Nuovi Mei Tai
giugno 6th, 2011 | Creazioni, Mei Tai | 8 Commenti
Come promesso, i nuovi mei tai sono da oggi disponibili nel mio negozio online. Read the rest of this entry →
Come promesso, i nuovi mei tai sono da oggi disponibili nel mio negozio online. Read the rest of this entry →
La fascia ad anello è il modo più semplice per portare nella posizione “a culla” oppure sul fianco. Si tratta di un tipo di fascia non regolabile che va realizzata su misura, misurando la distanza della diagonale che va dalla spalla all’anca opposta. Read the rest of this entry →

Finalmente ci siamo. Giusto in tempo per la Settimana Internazionale del Babywearing, che ha inizio domani. Grazie a tutte voi che aspettavate questo riassortimento da settimane (qualcuna anche da mesi). Grazie per la vostra pazienza e per il vostro sostegno.
Il nostro negozio online, completamente rinnovato, ospita da oggi anche alcuni nuovi prodotti. Accanto ai mei tai e al mio e-book troverete infatti: Read the rest of this entry →
La nascita di un bambino prematuro è un’esperienza difficile e dolorosa.
La famiglia che attendeva con gioia un lieto evento si ritrova
improvvisamente confrontata alla disperazione e alla preoccupazione per
la sopravvivenza del piccolo. Il fatto che il bambino sia allontanato dalla
mamma per essere posto in incubatrice aumenta il senso di inquietudine e
di impotenza. La Kangaroo Mother Care (o marsupioterapia) permette alla mamma di avere un
ruolo attivo, di prendersi cura del proprio bambino ed aiuta entrambi a
superare il trauma della nascita pretermine ricostruendo quel legame
così bruscamente interrotto.
Nata “ufficialmente” in Colombia
negli anni 70 per supplire alla mancanza di incubatrici, la Kangaroo
Mother Care non è affatto un’invenzione recente. Si tratta di una
pratica diffusa in tutto il mondo e ad ogni latitudine fin
dall’antichità.
La Kangaroo Mother Care è oggi riconosciuta
dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) e considerata almeno equivalente alle terapie classiche
(incubatrice) per quanto riguarda i bambini prematuri in grado di
respirare aria ambiente e che non presentano patologie severe, che
richiedono protezione termica, alimentazione adeguata, osservazione
frequente e protezione dalle infezioni (ipotermia, infezioni, problemi
respiratori e alimentari aumentano il tasso di mortalità dei neonati
prematuri).
Praticata in numerosi ospedali in tutto il mondo, la
Kangaroo Mother Care consiste nel posizionare il bambino nato
pretermine, anziché in incubatrice, in un supporto (fascia, mei tai o altro tipo
di portabebé) in posizione eretta, pelle a pelle con la mamma (o il
papà). Le braccia e le gambe sono divaricate, la testa è girata di lato,
con l’orecchio del bambino posizionato in corrispondenza del cuore
della mamma.
Attraverso il contatto con la mamma, il calore
della sua pelle, il battito del suo cuore, il bambino ritrova le
rassicuranti sensazioni della vita intrauterina. La Kangaroo Mother Care
favorisce la crescita e lo sviluppo del bambino, l’allattamento al seno
(spesso problematico per i piccoli prematuri e così prezioso per il loro
rapido recupero), la termoregolazione e riduce il tasso di mortalità
infantile. Contribuisce inoltre all’umanizzazione delle cure neonatali.
Il tasso di cortisolo salivare, un indicatore di
possibile stress, risulta più basso nei neonati tenuti in contatto pelle
a pelle rispetto a quelli che vengono separati dalla loro madre.
Frequenza
cardiaca e respiratoria, respirazione, ossigenazione, consumo di
ossigeno, glicemia, patterns del sonno e del comportamento osservati nei
bambini pretermine sottoposti a Kangaroo Mother Care sono simili o
migliori di quelli rilevati nei neonati posti in incubatrice.
La madre viene sostenuta
dagli operatori sanitari e portata gradualmente ad assumersi la
responsabilità delle cure del suo piccolo. Durante il giorno la mamma che porta il suo bambino può fare tutto ciò che desidera: camminare,
stare in piedi, sedersi, o svolgere attività ricreative, culturali o
remunerative. Tali attività possono rendere meno noiosa e più
accettabile la sua lunga permanenza in ospedale.
La
Kangaroo Mother Care consente un rientro a casa relativamente
rapido e può
essere praticata anche a casa con grandi benefici sia per la mamma che
per il bambino.
La KMC presenta grandi vantaggi anche per i bambini nati a
termine: favorisce l’attaccamento madre-figlio, facilita
l’allattamento, aiuta a prevenire i problemi di displasia dell’anca, e
facilita la vita delle mamme che possono svolgere le proprie occupazioni
mentre accudiscono il proprio bambino.
Secondo l’OMS, che ha pubblicato una guida al “Metodo
canguro”, la KMC è “un moderno metodo di cura in ogni realtà
sanitaria, anche dove sono disponibili tecnologie costose e cure
appropriate”.
La presenza dei genitori nei reparti non è fonte di
disturbo per il personale sanitario. Se è vero che le cure
convenzionali in incubatrice consentono un monitoraggio migliore dei casi critici, esse aumentano però il rischio di infezioni
ospedaliere e separano i neonati dalle loro madri. Gli operatori
sanitari preferirebbero la Kangaroo Mother Care per i propri bambini
prematuri.
Altro vantaggio della KMC è ovviamente il costo
decisamente ridotto. Si tratta di una pratica applicabile anche nei
paesi in via di sviluppo, nei quali la mortalità dei bambini pretermine
stabilizzati diminuisce sensibilmente.
Sempre secondo l’OMS, “la
diffusione della Kangaroo Mother Care e il suo protocollo di attuazione
dovranno essere facilitati e sostenuti a tutti i livelli dalle autorità
sanitarie.
Il mei tai è uno dei supporti consigliati dall’OMS per la pratica della marsupioterapia.
E io che del mei tai ho fatto un mestiere, non potevo non unirmi a chi lotta ogni giorno per salvare delle piccole vite. A chi lavora per introdurre la Kangaroo Mother Care negli ospedali italiani.
Di come, dove, quando, e come unirvi a noi, vi parlerò nei prossimi giorni.
Nel frattempo vorrei segnalarvi questa bella storia pubblicata su soldodicacio.com.
I miei nuovi mei tai in cotone biologico con pannello frontale in cotone stampato (non bio) sono da oggi disponibili su Eco and Eco. Fatevi sotto!
Su Eco and Eco troverete anche con una selezione di prodotti ecologici e biologici per
il bambino, la persona, la casa, e un angolo dedicato alla lettura per
approfondire i temi ecologici.
I nuovi mei tai sono disponibili nel mio negozio online. Spero vi piacciano.
Ne seguiranno altri nelle prossime settimane.
A grande richiesta, ecco le istruzioni per realizzare il mio “poncho per due“.
Ispirato ad un modello de “La Droguerie”, questo poncho permette di coprire/scoprire con un solo gesto mamma e bambino.
Se scegliete un tessuto come la lana cotta o il pile, il vostro “poncho per due“ sarà pronto in cinque minuti. Basterà tagliare, poi applicare i bottoni e le asole.
Se invece scegliete un tessuto di maglia, come quello nella foto, dovrete rifinire i bordi. In questo caso, di minuti ce ne vorranno dieci.
Cliccate sull’immagine per ingrandirla:

Il “poncho per due
“ è una taglia unica. Se siete particolarmente alte e robuste o, al contrario, molto minute, potrebbe essere necessario ritoccare le misure in base alle vostre esigenze personali.
Ora siete pronte per portare il vostro bambino anche d’inverno.
Se realizzate il “poncho per due“, non dimenticate di mandarmi una foto, o di condividerla nel nostro gruppo flickr.
Attenzione: questo modello appartiene a me ed è soggetto a copyright. Potete utilizzarlo per il vostro uso personale ma NON a scopi commerciali.
Fin da bambina, ho sempre desiderato diventare mamma. Non sapevo che mestiere avrei fatto (e a dire il vero non lo so ancora!) ma sapevo che avrei avuto tre o quattro bambini.
Quando aspettavo Leonardo, ero in estasi. Il mio sogno si stava finalmente realizzando. Abitavo sulla Costa Azzurra. Avevo un buon lavoro nel Principato di Monaco con possibilità di carriera e, finalmente, aspettavo un bambino.
Improvvisamente vedevo, intorno a me, neomamme con i loro bimbi dappertutto. Le vedevo passeggiare sul lungomare spingendo carrozzine con dentro teneri bambolotti paffuti e sorridenti, e non vedevo l’ora di fare altrettanto.
Purtroppo non era questo il mio destino.
Il mio tenero angioletto non faceva altro che piangere. Piangeva e urlava senza sosta, a meno che non fosse tra le mie braccia, o attaccato al seno.
Impossibile dormire per più di un’ora di fila. Passeggiare in carrozzina sul lungomare, neanche a parlarne. Le poche volte che ho voluto ostinarmi a farlo, ero terribilmente in imbarazzo. Mi sembrava che tutti mi guardassero con disapprovazione. Madre snaturata, incapace di calmare il proprio bambino.
A volte qualcuno mi si avvicinava, dicendo frasi del tipo:
- Poveriiino, ma che cos’ha?
- Se lo sapessi non lo lascerei certo lì ad urlare!
Oppure addirittura, rivolgendosi direttamente al bambino:
- Poveriiino… hai fame, vero?
- Ceerto, non mangia da due giorni!
Poi ecco che arrivavano gli esperti. Quelli che hanno capito tutto: lo tieni troppo in braccio, il tuo latte non gli basta, non lo prenderai mica nel letto con te? Guarda che lo vizi!
Nelle condizioni spaventose in cui mi trovato, tra stress, stanchezza, sensi di colpa, sensazione di fallimento e di totale inadeguatezza, non riuscivo nemmeno a riflettere e a ragionare. Altrimenti mi sarei resa conto perfettamente che:
- Non piangeva perché lo tenevo troppo in braccio: lo tenevo in braccio perché piangeva!
- Il bambino cresceva regolarmente. Quindi mangiava abbastanza. Quindi, avevo abbastanza latte.
Quando ho scoperto il marsupio, è stato come scoprire l’America. Leonardo finalmente dormiva. Così ho iniziato ad usarlo in modo intensivo. La schiena era a pezzi ma almeno il cervello poteva distrarsi. So fare di tutto con un bambino appeso addosso. Di tutto.
Ancora una volta, sono stata avvertita: “Lo stai viziando, non ti mollerà mai, diventerà un piccolo tiranno”. Mi sentivo terribilmente in colpa ma quello era l’unico modo che avevo trovato per calmare i suoi pianti. Quindi, nonostante le terribili conseguenze che mi venivano preannunciate, continuavo a tenerlo nel marsupio durante il giorno.
E nel lettone durante la notte. Non per scelta. Per necessità. Dopo essermi ritrovata più volte addormentata sulla poltrona, con il rischio di farlo cadere, ho pensato che sarebbe stato meno pericoloso addormentarsi nel letto.
Per i primi sette mesi è andata così. Di giorno nel marsupio, di notte nel lettone, con poppate ogni ora.
Al sesto mese ho smesso di allattare. Qualcuno è riuscito a convincermi che il problema era nel mio latte e che passando al biberon Leonardo avrebbe finalmente dormito.
Risultato: la notte, invece di attaccarlo al seno e riaddormentarmi, seppur per un breve periodo, mi toccava alzarmi, scaldare il biberon, darglielo, e fargli fare il ruttino. Ok, potevo alternarmi con Jean. Magra consolazione.
Non contenta, quando Leonardo ha iniziato a dormicchiare, mi sono detta che era il momento di mettere in cantiere il fratellino/sorellina.
Quando aspettavo Gloria ero stanca ma fiduciosa. Avevo già dato. Non poteva capitarmene un altro così.
No?
Sì.
Con l’aggravante che quando Gloria piangeva di notte, svegliava anche Leonardo.
Abbiamo finito con il fare la “camera dei maschi” e quella “delle femmine”. Per mesi io ho dormito con Gloria e Jean con Leonardo.
Anche con Gloria ho adottato il co-sleeping e l’allattamento a richiesta. Peccato che lei, spesso e volentieri, rigurgitasse. Così mi ritrovavo nel cuore della notte a dover cambiare lei, me, e a volte anche le lenzuola.
La fascia, scoperta durante la seconda gravisanza, è stata il suo nido per parecchi mesi.
Insomma, dalla nascita di Leonardo ai due anni di Gloria questa è stata la nostra vita.
Due genitori stanchi e stressati che litigavano spesso, per i motivi più stupidi. Siamo stati sull’orlo della rottura.
Nella ricerca disperata di un cambiamento, ci siamo trasferiti a Torino. Probabilmente l’errore più grande che abbiamo mai fatto. Me ne sono pentita fin dal primo giorno, ma mi ci sono voluti ben due anni per trovare il coraggio di andarmene.
E’ stato un vero colpo di testa che ci ha portati a mollare tutto e partire, così, da un giorno all’altro.
Qui nella nostra prateria, abbiamo ricominciato da capo. E ci siamo goduti qualche mese di notti tranquille prima di mettere al mondo Chiara.
Masochisti? Forse. Anche Chiara ci ha dato del filo da torcere. Anche lei è stata ed è tuttora portata in modo intensivo. Nel mei tai, questa volta: versatile come la fascia e pratico come il marsupio, una vera rivelazione.
Al compimento del primo anno Chiara ha iniziato a regalarci qualche notte ininterrotta. E noi, che questa volta non ci eravamo fatti illusioni, ci svegliamo ogni mattina ringraziando il cielo. Ma chissà perché, del quarto, Jean proprio non vuol sentir parlare…
E' stata dura, ma ce l'abbiamo fatta.
Nonostante la macchina da cucire mi abbia sabotata nel bel mezzo dei preparativi, i nuovi mei tai (e non solo) sono finalmente pronti.
Visitate qui il mio negozio online per vedere le ultime novità.
Per qualsiasi domanda, richiesta, informazione, curiosità, per metodi di pagamento alternativi a paypal, ecc. resto a vostra disposizione nei commenti a questo post o tramite e-mail all'indirizzo lacasanellaprateria74@yahoo.fr

Congratulazioni, Marta! Mandami il tuo indirizzo e riceverai il mei tai al più presto.
Grazie a tutte le altre per aver partecipato, è stato un piacere leggere i vostri commenti.
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Aggiunto alle 22.50: mi sono appena accorta di aver inserito come numero massimo 82 invece di 78. Essendo il numero estratto comunque inferiore a 78 direi che, se nessuno ha qualcosa in contrario, possiamo considerare l’estrazione come valida.
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In seguito alle numerose richieste che mi sono pervenute nei giorni scorsi, sto confezionando alcuni mei tai destinati alla vendita.
I miei mei tai sono realizzati con cura, con materiali naturali di alta qualità, resistenti (testati con i miei tre figli) e sono pezzi unici.
Gli imballaggi utilizzati per le spedizioni sono tutti riciclati, e la consegna in Italia è gratuita fino alla fine di giugno per i lettori del mio blog.
Visitate qui il mio negozio online.
Contattatemi pure via email all’indirizzo claudia (at) lacasanellaprateria.com o nei commenti.