Meditare per Creare la Pace

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Nella Bhagavad Gita, uno dei principali testi sacri della tradizione induista, la nostra mente è paragonata ad un cavallo imbizzarrito. Se lo cavalchiamo rischiamo di farci male, se non addirittura di morire. Lo scopo della meditazione è di addestrare questo cavallo per fare in modo che ci obbedisca. Perché ci porti non dove vuole lui, ma dove decidiamo noi.

Avete mai pensato, ad esempio, a quanto è difficile convincere la nostra mente a smettere di pensare a qualcuno che non sopportiamo?

«Quando odiamo una persona, siamo legati ad essa, proprio come se la amassimo. Non riusciamo a non pensare a lei e a ciò che vorremmo/avremmo voluto dirle. […] Che paradosso! C’è una persona che non sopportiamo, che vorremmo a tutti i costi evitare, e ce la portiamo dietro tutto il tempo»
E. Easwaran, “Passage Meditation”

Quando una cosa (una persona, una situazione) ci disturba, non riusciamo a staccarcene. In questo modo non facciamo che amplificare gli effetti negativi che questa cosa/persona ha sulla nostra vita. Attraverso la meditazione impariamo a staccarci da ciò che ci fa soffrire. Il che significa staccarsi dalla sofferenza, ponendo fine alla stessa.
Il distacco fa svanire la collera, alleggerendo il nostro stato d’animo. Essere arrabbiati è come ingerire del veleno e aspettarsi che sia l’altro a morire. La collera nuoce ad una persona sola: quella che la prova. Quando impariamo a lasciarla andare, siamo liberati.

«Perdona. Non perché gli altri meritano il perdono, ma perché tu meriti la pace».
                                                                                       (J. L. Huie)

Lo yoga e la meditazione non hanno come scopo la pace del mondo ma quella interiore. La prima verrebbe però come naturale conseguenza se tutti raggiungessimo la seconda. Il nostro principale errore è spesso quello di cercare all’esterno ciò che invece ha radici nel nostro cuore.

Tutti vorremmo un mondo migliore. Ma siamo pronti, per ottenerlo, a fermarci un attimo e guardarci dentro?