La Compassione Come Cura

Esistono modi diversi di reagire ad un trauma, ad una violenza, ad un torto subito. Uno di questi è la collera, ma come diceva il Buddha “Essere in collera è come bere del veleno e sperare che sia l’altro a morire“. La collera e la sete di vendetta avvelenano la nostra vita, aggiungendo sofferenza alla sofferenza.

Altri modi di reagire sono la rimozione e la negazione di ciò che è accaduto. In questo caso il malessere si va ad annidare da qualche parte nel nostro inconscio e resta lì, come una bomba ad orologeria, pronta ad esplodere quando meno ce lo aspettiamo.

L’unico modo, a mio avviso, per esorcizzare davvero un trauma, è trasformare la sofferenza in energia positiva.

Mi spiego.

Ieri ho portato Chiara dal dentista. Il nostro dentista è un signore di mezza età, adorabile. È l’unico dentista che Chiara conosca e ci va serenamente.

Quando era piccolo, invece, Leonardo era letteralmente terrorizzato dal dentista, e ogni appuntamento era un dramma. Ce n’è capitato uno che ci ha detto di non tornare più, una che gli urlava addosso, e un altro che lo prendeva in giro davanti agli altri pazienti in sala d’attesa.

Dopo aver cercato tanto, abbiamo trovato lui. Calmo, dolce, estremamente paziente. Grazie a lui Leonardo ha fatto pace con la categoria, e ora affronta serenamente il suo controllo annuale e gli eventuali interventi che ne derivano. Lavora in una clinica super chic nella quale un adulto, per curarsi, deve accendere un mutuo. Per i bambini, invece, i prezzi sono allineati con quello che la Sécurité Sociale rimborsa. 

Il savoir-faire del medico è lo stesso, ma le sedute per i bambini costano molto meno. Anzi, non costano niente, visto che la sopra citata Sécurité Sociale li rimborsa. Non solo: gli appuntamenti dei bambini sono molto più lunghi, perché lui spiega tutto per filo e per segno, e si ferma al minimo cenno per riprendere solo quando ha avuto l’ok del suo piccolo paziente. È anche simpatico, e fa ridere i più piccini dicendo che ha un pedale per catapultarli direttamente dalla poltrona nel canale che si vede dalla finestra.

Ma veniamo al dunque. Come al solito, la seduta si è svolta con tutto il tatto che una persona può utilizzare nell’interagire con un bambino. Chiara era estremamente serena ma lui mi ha comunque spiegato che procedeva lentamente per non traumatizzare la bambina. Gli ho detto che apprezzavo il suo approccio e lui mi ha raccontato che quando era bambino andava da un dentista che, mentre lo curava, fumava e sudava. Dopo tanti anni ricorda ancora la cenere e le gocce di sudore che gli cadevano in faccia. Ma la cosa peggiore era il ginocchio con il quale gli bloccava il braccio perché non si muovesse. Per tener fermo l’altro braccio chiamava la moglie.

Gli appuntamenti con il dentista erano per lui talmente stressanti che quando ha avuto l’età di andarci da solo, diceva ai genitori di esserci stato e si teneva il mal di denti.

Come risultato di questo trauma avrebbe potuto odiare e/o temere tutti i dentisti, e cercare di starne il più possibile alla larga. Invece ha deciso di essere il cambiamento che voleva vedere nel mondo. Di diventare il dentista che avrebbe voluto incontrare. Di curare i bambini, e di farlo in modo dolce. Ha deciso di curare la sua sofferenza offrendo empatia ai suoi piccoli pazienti.

Lo stesso è accaduto ad Anita Molino che, dopo essere stata trattata come carne da macello in occasione del suo parto, ha deciso di fondare la casa editrice “Il Bambino Naturale” per sostenere le mamme che avevano vissuto esperienze simili alla sua. 

Persone come queste, capaci di far sbocciare qualcosa di positivo da un’esperienza traumatica sono, per me, dei veri e propri eroi. 

La tua esperienza

Ti è mai capitato qualcosa del genere? Di riuscire a trasformare un evento doloroso in qualcosa di utile per te e per gli altri? Conosci persone che hanno un percorso simile? Raccontamelo nei commenti!