Il mito della meditazione: chi non medita è uno sfigato?

Negli ultimi anni la meditazione è diventata molto di moda, e questo è un gran bene. Il problema è quando viene comunicata (o percepita) come una cosa “obbligatoria”, senza la quale non si può essere felici o raggiungere un equilibrio nella propria vita.

A quanto pare tutte le persone “di successo” qualunque cosa si intenda per successo, la praticano. Ovviamente spesso il messaggio veicolato è che sia una tappa obbligata per chi aspira a questo fantomatico traguardo. Sembra anche essere una cura miracolosa per tutti i mali, depressione compresa.

Nonostante io sia una assidua meditatrice e promuova questa pratica da tanti anni, ci sono alcune cose importanti che, secondo me, nessuno dice:

  • È possibile avere successo senza meditare
  • È possibile vivere felici e sereni senza meditare
  • La meditazione NON è una medicina miracolosa
  • È possibile NON meditare

Provo a spiegarmi meglio.

Meditazione e successo

Nell’immaginario comune le persone di successo sono quelle che guadagnano soldi a palate facendosi i selfie, creando un blog o una start-up (uno dei termini più abusati degli ultimi anni) in cinque minuti, o lavorando da una spiaggia caraibica e auto-celebrando la propria vita da sogno. Spesso questi personaggi sono fasulli, quindi quello che raccontano (pratiche meditative incluse) è fasullo come il resto. In caso contrario sono persone che hanno avuto una bella intuizione, e/o che hanno investito moltissimo tempo e/o denaro nella propria attività. Alcune di esse, in effetti, hanno scoperto la meditazione all’inizio del loro percorso o addirittura prima. Altre si sono avvicinate a questa pratica solo dopo. La verità è che per avere successo ci vuole intuito, determinazione e in genere tanto, tanto lavoro. E se è vero che la meditazione aiuta a sviluppare queste abilità, anche molti non-meditatoti le possiedono.

Meditazione e zenitudine

La meditazione aiuta a diventare “zen”. Lo confermo. Dove per “zen” si intende essere capaci di affrontare gli alti e bassi della vita con relativa obiettività e serenità. Ma non dite ad uno yogi o a un mediatore cose del tipo: “Ti dà fastidio il ticchettio infernale di quel vecchio orologio/il televisore a tutto volume del vicino/il rumore delle unghie sulla lavagna? Ma come, tu DOVRESTI essere zen!”

Essere “zen” non significa essere disposti a sopportare qualsiasi cosa. E avere una grande capacità di sopportazione non significa lasciarsi mettere i piedi in testa. Quando il vicino di casa guarda il wrestling a tutto volume alle tre di notte, il mediatore-tipo non andrà su tutte le furie. Ma concedetegli di andare a bussare per chiedere di abbassare un po’.

Meditazione e depressione

Meditare “rinforza” la mente. Una persona che medita regolarmente sarà probabilmente meno soggetta ad episodi depressivi. Ma un momento di depressione non mi sembra il periodo ideale per iniziare a meditare. Soprattutto da soli. Farei un’unica eccezione per la meditazione con un mantra, che può aiutare a superare un momento di stallo e che, secondo me, si avvicina più ad una sorta di autoipnosi che alla meditazione vera e propria. Per altre tecniche più introspettive, consiglio di aspettare un momento più calmo e di rivolgersi ad un insegnante competente in materia.

Sono convinta che molti dei nostri mali (fisici e psichici) siano causati dalla mente e che la nostra mente abbia il potere di guarirli. Ho sentito di persone guarite da malattie apparentemente incurabili dopo aver iniziato un lavoro su di sé: meditazione, psicoterapia, autoipnosi… ma anche preghiera, pellegrinaggio o cose del genere. Più pratico e studio le tecniche della meditazione, dell’ipnosi e dell’autoipnosi, più mi convinco che i cosiddetti “miracoli” hanno una spiegazione del tutto plausibile.

Detto questo, metterti a meditare (o andare dallo psicologo) probabilmente non basterà. Sarà necessario mettere in moto tutte le risorse possibili e seguire le cure stabilite. Anche quelle che proprio non ci piacciono, come eventuali farmaci antidepressivi, se il medico li ritiene necessari. Nella mia esperienza, questi possono aiutare a superare la fase di crisi per poi prendere il volo in completa autonomia.

Chi non medita è uno sfigato?

A volte incontro persone che mi dicono “Dovrei meditare…” seguito dai motivi, più o meno validi per cui non lo fanno. La mia risposta è sempre: Cosa ti fa pensare di “dover” meditare?

Tutti dicono che fa bene, che aiuta a vivere meglio, ad avere successo, ad essere “zen”… mia cognata ha iniziato a meditare e non rompe più le scatole al marito; mio figlio fa meditazione a scuola e i suoi voti sono migliorati; mia suocera è partita per un ritiro in India ed è tornata trasfigurata. E poi Steve Jobs meditava, e così tutti i grandi guru-miliardari di qualsiasi settore.

Ok. Come dicevamo sopra, la meditazione è oggi molto di moda. I suoi benefici sono innegabili, ma ti devo avvisare: se a livello cerebrale i cambiamenti possono essere osservati con la risonanza magnetica già dalle prime settimane, nel quotidiano li noterai solo dopo una pratica prolungata e costante, e non prima che tu abbia lasciato perdere l’idea di trarre qualche beneficio dalla meditazione. Questa infatti andrebbe praticata come semplice esercizio di auto-esplorazione (il famoso “conosci te stesso”) e non con obiettivo preciso. Gli eventuali benefici sono semplici effetti collaterali dell’approfondimento dell’autoconoscenza.

Hai provato a meditare ma quando lo fai ti senti male? Ho avuto lunghi scambi con un ragazzo giovane che voleva meditare ad ogni costo, con tecniche “fai da te” trovate sul web, che gli avevano provocato attacchi di panico. Gli ho suggerito di togliersi questa idea dalla testa e di andare a correre. Non credo fosse il momento per lui. E sicuramente non era il caso di praticare da solo, vista la sua situazione delicata. Eppure lui era sicurissimo che la meditazione fosse LA soluzione. Per via di questa condizione continuava a perseverare in un percorso che non era quello giusto per lui, almeno in quel momento.

Secondo la filosofia del Samkya, l’essere umano (e tutto il resto del creato) è soggetto a tre stati principali che si alternano senza sosta: sattva (armonia, amore, stabilità), rajas (agitazione, intesa sia in senso positivo, come “grande quantità di energia” che in senso negativo) e tapas (inerzia). Quando siamo in preda all’agitazione o ad un surplus di energia, abbiamo bisogno di attività che ci calmino, come la meditazione. Quando invece siamo nell’inerzia abbiamo bisogno di un po’ di rajas (come la corsa o altre attività sportive o manuali) per rimetterci in moto. Quando i due si equilibrano perfettamente, proviamo momenti di pace sattvica. Osservare se stessi permette di introdurre nelle proprie pratiche quotidiane ciò di cui si ha bisogno in quel momento.

Quando siamo agitati sarà bene meditare. Quando ci sentiamo troppo apatici sarà preferibile “darci una mossa”.

Con questi consigli mi riferisco a chi si avvicina o si interroga su queste pratiche. Chi ha l’abitudine di meditare quotidianamente non avrà bisogno di interrompere nei momenti di scarsa energia: potrà semplicemente integrare la sua pratica con altre attività.

Dieci minuti al giorno… tolgono il medico di torno?

Spesso sento dire che “bastano dieci minuti al giorno”. Mi permetto di dissentire. Ancora una volta mi viene in mente un paragone con la corsa. Correre dieci minuti al giorno sarà sicuramente meglio che non fare alcuna attività fisica. Ma se vuoi iniziare a bruciare un po’ di grassi, è dai venti minuti in poi che questo avviene. Allo stesso modo, meditare dieci minuti al giorno sarà piacevole e rilassante (una volta superato lo scoglio delle prime sedute che sembreranno noiose ed interminabili!) ma se vogliamo vedere effetti concreti, visibili addirittura con la risonanza magnetica, ci vorrà un po’ più di impegno. I principali studi scientifici parlano di 25-30 minuti al giorno. Ovviamente bastano dieci (o anche cinque) minuti al giorno per iniziare, avendo l’accortezza di allungare progressivamente la durata delle proprie sessioni.

Lo so, stai per dirmi che non hai tutto questo tempo da “perdere”. Prima di pronunciare queste parole, però, ti consiglio di installare un’app che monitori le ore che passi ogni giorno a “pazzeggiare” (correzione automatica ma mi piace, la tengo!) sul web. Poi ne riparliamo.