Lezione di Yoga, Lezione di Umiltà

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C’è in giro questa falsa convinzione che, per praticare lo yoga, si debba essere dotati di grande flessibilità. Certo, esistono posizioni particolarmente impressionanti che richiedono doti da contorsionista, ma quella è solo la punta dell’iceberg. Sotto c’è tutto un mondo, tutto un percorso che porta “ad un adeguamento progressivo culminante nel perfetto controllo del nostro “veicolo” psicofisico“, come scrive Tara Michaël, yogini e autrice francese.

Perché lo yoga non agisce solo sul corpo, ma anche sulla mente. Ad entrambi conferisce forza, equilibrio e flessibilità. E i limiti che incontriamo durante la nostra pratica ci consentono di fermarci e di lavorare concentrandoci su ciascun aspetto. Il bello dello yoga è che è democratico. La bambina nella foto sopra è una mia allieva. Dotata di una grandissima flessibilità al livello della colonna vertebrale, non nasconde il suo orgoglio davanti agli amichetti meno elastici. Nell’eseguire la posizione del ciabattino, però, le sue ginocchia non scendono verso il pavimento quanto quelle di altri bambini (o addirittura di alcune delle signore anziane del mio corso senior). La bambina è quindi costretta a ridimensionare il suo ego, mentre gli altri si sentono “bravi” perché riescono meglio in altre posture. C’è poi chi di flessibilità ne ha poca, ma riesce a restare a lungo in equilibrio nella posizione dell’albero.

La lezione di yoga diventa una lezione di vita, durante la quale è evidente che ciascuno ha le proprie personali qualità. Alcune più eclatanti (come riuscire a toccarsi la testa con il piede) altre meno stupefacenti (come restare in equilibrio su una gamba) ma entrambe altrettanto difficili per chi non le padroneggia.

Ma è davvero questo il senso dello yoga? Confrontare le proprie doti fisiche con quelle degli altri e gioire dei limiti altrui? Assolutamente no. Lo yoga mira a dissolvere l’ego, mentre qui ci sguazziamo in pieno. Ma un bambino non è pronto a dissolvere l’ego, prima deve costruirselo in modo sano. Il punto non è quindi gioire dei limiti altrui ma comprendere che ciascuno ha le proprie qualità, e che nessuno le possiede tutte.

Questo però non succede solo con i bambini. Anche tra gli adulti ci sono persone che si sentono a disagio perché non riescono a praticare alcune posizioni o perché hanno una flessibilità limitata. Io stessa ho esitato a lungo prima di intraprendere la formazione per insegnanti perché, in seguito ad un infortunio, soffrivo da anni di un dolore cronico al ginocchio che mi impediva di praticare la posizione del loto. Come si può essere insegnanti di yoga se non si riesce a praticare questa posizione fondamentale? Ebbene, si può. L’ho fatto per 10 mesi e ora mi accorgo che quel dolore è quasi sparito. Forse perché è sparita la paura di farmi di nuovo male, o quella di essere inadeguata.

Ora che il ginocchio non mi dà più fastidio, sto lavorando come una principiante per riuscire ad incrociare di nuovo le gambe (arrugginite per mancanza di pratica in quel senso) nella posizione del loto.

Sono l’insegnante, ma sto lavorando per riuscire a praticare una posizione che quasi tutti i miei allievi padroneggiano alla perfezione. Mi tocca mettere da parte l’ego, respirare profondamente e armarmi di pazienza. Anche questa è stata una lezione di vita: la perfezione, che da sempre rincorro, non esiste. Quando mi sono autorizzata a non essere “perfetta” il mio corpo ha smesso di ostacolarmi. Con il senno di poi, non fa una piega…