Come Far Crescere la Tua Pagina Facebook

Per tanti anni ho usato la mia pagina Facebook come una sorta di feed rss: un posto dove pubblicare gli aggiornamenti del blog. Visto che quest’ultimo andava molto bene, anche la pagina ha avuto un discreto successo. Che peccato, però, limitare la pagina ad un’appendice del blog quando può essere invece uno strumento a sé e una fonte di ulteriore traffico.

Me ne sono accorta durante il mio recente viaggio in Asia quando, non avendo il tempo di aggiornare il blog, ho postato i miei contenuti (video-reportage più o meno giornalieri, se te li sei persi puoi vederli sul mio canale YouTube) essenzialmente su Facebook. Le interazioni sono state ottime, e anche il traffico sul blog ne ha tratto beneficio, nonostante questo fosse letteralmente in standby. Al mio ritorno ho deciso di continuare a trattare la mia pagina Facebook come un canale a sé, e non solo come un riflesso del blog. Ecco gli accorgimenti che sto utilizzando e che hanno permesso alla mia pagina di crescere ad un ritmo mai visto prima, passando da 17 a 25 mila follower in poche settimane.

Non solo link

Non uso più Facebook come un feed rss ma come un canale a sé, con contenuti creati appositamente e condividendo  contenuti di altri, che siano interessanti per i miei follower. Tra questi, prediligo quelli caricati direttamente su Facebook rispetto a quelli che portano a siti esterni. O meglio… non sono io a prediligerli, ma il buon Mark. Sapendo che l’algoritmo di Facebook dà maggiore visibilità a tutto ciò che ti tiene su Facebook rispetto a ciò che ti fa uscire, cerco di far piacere sia agli utenti che all’algoritmo. E i risultati si vedono.

Contenuti originali

Come dicevo sopra, a Facebook non piace buttar fuori gli utenti. Per questo predilige i contenuti che li tengono più a lungo al suo interno. Se pubblichi un video su YouTube e poi condividi il link su Facebook, noterai che i risultati sono scarsi. Se invece carichi il video direttamente sulla tua pagina Facebook, le prestazioni saranno nettamente migliori. Questo non significa che tu debba trascurare YouTube: qui infatti i tuoi video saranno consultabili molto più a lungo. Il mio consiglio è quindi di inserire ciascun video su entrambe le piattaforme.

Da quando posto più contenuti originali, Facebook mi premia dando maggiore visibilità anche ai link verso il mio blog: ora la maggior parte dei miei post con link esterno raggiungono molte persone già in copertura organica, rendendo addirittura superflua la sponsorizzazione (vedi “copertura organica” e “copertura a pagamento” nella foto sotto).

Pensiero positivo

Ho notato che Facebook non ama i contenuti tristi: i post che hanno nel titolo parole come depressione, dramma, tragedia, eccetera, hanno difficoltà a “decollare”. Quando però sono buoni, le interazioni del pubblico e le condivisioni li spingono comunque e, toccando un tasto molto importante (quello delle emozioni) possono diventare molto popolari. Facebook preferisce però gli argomenti allegri, e mi è successo più volte di non poter sponsorizzare articoli che contenevano il termine “depressione”. Se ti stai chiedendo perché volevo sponsorizzare articoli del genere, forse dovresti leggere il post in cui ti spiego come funzionano i Facebook Ads e perché usarli.

Un altro esempio? Guarda le prestazioni di questo post (la linea gialla in fondo) e confrontale con quello sopra:

La parola “terrorista” nel titolo non piace affatto a Facebook, e infatti la copertura organica è nettamente inferiore nonostante si tratti – a mio avviso – di un post interessante quanto il precedente.

Unire le pagine duplicate

Quando è uscito il mio libro “La mia mamma sta con me – Conciliare famiglia e lavoro grazie a internet” ho creato una pagina Facebook dedicata. All’inizio è andata molto bene, raccogliendo circa 5000 fan. Con il passare degli anni, poi, l’interesse è scemato. Quella pagina non veniva più aggiornata, o molto raramente, e i 5k fan erano “parcheggiati” lì. Una pagina lasciata a se stessa viene progressivamente dimenticata sia dai follower che da Facebook, che non investe molte energie nel promuovere i suoi pochi post. Non solo: mi sono accorta che quella pagina era stata una “sanguisuga” per la mia pagina principale: gli stessi contenuti, infatti, avrebbero funzionato benissimo anche lì, permettendole di crescere ulteriormente.

Lo scorso anno ho deciso quindi di unire le due pagine. Non è stato semplice e non è un’operazione priva di rischi: se Facebook fiuta (a ragione o a torto) qualcosa di sospetto può cancellare entrambe le pagine, vanificando il lavoro di tanti anni.

Per poter unire le due pagine ho dovuto rinominarle. Se i nomi sono troppo diversi, infatti, Facebook non le considera “pagine duplicate”. “La casa nella Prateria” è quindi diventata “Claudia Porta – lacasanellaprateria.com” mentre “La mia mamma sta con me” ha cambiato nome diventando “Claudia Porta – la mia mamma sta con me” e, qualche settimana dopo, semplicemente “Claudia Porta”. A questo punto ho avviato la procedura per unire le pagine duplicate, trasferendo i fan della pagina del libro su quella dedicata al blog.

Per saperne di più:

Contenuti sponsorizzati

Come spiegavo nel post citato sopra, ho quasi sempre utilizzato gli Ads per raggiungere gli utenti a cui piace la mia pagina. Da loro mi aspetto più facilmente like, commenti e soprattutto click sul link. Siccome Mark oggi ci obbliga a pagare per raggiungere tutti i nostri fan, mi piego alla sua volontà e metto uno o due euro di sponsorizzazione sui post che intendo promuovere. E fin qui tutto bene, se l’obiettivo è portare traffico al blog. Ma per far crescere la pagina bisogna attirare l’attenzione di persone nuove.

In passato avevo fatto qualche campagna cliccando semplicemente su “promuovi la tua pagina” ed impostando un pubblico simile a quello che già mi segue. I risultati erano praticamente impercettibili. Ho anche provato con gli argomenti, inserendo quelli che tratto abitualmente. Anche qui, niente di che.

Poi ho provato ad inserire un solo argomento: “viaggi”, “yoga”, “montessori”… uno alla volta, basandomi sull’ultimo post pubblicato sulla pagina. Cioè, se in quel momento sto parlando di yoga, è inutile fare pubblicità cercando persone interessate al metodo Montessori. Chi arriva sulla pagina deve trovare l’argomento che gli interessa. Questo non vale per chi tratta un argomento solo, ma per me che ho un blog personale è importante, e infatti le prestazioni delle mie inserzioni sono migliorate.

Anche i singoli post, in particolare quelli che portano al blog e che, avendo un link esterno, potrebbero essere trascurati dall’algoritmo, possono essere sponsorizzati (bastano uno o due euro) per raggiungere le persone interessate all’argomento trattato. Se pubblico un post sullo yoga e lo sponsorizzo indirizzandolo a tutte le persone interessate allo yoga (attenzione ad impostare la lingua, però, o raggiungerai gente che non può leggere il tuo post!), avrò la possibilità di essere letta da persone che ancora non mi conoscono e che potrebbero trasformarsi in follower.

Un consiglio: quando sponsorizzi un post non farlo dalla home page, cliccando su “metti in evidenza il post” ma entrando nella sezione “inserzioni”: avrai più opzioni e potrai definire meglio la tua campagna.

Se sei un’impresa locale (un negozio, ad esempio), la targettizzazione in base al luogo ti sarà di grande aiuto.

Un ultimo sforzo

Quando fai un post di questo tipo (link condiviso dal blog e sponsorizzato mediante targettizzazione) puoi cercare di “accalappiare” le persone che lo hanno apprezzato. Cliccando sui nomi delle persone che hanno messo “mi piace” al tuo post (vedi freccia rossa nell’immagine qui sotto), infatti, ti si aprirà una finestra come questa:

Qui puoi visualizzare tutte le persone che hanno messo “mi piace” al tuo post (vedi freccia rossa). Tra queste, alcune seguono già la tua pagina, altre no. Cliccando sulla lista di persone che hanno messo mi piace e poi su “invita” (freccia blu) puoi proporre a queste ultime di iniziare a seguirla.

Sia ben chiaro: non stiamo facendo spam. Ci stiamo rivolgendo a persone che hanno apprezzato un nostro contenuto e che quindi potrebbero apprezzare anche quelli futuri. Invitare tutti manualmente richiederebbe troppo tempo, e vale la pena solo se sei davvero agli inizi, ma siccome “tutto fa brodo”, mi sembrava utile segnalarti anche questa possibilità che, ovviamente, può essere utilizzata con tutti i post e non solo con quelli sponsorizzati.

Cosa NON devi fare

Comprare i fan. Come ho spiegato nel post sui Facebook Ads, comprare i fan è molto diverso dallo sponsorizzare i tuoi post. Con la sponsorizzazione raggiungi persone VERE, che possono apprezzare i tuoi contenuti, condividerli e diventare lettori fedeli. Comprando i fan invece la tua pagina risulterà gonfiata ma non avrai interazioni, e questo salta subito all’occhio di chiunque se ne intenda un pochino. Non solo: l’acquisto di fan viola il regolamento di Facebook, esponendoti al rischio di cancellazione definitiva della tua pagina. Un fan fasullo vale zero: se hai dei soldi da investire meglio usarli per una campagna pubblicitaria.

Assillare amici e parenti. Il discorso è sempre lo stesso. Quando apri la tua pagina, la tentazione è forte: invitare tutti i tuoi contatti ti permette di veder crescere rapidamente il numero di follower. Il problema, però, è identico a quello dell’acquisto di fan. Tua zia ti metterà un like perché ti vuole bene ma se non le interessa l’argomento che tratti sarà un fan inutile, che andrà ad appesantire la tua pagina riducendo l’engagement, ovvero il rapporto tra utenti iscritti e interazioni sotto ai post.

C’è chi si spinge addirittura fino a cancellare i fan “inutili, ovvero quelli che non interagiscono. Più la pagina è grande, più questo diventa difficile, quindi meglio fare attenzione fin dall’inizio.

Insomma, anche su Facebook vale la vecchia regola “meglio pochi ma buoni”. Meglio un numero ridotto di follower disposti ad acquistare il tuo prodotto o servizio che una pagina dai numeri stratosferici che non dà risultati o, peggio, è popolata da haters e troll. Il miglior modo per cominciare resta quindi, accanto alle campagne sponsorizzate, frequentare gruppi e pagine che trattano il tuo stesso argomento, senza spammare condividendo i tuoi articoli a sproposito a ma facendoti notare per la qualità dei tuoi interventi.

Per concludere, gestire una pagina Facebook è un lavoro vero e proprio. Richiede tempo ed energia, e in molti casi anche un piccolo di investimento economico. Le scorciatoie esistono ma lasciano il tempo che trovano: solo interagendo con utenti veri potrai ottenere risultati veri.