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Elogio del pianto

Ho letto questo libro (edito in Italia da La Meridiana, con il titolo di “Lacrime e capricci. Cosa fare quando neonati e bambini piangono”) in un periodo in cui Chiara piangeva spesso e senza motivo apparente. La lettura è stata una grande sorpresa. Oltre ad aiutarmi a gestire (o meglio, ad accettare) il pianto di mia figlia, mi ha permesso di far luce su alcune problematiche mie. Sono infatti una persona dalla lacrima facile, e spesso mi è capitato di essere rimproverata o di sentirmi a disagio per questo.

Questo libro parla del pianto come di uno strumento che va compreso e addirittura ascoltato, e non condannato ad ogni costo.

Secondo l’autrice, infatti, il pianto è una forma importante di espressione (o di sfogo) delle emozioni che non andrebbe inibito né bloccato, nemmeno con trucchetti “innocui” come quello di far ridere il bambino o di distrarlo attirando la sua attenzione su qualcos’altro. Una persona che piange una perdita, va sostenuta e accompagnata nel suo dolore. Questo dolore, per quanto ingiustificato possa apparire ai nostri occhi, va prima di tutto accettato. Cercare di bloccarne l’espressione o ignorare la situazione impedisce di elaborarla.

Vi è mai capitato di piangere tra le braccia di una persona cara? Ecco, a me no. Ma da quando ho letto questo libro accolgo in questo modo le lacrime dei miei figli. Lascio che si sentano al sicuro tra le mie braccia, liberi di esprimere il loro dolore, la loro rabbia o la loro frustrazione. Per quanto il motivo possa sembrarmi insignificante, se provoca una reazione emotiva così intensa è perché smuove qualcosa in loro.

Spesso gli adulti impediscono ai bambini di piangere per pura incomprensione del fenomeno che, inoltre, risveglia in loro uno stress che non hanno mai potuto evacuare e un bisogno di piangere che non è stato soddisfatto. Questa repressione del pianto si trasmette di generazione in generazione.

Molti genitori cercano di far cessare il pianto dei propri bambini pensando che questi staranno meglio se smettono di piangere. E’ invece il genitore, prigioniero di un tabù secondo il quale piangere e sbagliato, a mal sopportare il pianto. Il bambino (in particolar modo il bambino piccolo, che ancora non sa esprimersi a parole) usa questo meccanismo non solo come valvola di sfogo ma anche come mezzo di comunicazione. Il pianto permette di ridurre lo stress, abbassare al tensione arteriosa e rallentare il ritmo cardiaco. Se i nostri antenati correvano di fronte al pericolo, a noi uomini evoluti e sedentari non resta… che piangere.

Il libro cita uno studio secondo cui, in un campione di donne ammalate di cancro al seno, quelle che esteriorizzavano il loro dolore vivevano più a lungo rispetto a quelle che soffocavano le proprie emozioni.

Crescere significa anche attraversare momenti di stress. Non possiamo proteggere i nostri figli dalle frustrazioni della vita, ma possiamo offrire loro un riparo sicuro, un luogo nel quale possano esprimere il loro sconforto senza essere respinti o giudicati.

Il bambino ha bisogno di genitori capaci di ascoltare con empatia l’espressione della sua collera, della sua sofferenza, della sua paura. Se avrà la possibilità di esprimere apertamente i propri sentimenti fin dalla nascita, imparerà che non ha bisogno di reprimere le emozioni negative e si sentirà amato in maniera incondizionata.

Secondo l’autrice, un bambino che impara ad abbandonarsi al pianto con fiducia tra le braccia dei genitori riuscirà più facilmente, durante l’adolescenza, ad aprirsi con loro.

Un bambino che incontra affetto e approvazione solo quando è felice e sorridente imparerà a negare una parte di sé per piacere agli adulti. Se pensa che i sentimenti negativi che immancabilmente proverà siano qualcosa di cui vergognarsi, avrà grandi difficoltà a costruire una buona stima di sé. Tutti, non solo i bambini, abbiamo bisogno di sapere che le persone che ci amano continueranno a farlo, qualunque sia il nostro stato d’animo.

A volte anche una reazione spropositata ad un piccolo incidente (un graffio, uno spintone) può essere un pretesto per evacuare lo stress dovuto ad altre situazioni. Succede anche a noi di perdere le staffe per un episodio insignificante. E’ bene quindi cercare di non reprimere il pianto con il pretesto che “non è niente”. Il bambino non sta esagerando. Sta cercando di guarire le sue ferite emotive.

Ma come reagire quando il pianto è associato ad una reazione violenta? L’autrice suggerisce di stringere il bambino con forza e con dolcezza, contenendo i suoi movimenti e fornendogli la giusta dose di contatto perché si senta rassicurato.

Il bambino ha bisogno di capire che esiste qualcosa di più forte e più potente che la sua rabbia. E cosa c’è di più forte dell’amore di un genitore?

Il momento in cui sembrano meritarlo meno, è quello in chi i bambini hanno maggiormente bisogno di amore e di attenzione.

L’autrice sostiene inoltre una cosa che constato con piacere da anni: crescere i propri figli è un’occasione unica e meravigliosa per comprendere meglio se stessi e guarire le ferite della propria infanzia.

Questo testo è stato un balsamo per le mie, di ferite. Mi ha aiutata a capire i motivi per i quali non sopportavo il pianto dei miei bambini (e guarda caso la vita mi ha messo di fronte a tre bambini che piangevano tanto). Ce n’è voluto di tempo, e di esperienza, per riuscire a capire!

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Commenti

  1. DanielaP dice

    non ho mai pianto , mai davanti ad estranei…… e spesso dico a Chiara (9 anni ) di reprimere le sue lacrime davanti a quelli che (spesso in classe) fanno di tutto per provocarle, di piangere , se proprio deve , da sola . Non sono mai riuscita a tirare fuori il dolore del momento ingoiando letteralmente le lacrime , fin dai tempi della lunga malattia e poi della morte (avevo 13 anni) di mio padre , quando poi a 20 anni ho subito un incidente che mi ha costretta sulla sedia per un anno da cui mi sono alzata ma di cui porto tutti i segni lì ancora più calci e pugni al mondo intero….ho sempre pensato fosse segno di debolezza…… ho mostrato gli artigli da sempre, ho sempre considerato con fastidio i deboli…. oggi sto crollando, x motivi vari (dall’anno in cassa integrazione in poi ) , oggi con tre bimbi , oggi anche fisiamente sto subendo tanti brutti segni del mio crollo ….. questo libro forse mi aiuterà…… GRAZIE
    .Daniela Preziuso (Napoli)

  2. dice

    Molto,molto interessante quello che scrivi.
    Anch’io sono di lacrima facile…a volte si ha paura di affrontare i fantasmi del passato, ma sicuramente poi si starebbe meglio!
    Si vuole farli smettere di pingere perché non si vuole farli soffrire e in realtá si impedisce loro di esprimere le emozioni…
    Grazie di queste riflessioni :) buona giornata

  3. dice

    Ops… Mi é partito l’invio (benedetto telefono e correttore automatico)… La mia duenne e non ‘divenne’ piange e lagnotta spesso. Non riuscire a farla smettere é sempre il mio cruccio… Invece adesso ho scoperto che sbaglio l’approccio. Grazie per la dritta! Corro a comprare io libro che hai suggerito, qualcosa mi dice che sarà utile non solo alla mia bimba. Tra parentesi, io sono una piagnona. Quando sono stanca o stressata piango come valvola di sfogo. Perché mia figlia non dovrebbe fare lo stesso?!? :)

  4. dice

    Quante volte ho pianto (e piango) di rabbia e vengo bollata come incapace di gestire la comunicazione!
    Non dico mai ai miei figli “non piangere” (e mi dispiace molto quando il papà o i nonni lo fanno): mi siedo vicino a loro e li lascio sfogare, e solo dopo chiedo di spiegarmi cosa succede, per vedere se insieme possiamo risolvere il problema. Ovviamente non sempre si tratta di pianti “veri”, ma ormai so distinguere un capriccio a chilometri…
    Non conoscevo il libro, ma quello che hai scritto mi conferma e mi conforta.
    Ciao, e buon anno!

  5. Sara74 dice

    Ciao Claudia,
    innanzitutto buon anno.
    Proposta moooolto interessante.
    Io non ho mai pianto fino ai 33 anni, cioè fino a quando non ho perso mio figlio.
    Pensavo che piangere fosse segno di debolezza, fosse la non capacità di reagire alle situazioni.
    Da quel giorno piango spesso, però non riesco a tollerare i capricci di mio figlio. Quando piange per un capriccio, anzichè stringerlo e cercare di calmarlo lo metto in castigo.
    Lo so sono una mamma tremenda ma ci abbiamo provato durante alcuni scatti di ira e di capriccio incoltrollato a stringerlo e calmarlo ma la situazione peggiorava.
    Proverò a leggere nache questo manuale di sopravvivenza per mamme e speriamo bene.
    Un forte abbraccio.
    Sara

    • Anna dice

      scusa Sara se mi permetto di risponderti… non sei una mamma tremenda. Rifletti però sul perché tu non hai mai pianto e hai sempre pensato che fosse un segno di debolezza. E chiediti se mettere in castigo tuo figlio perché piange non lo farà credere la stessa cosa. I bambini piccoli faticano a gestire le proprie emozioni, sono questi i “capricci”… sta a noi aiutarli. Lo so, è difficile…

      • Sara dice

        ” ci abbiamo provato durante alcuni scatti di ira e di capriccio incoltrollato a stringerlo e calmarlo ma la situazione peggiorava.”

        @Sara74 io mi trovo più d’accordo con te che con il libro…
        nel senso che ricordo CHIARAMENTE come da piccola quando piangevo (per rabbia, per stanchezza, per conflitti vari), quando mia madre o chiunque altro cercavano di stringermi, abbracciarmi o consolarmi, io mi inferocivo ancora di più-
        per tutto il tempo in cui “mi stavano addosso” io non riuscivo a calmarmi, anzi la persona diventava “un nemico” che non mi lasciava in pace, peggiorando le cose.

        Se invece venivo lasciata sbollire, in pochissimi minuti mi calmavo e rivedevo le cose in una normale prospettiva.

        Ho visto che funziona così anche per le mie figlie.
        Rispetto la loro rabbia, la loro ira e il loro nervosismo, glielo verbalizzo “mi dispiace che tu sia così arrabbiata, succede anche a me” ecc, e passata la tempesta torna il sole, e ci si può chiarire.

        Succede lo stesso con l’altra figlia di pochi mesi!
        a volte urla e strilla fino a diventare viola se la cullo, abbraccio, se le parlo…
        la appoggio e riduco a zero i “disturbi” esterni, tempo 30 secondi smette (perchè si addormenta o perchè si calma da sola)
        Sottolineo che sono per l’alto contatto, allattamento a richiesta, co-sleeping e ho scelto di fare la casalinga per non ricorrere a baby sitter o nido, quindi non sono una sostenitrice del lasciar piangere, anzi-
        Ma ho semplicemente la sensazione che a volte si pianga anche per sovrastimolazione, o che comunque essere lasciati “in pace” sia la cosa migliore.

        Non ho letto il libro, quindi chiedo a voi: nel mio comportamento sbaglio?
        grazie

        • dice

          E’ ovvio che prima di qualsiasi intervento (o non intervento) bisogna cercare di individuare le cause del pianto. Se il bambino manifesta chiaramente il desiderio di essere “lasciato in pace”, questa è senz’altro la cosa giusta da fare.

  6. dice

    Che interessantissimo argomento. Io provengo da una famiglia dove le lacrime sono sempre state sconsigliate, ricordo che per farmi smettere di piangere i miei genitori contavano fino a tre e se non smettevo di piangere al tre arrivava uno sculaccione, accompagnato da una frase tipo “così adesso piangi per qualcosa”. Niente di tragico o da telefono azzurro, intendiamoci, ma, ricordando il mio stato d’animo in quelle circostanze, sono quasi certa che non replicherei questo comportamento con un figlio.
    La mia concezione del pianto è drasticamente cambiata quando, alle scuole medie, un’insegnante giovanissima aveva consolato una mia compagna in piena crisi di pianto soltanto abbracciandola e sorridendo, aspettando che si calmasse da sola. Davanti a tutti. Eravamo ormai grandicelli ma la bambina non era stata sgridata o giudicata, era stata accolta, oltretutto con il sorriso. Mi è rimasto molto impresso questo episodio perchè io non avevo mai visto nessuno reagire al pianto con un sorriso, invece in quel momento ha proprio funzionato… e oltretutto ha sdoganato nella mia mente il pianto che non era più un comportamento da punire e reprimere ma l’espressione di un’emozione.

  7. dice

    Interessantissimo Claudia! Grazie. Caspita quanti errori che faccio!!! Io tendo spessissimo a bloccare il pianto di mia figlia con la tipica frase “piangere non serve a niente”… eppure io sono una piangina nata. E’ proprio vero che i figli ci fanno maturare. Grazie ancora,

  8. dice

    Quasi mi scendevano le lacrime a leggere questo post..
    Di sicuro lreperirò questo libro e lo leggerò. Mi sarà di aiuto nel comprendere le crisi di pianto che ogni tanto ha la mia piccola.
    Un abbraccio e grazie :)

  9. dice

    ‘Sto libro me lo compro. I miei figli hanno vari tipi di rapporto con il pianto dovuti all’eta` e al carattere ed io che sono una di poca pazienza spesso mi irrito e mi incavolo cercando di farli smettere.
    Mi sto comportando esattamente come mia madre si comportava con me e mi ricordo che la sua durezza in quei momenti me la faceva sentire molto distante.
    Com’e’ difficile pero`…si sbaglia sempre.
    Scake
    Molto bello questo post.

  10. ChiaraC dice

    Cara Claudia, sei sempre fonte di riflessione… Anche mio figlio frigna spesso e volentieri per quelle che io considero sciocchezze (tipo: è finita l’acqua nel bicchiere!) e spesso cerco di minimizzare e fargli capire che “piangere non serve a niente” e “se piangi non capisco nemmeno cosa dici”. Mi ha fatto pensare il tuo post che probabilmente piange (o sarebbe meglio dire frignotta) per scaricare la tensione accumulata per altri svariati motivi, ma che, visto che ha solo tre anni, non riesce ad esprimere in altro modo. E’ banale, ma davvero non l’avevo mai vista sotto quest’ottica! Grazie ancora!
    Chiara

  11. dice

    Mmmh…Dovrei leggerlo per farmi convincere, perché sono una di quelle mamme che non ha mai sopportato il pianto dei bambini e facevo di tutto per farle smettere. Adesso lo stesso con i miei nipoti che piangono continuamente…a parte quando sono con me!

  12. dice

    Sono totalmente d’accordo. Anche io sono una dalla lacrima facile e mi è capitato spesso di piangere tra le braccia di una persona cara e quando mio figlio piange tendo a non sminuire il suo pianto e a consolarlo (forse ho letto troppi libri su quanto siano importanti la dimostrazione d’affetto, le coccole ecc), però sono convinta che questo sia il suo modo di esprimersi e che debba trovare sfogo. A me ha sempre fatto bene piangere perchè a lui non dovrebbe? E poi, è un maschietto, quanto volte tra qualche anno gli sarà detto di non piangere perchè gli ometti non piangono? Ecco, questo vorrei proprio evitarglielo, trovare un modo per far sì che non pianga inutilmente (da più grande) ok, ma non gli dirò mai che gli uomini non piangono!

  13. dice

    grazie, è un bellissimo consiglio. anche io sono una dalla lacrima facile e mi accorgo di quanto è più liberatorio lasciarle andare anzichè reprimerle e soffocarle. ma anche a me a volte il pianto di mio figlio fa rabbia, soprattutto (lui ormai è un duenne che parla e che ha un carattere abbastanza forte e permaloso) quando sembra immotivato o legato solo a dei capricci.

  14. Anna dice

    Alcuni terapisti parlano anche di pianti legati alla memoria di esperienze traumatiche. Mio figlio ed io siamo seguiti da una terapista formata in Baby Therapy e anch’io ho imparato grazie a lei ad accogliere il pianto e a non demonizzarlo. Rimane sempre però molto molto difficile. In ogni caso secondo me non bisogna neanche esagerare nel senso contrario… non tutti i pianti sono “terapeutici”, non sempre il bimbo piange per lasciar andare lo stress, anche quando non ne capiamo il motivo. Nel mio caso piano piano mi accorgo sempre meglio di quando mio figlio piange a causa dello stress, perché riconosco anche altri segnali. Si può riconoscere dalla tipologia di pianto quando invece i bébé piangono per esprimere delle memorie traumatiche, ma è importante secondo me essere accompagnati da un professionista. Anch’io ho letto il libro della Solter, l’ho trovato utile, ma in parte trovo che bisogna prenderlo con le pinze… perché trovo comunque essenziale sforzarsi di ascoltare e capire il pianto e, quando si può, di consolarlo. L’ascolto è la prima cosa. Grazie!

    • Sara dice

      interessante il tuo intervento Anna!
      aggiungo che il pianto dei neonati è “fastidioso” proprio per sollecitarci a farlo smettere…
      a volte mia figlia neonata piange per un rumore improvviso, mettiamo, e va avanti per un quarto d’ora a urlare sempre più forte, secondo me non si ricorda neanche il perchè ha cominciato: allora per me ha più senso distrarla per farla smettere, piuttosto che abbracciarla e “lasciarla piangere perchè accetto il suo pianto”
      poi magari sbaglio..

      • dice

        Il pianto dei neonati è “fastidioso” per spingerci ad intervenire occupandoci del bambino – ciascuno nel modo in cui crede, per carità – ma non direi per “farlo smettere”.

  15. Viviana dice

    Che bel argomento Claudia, grazie!
    Io ho sempre pianto, ma da sola, perchè i miei non mi hanno mai voluta e pertanto quando piangevo davo loro ancora più fastidio….
    Ho sempre pianto sotto le coperte di notte, in bagno al Liceo, in macchina alla sera…
    Però piangevo poco, giusto per sfogare la tensione o il dolore del momento e poi, via! a risolvere il problema con il coraggio e la forza con i quali forse tutti mi sopravvalutano…
    Per questi motivi non ho mai represso i pianti di mio figlio (tra l’altro pochissimo per capricci o lagne, ma sempre per cose “serie” compatibilmente con la sua età), anzi, lo sempre incoraggiato a piangere per sfogarsi e poi, una volta smesso, ad analizzare il problema….
    L’ho sempre abbracciato forte mentre piangeva, in silenzio, per mostragli sia la mia empatia che il rispetto che provavo per le sue emozioni….
    ma la cosa più bella è che ora, se mi capita di piangere, lo faccio anche davanti a lui, per fargli capire che anche i “grandi” hanno i loro momenti “no” e che si sfogano con le lacrime
    A presto
    Viv

  16. dice

    Interessante. Io tendo sempre a far smettere di piangere Meryem rapidamente. Va detto che, di suo, non è una bambina dalla lacrima eccessivamente facile. Io invece piango eccome. Anche davanti a lei. Per me il pianto è una valvola di sfogo importante. Devo rifletterci, in effetti.

  17. dice

    Mi fa piacere leggere questo perchè io non sopporto quando ho una crisi di pianto che mi si dica “non piangere”. E io stessa non lo dico. Mio figlio ha quasi 11 mesi, quindi siao ancora nella fase in cui il pianto è una forma di comunicazione molto importante, ma spero di riuscire a dessere serena e rassicurante anche quando crescerà. Grazie per la riflessione!

  18. Barbara F. dice

    …Semplicemente GRAZIE! Credo che acquisterò il libro di cui parli:il pianto dei miei primi due figli mi ha sempre scossa molto, soprattutto quando non era ancora associato alle parole e non riuscivo a capirne l’origine. Ora che sono in attesa della mia terzogenita penso mi potrà fare solo che bene una lettura di questo tipo!
    Ti farò sapere!

    Barbara F.

  19. paola dice

    Credo che qualsiasi genitore abbia, chi più chi meno, qualche difficoltà ad accettare in assoluta serenità il pianto dei figli, innanzitutto perché è sempre un po’ ansiogeno, e poi perché spesso ci fa sentire inadeguati. Personalmente però devo dire che a me non sono tanto le lacrime a irritare, ma gli scatti di nervi e le manifestazioni di rabbia, che in mia figlia maggiore (6 anni) sono da sempre piuttosto frequenti. Ho notato che mi scatenano un’aggressività enorme. Nel suo caso il suggerimento dell’autrice di stringere a sé il bambino sarebbe semplicemente improponibile, anche quando era più piccola, perché diventa una specie di piccola furia e rifiuta qualsiasi contatto, anche verbale. Quando non riesco a controllarmi e mi arrabbio anch’io rimango molto male perché vorrei essere in grado di gestire la cosa con più calma; poi però noto che il vedermi arrabbiata paradossalmente la calma, come se vedesse la sua rabbia riflessa in uno specchio e bastasse questo a smontarla. A volte ho persino l’impressione che mi provochi per portarmi a reagire in quel modo e farle riacquistare la calma… Resta il fatto che vorrei essere capace di mantenere i nervi più saldi in quelle situazioni. Un tempo ero molto più paziente ma negli ultimi anni buona parte di quella pazienza si è esaurita e purtroppo a farne le spese sono spesso le mie figlie…

  20. dice

    io ho sempre pianto per nulla sin da piccola…ma non sono mai stata condannata per questo a casa, era visto come un tratto della mia personalità…
    Con la maternità sono diventata meno ‘facile’, ma quando sono stanca o nervosa o commossa non mi preoccupo affatto se esce qualche lacrima…
    Ho fatto lo stesso con i miei figli. Se le lacrime erano per i capricci…beh le ho sempre accettate, non ho cercato di farli smettere…anzi li facevo sfogare per bene.
    Tra un grido e l’altro gli spiegavo che capivo la loro rabbia ma non potevo assecondarli. A volte le urla erano cosi’ forti che facevo fatica a trattenere il nervosismo…talvolta provavo ad avvicinarmi in alcuni casi si scioglievano in un abbraccio in altri casi continuavano piu’ forte. Allora lasciavo stare.
    Dopo un po’ smettevano. Esauriti. E come per magia diventavano docili e coccoloni.
    IL capriccio finiva. La tensione e la rabbia scaricata.
    Per questo motivo ho sempre ritenuto che cercare di fermare il pianto di un bambino in preda ad un capriccio fosse moldo diseducativo.

  21. dice

    Io ho avuto la fortuna di poter piangere molto. Soprattutto tra le braccia di mio marito, che quando eravamo ancora fidanzati a volte mi diceva “dai, ti porto a piangere un po’”, in un periodo di grandissimo stress che stavo vivendo per le condizioni della mia famiglia di origine.
    Però avevo bisogno di questo post. Perchè se da una parte ho sempre tentato di accogliere nello stesso modo il pianto dei miei figli, proprio anche accogliendoli fisicamente come descrivi benissimo tu, ultimamente dopo l’arrivo del sesto neonato mi sono accorta che spesso mi capita di dire “smettila”, soprattutto alle due più piccoline. E quel “basta piangere” è per la mia fatica di far fronte così spesso alle lacrime… Invece mi hai fatto ricordare come fa bene, nella fatica, inumidire la spalla di qualcuno! Grazie

  22. dice

    Qualche tempo fa mia figlia si è commossa in maniera dirompente davanti ad un cartone animato. Non era la prima volta che lo vedeva (non la lasciamo mai da sola davanti al video, almeno la prima la volta che vede un film: così se ha delle domande o ha paura possiamo parlarne), ma era in assoluto la prima volta che si commuoveva ed era quasi spaventata dalla sua stessa reazione. Anche io e suo padre siamo rimasti scossi da una risposta emotiva del genere, tutto quello che mi è venuto da dire è stato: “Ma no, non piangere!”, e lei fra le lacrime: “Perché mamma, perché non devo piangere?”. Già, perché? In fondo un film è fatto anche per questo.
    Mi è venuto in mente che quando era appena nata io la tenevo fra le braccia e le dicevo: “Non piangere, la mamma è qui.” Perché, mi sono chiesta poi, un neonato non dovrebbe piangere dopo l’emozione assoluta della nascita? Forse perché la mamma non è in grado di accogliere le sue lacrime senza piangere a sua volta?
    “Scusa, la mamma ha sbagliato: piangi quanto vuoi, questo cartone fa proprio piangere.”
    Ci ho messo trent’anni ad imparare a piangere, sarebbe davvero bello che per mia figlia fosse più facile.
    Grazie Claudia, un post bellissimo.
    Inutile dire che mi sono commossa.

  23. dice

    Ho letto solo ora questo interessante articolo. Sono una persona molto emotiva, ma mi vergogno molto di questa cosa e se devo piangere in genere lo faccio da sola. Mi irrita mio marito quando sgrida nostro figlio più grande (ha 7 anni ora) find a quando era piccolo perchè la smetta di piangere, oltre tutto è un bambino che non piange mai, perciò se piange ha un motivo per farlo, quindi è ancora meno giustificabile quesa “repressione” paterna. Io lo incoraggio sempre a piangere pure, a sfogarsi, magari fra le braccia della mamma (e vi assicuro che è difficilissimo perchè tende a chiudersi e a rifiutare l’abbraccio), finchè gli passa e avrà voglia di fare altro. Lo esorto solo a non piangere davanti ai “bulli” perchè se ti vedono debole è finita, ma se ha bisogno di sfogarsi deve sapere che è giusto farlo e che può farlo, sempre, con noi, quando vuole. Vorrei però dire alle mamme che si sentono inadeguate perchè mettono in castigo i loro bimbi se piangono per capriccio, che nemmeno quello è sempre sbagliato. Ci sono bambini, come il mio secondogenito, che hanno bisogno di essere “contenuti” sennò si innesca un crescendo che non finisce mai, che peggiora sempre. In quel caso non si tratta di fermare o reprimere il pianto, ma di contenere il bambino. Con K2 ha funzionato sempre solo quello, non il castigo ma il contenimento, altrimenti da un graffietto viene fuori una tragedia disumana perchè se gli dai corda cresce all’infinito la disperazione. Ogni bambino è a sè e va osservato, conosciuto, aiutato per quello che è, non per un’impostazione unica e rigida. Sono perfettamente d’accordo con quento riporti tu, Claudia, del libro: è necessario lasciare libero sfogo alle emozioni e alle volte un aiuto a contenerle. Deve essere un libro molto bello!

  24. dice

    Cara Claudia, come sempre arrivi dritta al cuore delle persone e dei significati profondi che la vita ci riserva. Ti ringrazio per aver scritto questo meraviglioso post perché attraverso una parte del tuo vissuto mi hai dato la possibilità di conoscere questo bel libro che vorrò sicuramente nella mia piccola biblioteca! …piacerebbe anche a me condividerne uno con te, ecco qui: http://mammamarty.blogspot.it/2013/11/leggere-insieme-storie-e-racconti.html
    Un caro abbraccio e spero un giorno di poterti conoscere di persona! <3

  25. dice

    Bellissimo post, Claudia, grazie. Mi ha fatto molto riflettere, e mi interrogherò con più attenzione soprattutto sui pianti “per nulla”; quando si arriva stanchi a sera sembra diventare una gara, ogni richiesta è accompagnata da quello che io chiamo “frignare”, non piangere; probabilmente è stress accumulato, ma è stress che genera stress (in me) e competizione tra le figlie (a chi frigna di più per ricevere più coccole)… in questi casi spiego loro che il pianto va usato quando succede qualcosa di grave o quando si soffre molto, non se ne deve abusare ogni due minuti… mi rendo conto che è censurare una manifestazione di stress e probabilmente dovrei arginarlo evitando loro di arrivare troppo stanche a sera… alla luce di quello che hai letto cosa consigli? (Intanto il libro finisce nella mia lista dei desideri per Natale :-)!)

    • dice

      “Qualcosa di grave”… il problema è che il concetto di “grave” è soggettivo. Il pianto da stanchezza o da stress è senz’altro un caso a parte ma non è certo un pianto “futile” perché esprime un disagio. Il problema è che – di solito – quando sono stanchi loro lo siamo altrettanto (se non di più) anche noi, e mantenere la pazienza diventa difficile. Il consiglio te lo sei già data da sola, se è possibile cerca di organizzare le giornate in modo che siano meno faticose per le bambine. Altrimenti potresti proporre una sorta di rituale: qualche bella respirazione, una tisana calda, un “abbraccio di gruppo”… ;-)

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