Il Ruggito della Mamma Tigre
Scritto il 31 gennaio 2011 | 50 Commenti
Durante un piacevole weekend trascorso in Italia ho avuto occasione di sfogliare alcune riviste che parlavano del libro “Battle Hymn of the Tiger Mother“, il libro di Amy Chua che sta facendo scalpore negli USA.
L’autrice descrive uno stile educativo a suo dire tipicamente cinese (ma come, non sono loro che hanno inventato il mei tai?) volto ad ottenere risultati eccellenti per i propri figli. A tale scopo è indispensabile proibire loro di andare a giocare (o peggio ancora a dormire) a casa di amici, di partecipare (o peggio ancora lamentarsi per il fatto di non poter partecipare) alle recite scolastiche, di guardare la tv o di giocare ai videogiochi, di scegliere le proprie attività extrascolastiche, di suonare strumenti diversi dal pianoforte e dal violino (che è invece necessario saper suonare alla perfezione) e così via.
Secondo Raffaella Carretta, direttrice del settimanale Gioia, “La mamma tigre ruggisce perché la prole appena nata capisca subito il messaggio: il mondo è un posto duro, dove si eccelle o si muore, dove i genitori ne sanno più dei figli, e la parola desiderio non appare neppure in fondo alla loro lista”.
La rivista A dedica invece un intero articolo, firmato da Cristina Bianchi, alla questione della madre tigre, che confronta con altri tipi di mamma:
- La madre canguro, che allatta fino ai due anni e, con altre talebane del capezzolo, si scambia consigli sul web.
- La madre ragno, che trascura i figli per dedicarsi al suo blog.
- La madre labrador, i cui figli devono sperimentare da soli le conseguenze dei propri errori.
- La madre ape regina, che si riproduce generosamente, si preoccupa dell’ambiente e manda i figli alla scuola steineriana.
Una bella accozzaglia di stereotipi che faranno certamente infuriare le talebane del capezzolo, le mamme blogger, le mamme steineriane, le mamme in generale. Perché alle mamme non piace essere etichettate. Ma se si arrabbiano tanto è anche, secondo me, perché in quelle etichette ci si riconoscono.
Io stessa mi riconosco parzialmente in quasi tutte le descrizioni. Ovviamente non mi considero una talebana del capezzolo né sono ossessionata dal mio blog al punto di non sentire i miei bambini che piangono. Ma sono una mamma che porta, una mamma che allatta, una mamma che blogga, una mamma che cura, una mamma “seriale”, una mamma ambientalista… insomma, ho qualcosa in comune con tutti i profili (escluso quello della madre tigre, al quale del resto non aspiro affatto).
E se il termine talebane del capezzolo mi ha infastidita, è perché mi sono sentita chiamata in causa. Se il “Qui racconta la sua interessantissima vita tra pannolini, iscrizioni scolastiche” ecc. mi ha divertita è perché, anche in questo caso, mi sono identificata (seppur solo parzialmente) nel personaggio descritto.
Ma torniamo ad Amy Chua e alle sue sconvolgenti affermazioni, questa volta sul Wall Street Journal: molti genitori cinesi ritengono di occuparsi dei propri figli molto meglio degli occidentali, che sembrano non curarsi del fatto che questi non abbiano successo. Il fatto di preoccuparsi dell’autostima, del benessere psichico dei propri figli viene visto come una debolezza.
I genitori occidentali cercano di rispettare l’individualità dei loro figli, spingendoli a seguire le proprie passioni, incoraggiondoli e sostenendo le loro scelte. I cinesi invece credono che il modo migliore per proteggere i propri figli sia prepararli per il futuro, mostrare loro di che cosa sono capaci ed armarli di tutto ciò che è necessario per affrontare la vita con una fiducia in sé che nessuno potrà distruggere.
Mah. Voi che ne dite?






















qualche giorno fa io mi sono descritta come madre tigre (non conoscendo questa definizione), cercando di capire la realtà cinese credo che sia giusto quel modello lì…per le altre definizioni: io ho allattato tanto (più di due anni…tre: ma soltanto una volta al giorno, per far riposare il mio cucciolo, ogni tanto prima di addormentarsi…) come in Italia questa cosa suscita un orrore volevo solo dire che è niente di che in Polonia: lì le mamme lo fanno molto più spesso, la convinzione è che fa bene e non fa male, passato il periodo si va avanti senza nessun problema…in Italia nonostante io abbia sottolineato questa cosa tutti mi hanno deriso (anche la pedagogista)…per il blog: io vedo soltanto le cose positive: i nostri parenti, i nostri amici conoscono le nostre giornate, le nostre gioie e tristezze grazie al nostro sito (siamo lontani di casa…in Svizzera) e il blog richiede tanta disciplina: io cerco di scriverlo soltanto quando Flavio dorme (all’inizio non era facile…) e quando giochiamo accendo il pc raramente…tornando alla madre tigre: io cerco di seguire le passioni di Flavio ma ho anche tanta cura a svilupparle, e non mi può dire nesseno che i bambini di 3 anni non hanno le sue passioni
se fosse per me io leggerei con lui tutto il giorno le enciclopedie o i dizionari ma visto che non è prorpio tipo scelgo le attività in movimento, la danza e la attività manipolative (certo anche più adatte al bambino)…
Ciao, hai messo un articolo interessantissimo che ho messo su facebook perchè conosco tantissime mamme giovani, che saranno interessatissime e certamente ti diranno la loro opinione. Io ormai ho già dato e ai miei tempi, quaranta anni fa, (la prima figlia ne ha 43 e il secondo 40) c’era già il concetto del rispetto dei figli e quindi noi li abbiamo educati facendoli provare tutte le esperienze, sempre con libertà però guidata. Non si sa se siamo stati ottimi genitori, ma sembra che ce la siamo cavata piuttosto bene, ci sono stati alti e bassi da parte loro nei nostri confronti, ma di fondo c’è il rispetto. Penso che altrettanto sia stato da parte dei tuoi genitori, perchè il tutto traspare dal tuo atteggiamento verso i tuoi figli. Certo voi genitori ora siete molto diversi da noi, ma noi venivamo da un’altra generazione, ed è stata una vera e propria rivoluzione.Un abbraccio Giulia
Anch’io mi sono imbattuta sull’articolo di A. Anch’io mi sono ritrovata un pò in diversi stereotipi e infastidita molto. Ho girato pagina… perchè mi è sembrato un articolo che non meritava attenzione. In realtà l’avrei voluto far sparire. Vorrei che le persone non scrivessero (e pensassero!!) cose così….
Proprio in questi giorni mi sono sentita dare velatamente l’etichetta di “mamma canguro” dalla preside della scuola elementare, profondamente contraria all’homeschooling, perchè le chiedevo cosa deve fare allora una mamma che vorrebbe che i figli a 6 anni non passassero più tempo (da svegli) a scuola che a casa, e che invece si trova davanti a scuole unicamente a tempo pieno…
Penso che una mamma tigre probabilmente compenserà con l’auspicabile successo dei figli l’aver soffocato il proprio istinto più dolce, ma a me non sembra una dinamica sana. Poi dipende anche dal carattere di madre e figlio, naturalmente, e comunque si parla di un atteggiamento estremo (un cliché, appunto), ma in linea di massima credo sia così.
Mamma mia, la mamma tigre è proprio il tipo di mamma che non vorrei mai essere, non mi interessa se mia figlia avrà successo nella vita, se sarà ricca o famosa vorrei solo che fosse libera e felice. Sto frequentando un corso sull’essere “genitore allenatore emozionale” e ne parlavo proprio ieri sul mio blog, qui ci stanno insegnando a “capire” le emozioni dei figli e non a censurarle e quindi il tuo articolo mi tocca da vicino.
Un abbraccio
Silvia
La storia della madre tigre mi fa una gran tristezza, se non altro perche’ le priorita’ sono sbagliate. La mia priorita’ numero uno nel crescere i miei figli non e’ certo il successo, ma e’ il mostrare loro che c’e’ gioia nelle piccole cose. Questo li aiutera’ molto nella vita, La seconda, e’ che abbiano UN CUORE GENTILE, che si prendano cura delle persone accanto a loro, che abbiano un pensiero per i piu’ deboli – questo deriva molto da mio marito, che ha fatto di questo suo ideale una professione, l’assistente sociale. Gli stereotipi descritti nell’articolo mi irritano, ma non mi stupiscono…le mamme sono da sempre giudicate, analizzate, criticate etc. L’osservazione sulla “vita interessante tra pannolini e iscrizioni scolastiche” mi ha fatto tristezza, la mia stessa ex-migliore amica ha sempre fatto osservazioni di questo tipo…che ci vuoi fare…Non sono una mamma stereotipo, sono solo mamma Dani.
ciao
grazie per queste tue riflessioni…
io semplicemente non leggo più questo tipo di giornali, che per riempire pagine hanno bisogno di facili provocazioni o di accozzaglie di stereotipi, giusto per riempire tutto il pochissimo spazio che non è di pubblicità.
danno una immagine di mondo, di femminilità e di vita che non mi interessa più, anzi mi infastidisce.
tutto questo non per criticare il tuo post, anzi, per dire che ammiro la calma e la pazienza con cui giustamente lo proponi come spunto di riflessione….
io riesco ad arrabbiarmi perfino perchè questo genere di riviste non brucia neanche bene nella stufa!
…sono proprio una talebana!!!
ciao, buona giornata
miticaaaaa
Follia!
Ma come si fa a impedire a un figlio di DESIDERAR, SOGNARE, APPASSIONARSI?!!?
Perchè li metti al mondo? Per farne macchine da guerra?
Come te anche io mi riconosco in molte di queste categorie…probabilmente in tutte tranne la mamma-tigre.
Perchè siamo persone e non caselline a cui mettere un’etichetta.
E grazie al Cielo siamo perosne complesse, con mille sfaccettature e tanta fantasia per stare al mondo.
E sono stanca di giustificare me stessa. Vi vado bene? Sono così. Non vi vado bene? Resto così lo stesso.
In questo momento mi sento di condividere il pensiero di Lavinia!
Penso che gli stereotipi e le etichette non siano mai una buona cosa. Riesco ad accettarli solo se ironici (e mi ci faccio pure sopra una bella risata) o se utili per ricondurre a poche parole un concetto ben più ampio (diciamo per semplificare certi discorsi, senza però giudicare).
Non mi sembra il caso di nessuno di quelli sopra descritti. E ritrovandomi in parte in diversi di questi li trovo offensivi.
Perchè ho allattato il primo figlio a richiesta ed a lungo ed intendo fare lo stesso con quello in arrivo, ma “talebano” che cosa c’entra?
Perchè ho un blog, ma non trascuro per quello mio figlio (sono costretta a farlo per lavorare, perchè se no non si mangia, che mi sembra ben diverso).
Perchè sono convinta che sperientare e comprendere causa/effetto sulla sua pelle sia positivo, ma solo in certi casi e ben controllato da me.
Perchè mi preoccupo dell’ambiente e vorrei avere tanti figli (cosa che resterà un sogno purtroppo, per motivi prettamente economici), ma non li mando alla scuola steineirana (ok, lo ammetto, qui è più rosicamento che altro… perchè una scuola steineriana o montessoriana, soprattutto per l’infanzia, mi sarebbe piaciuta tantissimo, ma non ce ne sono, e anche ce ne fossero sarebbero a pagamento e non potrei permettermele… e quanto mi rodeeeeeee)
Perchè a mio figlio insegno anche che non può avere tutto e che deve impegnarsi e dare il meglio di sè, almeno in determinate occasioni, ma non gli vieto anche piaceri e desideri.
Insomma, non sono uno stereotipo e credo che nessuna mamma lo sia.
Poi mi suonano tutti piuttosto negativi:talebana, trascura i figli, labrador, ….
No, non mi piace.
Per niente.
se proprio dobbiamo dirla tutta, le madri cinesi fasciavano i piedi delle loro bambine per non farli crescere troppo (e forse succede ancora da qualche parte). questo non significa che sia giusto.
ok, questo è un esempio estremo e forse anche poco pertinente.
però un po’ sono scocciata da questa cosa.
a parte che a me non piace educare mio figlio seguendo dei percorsi prestabiliti. e poi, questa cosa della mamma tigre mi sembra proprio una gran cavolata.
anche perchè quello che succede in natura non sempre è riportabile in un percorso umano. io ho due pecorelle, un po’ di cani e un cavallo. vedo tantissimi comportamenti che davvero non sarebbero applicabili a noi umani.
ci siamo dimenticati che gli animali hanno solo l’ istinto?
mentre noi abbiamo la ragione. i sentimenti. l’ affetto. grandi “armi”. e poi, sì, certo…anche l’ istinto di essere madri.
per questo continuerò ad agire secondo il mio istinto e nel rispetto di mio figlio. che è una persona, non un animale.
paola
Ogni madre oggi ha finalmente la possibilità di scegliere come meglio crescere i propri figli. Io sono mamma di due bambini e anche io mi sono un pò rivista in tutte e quattro le definizioni anche se blogger non sono ma leggo spesso i blog di altre mamme perchè in ognuna di loro c’è sempre qualcosa da imparare. Penso invece che abbiano sbagliato a parlare solo delle mamme… e i papà? Anche loro sono importanti nell’educazione. Le decisioni che io prendo per i miei figli le discuto con il papà. E poi… quanti modi diversi di crescere i figli ci sono? Sono davvero solo quelli descritti in questo giornale? Per esempio, conosco una coppia di neo genitori che vivendo a km di distanza dalle loro famiglie sono molto insicuri e trasmetteno le loro paure e ansie alla bimba. Come le loro famiglie sono attaccate a credenze popolari (hanno fatto benedire i vestiti della bambina perchè continuava a piangere ed era spesso agitata). E’ un modo questo che non mi appartiene ma esiste, perchè non parlarne? Conosco una coppia con quattro figli e lasciano molta libertà ai loro figli anche nello svolgimento dei compiti. Anche questo è sbagliato? Poi mi domando… chi ha scritto l’articolo è un’ottima madre? Ma chi lo sa quale sia il modo perfetto per esserlo?
ma per me la mamma tigre suona bene (il termine) magari non deve essere del tutto come descritta nel libro (un’altra realtà)…ma la mamma la quale deve spiegare al suo pediatra che non vuole certe medicine perchè non servono a niente non è mamma tigre? la mamma la quale stanca ed esaurita (dalla vita
pianta i servizi per giocare con il suo figlio (i serivzi si fanno dopo…) e così viene pure criticata dai parenti etc. dalle mamme delle case perfette, la mamma che insiste di andare in piscina (anche se papà avesse voluto restare a casa…) al museo (ogni tanto si può…) queste sono le cose le quali soltanto la mamma tigre sa fare, o come chiamiamo questo tipo di mamma?
credo che la mamma tigre abbia lati negativi e positivi anche…
Io non ho letto l’articolo di A., però quellla lista di stereotipi mi sembra volutamente esagerata, come esagerato è il messaggio della madre tirgre. Secondo me questa esagerazione serve a creare interesse nel pubblico, non credo che nella realtà siano così severe come ha scritto l’autrice.
Però si può prendere spunto da quello che ha scritto e pensare se magari in quello che ha detto ci sia un fondo di verità. Secondo me sì: le mamme occidentali, adesso che c’è così tanta ricchezza e c’è la possibilità di scegliere di tutto, pensano che il figlio sia da assecondare in tutti i suoi desideri (anche questa è un’esagerazione, ma è per far capire il concetto). Secondo me invece è giusto anche preparare il figlio ad un futuro difficile e magari indirizzarlo verso una strada che noi genitori siamo convinti che sarà importante per lui, a volte anche con durezza, se necessario, e insegnargli a mettere impegno nelle cose che fa.
Ho tanti esempi di mia madre, sia come mamma tigre che come mamma chioccia, secondo me la verità sta nel mezzo. Io ho criticato molto mia madre da piccola e da ragazza, ma adesso comprendo che ogni tanto bisogn essere tigre perché è vero che i bambini non sono nostra proprietà e che non possiamo farli diventare quelli che noi vorremmo, ma è pur vero che sono troppo piccoli per poter capire cosa è meglio per loro.
Giù
Caspita, è un bel argomento! Penso tu abbia ragione quando dici che alle mamme non piace essere etichettate, perchè alla fine ognuna cerca di fare il proprio meglio utilizzando le risorse che ha, la cultura che ha, le paure, le sicurezze, il mondo in cui vive. L’importante penso è non voler imporre il proprio modo come perfetto e verità assoluta, perchè ciò che va bene per me, magari non va bene per gli altri.
Non me la sento di giudicare Amy Chua, non conosco bene la cultura cinese; so che nell’educazione sono molto rigidi, ma appunto è la loro cultura non la mia e io non riuscirei ad essere come lei.
Per quanto riguarda gli articoli, che non ho avuto modo di leggere, al solito danno sempre immagini stereotipate, estreme e non capisco se è solo una questione di marketing, della serie articolo scandalo che vende di più, o i giornalisti/e che scrivono vi credono realmente! La seconda ipotesi sarebbe la più triste perchè una persona che pensa e scrive cose del genere vive veramente con i paraocchi, ma soprattutto il suo livello culturale lo reputerei molto basso se si limita a fermarsi all’etichetta.
L’etichetta per me è solo un punto di partenza, per facilitare una scoperta, ma non definisce una persona. Come quasi tutte concordano nei commenti siamo tutte mamme un po’ questo , un po’ quello e mi piace quando edyta dice che siamo anche mamma tigri, perchè quando dobbiamo difendere i nostri figli, dagli alttri, ma anche da loro stessi, lo siamo!
Buona giornata, ARGRR!(fa così la tigre?)
Non mi piacciono le etichette.
E ho l’impressione che certi articoli giornalistici o libri vari puntino sugli stereoripi per farsi pubblicità.
Canguro, ape regina, tigre.. siamo mamme e basta. In ricerca continua, in evoluzione continua.
Gli stereotipi o le generalizzazione mi danno proprio fastidio; impoveriscono e sono superficiali.
E poi basta! Ognuno ha il suo modo di essere mamma, unico e irripetibile, come ognuno di noi è una persona unica e irripetibile, pregi e difetti, debolezze e punti di forza compresi!
Riguardo alla mamma tigre, penso che dietro ci sia tutto un discorso di differenza culturale che non potremmo mai capire fino in fondo. E come gli stereotipi e le generalizzazioni non vanno bene per noi mamme, non vanno bene neanche per le differenze culturali.
Devo ammettere, però, che la mamma tigre è molto lontana dal mio modo di essere mamma…
Avevo sentito parlare di questo libro su Vanity Fair di qualche settimana fa, articolo di Daria Bignardi che aveva trattato l’argomento con ironia e usandolo per mettere in luce e un po’ in discussione un atteggiamento sicuramente agli antipodi che c’è qui da “noi”. Non sappiamo affatto se il nostro atteggiamento materno così centrato sull’emotività e l’affettività renderà davvero più sicuri i nostri bambini. Vedo spesso nei rapporti mamma-figli che osservo un estensione troppo forte dei bisogni emotivi della madre più che dei figli, il bisogno d’accudire, d’amare ed essere riamati. Una cosa normale ma spesso noto come un’eccesso, uno straripare della madre col suo io, le sue percezioni, le sue proiezioni, continuamente usate addosso ai figli e i figli come se fossero un prolungamento, un estensione, non esseri liberi e separati, ma prolungamenti dell’egocentrismo materno e della sua sensibilità. Questa carenza di una cultura dell’educare, delle regole, dei limiti che sento a volte anche nel mio essere mamma mi fa temere di lasciare i miei figli allo sbando emotivo di una confusione e di una fragilità e di un’emotività che forse non sapranno gestire. O magari saranno solo più elastici e creativi? Non lo so…
Il numero di Vanity Fair non era di qualche settimana fa, ma del 26 Gennaio, me l’ha passato mia sorella e non so perchè ho pensato fosse più vecchio! Ma comunque vedo che il mio commento è in attesa di moderazione, ho scritto qualcosa di strano? ciao
No, semplicemente da quando hai commentato usando una falsa identità il mio blog ti considera automaticamente come spam e ti blocca…
ma in che senso falsa identità claudia? Il computer che uso è un computer “di famiglia”, lo usiamo nel negozio dove lavoro e dove lavorano altre persone tra cui le mie sorelle. e io uso + mail e dati d’accesso, lavoro, personale, nome blog… Non ricordo d’aver fatto qualcosa che somigli a creare una falsa identità…
Mah. Allora sarà qualcun altro che usa il tuo stesso computer. Veronica ti dice nulla? Comunque wp ti ha marcata come spam. Adesso ho sistemato.
Io vorrei essere tutte quelle mamme senza eccessivi integralismi naturalmente (tranne la mamma tigre così intesa )
Ho allattato il mio bambino solo per due mesi e ho fatto veramente di tutto durante e dopo perchè questo latte continuasse ,ma se ne è voluto andare e devo dire che in questi due mesi nessuno mi ha incoraggiata anzi sono stata giudicata “una talebana del capezzolo” quando con il latte artificiale avrei potuto avere meno problemi , per questo motivo per me è quasi un complimento questa definizione.
Non ho un blog ma mi sento una mamma blogger per come li seguo ,li commento e li apprezzo ma noto come nell’opinione comune questo sia giudicato spesso un passatempo per mamme con tanto tempo libero e questo mi dispiace molto .
Per esperienza non giudicherei senza aver letto il libro. Ricordiamoci che i cinesi sono una comunità chiusa che puntano tantissimo alla continuazione della loro cultura, quindi se da una parte può essere assurdo non partecipare alla vita di comunità dall’altra potrebbe avere un contraltare interno (ad esempio la famiglia) che non viene citato. Molto spesso nei giornali viene fuori il lato polemico e si trascurano completamente i punti di contatto. E comunque anche io mi ritrovo in tutti i punti!!!
Del libro di Amy Chua ne ha parlato anche Daria Bignardi insieme a molti ospiti nella puntata delle Invasioni Barbariche di venerdì scorso su La7. Potete scaricarla dal sito.
A me le definizioni categoriche fanno un pò paura. Credo che una buona mamma debba valutare l’atteggiamento da tenere nei confronti dei propri figli a seconda delle circostanze e del carattere del bambino. Questi manuali possono dare informazioni sul tipo di gestione di alcune mamme ma nessuna dovrebbe sentirsi in dovere di seguirli alla lettera perchè in questo caso la signora Amy Chua ritiene che il metodo delle altre sia sbagliato e che solo il suo sia infallibile. Per quel che mi riguarda io farò il possibile per aiutare mia filgia ad essere felice e a raggiungere i suoi obbiettivi e non i miei, e questo non passa solo o necessariamente attraverso la competizione sfrenata o i sacrifici a qualsiasi costo. Preferisco che sia una persona serena ed equilibrata piuttosto che tormentata dal senso del dovere ed eventualmente frustrata nel caso in cui non arrivasse ad ottenere tutto ciò che si è prefissata, perchè ovviamente questo non è contemplato da Amy Chua.
Stefania mamma di Vittoria
Be’ anche se la storia della mamma tigre mi rattrista non mi stupisce: gli USA sono già di per sè un luogo altamente competitivo già per gli americani doc (che poi esistono degli americani doc?) figuriamoci per i figli degli immigrati che da un lato vorrebbero integrarsi dall’altro sono ancora parzialmente legati alla loro cultura. Se qui in Italia siamo alla seconda/terza generazione di immigrati forse ancora in bilico tra le due realtà, lì sicuramente c’è una storia più lunga di immigrazione e una maggiore aderenza a quelle che sono le “regole del gioco”. Probabilmente la mamma tigre è un prodotto del loro retaggio all’interno di quella specifica realtà. Impossibile dire se sia giusto o sbagliato. Me ne rendo conto perchè sono sposata ad un “immigrato” senegalese che pur vivendo in Italia e accettando appunto le regole del gioco rimane ancora intriso della sua cultura. Nostra figlia assorbirà queste due realtà da noi. Da un lato mi chiedo se crescerla in un ambiente poco “rampante” (l’attitudine africana a “lasciare che sia” unita all’arte italiana di “arrangiarsi”) sia un bene per lei che in futuro dovrà confrontarsi con un mondo lanciato a tutta velocità dall’altro mi dico che noi siamo QUESTO, possiamo cercare di migliorare ma è tutto ciò che al momento riusciamo ad offrirle. In ogni caso gli stereotipi se servono a farsi un’idea ed a classificare non sono mai veramente applicabili a delle persone REALI. Per cui anche una mamma cosiddetta tigre avrà i suoi momenti di tenerezza (basta guardare una vera tigre con i suoi cuccioli…)
ma un essere umano – umano può avere una fiducia in sè che nessuno potrà distruggere ??
eh magari sarebbe bello…ma forse non starebbe su questo pianeta fatto di grandi sentimenti e di grande dolore che hai voglia di preparare i figli per il futuro e di armarli per affrontare la vita……..!!!
“armarli di tutto ciò che è necessario per affrontare la vita con una fiducia in sé che nessuno potrà distruggere”. Ecco dove, secondo me, casca l’asino. trattare così i bambini secondo me dà loro tutt’altro che fiducia in se stessi, al contrario. amarli e accompagnarli senza condizioni (per quanto riusciamo), invece, qualche possibilità in più la fornirà, almeno noi speriamo.
Non ho letto l’articolo, ma io che sono un po’ mamma canguro, un po’ mamma labrador (o almeno cerco di esserlo ah ah!, almeno un pochino) e un po’ mamma ape regina, mi chiedo: ma la giornalista è una mamma? E in quale tipo di mamma si riconosce?
“talebana del capezzolo”?! ahah penso che innumerevoli persone mi abbiano definita così!! gli stereotipi aiutano l’ignoranza a incasellare il “diverso”,e l’opinione di chi ha paura del diverso non mi interessa proprio!! Non credo che comprerò il giornale nemmeno per dare un’occhiata
mentre il libro per curiosità lo prenderei, proprio perchè forse a leggerlo se ne comprende il punto di vista, a sentirne parlare dal filtro di un articolo così pieno di etichette, non molto!
La prima reazione è di innervosimento.
Ma come già qualcuna ha detto, gli stereotipi utilizzati in questo modo servono a sollevare polemiche, e quindi a rendere “accattivante” l’articolo (soprattutto agli occhi di chi, per il proprio vissuto, non rientra nelle definizioni riportate, e magari le giudica anche eccessive).
Cerdo che in questo Lisa abbia visto giusto: una cosa è l’articolo, e un’altra il libro. I giornalisti fanno presto a stravolgere le cose per metterle più in risalto.
La definizione di mamma tigre che viene proposta mi sembra allucinante, però mi ha anche fatto riflettere. Qui parlo da figlia, più che da mamma. In fondo il concetto di base, cioè quello di dare ai propri figli gli strumenti per avere fiducia in se stessi e per realizzarsi, non è sbagliato, e io stessa sarei molto più contenta se avessi avuto dei genitori più attenti alla creazione della mia autostima. Solo non sono convinta che il modo per ottenere questi risultati sia quello della mamma tigre.
Credo che “rispettare l’individualità dei loro figli, spingendoli a seguire le proprie passioni, incoraggiondoli e sostenendo le loro scelte” sia un modo eccezionale per dare fiducia alla propria prole, anche perchè sono convinta che ciò che conta nella vita non sia fare un mestiere da soldi, ma essere capaci di riconoscere ed intraprendere il lavoro che fa per sè e che dà soddisfazione.
In questo senso mi sembra che Claudia stia lavorando molto bene. Vorrei poter fare altrettanto quando sarà il mio momento.
giusto un paio di giorni fa ho avuto un “interessante scambio di opinioni” con chi sosteneva che le mamme-blogger sono detestabili perchè per scrivere trascurano i figli. io non sono mamma ma leggo parecchio blog di mamme e tutto trovo tranne che non tengano ai propri figli e non dedichino attenzione ai loro bambini. ovviamente questa persona non ha mai letto un singolo blog… solo tanti pregiudizi! penso che un bambino abbia bisogno di essere aiutato ad esprimere ciò che è, ninet’altro.
Purtroppo la società e la cultura cinese sono estremamente diverse dalla nostra, senza aver mai sentito questo libro quello che tu mi hai descritto me lo avevano raccontato persone che in Cina ci sono state, oltre al fatto che in Cina è VIETATO fare il terzo figlioe ad altre “piacevolezze”. Lì esiste solo essere il primo della classe, se noi sei un fallimento. Questo penso ci sia solo nelle città però, nelle campagne penso sia diverso. Daltronde anche qui a volte ci sono genitori che assolutamente vogliono il figlio “più bravo”. Non li giudico solo penso che si stressinoe stressino i propri filgi senza morivo.Io son cresciuta in una libertà (anche nelle scelte scolastiche) che molte mie coetanee non hanno avuto. E’ vero che ora sono a casa, potrebbero farmi notare, ma è una mia scelta, non mi sono mai sentita frustrata quando qualcuno prendeva un voto più alto e non mi interessa che i miei bimbi sappiano leggere, scrivere, contare e non so cos’altro MEGLIO DEGLI ALTRI. Mi intersaa che siano “rilassati”. Purtroppo intorno a me non è così e pure mio marito ogni tanto si fa prendere dalla corrente…scusa lo sfogo!
Per il resto trovo tutte quelle definizioni odiose…talebana del capezzolo. si riproduce “generosamente”…ma proprio non hanno nulla di meglio da fare?
Le descrizioni sono esasperate, anche perche’ non sono del tutto vere, la vera mamma cinese, non solo fa partecipare il pargolo alla recita, ma vuole che sia il piu’ bravo!
Anche a scuola deve essere il piu’ bravo altrimenti non raccoglie i punti per accedere a un’ ottima universita’, tutti hanno in mano i videogiochi nelle citta’ e tutti guardano i cartoni in tv, se fanno sport devono anche essere i piu’ bravi perche’ costa pochissimo e ci sono pochi posti posti, per cui se non sei capace e promettente, sei fuori….
Tanti suonano il piano e il violino e non credo sia un crimine…
La mamma tigre non e’ un mostro, dipende tutto dall’ approccio!
Comunque io mi ritrovo in quasi tutte le categorie, tranne la labrador, ad ogni modo sono etichette abbastanza ridicole, una categoria in cui non mi ritrovo affatto e che qui non e’ menzionata e’ la mamma americana!
Questa mamma tigre cinese ho visto in una trasmissione televisiva. Secondo me è da denuncia. Con un orgoglio smisurato ha raccontato che una volta sua figlia minore di 7 anni non riusciva a fare un passagio particolarmente difficile al pianoforte e allora lei l’ha insultato e minacciato di non darle più da manggiare e infatti non le ha dato il permesso di alzarsi per andare ne al bagnio ne per manggiare la cena e allora la figlia dopo ore al improvviso ha fatto questo dannato brano ed era cosi contenta che non faceva altro che suonare…Che dire ? Io non condivido il concetto il fine che giustifica i mezzi ma sopratutto con i bambini.
Se c’è una cosa che spero di riuscire ad insegnare a mia figlia è il valore della complessità di ognuno di noi, irripetibile, irriducibile a quelle etichette che tanti trovano rassicuranti, finendo col rinunciare al valore più grande, la libertà… libertà di crescere, cambiare, tornare sui propri passi, sbagliare e riconoscere gli errori…
… le dico che il boccone scotta ma se lei si ostina a metterlo in bocca la lascio fare… e ho adorato allattarla… e se con la nascita della sorellina volesse riprendere non avrei problemi ad assecondarla… e a volte scrivo il blog mentre lei disegna vicino a me… insomma, sono un bell’esemplare di mammaincrocio
!
Spero che le mamme cinesi non si riconoscano nel modello tigre, almeno quanto io non mi riconosco in modo assoluto ed esclusivo in nessuno degli altri; mi piace incoraggiare mia figlia, coltivare la sua fiducia in se stessa, ma a partire dalle sue passioni e predilezioni… mi piace che sappia di essere responsabile e padrona di quello che fa e per questo non accuso mai il muro contro il quale va a sbattere di essere “cattivo”
Il giudizio…… Come poter aver la pretesa di dire ciò che è giusto e ciò che è sbagliato?
grazie per gli spunti di riflessione!
Lorena
Hanno parlato del metodo shangai su La 7, precisamente alle Invasioni Barbariche. Potete rivedere il video sul sito…e conoscere due mamme tigri! La prima è terribile…
Qualche giorno fa sono incappata anch’io nella polemica suscitata in USA dalla Chua. A parte il fatto che quanto riporta Alessia, pochi commenti fa, mi sembra davvero sconfinare in un qualche reato. In ogni caso ho avuto amiche cinesi che studiavano (specializzazione post laurea) in Germania; hanno avuto un bambino, l’hanno lasciato coi genitori in Cina e sono ripartite per finire gli studi qui in Europa. Ho tuttora un’amica giapponese, che è scappata a gambe levate da quella società competitiva e maschilista, e che ricorda sempre il loro alto tasso di suicidi. Suicidi, non bruscolini. Non mi sembra proprio la direzione in cui guardare, per quanto immerse possiamo essere nei nostri distinguo, sensi di colpa, interrogativi… etichette.
Ci sono mille “metodi”su come allevare i figli,mille scuole di pensiero su come farli dormire,mangiare,divertire.Ma per quanti testi leggiamo,siano essi piu’ o meno giusti,credo che poi il nostro istinto ci gudi,in ogni cosa.
Mi piace la definizione di mamma tigre,mi viene in mente qualcosa di forte,protettivo.Quando il mio cane ha avuto i cuccili l’osservavo molto e la cosa piu’ stupefacente e’ stato quando lei ha smesso di allattarli.Li guardava e poi si alzava e se ne andava.A volte volevo essere determinata come lei!
In 10 anni ho avuto 4 figli e praticamente sono circa 8 anni che allatto.Questa e’ la mia esperienza e non so dire ora se e’ giusto quello che sto facendo, di certo ora il mio istinto mi dice che per adesso va bene e sopratutto non posso dire a un’altra mamma di fare come me.Anche una mamma che non allatta non puo’ essere giudicata a parere mio.
Anni fa la mia ostetrica mi fece leggere un libro molto divertente che purtroppo ora e’ fuori catalogo,s’intitola “Di mamma in peggio”e parla proprio di come ogni mamma e’ convinta di essere nel giusto.
Cerchiamo di essere forti e di credere sopratutto nelle nostre forze e capacita’,gia’ il fatto di essere quì tante a confontarci e sostenerci e’una una bellissima possibilita’…….E come sempre grazie CLAUDIA!
due riflessioni:
la prima è che le etichette non mi piacciono perchè sono davvero limitanti, come dici tu anche io mi riconosco un po’ di qua e un po’ di là… quindi: un’etichetta non può identificarmi. io sono assolutamente allergica al fatto di vedere la vita in bianco o nero (e chi mi legge lo sa: ) ci sono miliardi di possibili sfumature intermedie che ci possono caratterizzare, ragionare per etichette è riduttivo. ma non c’è nulla di male se, consapevoli di questo, leggiamo su una rivista un articolo del genere e sorridiamo all’idea di noi stesse, talebane con il mitra… ehm no, con la tetta spianata!
da anni mi occupo di intercultura e immigrazione e se c’è una cosa che ho imparato e che le culture sono la cosa più complessa che esista! se è riduttivo descrivere le mamme per etichette, è impossibile farlo con le culture. o meglio è pericoloso! si richia soltanto di creare stereotipi e luoghi comuni davvero duri a morire nell’immaginario comune. pensate solo che, stando alle etichette che ci vengono attibuite, noi italiani siamo mafiosi, mammoni e adesso anche bunga bunga… vi piace essere rappresentati per etichette?! non credo.
aggiungete che la cultura cinese è tanto complessa quanto distante dalla nostra, risultato: è impossibile che una persona abbia potuto riassumerne la complessità in un libro. pur essendo di origine cinese (se lo è veramente e se è vissuta in cina, questo non lo so) non può dire di avere riassunto la cultura cinese dell’essere genitore (anche perchè, voglio dire… in cina ci sono più di un miliardo di abitanti, quindi ad occhio e croce, una cosa tipo 200-300 milioni di mamme!) forse questo libro può essere espressione della sua personale concezione dell’essere mamma, e ciò mi sta bene anche se non la condivido.
al di là delle “manie di onnipotenza” di un libro che vorrebbe rappresentare tutte le mamme cinesi, certo è che qualcosa di vero deve pur esserci. tanto nella mamma tigre, quanto nel meitai. però sempre il mio lavoro mi ha insegnato che cose che possono sembrarci inconciliabili, per chi le vive dall’interno in realtà non lo sono. non conosco a sufficienza la cultura cinese (ammesso che ne esista UNA!) però posso dire che in effetti alcuni valori che noi normalmente mettiamo in secondo piano, almeno nella prima infanzia, per loro assumono una certa rilevanza fin dall’inizio…ai nostri occhi il mei tai è in forte contraddizione con la spinta verso il successo, forse ai loro no. purtroppo non conosco la cina in modo così approfondito e non so spiegarvi come convivano e si armonizzino questi due aspetti. ma di una cosa sono sicura: non esiste madre al mondo che non voglia il meglio per suo figlio. è che il meglio in senso assoluto non esiste!
scusate se vi ho annoiato, spero di essere stata chiara.
un sorriso e un abbraccio, linda
p.s. con tutto questo non volevo assolutamente sconsigliare o demonizzare questo o qualunque altro libro, solo… quando nella presentazione scrivono di rappresentare il comportamente tipicamente cinese, piuttosto che italiano o marziano… ecco, state all’erta!
Ciao! Anche io ho letto l’articolo e un paio di battute sul Wall Street Journal, dove pare che l’autrice, sull’onda del successo editoriale abbia una rubrica.
Devo dire che ho avuto delle forti perplessità da subito. Poi però ho riletto il tutto all’americana. Non bisogna dimenticare che la cultura americana è improntata sul successo personale, per cui avere figli di successo significa aver adottato un metodo educativo di successo, che, attenzione, non implica la realizzazione vera della persona.
Il modello della madre tigre, non si ispira alle madri della cultura cinese millenaria, si ispira alle madri cinesi emigrate delle prime generazioni, che spronavano i figli, nati negli Stati Uniti, alla scalata sociale per raggiungere l’emancipazione che ha mosso i genitori ad emigrare.
In questa chiave di lettura (il successo del selfmade man) la severità del modello della madre tigre è vincente. Secondo me però, questo successo personale, è reso tale più che dal modello educativo della madre tigre, da altre fortissime pressioni, che per esempio hanno sentito anche i figli di emigrati di altre nazionalità.
Dietro queste mode educative, mi dispiace dirlo, vedo sempre più spesso del gran pressapochismo. Io le paragono alle diete alimentari… fino al mese scorso andava quella del minestrone di zucca… adesso ce ne è già un’altra vero?
Il problema è che bisogna assolutamente classificare questa nuova tipologia di mamma che si sta facendo largo, che vuole essere presente nella vita e nell’educazione dei propri figli (più di uno, la generazione del figlio unico è già passata) che non vuole rinunciare alla realizzazione personale e professionale (non sono le mamme in carriera, anche queste sono già passate) e che in generale è più consapevole (ma non attivista, anche le mamme attiviste sono già passate). Un bel problema le classificazioni….
Non potremmo definirci mamme 3.0? Che hanno fatto tabula rasa di tutto quello che le ha precedute e che hanno tenuto solo il buono della carriera, della casalinghitudine e dell’attivismo, ecc… e dimenticavo sfoderano con orgoglio la tetta… ma fino ad una certa età.
“Il modello della madre tigre, non si ispira alle madri della cultura cinese millenaria, si ispira alle madri cinesi emigrate delle prime generazioni”
sono d’accordissimo con te! infatti una delle prime cose che mi sono passate per la mente è stata… ma questa signora è davvero cinese o d’origine cinese? ha mai vissuto in cina? mi vinene anche il dubbio… ma è mamma almeno?!?!
bah!
E’ mamma e racconta con orgoglio le tirannie (io le considero così) alle quali sottopone le sue due figlie. E’ di origine cinese ma nata e cresciuta negli USA. Penso che il mix tra le due culture sia a dir poco micidiale…
Solo a leggere le parole che hai scritto riguardo al libro mi è venuta l’ansia. Sicuramente quel tipo di educazione va inserita nel contesto sociale cinese di cui non conosco nulla. Il mio pensiero va a quei poveri bambini educati a pensare che i loro desideri, i loro sogni non possono e non devono esistere. Possono un domani questi stessi bambini essere degli adulti di successo? Forse. Alcuni di loro. Ma saranno felici? E tutti gli altri? Mi rattrista moltissimo il fatto che questo libro abbia fatto tanto scalpore e che si faccia tutta questa pubblicità ad un metodo da gestapo: qualche pazzo (o pazza) potrebbe decidere di sposarlo e rovinare la vita a degli innocenti.
Ho appena finito il libro che ho letto in ebook. Fa nascere molto domande e fa pensare… La responsabilità dell’educazione è una cosa difficilissima da inquadrare in regole certe e chiare. Mi è piaciuto il modo in cui finisce il libro, sembra rimettere in discussione le scelte così categoriche, certe e compatte con cui comincia….
Mi è piaciuta anche l’identificazione che si coglie fin dall’inizio dell’autrice con la seconda figlia (della quale descrive il temperamento e la grazia, con molto amore), la più ribelle. Per questo non credo che sia solo un libro sulla rigidità dell’educazione; anzi, una lettura che può far pensare a come la vita a volte ci cambi e ci costringa a rimettere in discussione le nostre certezze.
Ho scoperto questo libro tramite il programma di Daria Bignardi…ho partecipato a un giveaway e l’ho vinto. Forse è stata apprezzata la mia sincerità, o forse hanno davvero pensato che avrei cambiato idea perché ho scritto più o meno così: “Sono sincera, non lo comprerei mai ma forse, leggendolo, potrei regalarlo”…dalla tua recensione difficilmente ruberò del tempo a mio figlio per leggerlo!!!
Attenzione! Questa non è una recensione. Questo post è stato scritto prima di leggere il libro. Lo sto leggendo proprio ora, e vi farò sapere cosa ne penso…