Quando perdonare è sbagliato

Sì, è vero, essere arrabbiati è come bere un veleno e pensare che sarà l’altro a morire. La collera ci tortura, ci consuma e ci impedisce di andare avanti. Ma la filosofia buonista del perdono a tutti i costi ha anche un lato oscuro e potenzialmente dannoso.

In questo post su Elephant Journal, Ruth Parchment sottolinea un possibile aspetto tossico della filosofia del perdono. In alcune situazioni, la persona che è stata ferita si ritrova a dover portare il fardello della responsabilità. Responsabilità del perdono, appunto.

In molti casi i torti subiti sono veri e propri abusi, e non possono essere ignorati in nome del perdono. Non solo: la persona “offesa” non dovrebbe portare, oltre alla cicatrice della sua ferita, anche il peso della responsabilità.

Secondo l’autrice, questa filosofia buonista biasima la vittima per gli effetti (psicologici, psicosomatici e fisici) che l’abuso le ha provocato. A volte semplicemente non si riesce a perdonare perché si è psicologicamente distrutti. Non è giusto aggiungere a questa situazione già complessa il fardello del senso di colpa.

“Reagisci!”

Spesso chi è vittima di abusi o di violenze psicologiche come il gaslighting viene ingiustamente accusato di “non reagire”. La sua collera, la sua tristezza, la sfiducia che risulta dall’esperienza traumatica vengono considerate come “sbagliate”, e la persona che le prova – non avendo al momento i mezzi per contrastarle, finisce per dubitare ancor più profondamente di sé, sprofondando inesorabilmente nel tunnel della depressione.

La filosofia del buonismo a tutti i costi sottintende che la collera sia un sentimento sbagliato. Una persona ferita e fragile potrebbe sentirsi, oltre che ferita e fragile, anche in colpa e “sbagliata”, il che non farebbe che amplificare gli effetti dell’abuso subito.

Secondo la Parchment, nelle relazioni interpersonali la collera può servire a cambiare le cose o a sbloccare a situazione. Questo studio sulla violenza domestica rivela ad esempio che quando il partner si ribella, gli episodi di violenza diminuiscono.

Quando la collera è positiva

La collera è una risposta naturale che può innescare un processo di cambiamento. È importante non lasciarsi guidare, nelle proprie scelte di vita, da questo sentimento ma è altrettanto importante che chi ha subito un’ingiustizia si senta autorizzato a far valere le proprie ragioni. Un’emozione che non va ignorata e repressa etichettandola come “negativa” Le emozioni sono gradevoli o sgradevoli, non positive o negative: sono tutte positive in quanto ci svelano qualcosa di noi e vanno ascoltate. Eventualmente contrastate, se lo riteniamo opportuno, ma prima di tutto ascoltate.

Tutt’altra cosa è il perdono come scelta consapevole. Questa capacità ci libera, in effetti, dal rancore e ci permette di voltare pagina. Ma il perdono non può prescindere dalla necessità che sia ripristinato l’equilibrio e che sia fatta giustizia. Perdonare e continuare a subire è deleterio, ancor più che non perdonare. E non bisogna confondere la vittima che non è – al momento – in grado di perdonare con il carnefice che l’ha consapevolmente ferita.

Questo tipo di perdono richiede una grande forza interiore, e non si può colpevolizzare chi questa forza, al momento, non ce l’ha.

Il tuo punto di vista

Cosa ne pensi? Che rapporto hai con il perdono? Ti è mai successo che il fatto di perdonare avesse l’effetto di “sdoganare” il torto subito o di spingere il responsabile a reiterarlo?