noi gli abbiamo semplicemente detto che la terra ha tremato molto forte..può succedere a volte e di intensità diversa….ha creato una grande onda che ha creato ancora più devastazione..però ai bambini di 4 anni è un pò difficile fargli affrontare argomenti così importanti ….
Anche i nostri figli non hanno mai visto un tg e glielo risparmio volentieri!!! Non abbiamo parlato loro della tragedia in Giappone e l’ho realizzato soltanto leggendo le tue righe, solitamente non discutiamo mai dei fatti di cronaca di fronte a loro proprio per gli stessi motivi che hai elencato tu. Certamente arriverà anche per noi il momento di iniziare a farlo ma, come te con Leonardo, aspetterei che crescessero un po’ e frequentassero la scuola elementare così da poter essere sufficientemente maturi da comprendere a pieno tutti gli eventi e non solo esserne suggestionati e magari spaventati! Ogni cosa va presentata, secondo me , al momento giusto!
Purtroppo , ripeto , io guardo i telegiornali (alcuni) e i prgrm di approfondimento politico che mi interessano o i film che mi piacciono (ma tutto questo , tranne i TG ) quando loro dormono…. quando ùChiara mi ha chiesto ho filtrato …. credo sia naturale filtrare tutto quello che gli arriva dal mondo ed è istintivo farlo SEMPRE … il modo che hai trovato tu è stato costruttivo come al solito , io mi sono rifatta a Ponyo…. quando mi ha chiesto “… ma è morto qualcuno o sono scappati ?” le ho detto che molti sono scappati xchè in Giappone sono eccezionalmente attrezzati e coraggiosi con i terremoti… ma qualcuno sarà morto però a causa dell’onda….
Ciao Claudia! E’ da un pò che non lascio commenti in quanto prima per un bel trasloco e poi per un intervento chirurgico (programmato) sono rimasta con il computer spento per qualche settimana…Ora sono in convalescenza e …il computer è sempre acceso! Sono tornata a “trovarti” con molto piacere ed ho respirato tutta la freschezza, la fantasia, la passione che ricordavo bene e delle quali sentivo nostalgia…Grazie! L’argomento di oggi è difficile…Anch’io non guardo mai i Tg quando sono presenti i bambini e non lo facevo neppure quando erano più piccoli perchè secondo me a livello emotivo qualcosa assorbono sempre, anche in quei casi in cui noi pensiamo si tratti di argomenti che loro non sono in grado di comprendere… Del terremoto hanno sentito parlare e hanno chiesto spiegazioni (sptt Francesco, quasi 10 anni): io ho cercato di dargliele omettendo i particolari più duri e difficili da digerire. Mi rendo conto che mi trovo comunque in difficoltà perchè anch’io sono impressionata, spaventata e incapace di rispondere alla più semplice e diretta delle domande: perchè? Non mi basta sentirmi fortunata e pensare “per questa volta c’è andata bene” …Sento il dolore (un’infinitesima parte,certo) di chi sta male ed è completamente destabilizzato e anch’io vorrei fare qualcosa…
Io non guardo telegiornali e simili da anni. Per scelta. Ricordo che da piccola mi angosciavano terribilmente e quindi, quando ho potuto farlo, ho smesso. Ne consegue che, molto volentieri, risparmio questa tortura ai miei bambini. Il mio figlio maggiore ha 3 anni e mezzo e comincia adesso la fase dei mille perchè. Io, con molta pazienza, poco a poco, cerco di spiegargli il mondo, ma filtrandolo e intrecciandolo con il gioco. Sì, un pò come hai fatto tu. Sono sicura che è il metodo migliore. Un saluto a tutti da Beirut!
Be, leggere questo post e leggere i vari commenti mi ha fatto riflettere sulla necessità di prestare maggiore attenzione a quello che viene trasmesso in Tv e la necessità d’obbligo di filtrarla. Noi in realtà ne guardiamo pochissima di TV, ma quello che non manca mai sono i telegiornali e forse dovremmo evitare. Non avevo considerato il fatto che – anche quando sono grandicelli – cmq abbiamo bisogno di qualcuno che li aiuti a “filtrare”il tutto.
Vi devo ringraziare. Al momento la nostra piccola ha due anni e mezzo e la TV non la guarda quasi ma per noi deve essere l’occasione per prepararci a quando butterà l’occhio lì e la inizierà ad elaborare. .
Io ai miei alunni ho parlato subito del terremto, chiedeno loro se avevano visto le immagini e spiegando loro cosa era successo.Nessuno di loro ne é rimasto spaventato, anche perché effettivamente sono già grandini (elementari e medie).Non ho pensato di nasconderlo o celarlo, anzi credo che essere informati sia un bene per tutti, anche per i bambini, che credo nella maggior parte dei casi recepiscano le cose come fatti “normali”, cioè come semplici dati di fatto (c’é stato un terremoto e poi una grande onda,punto e basta) senza farsi prendere da paure o sconforto.Anzi, la natura li affascina ed anche se ciò che é successo é tremendo la natura nei suoi grandi eventi e meccanismi é terribilmente affascinante,proprio perché immensa di fronte a noi.Con i bambini piccoli questa é stata quindi un’ottima occasione per un po’ di approfondimento scientifico.Con i grandi delle medie ho insistito molto perché si informassero,seguissero gli eventi di attualità (lo stesso ho fatto qaulche settimana fa parlando loro della Libia) e non solo quei programmi sciocchi e inutili che invece seguono a bizzeffe (MondoDiPatty,Grande Fratello e tc..)…ai grandi delle medie penso infatti che fermarsi a vedere cosa succede nel mondo sia utile,per una loro presa di consapevolezza più globale,assolutamente non maniera sadica da conta-dei-morti che può impressionare, ma per rendersi conto del mondo, della sua geografia, dei suoi meccanismi.
Questo soprattutto sugli eventi naturali, che possono essere spiegati in modo utile e scientifico, con i bambini più piccoli sarei maggiormente cauta nell’esporre invece atti terroristici o atti nefasti che sono eseguti deliberatamente da uomini contro uomini.
Ma della forza della natura si può e si deve parlare senza problemi secondo me!
ps:ad esempio utilissimo e bello il vostro esperimento con acqua e isola!
Io penso che, anche se con dolcezza, ai bambini va comunicato che la realtà non è solo bella e felice, è bene dire che le difficoltà, i problemi, anche grossi, ci sono. Ci sono e possono essere affrontati e superati da ognuno di noi. Comunque, anche se non gliela raccontiamo noi la realtà si trovano o si troveranno ad affrontarla, con vari livelli di difficoltà. Quello che non deve mancare, secondo me, è il messaggio che ognuno di noi ha una forza enorme in grado di fare da leva a ogni macigno. Ed i macigni ci sono. Questa è anche la sostanza e fondamento del buddismo della Soka Gakkai che ha le basi proprio in Giappone.
A volte penso anche io, come dicevi te, al terrore che provavo da bambina di fronte al tg, ed anche io non guardo il tg alla televisione soprattutto per l’impossibilità di filtrare le immagini spesso troppo dirette nei confronti dei bambini. Penso, comunque, che la paura (una paura sostenibile per un bambino) possa essere “sana”, lo aiuti a plasmare la sua sensibilità, lo aiuti a scegliere cosa vuole lui da grande.
Scusate se mi intrometto come voce fuori dal coro, ma io penso che sia un tragico errore parlare ai bambini di terremoti, tragedie e simili. Loro sperimentano il male nel quotidiano, non so, con un compagno che li aggredisce, con il nonno che si ammala ecc. La realtà come la vediamo noi è per i bambini lontana e ingestibile, guai a caricarli di pesi come questi. E poi, a che cosa serve? Che cos’è un terremoto dal punto di vista scientifico avranno tempo e modo per studiarlo; mentre se, dico un’assurdità, il mondo finisse domani, ma che cosa dovrebbero fare o pensare queste creature innocenti sapendo o non sapendo le cose come stanno?
Ciao, sono d’accordo sul fatto che i bambini sperimentano il male nel loro quotidiano, ma non credo che parlare con loro di alcuni argomenti voglia necessariamente dire caricarli di un peso. Io non l’ho meditata la cosa, ma è successo che Giuseppe è entrato nella cucina della nonna dove c’era la tv accesa con le immagini del terremoto (per fortuna non immagini di persone ferite) e ha chiesto cosa fosse successo. Noi di solito, come hanno scritto anche le altre, stiamo attenti ad evitare tg, ma non ero a casa mia e può capitare un attimo di distrazione. Io non mi sono sentita di distoglierlo senza rispondere alla usa domanda anzi mi è venuto spontaneo spiegargli l’accaduto con un linguaggio adatto alla sua età (3 anni) e sottolineando che era successo molto lontano e che qui non poteva accadere. Quanto alla tua domanda a cosa serve, ora me ne rendo conto…è servito a fargli capire che nel mondo ci sono situazioni diverse dalla nostra e che ci sono persone che soffrono per motivi diversi da quelli della nostra quotidianità e a far nascere in lui empatia e voglia di aiutare chi soffre. Dunque, anche se in linea teorica sono per il proteggere i bambini da questo tipo di notizie, in questo caso specifico dove è un evento naturale e non c’è un assassino, uno stupratore e quant’altro non mi sembrato negativo parlarne e trovo che siano molto più traumatiche delle favole, da Cappuccetto Rosso a Biancaneve a Hansel e Gretel. Intanto queste sere abbiamo pregato per le persone colpite da questa tragedia e speriamo di poterle aiutare presto.
Scusate la lungaggine
Mi piace il modo che usi per parlare con i tuoi bambini. Mi ci ritrovo molto.
Io mi pongo il problema di come raccontare questi fatti e le loro conseguenze a scuola. Attualmente lavoro con bambini di tre anni, pertanto l’argomento non viene affrontato, ma in prospettiva potrei trovarmi a lavorare con bambini delle elementari e lì sarebbe necessario raccontare e spiegare.
Credo che l’anisa e la paura siano vissute dai bambini se noi adulti gliele facciamo percepire; se trasmettiamo calma e tranquillità, possiamo spiegare loro molte cose negative per immergerli nella realtà gradualmente, con minori traumi possibili.
Mi sto domandando da giorni cosa direi, come spiegherei questo evento e ciò che potrebbe significare sulla vita futura di tutti?
Sto preparando del materiale strutturato, composto da testi, immagini, grafici, tutti adatti a bambini ma che esemplificano ciò che è accaduto.
Claudia, ho trovato il tuo approccio davvero interessante e delicato. Credo sia un modo efficace e semplice di conoscere la realtà.
Per quanto concerne i tg, io credo che sarebbe più opportuno selezionare immagini via internet e proporre quelle, cercando di spiegare bene e lasciare al bambino la possibilità di porre qualsiasi domanda, anche le più ostiche per noi.
Questa pagina è davvero bella, sia per il post di Claudia sia per tutti i commenti.
Ho letto questo post con attenzione, e ho letto tutti i commenti.
Sto pensando che sono fortunati i bimbi che sono circondati da tanta cura e attenzione nei loro confronti.
Probabilmente sono “fortunati” anche gli adulti che stanno loro intorno, perché non sono stati costretti dalle situazioni contingenti a dover trovare le parole per spiegare le tragedie, perché quelle (le tragedie) per fortuna sono lontane da loro.
Perché, vedete, è anche piuttosto semplice poter scegliere cosa dire e cosa no, quando non si è inseguiti da interrogativi pressanti. E’ in fondo anche rassicurante decidere di non parlare degli effetti tragici di un terremoto quando non lo si vede con i propri occhi. E infonde molta serenità, rinunciare a dire (e pensare) che la tragedia nucleare arriverà anche a noi, come già è stato in passato e nel presente.
Fortunati sono quei bambini, protetti dai genitori e dagli eventi lontani da loro.
E fortunati quei genitori che non si sono trovati in questi giorni a rispondere a domande tipo: “pericolo nucleare? che vuol dire mamma? io ci vado in ospedale dove c’è scritto “medicina nucleare”, ma non è pericoloso vero?”
Mamma mia quanto è delicato questo argomento ma condivido il tuo modo di agire, anche io come te da piccola avevo il terrore di quello che vedevo in televisione…forse anche adesso mi è rimasto.
I bambini secondo me vanno tutelati il più possibile ma quando per caso o per esigenza(come nel vostro caso tramite la scuola) devono essere informati. Grazie per la riflessione.
Ciao. Ho un bambino di cinque anni e mezzo. Capita che segua insieme a noi genitori l’attualità, attraverso la televisione o altri mezzi d’informazione. Così abbiamo parlato dei fatti nel Maghreb e di quello che sta succedendo in Giappone. Ieri sera ci ha chiesto qual è la nostra posizione rispetto alla costruzione delle centrali nucleari, per esempio. Certo, ci siamo domandati se sia giusto coinvolgere pian pianino nostro figlio nella nostra quotidianità “globale” – che comprende anche i fatti del mondo, belli o brutti che siano – o tenerlo ancora fuori, al riparo. Nella scelta, una parte importante ha avuto la mia esperienza personale: sono stata una bambina molto “dentro” gli anni di piombo, per tutta una serie di fatti e motivi… una bambina alla quale non è stato taciuto niente, ma alla quale tutto è sempre stato spiegato, mai sola davanti ai fatti. E non ricordo qurli anni come un periodo buio, nonostante fossi perfettamente consapevole dei rischi e degli orrori… ma anzi, come uno dei periodi più “vivi” della mia vita. E da allora non ho mai smesso di appassionarmi al mondo e ai suoi fatti.
Commento solo oggi ma ti devo dire che questo post ieri l’ho letto più volte e mi ha colpito molto e soprattutto mi ha fatto riflettere sulle mie paure
Il mio bambino ha solo due anni ,sarà difficile affrontare questi argomenti quando sarà il momento perchè sono io per prima ad avere paura,a spegnere il telegiornale ,a mettere la testa sotto la sabbia.
Sono cresciuta con la paura delle guerre,dei terremoti ed in particolare mi terrorizza il nucleare e credo che sia un errore il telegiornale e la tv in generale lasciata lì come sottofondo mentre si fanno altre cose.
Grazie Claudia per questo tuo intervento che affronta ciò che sta succedendo in Giappone dal punto di vista dei bambini. E in maniera più sensibile di tanti testi giornalistici…
Mi sono trovata ad affrontare questa questione inaspettatamente perché, pur non essendo mamma, sabato scorso una coppia di amici aveva affidato a me la loro bambina di dieci anni nel pomeriggio: io e mio marito (che con il Giappone abbiamo un forte legame) stavamo cercando di mantenerci aggiornati (tramite internet) sulla situazione e inevitabilmente abbiamo affrontato il discorso anche con lei. Ci ha fatto delle domande e in quel momento mi sono resa conto che effettivamente rispondere era una grande responsabilità e che non avendo esperienza non sapevo quanto e come fosse opportuno dire, quanto e cosa potesse recepire una ragazzina di quell’età. Ho cercato di fare del mio meglio, né facendo finta di nulla né dicendo troppo. Ma la cosa mi ha fatto comunque riflettere su quanto la questione sia delicata e ancora adesso mi chiedo se ho reagito nel modo giusto.
Un altro dei tanti pensieri che ho in questi giorni è invece rivolto ai bambini della tragedia… A loro nessuno può nasconderla, nessuno può proteggerli o ridimensionare la realtà che stanno vivendo in prima persona e mi immagino quante conseguenze psicologiche subiranno, oltre al disagio e al dolore immediato…
E’ vero, per loro la tragedia è innegabile. Ma penso al film “la vita è bella” ea come, nel suo piccolo, mia mamma sia riuscita a trasformare i tristi eventi che abbiamo affrontato da bambine in una sorta di meravigliosa avventura. Spero che fra tutte le persone colpite da questa tragedia ci siano anche adulti sensibili che trovino la forza per alleviare le sofferenze dei loro piccoli.
sei stata molto delicata.
io credo che certe cose i bambini debbano saperle, sin da piccoli.
il primo motivo è che voglio che le mie figlie si possano fidare di me. sempre. non dico loro bugie.
poi vorrei che sapessero quanto sono fortunate. non è retorica. non voglio che vivano nel mondo dei ricchi, pensando che c’è qualche povero in giro per il mondo che probabilmente merita la sua condizione. voglio che sperimentino nella vita di ogni giorno l’empatia e la solidarietà, voglio che non diano mai per scontato quello che hanno.
certo, non devono essere le immagini della tv a spiegare loro la vita, infatti la tv noi non ce l’abbiamo.
tra l’altro credo che i bambini accettino meglio di noi le cose della vita.
una compagna di scuola delle mie figlie è morta di cancro a 5 anni. a scuola si è deciso di tenere all’oscuro i bambini di questo evento, dicendo che la piccola era tornata a vivere in egitto, il paese dei suoi genitori. le mie figlie erano molto scosse, mi chiedevano sempre di poterla andare a trovare. io ho aspettato di essere in grado di spiegare questa cosa orrenda senza piangere, e ho detto loro la verità, senza fronzoli. e loro l’hanno presa bene. nel senso che hanno capito che era una cosa molto brutta, ma hanno capito anche che fa parte della vita. e non si sentono più così confuse come quando vedevano le maestre che con gli occhi tristi dicevano che la bambina era partita. le ho trovate molto serene rispetto a questa cosa.
noi non abbiamo la televisione, ci informiamo sul web..
(
mio figlio ha tre anni e di questo argomento non parliamo davanti a lui…
siamo sconvolti e preoccupati perché un nostro caro amico vive a Tokio
l’unica cosa che tentiamo di fare per il momento è di proteggerlo da notizie che non potrebbe ancora elaborare perché troppo piccolo…
Penso che i bambini vadano protetti. Che debbano crescere tranquilli, sereni, convinti che il mondo è un posto bello, un posto sicuro.
anche se il quanto e come proteggerli è una questione un pò spinosa, sono d’accordissimo con te. (e ne ho parlato proprio un pò di tempo fa in questo post http://www.equazioni.org/index.php/2011/02/28/che-brutto-posto-e-il-mondo-per-crescere-un-bambino/ ) ciao
Buongiorno! ne ho parlato con Thomas (5 anni)… perchè è arrivato dalla scuola già con l’argomento pronto: “Mamma, la terra è tremata sotto il mare e l’acqua ha invaso le città…oggi ha scuola abbiamo fatto finto che la terra tremava e ci siamo messi sotto i tavoli” da lì ho capito di essere passata vicina ad un argomento e di non aver avuto l’accortezza di dare una spiegazione quando ha visto le immagini in Tv… perche sebbene il TG in casa è stato bandito da casa mia durante una trasmissione pomeridiana le immagini dello tsunami sono state ritrasmesse e Thom le ha viste…e poi (sopratutto!) ne parlano tra di loro a scuola. La domanda fattidica è stata: “Mamma può capitare a casa nostra?” e da lì ho dovuto improvvisarmi: mappe, localizzazione del Giappone, della Lombardia… ecc… dire la verità che la terra a volte trema anche in Italia e rassicurarlo -per quanto si può- spiegando cosa fare “in caso di” e che comunque non succede in certi parti d’Italia e del mondo… sono convinta che la verità va detta e spiegata, non avrei mai pensato di poter affrontare un discorso geologico con lui ma apparentemente sottovaluto la sua comprensione del mondo e delle cose…