(Italiano) Elogio del pianto

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Comments

  1. DanielaP says:

    non ho mai pianto , mai davanti ad estranei…… e spesso dico a Chiara (9 anni ) di reprimere le sue lacrime davanti a quelli che (spesso in classe) fanno di tutto per provocarle, di piangere , se proprio deve , da sola . Non sono mai riuscita a tirare fuori il dolore del momento ingoiando letteralmente le lacrime , fin dai tempi della lunga malattia e poi della morte (avevo 13 anni) di mio padre , quando poi a 20 anni ho subito un incidente che mi ha costretta sulla sedia per un anno da cui mi sono alzata ma di cui porto tutti i segni lì ancora più calci e pugni al mondo intero….ho sempre pensato fosse segno di debolezza…… ho mostrato gli artigli da sempre, ho sempre considerato con fastidio i deboli…. oggi sto crollando, x motivi vari (dall’anno in cassa integrazione in poi ) , oggi con tre bimbi , oggi anche fisiamente sto subendo tanti brutti segni del mio crollo ….. questo libro forse mi aiuterà…… GRAZIE
    .Daniela Preziuso (Napoli)

  2. Molto,molto interessante quello che scrivi.
    Anch’io sono di lacrima facile…a volte si ha paura di affrontare i fantasmi del passato, ma sicuramente poi si starebbe meglio!
    Si vuole farli smettere di pingere perché non si vuole farli soffrire e in realtá si impedisce loro di esprimere le emozioni…
    Grazie di queste riflessioni :) buona giornata

  3. Cristiana says:

    … Anche la mia divenne é in un periodo più che di pianto vero e proprio, di lagna facile. Non c’è niente di più snervante

  4. Cristiana says:

    Ops… Mi é partito l’invio (benedetto telefono e correttore automatico)… La mia duenne e non ‘divenne’ piange e lagnotta spesso. Non riuscire a farla smettere é sempre il mio cruccio… Invece adesso ho scoperto che sbaglio l’approccio. Grazie per la dritta! Corro a comprare io libro che hai suggerito, qualcosa mi dice che sarà utile non solo alla mia bimba. Tra parentesi, io sono una piagnona. Quando sono stanca o stressata piango come valvola di sfogo. Perché mia figlia non dovrebbe fare lo stesso?!? :)

  5. Quante volte ho pianto (e piango) di rabbia e vengo bollata come incapace di gestire la comunicazione!
    Non dico mai ai miei figli “non piangere” (e mi dispiace molto quando il papà o i nonni lo fanno): mi siedo vicino a loro e li lascio sfogare, e solo dopo chiedo di spiegarmi cosa succede, per vedere se insieme possiamo risolvere il problema. Ovviamente non sempre si tratta di pianti “veri”, ma ormai so distinguere un capriccio a chilometri…
    Non conoscevo il libro, ma quello che hai scritto mi conferma e mi conforta.
    Ciao, e buon anno!

  6. Sara74 says:

    Ciao Claudia,
    innanzitutto buon anno.
    Proposta moooolto interessante.
    Io non ho mai pianto fino ai 33 anni, cioè fino a quando non ho perso mio figlio.
    Pensavo che piangere fosse segno di debolezza, fosse la non capacità di reagire alle situazioni.
    Da quel giorno piango spesso, però non riesco a tollerare i capricci di mio figlio. Quando piange per un capriccio, anzichè stringerlo e cercare di calmarlo lo metto in castigo.
    Lo so sono una mamma tremenda ma ci abbiamo provato durante alcuni scatti di ira e di capriccio incoltrollato a stringerlo e calmarlo ma la situazione peggiorava.
    Proverò a leggere nache questo manuale di sopravvivenza per mamme e speriamo bene.
    Un forte abbraccio.
    Sara

    • Anna says:

      scusa Sara se mi permetto di risponderti… non sei una mamma tremenda. Rifletti però sul perché tu non hai mai pianto e hai sempre pensato che fosse un segno di debolezza. E chiediti se mettere in castigo tuo figlio perché piange non lo farà credere la stessa cosa. I bambini piccoli faticano a gestire le proprie emozioni, sono questi i “capricci”… sta a noi aiutarli. Lo so, è difficile…

  7. mammagari says:

    Che interessantissimo argomento. Io provengo da una famiglia dove le lacrime sono sempre state sconsigliate, ricordo che per farmi smettere di piangere i miei genitori contavano fino a tre e se non smettevo di piangere al tre arrivava uno sculaccione, accompagnato da una frase tipo “così adesso piangi per qualcosa”. Niente di tragico o da telefono azzurro, intendiamoci, ma, ricordando il mio stato d’animo in quelle circostanze, sono quasi certa che non replicherei questo comportamento con un figlio.
    La mia concezione del pianto è drasticamente cambiata quando, alle scuole medie, un’insegnante giovanissima aveva consolato una mia compagna in piena crisi di pianto soltanto abbracciandola e sorridendo, aspettando che si calmasse da sola. Davanti a tutti. Eravamo ormai grandicelli ma la bambina non era stata sgridata o giudicata, era stata accolta, oltretutto con il sorriso. Mi è rimasto molto impresso questo episodio perchè io non avevo mai visto nessuno reagire al pianto con un sorriso, invece in quel momento ha proprio funzionato… e oltretutto ha sdoganato nella mia mente il pianto che non era più un comportamento da punire e reprimere ma l’espressione di un’emozione.

  8. Interessantissimo Claudia! Grazie. Caspita quanti errori che faccio!!! Io tendo spessissimo a bloccare il pianto di mia figlia con la tipica frase “piangere non serve a niente”… eppure io sono una piangina nata. E’ proprio vero che i figli ci fanno maturare. Grazie ancora,

  9. Quasi mi scendevano le lacrime a leggere questo post..
    Di sicuro lreperirò questo libro e lo leggerò. Mi sarà di aiuto nel comprendere le crisi di pianto che ogni tanto ha la mia piccola.
    Un abbraccio e grazie :)

  10. scake says:

    ‘Sto libro me lo compro. I miei figli hanno vari tipi di rapporto con il pianto dovuti all’eta` e al carattere ed io che sono una di poca pazienza spesso mi irrito e mi incavolo cercando di farli smettere.
    Mi sto comportando esattamente come mia madre si comportava con me e mi ricordo che la sua durezza in quei momenti me la faceva sentire molto distante.
    Com’e’ difficile pero`…si sbaglia sempre.
    Scake
    Molto bello questo post.

  11. ChiaraC says:

    Cara Claudia, sei sempre fonte di riflessione… Anche mio figlio frigna spesso e volentieri per quelle che io considero sciocchezze (tipo: è finita l’acqua nel bicchiere!) e spesso cerco di minimizzare e fargli capire che “piangere non serve a niente” e “se piangi non capisco nemmeno cosa dici”. Mi ha fatto pensare il tuo post che probabilmente piange (o sarebbe meglio dire frignotta) per scaricare la tensione accumulata per altri svariati motivi, ma che, visto che ha solo tre anni, non riesce ad esprimere in altro modo. E’ banale, ma davvero non l’avevo mai vista sotto quest’ottica! Grazie ancora!
    Chiara

  12. Alchemilla says:

    Mmmh…Dovrei leggerlo per farmi convincere, perché sono una di quelle mamme che non ha mai sopportato il pianto dei bambini e facevo di tutto per farle smettere. Adesso lo stesso con i miei nipoti che piangono continuamente…a parte quando sono con me!

  13. Duda Tissa says:

    Sono totalmente d’accordo. Anche io sono una dalla lacrima facile e mi è capitato spesso di piangere tra le braccia di una persona cara e quando mio figlio piange tendo a non sminuire il suo pianto e a consolarlo (forse ho letto troppi libri su quanto siano importanti la dimostrazione d’affetto, le coccole ecc), però sono convinta che questo sia il suo modo di esprimersi e che debba trovare sfogo. A me ha sempre fatto bene piangere perchè a lui non dovrebbe? E poi, è un maschietto, quanto volte tra qualche anno gli sarà detto di non piangere perchè gli ometti non piangono? Ecco, questo vorrei proprio evitarglielo, trovare un modo per far sì che non pianga inutilmente (da più grande) ok, ma non gli dirò mai che gli uomini non piangono!

  14. francesca says:

    grazie, è un bellissimo consiglio. anche io sono una dalla lacrima facile e mi accorgo di quanto è più liberatorio lasciarle andare anzichè reprimerle e soffocarle. ma anche a me a volte il pianto di mio figlio fa rabbia, soprattutto (lui ormai è un duenne che parla e che ha un carattere abbastanza forte e permaloso) quando sembra immotivato o legato solo a dei capricci.

  15. Anna says:

    Alcuni terapisti parlano anche di pianti legati alla memoria di esperienze traumatiche. Mio figlio ed io siamo seguiti da una terapista formata in Baby Therapy e anch’io ho imparato grazie a lei ad accogliere il pianto e a non demonizzarlo. Rimane sempre però molto molto difficile. In ogni caso secondo me non bisogna neanche esagerare nel senso contrario… non tutti i pianti sono “terapeutici”, non sempre il bimbo piange per lasciar andare lo stress, anche quando non ne capiamo il motivo. Nel mio caso piano piano mi accorgo sempre meglio di quando mio figlio piange a causa dello stress, perché riconosco anche altri segnali. Si può riconoscere dalla tipologia di pianto quando invece i bébé piangono per esprimere delle memorie traumatiche, ma è importante secondo me essere accompagnati da un professionista. Anch’io ho letto il libro della Solter, l’ho trovato utile, ma in parte trovo che bisogna prenderlo con le pinze… perché trovo comunque essenziale sforzarsi di ascoltare e capire il pianto e, quando si può, di consolarlo. L’ascolto è la prima cosa. Grazie!

  16. Anna says:

    Ups, ho dimenticato il link, per chi fosse interessato alla Baby Therapy e all’educazione pre- e perinatale: http://www.ippe.info/

  17. Viviana says:

    Che bel argomento Claudia, grazie!
    Io ho sempre pianto, ma da sola, perchè i miei non mi hanno mai voluta e pertanto quando piangevo davo loro ancora più fastidio….
    Ho sempre pianto sotto le coperte di notte, in bagno al Liceo, in macchina alla sera…
    Però piangevo poco, giusto per sfogare la tensione o il dolore del momento e poi, via! a risolvere il problema con il coraggio e la forza con i quali forse tutti mi sopravvalutano…
    Per questi motivi non ho mai represso i pianti di mio figlio (tra l’altro pochissimo per capricci o lagne, ma sempre per cose “serie” compatibilmente con la sua età), anzi, lo sempre incoraggiato a piangere per sfogarsi e poi, una volta smesso, ad analizzare il problema….
    L’ho sempre abbracciato forte mentre piangeva, in silenzio, per mostragli sia la mia empatia che il rispetto che provavo per le sue emozioni….
    ma la cosa più bella è che ora, se mi capita di piangere, lo faccio anche davanti a lui, per fargli capire che anche i “grandi” hanno i loro momenti “no” e che si sfogano con le lacrime
    A presto
    Viv

  18. Chiara says:

    Interessante. Io tendo sempre a far smettere di piangere Meryem rapidamente. Va detto che, di suo, non è una bambina dalla lacrima eccessivamente facile. Io invece piango eccome. Anche davanti a lei. Per me il pianto è una valvola di sfogo importante. Devo rifletterci, in effetti.

  19. Clara V says:

    Mi fa piacere leggere questo perchè io non sopporto quando ho una crisi di pianto che mi si dica “non piangere”. E io stessa non lo dico. Mio figlio ha quasi 11 mesi, quindi siao ancora nella fase in cui il pianto è una forma di comunicazione molto importante, ma spero di riuscire a dessere serena e rassicurante anche quando crescerà. Grazie per la riflessione!

  20. Moky says:

    Grazie, oggi avevo proprio bisogno di leggere queste parole!!!

  21. Barbara F. says:

    …Semplicemente GRAZIE! Credo che acquisterò il libro di cui parli:il pianto dei miei primi due figli mi ha sempre scossa molto, soprattutto quando non era ancora associato alle parole e non riuscivo a capirne l’origine. Ora che sono in attesa della mia terzogenita penso mi potrà fare solo che bene una lettura di questo tipo!
    Ti farò sapere!

    Barbara F.

  22. paola says:

    Credo che qualsiasi genitore abbia, chi più chi meno, qualche difficoltà ad accettare in assoluta serenità il pianto dei figli, innanzitutto perché è sempre un po’ ansiogeno, e poi perché spesso ci fa sentire inadeguati. Personalmente però devo dire che a me non sono tanto le lacrime a irritare, ma gli scatti di nervi e le manifestazioni di rabbia, che in mia figlia maggiore (6 anni) sono da sempre piuttosto frequenti. Ho notato che mi scatenano un’aggressività enorme. Nel suo caso il suggerimento dell’autrice di stringere a sé il bambino sarebbe semplicemente improponibile, anche quando era più piccola, perché diventa una specie di piccola furia e rifiuta qualsiasi contatto, anche verbale. Quando non riesco a controllarmi e mi arrabbio anch’io rimango molto male perché vorrei essere in grado di gestire la cosa con più calma; poi però noto che il vedermi arrabbiata paradossalmente la calma, come se vedesse la sua rabbia riflessa in uno specchio e bastasse questo a smontarla. A volte ho persino l’impressione che mi provochi per portarmi a reagire in quel modo e farle riacquistare la calma… Resta il fatto che vorrei essere capace di mantenere i nervi più saldi in quelle situazioni. Un tempo ero molto più paziente ma negli ultimi anni buona parte di quella pazienza si è esaurita e purtroppo a farne le spese sono spesso le mie figlie…

  23. Ste says:

    io ho sempre pianto per nulla sin da piccola…ma non sono mai stata condannata per questo a casa, era visto come un tratto della mia personalità…
    Con la maternità sono diventata meno ‘facile’, ma quando sono stanca o nervosa o commossa non mi preoccupo affatto se esce qualche lacrima…
    Ho fatto lo stesso con i miei figli. Se le lacrime erano per i capricci…beh le ho sempre accettate, non ho cercato di farli smettere…anzi li facevo sfogare per bene.
    Tra un grido e l’altro gli spiegavo che capivo la loro rabbia ma non potevo assecondarli. A volte le urla erano cosi’ forti che facevo fatica a trattenere il nervosismo…talvolta provavo ad avvicinarmi in alcuni casi si scioglievano in un abbraccio in altri casi continuavano piu’ forte. Allora lasciavo stare.
    Dopo un po’ smettevano. Esauriti. E come per magia diventavano docili e coccoloni.
    IL capriccio finiva. La tensione e la rabbia scaricata.
    Per questo motivo ho sempre ritenuto che cercare di fermare il pianto di un bambino in preda ad un capriccio fosse moldo diseducativo.

  24. Io ho avuto la fortuna di poter piangere molto. Soprattutto tra le braccia di mio marito, che quando eravamo ancora fidanzati a volte mi diceva “dai, ti porto a piangere un po’”, in un periodo di grandissimo stress che stavo vivendo per le condizioni della mia famiglia di origine.
    Però avevo bisogno di questo post. Perchè se da una parte ho sempre tentato di accogliere nello stesso modo il pianto dei miei figli, proprio anche accogliendoli fisicamente come descrivi benissimo tu, ultimamente dopo l’arrivo del sesto neonato mi sono accorta che spesso mi capita di dire “smettila”, soprattutto alle due più piccoline. E quel “basta piangere” è per la mia fatica di far fronte così spesso alle lacrime… Invece mi hai fatto ricordare come fa bene, nella fatica, inumidire la spalla di qualcuno! Grazie

  25. elena says:

    Qualche tempo fa mia figlia si è commossa in maniera dirompente davanti ad un cartone animato. Non era la prima volta che lo vedeva (non la lasciamo mai da sola davanti al video, almeno la prima la volta che vede un film: così se ha delle domande o ha paura possiamo parlarne), ma era in assoluto la prima volta che si commuoveva ed era quasi spaventata dalla sua stessa reazione. Anche io e suo padre siamo rimasti scossi da una risposta emotiva del genere, tutto quello che mi è venuto da dire è stato: “Ma no, non piangere!”, e lei fra le lacrime: “Perché mamma, perché non devo piangere?”. Già, perché? In fondo un film è fatto anche per questo.
    Mi è venuto in mente che quando era appena nata io la tenevo fra le braccia e le dicevo: “Non piangere, la mamma è qui.” Perché, mi sono chiesta poi, un neonato non dovrebbe piangere dopo l’emozione assoluta della nascita? Forse perché la mamma non è in grado di accogliere le sue lacrime senza piangere a sua volta?
    “Scusa, la mamma ha sbagliato: piangi quanto vuoi, questo cartone fa proprio piangere.”
    Ci ho messo trent’anni ad imparare a piangere, sarebbe davvero bello che per mia figlia fosse più facile.
    Grazie Claudia, un post bellissimo.
    Inutile dire che mi sono commossa.

  26. Silvia says:

    Ho letto solo ora questo interessante articolo. Sono una persona molto emotiva, ma mi vergogno molto di questa cosa e se devo piangere in genere lo faccio da sola. Mi irrita mio marito quando sgrida nostro figlio più grande (ha 7 anni ora) find a quando era piccolo perchè la smetta di piangere, oltre tutto è un bambino che non piange mai, perciò se piange ha un motivo per farlo, quindi è ancora meno giustificabile quesa “repressione” paterna. Io lo incoraggio sempre a piangere pure, a sfogarsi, magari fra le braccia della mamma (e vi assicuro che è difficilissimo perchè tende a chiudersi e a rifiutare l’abbraccio), finchè gli passa e avrà voglia di fare altro. Lo esorto solo a non piangere davanti ai “bulli” perchè se ti vedono debole è finita, ma se ha bisogno di sfogarsi deve sapere che è giusto farlo e che può farlo, sempre, con noi, quando vuole. Vorrei però dire alle mamme che si sentono inadeguate perchè mettono in castigo i loro bimbi se piangono per capriccio, che nemmeno quello è sempre sbagliato. Ci sono bambini, come il mio secondogenito, che hanno bisogno di essere “contenuti” sennò si innesca un crescendo che non finisce mai, che peggiora sempre. In quel caso non si tratta di fermare o reprimere il pianto, ma di contenere il bambino. Con K2 ha funzionato sempre solo quello, non il castigo ma il contenimento, altrimenti da un graffietto viene fuori una tragedia disumana perchè se gli dai corda cresce all’infinito la disperazione. Ogni bambino è a sè e va osservato, conosciuto, aiutato per quello che è, non per un’impostazione unica e rigida. Sono perfettamente d’accordo con quento riporti tu, Claudia, del libro: è necessario lasciare libero sfogo alle emozioni e alle volte un aiuto a contenerle. Deve essere un libro molto bello!

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