L’ipnosi in chirurgia al posto dell’anestesia

Come ti ho già raccontato qualche tempo fa, sto seguendo un corso di formazione in ipnosi. Più approfondisco l’argomento, più scopro cose interessanti. Parlando con un’amica che lavora per un’azienda farmaceutica ho scoperto che conosceva un chirurgo oftalmico che opera i suoi pazienti utilizzando l’ipnosi al posto dell’anestesia. Incuriosita, le ho chiesto di mettermi in contatto con lui per fargli qualche domanda.

Si tratta del dottor Pascal Pietrini, primario del Centro di Microchirurgia Oculare presso l’ospedale Polyclinique de l’Atlantique a Saint Herblain.

L’intervista

«Ho scoperto l’ipnosi 35 anni fa» racconta il dottore «e ho capito che poteva servire ad inibire il dolore, così ho pensato di utilizzarla in chirurgia».

All’inizio ha avuto numerose difficoltà, non ultima la reazione ostile degli anestesisti, tra scetticismo e paura di venir sostituiti. Per rassicurarli sotto questo aspetto Pietrini si è fatto carico personalmente della loro formazione in materia di ipnosi.

Oggi la sua tecnica è ormai rodata: il chirurgo opera in presenza dell’anestesista, ed è proprio quest’ultimo a indurre nel paziente la trance ipnotica. Tutto è predisposto per un’eventuale anestesia, che il paziente può richiedere in qualsiasi momento se lo ritiene necessario.

«È molto più semplice praticare l’anestesia» dice l’anestesista/ipnotista «che accompagnare il paziente durante tutto l’intervento, ma questa modalità è più creativa e permette a ciascuno di esprimersi. La relazione con il paziente è molto più profonda».

«Durante un intervento oftalmico sotto ipnosi» aggiunge il dottor Pietrini «la mobilità oculare è maggiore rispetto ad un intervento sotto anestesia. L’ipnotista chiederà quindi la collaborazione del paziente, invitandolo a guardare nella direzione desiderata per ottenere la posizione ottimale dal punto di vista del chirurgo». Immerso in una sorta di sogno ad occhi aperti, durante il quale rivive un’esperienza piacevole e ricca di sensazioni concordata durante un incontro preliminare, il paziente resta cosciente di ciò che accade ed è in grado di collaborare.

Una volta terminato l’intervento può alzarsi immediatamente e camminare con le proprie gambe. Non prova dolore, non necessita di ulteriori farmaci e può tranquillamente rientrare a casa.

Un altro grande vantaggio della chirurgia sotto ipnosi è lo stato di relax che induce nel paziente. Anche le persone più calme sono soggette ad una certa dose di stress prima e dopo un intervento chirurgico. Grazie all’ipnosi i pazienti riescono ad affrontare la fase pre e post operatoria senza ansia e senza stress.

Lavorando con la cataratta il dottor Pietrini ha spesso a che fare con persone anziane, per le quali l’anestesia potrebbe comportare delle controindicazioni. In questi casi l’ipnosi è una risorsa preziosa che permette di lavorare con pazienti che, altrimenti, potrebbero dover rinunciare all’intervento, con un grave impatto sulla loro qualità di vita.

L’autoipnosi

 

Alcuni pazienti esperti possono indurre da sé la trance attraverso l’autoipnosi. Questa capacità può essere utilizzata durante un intervento chirurgico, dal dentista o in qualsiasi altra situazione durante la quale si riveli necessario riuscire a gestire il dolore. Una competenza che, una volta acquisita, farà parte del bagaglio personale per il resto della vita.

Come funziona dal punto di vista legale?

Non c’è alcuna legge che dica che, durante un intervento chirurgico, il paziente debba essere anestetizzato. Questo vuoto legislativo ha permesso al dottor Pietrini (e ad altri suoi colleghi in giro per il mondo) di sperimentare e di mettere a punto la propria tecnica, con il consenso dei pazienti.

La chirurgia sotto ipnosi è adatta a tutti i pazienti?

L’unico ostacolo riscontrato personalmente dal dottore è stato il caso di pazienti con sordità profonda o con seri problemi psichiatrici. Nella sua clinica tutti i pazienti vengono operati sotto ipnosi, ad eccezione di quelli che presentano i problemi sopra citati o che richiedono esplicitamente l’anestesia (10% circa).

È adatta ad ogni tipo di chirurgia?

Potenzialmente sì, secondo il dottor Pietrini. Siccome richiede una preparazione preliminare, sono esclusi gli interventi di emergenza. Durante la nostra chiacchierata mi ha raccontato di come una sua collaboratrice, ipnotista, sia stata operata alla spalla sostituendo l’anestesia con l’autoipnosi e di un’altra che ha affrontato senza anestesia l’estrazione dei denti del giudizio.

Guarda il video

In questo video trovi un’intervista al dottor Pietrini, con alcune immagini girate prima, durante e dopo i suoi interventi chirurgici. Il video è in francese ma vale la pena di guardarlo anche solo per vedere le condizioni del paziente, che si rialza e cammina subito, e la serenità con la quale – pochi minuti dopo – racconta la sua esperienza.

E in Italia?

Vivendo in Francia e avendo un’amicizia in comune con il dottor Pietrini ho avuto occasione di seguire e di raccontare questa storia, ma l’ipnosi in chirurgia viene utilizzata anche in Italia. Dalle varie ricerche che ho fatto sul web ho notato un approccio un po’ più “timido”. Ho letto che non tutti i pazienti sono in grado di essere ipnotizzati e che non tutti gli operatori sono in grado di indurre la trance. Ho letto anche di molti casi in cui l’ipnosi non è utilizzata come sostituto dell’anestesia ma come complemento ad una dose più leggera.

Il dottor Pietrini dice di non aver mai riscontrato problemi con pazienti che resistessero all’ipnosi o con operatori che non riuscissero a praticarla. Credo che si tratti di una questione culturale e che molto dipenda dall’atteggiamento mentale del medico, del paziente e dello staff in generale. Il paziente che resiste è – credo – un paziente che non si fida o non si sente a suo agio. Lo stesso vale, a mio avviso, per gli operatori sanitari.

Mentre proseguo il mio percorso di formazione in ipnosi, che si concluderà a settembre, continuo ad informarmi sui vari campi di applicazione di questa tecnica. Prossimamente andrò a trovare il dottor Pietrini a Nantes ed assisterò ad uno dei suoi interventi, e spero di poter studiare casi simili (che non mancherò di raccontare su queste pagine) anche sul territorio italiano.

Resto a disposizione per rispondere ad eventuali altre domande ma anche per ascoltare esperienze, testimonianze, e qualsiasi altra informazione che possa permettermi di approfondire. Se hai domande o commenti ti invito a lasciarle qui sul blog piuttosto che sui social network, in modo che rimanga traccia della discussione per chi desidera approfondire l’argomento.