Educare per fermare la violenza

Ultimamente si è molto parlato di femminicidio e violenza sulle donne. Questo argomento mi tocca da vicino in quanto donna, ma soprattutto in quanto testimone delle violenze e delle minacce subite da mia madre sotto i miei occhi di bambina.

Non si fa altro che ripeterlo: l’amore non può essere violento. Quello che spinge a maltrattare ed uccidere è l’attaccamento morboso insieme ad una sorta di delirio di onnipotenza. Se non sei mia, non sarai di nessun altro. Chi se ne importa se per impedirlo rovinerò la tua vita, la mia, e anche quella dei nostri figli.

L’amore è rispetto. L’amore è libertà. Amare qualcuno significa desiderare la sua felicità, seppur lontano da noi. Sembrano frasi fatte ma crescendo (forse dovrei dire “invecchiando”) mi rendo conto di come questo sia non solo possibile, ma indispensabile. Amare significa dare, non pretendere. E ancor meno prendere con la forza.

E’ necessaria una grande maturità per riuscire ad amare in modo incondizionato e disinteressato. Per desiderare il bene dell’altro, anche se questo contrasta con il nostro. E’ utopistico pensare che questo possa succedere davvero, nella maggior parte dei rapporti umani?

Secondo me no. Credo che questo traguardo verrà raggiunto, nel corso dell’evoluzione.

Il punto è che quel traguardo è ancora lontano. Ma non per questo dobbiamo rassegnarci e smettere di andare in quella direzione. Come? Noi genitori abbiamo un’arma potentissima. La più potente di tutte, probabilmente: l’educazione.

“Se ti rivolgi ai bambini, che sono il futuro già nel presente, e li spingi, li educhi, li porti alla creatività, può darsi che tra mille anni la vita sia diversa” (Bruno Munari)

E’ importante educare i nostri figli alla non-violenza. Se esistesse una ricetta infallibile la scriverei qui sotto. Ma siccome non è così, mi limiterò ad elencare ciò che credo sia utile per lavorare in questa direzione, sperando che vorrete aggiungere le vostre considerazioni personali per arricchire la discussione.

Educare alla non violenza significa, ovviamente, non usare la violenza. Se “una sculacciata non ha mai fatto male a nessuno”, trasmette comunque un messaggio: se non so come altro ottenere ciò che voglio, posso ricorrere all’uso della forza. Questo non significa che sia un cattivo genitore chi, in un momento di rabbia, ha sculacciato i propri figli. Ma è importante comprendere che la sculacciata è un fallimento. Significa che non siamo riusciti a trovare un modo efficace per trasmettere il nostro messaggio. Dobbiamo lavorare sulla comunicazione.

Educare alla non violenza significa non permettere che i bambini assistano a scene di violenza. Questo vale soprattutto in casa. Come si sa, chi ha subito violenze, chi è cresciuto in un clima violento, tende a riprodurre quanto vissuto nell’infanzia (ad essere violento a sua volta o a diventare vittima di un coniuge violento).  Motivo in più perché una donna (ma succede anche agli uomini di essere maltrattati dalle mogli, anche se se ne parla molto meno) non può e non deve accettare di subire violenze. La posta in gioco è troppo grande. Se non riesci a farlo per te stessa, fallo per i tuoi figli.

E’ importante inoltre imparare ad accettare la frustrazione. Non sempre possiamo avere ciò che desideriamo. Non serve a niente pestare i piedi o, più tardi, pestare la moglie. La vita è una miniera di meravigliose opportunità, ma è anche piena di ostacoli. Dobbiamo insegnare ai nostri figli a perseguire i propri obiettivi con tutte le loro forze ma anche ad accettare la realtà, per quanto dura. Facile a dirsi, vero? Ma come si insegnano queste cose? Attraverso l’esempio.

E siccome non si può dare ciò che non si ha, dobbiamo per primi imparare a controllare le nostre reazioni. Non mi stancherò mai di ripetere quanto lo yoga e la meditazione siano utili in questo senso. Ma gli stessi risultati possono essere raggiunti percorrendo strade diverse: coltivando l’empatia e la compassione, prendendo coscienza del fatto che siamo tutti profondamente connessi e che il bene del singolo non può essere indipendente dal bene della collettività.

Pretendere ciò che non si può avere (attenzione, questo è molto diverso dal lottare con tutte le proprie forze per raggiungere obiettivi apparentemente impossibili) e credersi superiori agli altri: questi sono, secondo me, i primi passi verso la violenza. Un male che possiamo combattere educando i nostri figli in modo responsabile.

Cosa ne pensate? E cosa fate, nel vostro quotidiano, per contribuire a combattere questo male?

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Commenti

  1. Bellissima la tua riflessione che condivido in pieno, a casa mia ho sempre portato avanti il metodo della non violenza, neanche una sculacciata, non è facile, anzi a volte molto molto impegnativo ma sono sicura porterà i frutti in futuro. Il problema l’abbiamo avuto a scuola, per un bambino che picchia gli altri ci siamo trovate noi mamme in difficoltà, dire ai nostri figli di difendersi o no? Ancora ci stiamo lavorando…

  2. Vale dice:

    Claudia: non potresti trovarmi più d’accordo. Condivido ogni tua parola, e soprattutto penso come te che uno dei modi per prevenire la violenza sia non usare mai la violenza con i figli. So che è difficile accettare che uno sculaccione voglia dire “violenza”, soprattutto perché quasi tutti noi ne abbiamo ricevuti da bambini, ma è importante – credo – rendersi conto che è un fallimento ma soprattutto è un modo per far crescere i bambini e le bambine con la convinzione di “averle meritate”. Io ho degli amici che mi dicono “i miei a volte me ne hanno date di santa ragione, ma le meritavo, e mi hanno fatto bene”.
    NO. Non si merita mai la violenza. E non fa mai bene.
    Grazie di questo post, di cuore.

  3. Cerco di crescere dei figli che non siano prepotenti, però lo sai che è difficile? Perché vedo tanti bambini che se ne approfittano perché sono tranquilli e tante mamme che se ne fregano perché tanto sono i miei figli ad essere pestati, a volte mi viene il dubbio che dovrei insegnargli ad essere più “furbi” ma non ce la faccio emi auguro che impareranno da soli a difendersi senza essere violenti perché nemmeno voglio che siano delle persone che subiscano da chi si crede più forte di loro.

  4. Patrizia dice:

    Claudia,
    ho letto con molto interesse il tuo post, soprattutto alla luce di un fatto che mi è successo tempo fa. (anche se non riguarda direttamente la violenza domestica ma pur sempre la violenza sulle donne)
    Parlando con un’amica, madre di un ragazzino, di un fatto di cronaca tremendo (una violenza di gruppo) lei ha giustificato l’accaduto dicendo “E sai i maschi sono fatti così, meno male che non ho una figlia femmina, più a rischio in questo mondo…”
    Mi si è raggelato il sangue nelle vene e non ho saputo reagire sul momento.
    So, SPERO, che questo pensiero sia un caso sporadico. Certo è che giustificare sempre e comunque i nostri figli è sbagliato!!
    Sono fermamente convinta che l’inversione di tendenza sia un compito delle madri e dei padri: dobbiamo passare un messaggio diverso ai nostri figli.
    Devono imparare il rispetto per le donne, per le sorelle, per le amichette, per le mamme stesse, da piccoli.
    L’ambiente che ci circonda non aiuta: pubblicità e televisione mandano messaggi equivoci ma ci siamo noi, donne e mamme, che possiamo essere un esempio per loro!!

  5. Tania dice:

    Si credo che sia una riflessione per cui sia necessario diffondere maggior interesse e impegno.
    Per niente banale ed è importanttissimo la riflessione che ci proponi oggi. Educare alla libertà ma anche alla non violenza. Grazie Claudia

  6. Angela dice:

    Il tuo post di oggi cade a fagiolo perchè molto spesso mi capita di vedere “brutte scene” tra bambini, che non sono da considerare “un pò troppo vivaci”, ma maleducati nel vero senso del termine. Un giorno vedo un bambino (6-7 anni) per strada dare uno schiaffone alla nonna ed io, quasi quasi, stavo per intervenire. Qualche giorno dopo, è la stessa nonna che, con la sigaretta in bocca schiaffeggiava il nipote e gli ingiuriava contro. Ci sono rimasta di stucco. Essere genitori o educatori vuol dire proprio avere questa enorme responsabilità e mi fanno tanta rabbia e tristezza i genitori che sottovalutano il rispetto per gli altri. Non a caso, ci sono episodi di bullismo nelle elementari, che sono una costante in crescita e molto preoccupante.

  7. Beatrice dice:

    Sono pienamente d’accordo con tutto quello che dici. Amore è rispetto e libertà e non deve e non può essere violento. Purtroppo la violenza esiste, soprattutto verso le donne e dentro le mura di casa, non fuori. Secondo le statistiche del UN Women (United Nations Entity for Gender Equality and the Empowerment of Women), un miliardo di donne, madri, figlie, sorelle, compagne e amiche, 1 donna su 3, sarà picchiata o violentata nella sua vita.
    Il 14 febbraio con le mie 2 bimbe, di 7 e 11 anni, abbiamo partecipato al V-Day, One Billion Rising. Un’ associazione mondiale fondata da Eve Ensler che combatte ogni forma di violenza verso le donne attraverso eventi, falsh mob e manifestazioni in tutto il modo. “Perché un miliardo di donne violentate è un’atrocità, ma un miliardo di donne e uomini che ballano è una rivoluzione”. Quel giorno abbiamo ballato tutti insieme, in una piazza di un piccolo paesino, donne, uomini, bambini ed è stata un’emozione fortissima indescrivibile. Mentre ballavamo si sentiva forte l’energia che riuscivamo a produrre, quante cose si possono cambiare se noi, in prima persona ci alziamo e con forza diciamo no, basta. Sono stata felice soprattutto perché con me c’erano le mie bimbe, quello che vorrei insegnarli è di non accettare mai nessun tipo di violenza e che si può e si deve dire no a chi ci fa del male.

  8. ChiaraC dice:

    Bellissimo post! Io mi sento molto “chiamata in causa” avendo due figli maschi: è fondamentale educarli alla non violenza e soprattutto al rispetto della diversità. Sono d’accordissimo sulla inefficacia dello sculaccione, non serve ed è espressione della frustrazione del genitore che non è riuscito a trovare metodi alternativi (e non è che a me non sia mai scappato, ma poi l’ho vissuto come un fallimento del mio essere mamma)! E’ però un impegno non da poco… soprattutto quando escono da casa e trovano altri esempi: da quando ha iniziato la materna, il mio treenne quando si arrabbia parte con le minacce ” se no ti do le botte… ti schiaccio il naso…ti taglio il braccio… ti calpesto… ecc” Quando gli chiedo dove ha sentito queste espressioni mi nomina un paio di compagni/compagne di asilo… Tutto sommato è giusto che si confronti con “il mondo” però è triste pensare che è questo il mondo che ci circonda (perchè questi bimbi dove possono avere imparato queste espressioni se non in casa?)

  9. veronica dice:

    concordo con te Claudia……. credo che la no violenza in ogni rapporto sia doverosa……
    non condanno del tutto lo sculaccione ma credo che oggi i bimbi …… siano poco abituati ad esternare i loro sentimenti ed emozioni a parole e a dialogare con l’adulto o il coetaneo…..
    quello che mi sto impegnando a fare è cercare di instaurare un dialogo con i miei figli e di far capire loro che con la violenza non si risolve nulla!!!!!!!! e hovisto che nonostante all’asilo della piccola ci siano bambini un po di mano lunga …i miei con il dito putnato dicono alla maestra che non si fa ..perchè è brutto!!!!!
    all’asilo indubbiamente , o al parco, possono imparare espressioni diverse da quelle che usiamo in casa, ma se corretti nelmodo opportuno tutto si risolve!!!!!

    bell’argomento claudia

  10. proprio oggi andrò ad un seminario dove si parla di educazione dei figli ad esternare le loro emozioni e sentimenti ….. poi vi saprò dire

  11. Sara74 dice:

    Ciao Claudia,
    mi hai fatta piangere e sentire tanto in colpa.
    Ogni tanto do’ qualche sculacciata a Lorenzo (2 anni e 1/2) quando si impunta e diventa ingestibile, quando inizia a fare i capricci e ha dei comportamenti isterici.
    E’ che non riesco a gestire questi momenti in altro modo. Ho provato a prenderlo con calma cercando di spiegargli le cose ma difficilmente ottengo risultati e la cosa mi frustra molto.
    Ogni volta che grido mi riprometto che sarà l’ultima ma purtroppo non è mai così. Mi sento veramente una pessima madre.
    Ammiro tanto la tua calma e la tua pacatezza che sicuramente riesci a trasmettere ai tuoi figli.
    Un abrraccio pieno di buone intenzioni.
    Sara

    • Claudia dice:

      No, no, no… il mio intento non era far sentire in colpa nessuno. Non crederai mica che io non perda mai le staffe? Di sculacciate ne ho date anche io. Soprattutto a Leonardo (i primi sono spesso le nostre “cavie”, sulla loro pelle impariamo a fare i genitori). L’importante è rendersi conto che la sculacciata è un fallimento e non una “giusta punizione”. E cercare altri modi. Non sentirti in colpa. Cerca solo di imparare a gestire le tue e le sue reazioni. Un abbraccio.

      • Sara74 dice:

        Si lo so, mi sono sentita in colpa nel senso che mi hai fatto fare un esame di coscenza (e spesso è più comodo non farne) e ho capito che le sculacciate sono veramente inutili….

      • Che consolazione… anche la mia prima ha preso qualche sculaccione al volo!!!
        A parte questo io con due figlie femmine mi sento molto preoccupata da tutto quello che ci circonda… ma se avessi figli maschi mi sentirei molto responsabilizzata nel trasmettere il senso del rispetto! Credo molto nell’esempio. Non potrò essere onnipresente nella vita delle bambine ma spero di insegnare loro a “difendersi” e a distinguere questi atteggiamenti malati, ad avere sufficiente fiducia in se stesse da poter “bastare” a se stesse piuttosto che vivere accompagnate da un falso amore malato. Troppe ragazzine sono lasciate a se stesse. Non giudico mai l’aspetto ma alle volte vedo ragazzine conciate in modo del tutto inadatto all’età o al luogo e lo trovo una mancanza di rispetto per se stesse. Comportarsi da stupide perchè donne, vestirsi da “cubiste” (volevo addolcire un termine un po’ più pesante) perchè donne, dover essere provocanti perchè donne. Come se appartenere al genere femminile significasse solo questo.
        CI sono molti altri aspetti da mettere in luce come donne: le tue figlie impareranno che sei seguita e apprezzata per la tua creatività, l’intuito. Credo che noi genitori dovremmo fare di più sia con i maschietti che con le femminucce. Ha torto chi causa dolore fisico e morale ad una donna, dobbiamo crescere uomini più rispettosi, ma anche figlie più sicure!

  12. Carmen dice:

    Ciao Claudia,
    sono giunta al tuo blog per caso e appena ho letto il titolo dell’articolo, non potevo non leggerlo. Sento molto mio l’argomento, sia in quanto donna come tu stessa hai specificato e sia perchè c’è stato un periodo della mia vita in cui verbalmente e psicologicamente (almeno solo quello) sono stata in balia di un uomo che aveva incasinato la sua vita e non volendo perdermi, mi tratteneva (ma questa è un’altra storia).

    Ho apprezzato tantissimo quello che hai scritto; come sempre le radici si gettano in famiglia e l’educazione genitoriale va portata avanti con il giusto esempio (l’unico mezzo che può assicurare un qualche risultato positivo, o sicuramente migliore di altre vie percorribili).

    Qualche sera fa, domenica se non ricordo male, ho visto la puntata di Presa Diretta a Rai3 interamente dedicata alla violenza subita dalle donne. Una puntata che mi ha lasciato senza fiato. Storie strappalacrime ma anche rabbia per centri chiusi, fondi tagliati, strutture non adeguate seppur il personale qualificato e volenteroso c’è (seppur spesso operi di volontariato o con fondi propri). Consiglio vivamente a chi non l’ha vista di guardala, sul sito di Presa Diretta trovate il link con la replica e anche l’elenco degli sportelli anti-violenza attivi in Italia. Dobbiamo sostenerci!

    Articolo che corro a condividere sui social. Un ottimo post e continuerò a seguirti con entusiasmo.
    Ti auguro una felice giornata.
    Carmen

    • Claudia dice:

      Grazie e benvenuta. Anche io ho visto Presa Diretta l’altra sera, proprio insieme a mia mamma. Ci ha ricordato momenti terribili e mi ha spinta a scrivere queste righe.

      • Carmen dice:

        posso solo lontanamente immaginare quanto sia stato doloroso quel programma.
        di storie così purtroppo ce ne sono troppe.

        la settimana scorsa si è tolto la vita un uomo nel mio paese (che non conoscevo direttamente, ma che sapevo essere una brava persona….almeno quello si dava a vedere). E’ venuto fuori che invece in casa era una bestia con la moglie e con i figli (due femmine e un maschio tutti pressocchè adolescenti) e non avendo retto all’ultima sfuriata che aveva fatto e che aveva portato sua moglie a decidere definitivamente di lasciarlo…ha optato per togliersi la vita.

        storie drammatiche.

        La puntata mi ha sconvolto, credimi. Ho infatti intenzione di farne un bel post dettagliato con i numeri che parlano, perchè troppe persone non si rendono conto. Pensano alle grandi opere (cm la tav o il ponte sullo stretto) o alle auto blu e poi tagliano i fondi a strutture che sono gli unici angoli di salvezza per donne maltrattate. è impensabile.
        Iacona ha anche scritto un libro in merito “se questi sono gli uomini”, vorrei leggerlo.

        Speriamo che il nuovo governo presti un po’ più attenzione a questo tema…non si può continuare ad aver paura così!

  13. elisabetta dice:

    E’ difficile non alzare le mani, soprattutto quando il tuo bimbo di 1 anno e mezzo ti picchia e tu hai il pancione, (e io fino a quel momento non lo avevo mai sculacciato perchè non ne avevo motivo , era un bimbo molto tranquillo). poi picchia la sorella, dal giorno in cui è nata, e tu ti ritrovi impotente, indifesa, nonostante tu sia l’adulto consapevole e si presume ragionevole. Adesso che lei ha un anno le cose sono un pò migliorate ma ogni tanto lo spintone gli scappa e lei giù testate per terra e tu spieghi, implori, poi urli, lo metti sul divano in time out (sistema usato al nido per calmarli) ma ogni tanto uno scoppellotto scappa. e non ne vado per niente orgogliosa…tutt’altro. Ma sopratutto non mi faccio una ragione del fatto che lui sia manesco, perchè veramente non era mai stata picchiato prima che cominciasse ad alzare lui le mani su di me…Elisabetta

    • silvia dice:

      Ci sto passando anche io, da circa due anni, e come te mi imbufalisco spesso.
      Credo che per il mio grande siano manifestazioni di gelosia e voglia di mamma.
      Quando non sono sopraffatta dalla rabbia e dalla stanchezza e quindi mi scappa l’urlo o la mano per fortuna quasi mai, lo consolo, lo ascolto e cerco di fargli capire che bisogna parlare e spiegarsi per risolvere le cose anche quando ha ragione di sentirsi così adirato, perchè tra l’altro sua sorella non è una santa e spesso ha tutti i motivi per sentirsi così. Poi gli ho proposto delle alternative da picchiare per sfogarsi quando è arrabbiato e devo dire che il cuscinone nero viene spesso preso a pugni al posto della sorella.

  14. Irene dice:

    Concordo pienamente.
    E ci includo anche la violenza verbale, la sensazione di sopraffazione che possono trasmettere anche soltanto le urla, che siano indirizzate a noi o che volino tra le persone circostanti. Io ci sono cresciuta in mezzo da bambina, e faccio l’impossibile perché le mie figlie crescano in un contesto non violento ad ogni livello. Però guarda, lo ammetto, non sempre è facile. Non mi permetterei mai di toccarle per percuoterle, ma a volte l’alzata di voce mi scappa. Spero possa essere di esempio anche l’errore, se lo si ammette, ci si scusa, e si cerca di migliorare.
    La mia bambina meno piccola (3 anni e mezzo) quando alzo la voce mi dice “non capisco meglio se urli”, e devo dire che questo mi fa ben sperare, mi sembra un segno della sua consapevolezza del rispetto che le e’ dovuto, di quali sono gli atteggiamenti a cui non è giusto che sottostia.

  15. silvia dice:

    Grazie per queste parole.
    Quello della violenza sulle donne è un tema che sento molto, che mi fa crescere dentro una grande rabbia: vorrei che le cose cambiassero, e per farlo c’è da cambiare una cultura intera.
    Mi vanto di non aver mai sculacciato la mia bimba, ma poi penso meglio e mi rendo conto che in certi momenti, quando perdo la pazienza, urlo. Ed è una cosa che non mi piace fare, che le insegna solo che chi urla di più vince. Io stessa noto come nei rapporti che ho con “i grandi” ottengo i maggiori risultati quando parlo con calma… ma con la mia piccola non è così facile farlo …E’ violenza anche questa in fondo… La teoria la so, sulla pratica ci sto lavorando.

  16. Duda Tissa dice:

    Credo che tanti genitori non si rendano conto di quanto sia importante il loro esempio. E’ vero, l’educazione alla non violenza e al rispetto parte da noi, siamo noi che dobbiamo saperci comportare nel modo corretto con i nostri bimbi e concordo pienamente su quanto sia difficile. Il mio ballerino ha un anno e mezzo e al momento non ha ancora avuto comportamenti violenti, spero davvero di essere in grado di gestirli quando accadranno. Prima di avere figli pensavo che a volte uno sculaccione ci possa stare, forse perchè da piccola ogni tanto le prendevo e anch’io pensavo di meritarmele, ma credo sempre di più che sia necessario trovare un’alternativa. Resta da vedere se sarò in grado di mantenere la calma e stabilire un dialogo con mio figlio anche nei momenti più concitati.

  17. Condivido Claudia! Solo l’esempio, l’amore incondizionato, l’educazione libera e rispettosa, la non ammissione di azioni ed immagini violente in famiglia e nel contesto quotidiano di esperienza dei piccoli, la libera espressività artistica, fisica, creativa per conoscere, liberare, trasformare e quindi gestire tutte le emozioni (anche quelle più difficili da accettare nella nostra società come la rabbia) possono cambiare il mondo. La conoscenza del limite, tra quello che posso fare e quello che non posso fare per non nuocere a me stesso e all’altro. Un bambino amato per quello che è (e non per quello che dovrebbe essere) e rispettato nei suoi tempi e nelle sue emozioni, è un bambino che saprà amare e rispettare! Un bambino che non conosce la violenza in famiglia e precocemente vede e percepisce che nel mondo in cui si trova, essa non è ammessa, che gli atti violenti e irrispettosi vengono subito fermati perché non fanno bene a nessuno (perché naturalmente nessuno è felice se li riceve), dentro di sé maturerà il concetto di una vita non-violenta. Anche chiudere subito la bocca ad un neonato con un ciuccio perché piange e una forma di violenza perché non si accettano le sue emozioni e i suoi bisogni. Anche separare la madre dal neonato i primi momenti della nascita e non permettere alle donne di stare con i propri cuccioli perché non ci sono politiche di pari opportunità adeguate sono una forma di violenza. Non accettare le opinioni diverse, deridere e denigrare il diverso sono forme di violenza. Il non ascolto è una grande forma di violenza. Fermiamoci ad ascoltare di più e magari a parlare di meno. Se nell’inizio c’è il tutto (grande principio zen), è dall’inizio che si può e deve cominciare per cambiare. Coltivare l’empatia in noi stessi per trasmetterla ai nostri figli, anche attraverso libri e immagini belle, gentili, il rispetto e la gentilezza verso la natura. E’ un grande lavoro di trasformazione su noi stessi per i nostri figli e per il mondo che vogliamo. E non solo fra mille anni, ma ora. Baci, Claudia (P.S. Ci sarai il 2-3 marzo alla Fiera del bambino naturale a Pontedera? Terrò i laboratori di teatro per adulti e bimbi :-) )

  18. mammagari dice:

    Ciao Claudia, quanto mi sta a cuore questo argomento! E dire che alle volte quando dichiari di essere contraria alle sculacciate ti guardano come se provenissi da un altro pianeta… Pensa che a me avevano dato l’autorizzazione a farne uso anche in qualità di baby sitter! E io mi sono sempre rifiutata….

  19. Elena dice:

    Bellissima riflessione che condivido in pieno.

  20. Francesca dice:

    grazie Claudia per aver condiviso il tuo pensiero.. anche io provo in tutti i modi ad impegnarmi con l’esempio e la compassione a far crescere i miei figli in un ambiente non violento… ma lo spettro di come era mio padre mi si ripresenta tutte le (per fortuna rare) volte che non riesco a trattenere la rabbia e la frustrazione e mi ritrovo a urlare o a tirare uno scappellotto al mio (piccolo)grande ometto di 4 anni che “distrattamente” fa un dispetto alla sorellina di 14 mesi… so di sbagliare, gli chiedo scusa, so che è un fallimento e che dovrei trovare un canale comicativo più efficace.. ma so anche che sono cambiata molto e maturata molto grazie ai miei figli e che sarò una persona sempre migliore per merito loro..
    ps. qualcuno ha da consigliare letture per bimbi piccoli 3-4 anni sull’approccio non violento agli altri? un invito alla gentilezza, per il superamento dei conflitti e della gelosia?
    grazie
    FRa

  21. Cara Claudia. Grazie per avere affrontato un argomento così delicato ed importante, soprAttutto perché viene da una tua esperienza e le cose vissute in prima persona ci rendono testimoni veri della vita. Il riscatto più significativo di un passato brutto e di violenza è saper spezzare questa catena e, seppur facendo errori ogni ogni tanto, dare ai nostri figli una strada nuova da percorrere. Le violenze fisiche e psicologiche (a volte ancora peggiori perché nessuno le vede e quindi nessuno interviene) lasciano un segno indescrivibile perché rischiano di diventare agli occhi del bambino qualcosa di normale e quasi obbligato. Ogni fatto, avvenimento e contributo sono un piccolo passo per cambiare. Anch’io ci sono passata e anch’io ne sono uscita. Grazie.

  22. Milkfree dice:

    Per 2 anni mi sono ritrovata costretta a subire le angherie di un titolare d’azienda (perchè non dimentichiamo che spesso un altro luogo di violenza è il posto di lavoro) un po’squilibrato.
    Era la mia prima esperienza di lavoro, mi sentivo insicura e incapace e all’inizio giustificavo i suoi scatti d’ira e le sue male parole. Mi sentivo una nullità. E vedevo lui sempre più forte.
    Tutti mi dicevano di cercarmi un altro posto, io invece sono rimasta. Non volevo dargli la soddisfazione di “cacciarmi” via, come aveva fatto con altre donne prima di me.
    Con il tempo ho capito che quello che sembrava un leone era in realtà un uomo “bambino” insicuro e pieno di complessi, e che la risposta migliore ai suoi attacchi d’ira era stare tranquilla davanti a lui, sorridendo, e ignorarlo.
    Spesso quello che vogliono queste persone è riversarti addosso la loro rabbia e frustrazione, e chi si fa prendere e riponde a tono fa solo il loro gioco. Restando impassibili li si lascia in balia delle loro emozioni, e non c’è nulla di più soddisfacente che vederli basiti dalla reazione di una donna, giovane come me.
    Questa esperienza mi ha fatto motlo soffrire ma mi ha insegnato una grande lezione, che trasmetterò ai miei figli.

  23. questo post l’ho letto ieri quando l’hai pubblicato.
    mi ha toccato dentro perchè contiene un numero considerevole di spunti su cui riflettere anche per chi, come me, si interroga spesso sull’argomento.
    e da ieri ci rifletto e mi ritrovo, in alcuni comportamenti virtuosi, in altri molto meno virtuosi anche.
    oggi me lo sono stampato, tutto il post e me lo sono riletto mentre passeggiavo in collina.
    ha un effetto molto rasserenante, è un elenco felice di speranze per il futuro.
    grazie.

  24. Valeria dice:

    Eccomi a commentare anche qui(già fatto su fb, come amica di Fosca).

    Io vivo sola con mia figlia di due anni e mezzo. Lontana dalla mia famiglia di origine, lavoro e sto con lei e basta, e giuro che a volte è una situazione esasperante.
    Cosa faccio per educarla alla non violenza? La ascolto, la guardo,gioco con lei, non urlo e non la sculaccio mai, cerco di capire cosa prova e di farglielo esprimere, ignoro urla, capricci, scatti d’ira, per farle sempre sentire che è col rispetto che si ottiene ciò che si vuole, non con la prepotenza.
    Certo, quando al mattino devo andare al lavoro e lei incrocia le braccine e alza su il mento e dice “NO” le provo tutte, ma alla fine capita di essere costretta a prenderla di peso e vestirla di prepotenza, con la rabbia dentro per non avere scelta.
    Non sono una mamma perfetta, tutt’altro, a volte sbuffo.

  25. Moonlitgirl dice:

    Non sonod’accordo….ma d’accordissimo con te!!!
    Ho parlato della violenza sulle donne in occasione di San Valentino e di ONE Billion Rising in questo post http://friendonthemoon.blogspot.it/2013/02/il-piu-grande-gesto-damore-san-valentino.html ed ho parlato qualche giorno fa di rispetto e di figli in questo post http://friendonthemoon.blogspot.it/2013/02/insegniamo-ai-nostri-figli-il.html
    I bambini sono spugne e apprendono quello che vedono. Anche il modo in cui li trattiamo e’ fondamentale per la loro crescita. Poi solo alcuni da grandi riescono a superare i traumi vissuti da piccoli…ma non tutti. Per alcuni e’ fatale….quello che hanno vissuto da piccoli.
    Non conosco la tua storia, non so se hai scritto un post ad hoc (se si mi piacerebbe leggerlo). Ma volevo solo dirti che mi dispiace….tanto.
    Un abbraccio

  26. pomme dice:

    Salve a tutti, io di mio non perdo spesso la pazienza e quando succede al massimo sbuffo,
    Però volevo condividere con voi il mio modo di fare per sentire le vostre opinione e capire se ha un senso o no.
    Il mio bimbo ha 19 mesi, io gli spiego sempre tutto ma senza mai dilungarmi in molte parole,
    perché comunque mi da l’idea che il suo tempo di attenzione sia limitato e che lunghe spiegazioni gli creino solo confusione.
    Quando fa un capriccio, o si butta a terra in un luogo pubblico, (cose che capitano soprattutto dalle 5 alle 7 orario in cui é stanco..) o semplicemente si comporta in modo inappropriato, io lo prendo e lo porto via in un altro luogo, e con fare fermo e determinato gli dico che torneremo (in libreria, a casa di tizio o ai giochi) quando sarà più calmo e sarà in grado di … giocare con tizio… guardare i libri ecc ecc) poi rimango seria per un po’ di tempo (e a volte non é facile per ne lui é proprio un simpaticone)
    Diciamo che l’importante per me é cambiare scenario. Questo con grande sacrificio da parte mi perché comunque così facendo, smetto di fare la spesa o lascio a metà la cena al ristorante o scappo da casa di amici sul più bello, o vado via da una festa, insomma anche io cambio i miei programmi. La cosa funziona e vedo che con il tempo inizia a stare più a lungo sulle cose (in libreria o seduto a tavola al ristorante) Ma soprattutto ho capito che dalle 5 alle 7 non é un buon orario :-) e che é meglio farsi un giro in passeggìno.
    In questo modo io CREDO di insegnargli che lo rispetto e che lo ascolto che però non ammetto alcuni comportamenti.
    Ah ancora: se butta giù la pappa gliela tolgo e gliela ridó più tardi e se non si volesse vestire al mattino e io dovessi andare a lavorare, non perderei troppo tempo e in discussioni e lo porterei a l’asilo in pigiama :-)
    Mi sento una grande responsabilità proprio perché é un maschio, ma sono anche una neomamma al primo figlio quindi non so dire se faccio bene e se é un buon metodo, a me viene da fare così.
    Cosa ne pensate? Un abbraccio a tutte

  27. frank dice:

    finché è riuscito a uscire in edicola il giornale di Emergency, “E”, pubblicava ogni mese l’elenco dei femminicidi avvenuti in italia. ogni volta che si tocca questo argomento ci sarebbero mille cose da dire (per esempio sul modo in cui i femminicidi vengono raccontati dai media…). poi però nel nostro piccolo quello che possiamo fare è quello che dici tu. educare. soprattutto i nostri figli maschi…
    tempo fa scrissi una piccola recensione a malamore di concita de gregorio (http://frankkie.altervista.org/le-donne-i-loro-uomini-e-la-violenza/ se hai tempo/voglia).
    sull’amare “senza se e senza ma” ci sarebbero poi altre mille pagine da scrivere. a partire dal fatto che il libro omonimo mi ha lasciata sconfortata e delusa e amareggiata e non mi ha dato neanche un briciolo di speranza. tu l’hai letto?
    un abbraccio per l’amarezza e la tristezza che traspaiono da queste righe, per la sofferenza che so essere dietro le tue parole di conforto. grazie.

  28. valeria dice:

    cara Claudia…sono d’accordisimo con te e con quanto scrivi in questo post!!!! no…io ho scelto….non cederò mai neanche allo sculacciata…anche se vengo accusata…che mia figlia è “indiavolata”…. !!!!!!!
    Certo non è facile… a volte…sembra impossibile riuscire a farle capire che occorre rispettare alcune regole… il mio problema più grande è farle accettare la “frustrazione” per esempio che l’ora di danza è finita, che bisogna andar via dal parco…ecc… e gestire questi capricci a volte è complicato… e ci si trova con gli occhi addosso da tutte le parti…

  29. Claudia, mi fa piacere che tu ne scriva.
    Noi di Genitori Channel ci teniamo moltissimo a questo tema e lo scorso novembre abbiamo dato il via a “Liberi di non picchiare”
    http://www.genitorichannel.it/famiglia/vita-quotidiana/liberi-di-non-picchiare-partecipanti.html
    una rassegna di articoli su questo tema e l’invito a tutti i blogger di parlarne.
    bs

  30. Sara dice:

    Bellissimo! Non sono mamma ma lo giro a tutte quelle che conosco ;) e faccio tesoro…

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