Ipnosi da palcoscenico: intervista a Messmer

Più approfondisco lo studio dell’ipnosi, più ne parlo con le persone che incontro, più mi rendo conto dei pregiudizi che questa pratica suscita nella maggior parte delle persone. Normale: l’ipnosi da palcoscenico attira molte persone, mentre quello che succede sul divanetto dello psicologo/ipnoterapeuta resta per lo più nella sfera privata. Non c’è niente di male, ma non vorrei che questo malinteso impedisse a persone che potrebbero trarre beneficio dall’ipnosi di scoprirne le potenzialità.

Tra l’altro gli ultimi due film di animazione che ho visto (Hotel Transilvania 3 e Gli Incredibili 2) mettono in scena l’ipnotista nei panni del cattivo manipolatore, il che è divertente ma manda un messaggio che vorrei controbilanciare: se Erickson stesso ammetteva che l’ipnosi è una forma di manipolazione, precisava in seguito che la comunicazione in sé è manipolazione; e che ogni madre “manipola” il suo bambino educandolo e accudendolo.

Un terapeuta che ipnotizza un paziente lo “manipola” indirizzandolo verso le risorse del suo inconscio, perché questi le attivi poi nel modo che più gli si addice per poter raggiungere i propri obiettivi, risolvere i propri problemi, rispondere ai propri quesiti.

Ma torniamo all’ipnosi da palcoscenico. Per darti un’idea globale di cosa sia l’ipnosi non possiamo ignorare questa branca. Per questo ho deciso di riportare qui un’intervista a Éric Normandin, ipnotista da palcoscenico canadese che si esebisce sotto lo pseudonimo di Messmer. Il testo è liberamente tratto dal sito francese Realités Hypnotiques.

Qual è l’obiettivo della sua tournée?

Vorrei sdoganare tutte le tecniche di ipnosi, sofrologia, PNL eccetera, che fino a qualche anno fa erano ancora viste come strane pratiche esoteriche.

Quando ho iniziato, a 16 anni, l’ipnosi era considerata un fenomeno da baraccone, e molti pensavano che si trattasse di spettacoli truccati.

Persino nell’ambito dell’ipnoterapia, che ho praticato in passato, le persone si rivolgevano a me ma non ci credevano davvero. Semplicemente, dopo aver provato di tutto, decidevano di tentare anche la strada dell’ipnosi.

Lei è stato ipnoterapeuta. Che tipo di ipnosi praticava?

Ho iniziato a sperimentare l’ipnosi a sette anni e ho sviluppato delle tecniche personali, che poi ho integrato con dei corsi di sofrologia. Le mie terapie si basavano più sulla sofrologia dinamica che sulle tecniche di ipnosi ericksoniana.

Il mio era un mix personalizzato: l’importante è sapersi adattare al paziente che si ha di fronte. Non è necessario cristallizzarsi in un’unica tecnica. La sofrologia dinamica mi permetteva di adattare le tecniche che avevo elaborato in ipnosi, induzione, visualizzazione. Non voglio essere associato all’ipnosi ericksoniana perché la mia tecnica nasce dall’istinto.

Ancora oggi, sul palcoscenico, la mia tecnica è questa: lasciarmi guidare dall’istinto. E funziona.

Per quanto tempo ha praticato l’ipnoterapia?

7-8 anni. Ma all’epoca non riuscivo a guadagnarmi da vivere in questo modo. Le persone venivano da me solo come “ultima spiaggia”. Era davvero un peccato.

Così ho deciso di mettere su uno spettacolo per mostrare alle persone che l’ipnosi funziona davvero. Sul palco lo dimostro ogni giorno. 25-40 persone che mi raggiungono sul palco provano ogni volta l’esperienza sulla propria pelle e diventano ambasciatori dell’ipnosi.

Nella mia vita ho ipnotizzato 70 000 persone. 70 000 persone che ne hanno parlato e ne parlano ancora: dei veri e propri ambassador! In seguito le persone si chiedono: “Come posso utilizzare questa esperienza? Posso sfruttarla per migliorare la mia vita?”Quando questo avviene, significa che ho fatto centro. Sono riuscito a trasmettere il mio messaggio.

Il mio ultimo spettacolo ha avuto 466 000 spettatori: nessuna conferenza sull’ipnosi potrebbe attrarre così tanta gente. Lo spettacolo serve ad attirare la loro attenzione, in modo da poter trasmettere il messaggio. Dopo lo spettacolo queste persone approfondiscono l’argomento, si informano, contattano ipnoterapeuti o sofrologi… il mio obiettivo è raggiunto.

Molti pensano che l’ipnosi comporti una perdita di controllo, che si possa essere facilmente manipolabili… come contrasta questo credenza? Andare da un ipnoterapeuta significa essere sottomessi alla sua volontà?

Sul palco cerco di dimostrarlo ogni volta: se chiedo alla persona qualcosa che fisicamente non può compiere o che va contro i suoi principi, questa uscirà dalla trance o rimarrà bloccata. Non si tratta di un potere che si esercita sugli altri, ma di una sinergia che si crea tra soggetto e ipnotista. Ho creato il termine fascinateur per distinguere la mia pratica da palcoscenico da quella che si utilizza in terapia.

Dopo uno spettacolo il pubblico può avere qualche difficoltà a situare la linea di demarcazione tra ipnosi e show… dove sta il limite?

È volutamente indefinito. Dopo lo spettacolo le persone si fanno un sacco di domande, e questo è un bene.

Durante i suoi spettacoli sembra che tutto sia possibile. Quali sono i limiti che si autoimpone e a quale etica si attiene?

Il palco e la scena sono studiati in modo da essere accoglienti e sicuri per le persone che vivono l’esperienza. Sappiamo bene che, nella vita di tutti i giorni, le persone non fanno tutto quello che vogliono. Con l’ipnosi è possibile spingerle fino ai propri limiti.

Non conosco le persone che mi raggiungono sul palco. So bene che se chiedo ad una persona di spogliarsi e di ballare nuda davanti a tutti, questa potrebbe farlo, quindi non mi spingo fino a questo punto. Cerco di creare spettacoli che aiutino le persone a comprendere che hanno in sé le risorse necessarie per fare grandi cose, senza metterle a disagio.

Quando vado in TV, dove l’ambiente è molto più controllato, posso osare un po’ di più. Come con Sylvie Fréchette, medaglia d’oro di nuoto sincronizzato alle olimpiadi di Barcellona. L’ho fatta entrare in una vasca con l’acqua a due gradi, suggerendole che stava facendo un bagno caldo e bevendo una piña colada. In TV s può osare di più: ci sono tecnici e medici a disposizione.

Con un giocatore di Hockey professionista ho misurato il suo battito cardiaco mentre immaginava di giocare, facendolo passare da 42 a 62 battiti al minuto, e ritorno. In questo modo ho dimostrato che il corpo reagisce realmente alle suggestioni ipnotiche. Incredibile! Numeri come questo permettono di far capire al pubblico la vastità del nostro potenziale.

In TV ci sono tecnici e medici, e ai suoi spettacoli? Ci sono persone che si occupano degi spettatori eventualmente rimasti in trance?

Siamo noi ad occuparcene. Le persone che si addormentano in sala? Le lascio dormire… significa che ne avevano bisogno. All’inizio provavo a svegliarle ma si riaddormentavano, e dopo mi raccontavano che si sentivano così bene che volevano solo essere lasciate in pace.

Qualche giorno fa una signora si è addormentata. Suo marito mi ha chiesto “Cosa faccio?”. Gli ho risposto “La lasci dormire. So che mi sente e che vuole essere lasciata in pace”. Lei mi ha fatto un segno con il pollice e ha continuato a dormire.

Molte persone hanno timore dell’ipnosi ma attraverso i miei spettacoli cerco di far scomparire queste paure. Lo so, può essere inquietante vedere il proprio vicino che si addormenta o che si mette a ballare il can-can, ma in sala tutto è sotto controllo. Io sono lì per verificare che tutto si svolga per il meglio e se c’è un problema intervengo immediatamente.

E poi metto sempre in guardia il mio pubblico: se ci sono persone sotto l’influenza di forti antidepressivi, dell’alcol o della droga non devono fare i test, perché potrebbero distorcere la suggestione.

Le persone vivono esperienze forti ai suoi spettacoli, nel bene e nel male immagino. Come gestisce questa responsabilità?

Come dicevo sopra l’ambiente è protetto e controllato, le diverse reazioni possibili sono state precedentemente valutate, ci sono sempre delle vie d’uscita a disposizione. Potremmo fare cose più spettacolari ma lo scopo è di fare in modo che le persone si sentano al sicuro.

Con l’esperienza della terapia e dello spettacolo, come si evolve il suo percorso personale?

Dai tempi in cui ho cominciato, la scienza ha fatto passi da gigante. Oggi sappiamo, grazie alla risonanza magnetica, che lo stato di trance ipnotica esiste. Iniziamo a capire un po’ meglio. Ma l’ipnosi è per me una seconda natura. Le domande me le faccio soprattutto quando vedo che una persona non capisce quello che faccio.

Come si è evoluta la sua visione nel corso degli anni?

Quando ho iniziato a studiare la sofrologia dinamica ho ottenuto molte delle risposte che cercavo da ragazzo. Come funziona la mente? Il cervello? Cosa succede quando entriamo in trance ipnotica? Ho potuto toccare con mano quell’energia impalpabile che ci permette di connetterci agli altri.

Il fatto che la scienza non abbia ancora trovato tutte le risposte non significa che questa energia non esista. La scienza continua a fare progressi. Grazie alla sofrologia ho scoperto i cicli del sonno. Lo stato di veglia, la fase alfa, beta, tetra, delta. Il cervello vibra a frequenze diverse. Con la sofrologia o con l’autoipnosi si può accedere volontariamente al proprio inconscio. Quando sono sul palco sono in stato di coscienza modificata, e così posso aiutare le persone a sintonizzarsi con la mia frequenza (onde theta).

Quindi sì, la mia tecnica si è evoluta, e ora capisco meglio come funziona tutto questo rispetto a quando leggevo i libri di mio nonno, pubblicati nel 1905. La scienza non vi si era ancora interessata all’epoca ma le tecniche di induzione ipnotica erano già esistenti ed efficaci.

Qual è, oggi, la cosa che la incuriosisce maggiormente?

L’influenza di una persona a distanza. Sono in grado di ipnotizzare una persona che si trova in un’altra stanza, senza che questa se ne accorga.

Cerco di capire questo meccanismo per poterlo utilizzare meglio ed eventualmente per poterlo poi mostrare. Ci saranno ancora grosse discussioni sull’argomento, ma ci permetteranno di fare dei passi avanti.

Parlo spesso di magnetismo perché al momento non ci sono altri termini per indicare ciò a cui mi riferisco. È una forma di energia che tutti siamo potenzialmente in grado di controllare, amplificare, orientare.

A che pro? Qual sarebbero i benefici?

Credo che l’essere umano debba imparare a conoscere se stesso e le sue risorse interiori. Non voglio fare pubblicità all’ipnosi ma al nostro potenziale, alla nostra capacità di autoguarigione, di liberarci dalle dipendenze…

Abbiamo tutti la capacità di plasmare la nostra mente. Ma purtroppo non ci sono scuole che insegnano a farlo, per il momento.

Lei pratica l’autoipnosi e la sofrologia dinamica. Per quali scopi le utilizza nella sua vita privata?

Per l’80% del tempo vivo immerso nel mio inconscio. Per migliorare la mia salute: quando mi ammalo guarisco molto in fretta. Per riposarmi: se sono stanco dopo una tournée posso fare un ciclo completo di sonno in 15 minuti. Imparare ad ascoltare il proprio istinto porta grandi benefici.

Concretamente, qual è il messaggio che vorrebbe trasmettere al suo pubblico?

Innanzitutto cerco di provocare delle domande. Poi cerco di trovare le risposte. Ricevo centinaia di e-mail ogni settimana da persone che chiedono informazioni. Cerco sempre di indicare la giusta direzione. Penso che se riuscissimo a combinare la medicina tradizionale con la forza del pensiero potremmo fare miracoli. È questo il mio obiettivo: fare in modo che le due sfere si uniscano e che l’umanità possa evolversi.

Qual è la cosa più sorprendente che le capita di sentir dire a proposito dell’ipnosi?

Mi sorprende il fatto che ci siano ancora persone scettiche. C’e sempre chi pensa che ci sia un trucco.

Ma non ho più voglia di tentare di convincere tutti.

Cosa la stupisce maggiormente?

Parlavamo prima del bagno nell’acqua ghiacciata. Io stesso ero meravigliato. Il suo ritmo cardiaco non ha subito sbalzi. Nemmeno un brivido. Un’esperienza incredibile anche per me. E poi il fatto di ipnotizzare una persona a distanza. Si va addirittura oltre l’ipnosi.

Cosa invece le fa piacere sentire a proposito dell’ipnosi?

Molte persone dicono che funziona, che può aiutare a vincere le fobie, a migliorare la nostra salute, eccetera.

Vedo che siamo sulla buona strada, e che anche la scienza ci si interessa. Faremo grandi progressi. Degli studi universitari in Canada hanno dimostrato che si possono trattare i grandi ustionati grazie all’ipnosi, e che il recupero fisico è cinque volte più rapido sotto ipnosi. Queste sono cose che mi piace sentire.