Mamma chioccia o madre degenere: c’è qualcosa nel mezzo?

La sirenetta di pezza glie l’ho fatta con le mie mani nella mia fase “mamma chioccia”. L’orsetto glie l’ho portato da un viaggio a New York del periodo “madre degenere”. La guardavo questa mattina giocare con questi due pupazzi che mi hanno immediatamente evocato i simboli di due fasi della mia (della nostra) vita. Entrambe bellissime, entrambe importanti, forse addirittura indispensabili. Lo yin e lo yang, oserei dire.

Non mi sono staccata nemmeno un giorno dai miei figli per 10 anni. Non per scelta (o meglio un po’ sì, perché non avevo intenzione di lasciarli ad altri ma avrei apprezzato di poterlo fare qualche ora o magari per un fine settimana in modo da poter ricaricare le batterie) ma per mancanza di parenti o amici disposti ad occuparsi dei bambini. È stata un’esperienza meravigliosa  per tutti noi, che ha lasciato in eredità uno spirito di squadra inossidabile ma anche due occhiaie che ormai – credo – non se ne andranno più.

Purtroppo di tutto questo la coppia ha risentito, e quando abbiamo iniziato a muoverci autonomamente, io e Jean, lo abbiamo sempre fatto ognuno per i fatti suoi. Per questo non solo non giudico ma incoraggio chi può ritagliarsi del tempo e affidare i bambini a persone di fiducia ad approfittarne, come raccontava ieri Silvia Lonardo, non esente da (sporadiche, fortunatamente) critiche cariche di arroganza.

Il giusto equilibrio

I miei figli hanno ricordi bellissimi delle vacanze passate a casa tutti insieme, durante le quali non si sono MAI annoiati. Hanno anche dei ricordi bellissimi dei viaggi che, ad un certo punto, abbiamo iniziato a poterci permettere. E non hanno nessun tipo di risentimento per quelli che io ho fatto da sola, una volta passata dal “lato oscuro”. Ogni racconto di viaggio è per loro un pezzo del puzzle del mondo che sognano di esplorare. “Sì, ma con le amiche”, dice Gloria quando mi parla di New York, che io ho recentemente visitato con mia mamma. E il pupazzo portato da un viaggio all’altro capo del mondo è prezioso quanto la sirenetta cucita a mano durante le ore rubate al sonno.

I nostri figli hanno molto da insegnarci, e la lezione più grande è senz’altro quella dell’amore incondizionato. Che siamo dei buoni o dei “cattivi” genitori, ci ameranno comunque (almeno uno ad una certa età) il che non impedirà loro di “distruggerci” durante l’adolescenza e di rimproverarci una sfilza di mancanze per il resto dei nostri giorni.

Questo non significa che dobbiamo abbandonarli al loro destino, ovviamente… anche perché i primi ad esserne infelici saremmo noi stessi. Significa che prendersi cura dei figli è un concetto più ampio che comprende anche il prendersi cura di sé, della coppia, e anche della sua eventuale dissoluzione se questa si rende necessaria. Significa inseguire i propri sogni e coltivare le proprie passioni. Chi è stato costretto – ad esempio – a seguire un percorso di studi imposto dai genitori è particolarmente attento a lasciare ai propri figli la libertà in questo senso.

Dare l’esempio

In quanto genitori cerchiamo sempre di fare ciò che è meglio per i nostri figli, e spesso sento dire che “Se il genitore è infelice il figlio non può essere felice”. Devo ammettere che non ne sono convinta al 100%, o meglio, non in questi termini. I miei genitori hanno finto efficacemente per anni. La sofferenza è stata poi retroattiva, accompagnata da un forte senso di colpa per non aver capito la situazione e per non averci potuto fare niente.

Di una cosa però sono certa e su questa insisto parecchio: l’esempio. Come potrò, un giorno, incoraggiare i miei figli ad uscire dalla loro comfort zone se io stessa non l’ho mai lasciata? Le cose che teniamo maggiormente a trasmettere ai nostri figli sono – probabilmente – quelle che a noi sono mancate (che sia il denaro, la possibilità di studiare, di viaggiare, di scegliere una professione…). Se non c’è, ovviamente, niente di male nel voler dare ai nostri figli ciò che noi non abbiamo avuto, sono convinta che dovremmo mostrare loro che almeno ci proviamo, iniziando oggi stesso a fare di tutto per raggiungere i nostri obiettivi in prima persona.