Quello che le mamme non dicono
Scritto il 10 giugno 2010 | 48 Commenti

Devo ammetterlo: non è stato facile.
Lei è bella, è brava ed è passata, in pochissimo tempo, da mamma blogger ad autrice di successo.
Una certa dose di invidia era inevitabile.
Ma io ho la mia personalissima strategia contro questo orribile sentimento che è per molti un tabù.
Innanzitutto, ammetterla. Pubblicamente.
Questo è già un gran sollievo.
Perché una delle cose che le mamme non dicono, è proprio questa: che spesso sono invidiose. Di chi allatta, di chi non allatta, di chi lascia i bambini per godersi una vacanza, di chi pratica l’attachment parenting senza sentirsi soffocare, di chi ha il fisico di prima, di chi riesce a far quadrare tutto. Di chi, addirittura, ne tira fuori un libro.
Il buonismo a tutti i costi fa parte dello stereotipo della mamma angelicata che dà tanto fastidio alle mamme moderne.
Il libro di Wonderland (Chiara Cecilia Santamaria) l’ho ricevuto in regalo (grazie Marta!) e portato con me durante il mio primo viaggio senza i bambini. Finalmente un po’ di tempo per leggere.
Già nelle prime pagine, mi sono sentita chiamata in causa.
Ad un certo punto, l’autrice si chiede “come fossero, prima, quelle donne. [...] cosa facessero, che gusti avessero, cosa sognassero di realizzare prima dei nani. Tutta quella roba, dove l’avevano lasciata? Perché non ne traspariva nemmeno un po’. Mi chiedevo se avessero ancora tempo per “essere quello che erano”; se da qualche parte, sepolto sotto pannolini e bavaglini sporchi, avessero conservato almeno un po’ di loro stesse”.
Io non sono certo la stessa che ero sette anni fa. E per fortuna! Se in sette anni (indipendente dalla nascita di uno, due e poi tre figli nel frattempo) non fossi cambiata, cresciuta, maturata neanche un po’, se in sette anni le mie priorità, le mie passioni, i mie hobby fossero rimasti immutati, la cosa sarebbe davvero triste.
Prima di diventare mamma lavoravo, uscivo, viaggiavo. Leonardo era iscritto al nido e io prevedevo di riprendere il mio prestigioso lavoro a due mesi dalla sua nascita.
Ma due mesi dopo la sua nascita non ero più la stessa. Non ero più quella che lo aveva iscritto al nido, né quella che aspirava alla promozione. Questo cambiamento è stato condizionato dalla nascita di un figlio. Ma sono tante le cose che possono farti cambiare idea. Avrei potuto innamorarmi del sultano al quale stavo facendo costruire uno yacht, decidere di scappare con lui, di entrare nel suo harem e di dimenticare la carriera. Avrei potuto avere un incidente, di quelli che ti fanno prendere coscienza che stai perdendo il tuo tempo e che quello che vuoi veramente è vivere in cima ad una montagna o in una comunità Amish.
Nella vita tutto cambia, tutto si evolve. Noi cresciamo, maturiamo, (invecchiamo!), ci adattiamo al corso delle cose. Io non sono quella di prima. Ci mancherebbe, con tutte le esperienze che ho in più! E tra un anno non sarò certo quella che sono oggi. Il che non significa che non sarò più “me stessa”. Anzi, sarò sempre più “me stessa”. Sempre più avanti in questo percorso ad ostacoli che è la vita.
I figli (o le esperienze in generale) non ti cambiano. Semplicemente ti aiutano (o ti obbligano) a cresere.
E se è vero che, spesso, dopo un figlio si cambia, non è necessariamente vero che non si è più se stesse.
Certo, la neomamma che vorrebbe essere al bar con le amiche invece che a casa con il suo bambino, così come il giovane che vorrebbe essere allo stadio invece che a cena con la fidanzata, non è se stessa. Farebbe meglio a pagare una baby sitter e uscire un po’.
Io non ho mai sentito questa esigenza. Io sto bene con i miei figli. Non per questo sono migliore di chi ha bisogno di un po’ di tempo tutto per sé. Sono solo diversa. Sono solo me stessa.
La cosa sorprendente è che ad un certo punto ho iniziato a leggere anche la mia storia nelle pagine di questo libro. Ho iniziato a riconoscermi nelle parole di Chiara.
Credevo non potessero esistere persone più diverse di noi due. Invece sono solo le nostre storie ad essere diverse.
Alla fine siamo donne, siamo mamme, ciascuna con i propri sogni, le proprie aspirazioni, le proprie aspettative e frustrazioni. Ciascuna meravigliosamente unica ma anche con tante, tantissime cose in comune.
Consiglio questo libro a tutte le mamme, neomamme, future mamme, potenziali mamme. Ma anche a tutti i loro amici e familiari che forse, dopo averlo letto, capirebbero tante cose…
Leggi anche la mia recensione su “The Readers Project”.





















E’ proprio la stessa sensazione che ho provato anche io, leggendo il libro di Chiara: anche noi totalmente diverse, agli antipodi… eppure quel libro parla anche ‘di me’. Mi ci sono riconosciuta moltissimo.
Ed è intenso, profondo. Veramente un libro che lascia il segno.
Bellissima recensione.
Bellissima sincerità.
Adoro la sincerità. Anche io ho provato invidia. Quella sana, certo.
Quella che sei contenta per l’altro ma vorresti tanto capitasse anche a te.
Anch’io alla nscita di Sofia ho sentito l’urgenza di scrivere…ho scritto per un intero anno, fino alla nscita della seconda, una serie di riflessioni sulla maternità, su quello sconvolgimento delle abitudini che aveva fatto irruzione in casa nostra..era una sorta di monologo teatrale. E’ rimasto nel cassetto. Dopo la nascita di Carlamaria invece mi sono dedicata ascrivere un progetto sulla flessibilità lavorativa, un bel lavoro con cui ho vinto pure un premio. Adesso che è nato Nicolò non ho in mente di scrivere, perchè in fondo in fondo ho già…”metabolizzato”. Perchè è questo che secondo me si cerca di fare, ed è questo che ha cercato di afre anche l’autrice citata (di cui ho letto in parte il blog): parlarne per comprendere fino in fondo questa stravolgente esperienza, per aiutarci a conviverci nel migliore dei modi, facendo i conti con quell’unica e speciale persona che è ognuna di noi. Adesso sto pensando di organizzare uno Spazio Mamme nella città dove vivo…forse sto passando da una prospettiva “narcisistica” dove premeva l’urgenza di parlare di ME ad una prosepttiva più sociale, dove mi interessa dare un aiuto alle mamme che per le ragioni più diverse si trovano in solitudine o in difficoltà. A livello generale è un bene che questi libri / Blog escano e siano letti: aiutano a far percepire anche nell’opinione pubblica il messaggio che la maternità non è tutta rose e fiori.
Concordo che Te, Claudia, soprattutto quando parli del cambiamento. Anch’io posso dire, a 33 anni e dopo 3 figli: PER FORTUNA non sono più la stessa di prima!
Io ritengo che ogni esperienza nella vita ci cambi un po’ e, come dici tu, guai non fosse così. Poi è chiaro che ci sono eventi più o meno importanti che lasciano dentro di noi mutazioni altrettanto più o meno profonde. La maternità è un evento enorme dal punto di vista fisico, emotivo, e psicologico, non si può certo passare indenni, e meno male!! Poi è chiaro che sei sempre tu con i tuoi gusti, le i tuoi interessi e le tue passioni, magari riviste, accentuate, mutate, ma sei sempre tu.
Le esperienze importanti DEVONO lasciare un segno, altrimenti non cresci, rimani un eterno adolescente. Purtroppo ne vedo tanti io che di professione faccio la pedagogista con le coppie in separazione. Ne vedo tanti di papà-mamme che non vogliono crescere, non accettano le responsabilità, non si trovano in questa nuova dimensione. Non è facile e non c’è un solo modo di essere genitori e di affrontare il ruolo di genitori.
Belle le tue parole, anche l’ammettere quella sana invidia che ci fa migliorare, non certo distruggere!
Non è per la celebrità che invidio Chiara. Il mio blog è popolare quanto il suo.
La invidio perché ha trovato un editore disposto a credere in lei. Perché è brava, è bella ed è stata anche fortunata.
Non sono certo una che non si accontenta. Sono felice di quello che ho. Ma questo non mi impedisce di sognare e di desiderare di più.
Ovviamente il brano riportato non vuole essere un riassunto del libro. Lho citato per affrontare questo argomento, di cui volevo parlare vià da un po.
Di risate leggendo il tuo libro (e anche il tuo blog) me ne sono fatte davvero tante!
Me ne sono già procurata un’altra copia per leggerlo..
Mi hai incuriosito…leggerò il libro e poi ti dirò. Ciao
mentre leggevo questo post mi son messa a piangere…mi sono commossa perchè è quello che sto vivendo io in questi mesi (il mio bimbo ha 6 mesi)…tutte le cose che mi sembravano fondamentali non lo sono più…eppure io mi sento me stessa, mi sento felice…ma a volte ho la sensazione che chi mi guarda pensa che sto lasciando perdere quelle “cose importanti” a cui tenevo tanto(lavoro, carriera ecc.)…Ma io sono felice, penso che sono felice ora, prima era qualcos’altro che ora non so…Mi sento cambiata..Io ero quella che appena saputo del bimbo…avrei già prenotato il nido…anche prima della sua nascita.E poi…mah, non so…ora se penso di allontanarmi da lui tutti i giorni per lavorare…non sarei più io…Forse sono un pò ancora confusa, ma so che non ho fatto un figlio a 37 anni per farlo screscere ad altri e non voglio che il mio primo pensiero al mattino e l’ultimo alla sera debbano essere: chi me lo terrà oggi?dove lo posso sistemare? Decidere di fare la mamma è anch’essa una scelta, una scelta che ti cambia la vita, ma se te la migliora vuol dire che è la scelta giusta, indipendentemente da quello che gli altri pensano. Anzi, penso che poter crescere un figlio sia un privilegio che non tutte possono permettersi, e di questo sono grata…
le tue parole mi hanno confermato che almeno non sono impazzita..
Ti seguo sempre con piacere e attenzione..
Milena (quella degli acquerelli….)
Se penso che 7 anni fa ero una single folleggiante che viveva in un monolocale in centro e si lasciava risucchiare dal lavoro… chissà che cosa farò tra 7 anni!
Mi sembra strano che proprio tu provi invidia… nel senso che non sarai diventata famosa come l’autrice del libro in questione, ma una dose di celebrita’ nel mondo delle mamme blogger ce l’hai pure tu e questo dovrebbe essere solo motivo di orgoglio e vanto (nel senso positivo del termine).
Se non riusciamo ad accontentarci di quello che la vita ci dona, guardando sempre nel girdino del vicino allora sara’ veramente difficile trovare la felicita’…quella autentica.
Ora mentre sto scrivendo mi accorgo che le mie parole sono quasi piu’ un monito per me che per te…ma what to do, il mondo del web e’ grande e libero e io oggi ho sentito una grande spinta a commentare, cosa che avviene assai di rado.
per quanto mi riguarda ho avuto mia figlia a 22 anni e allora si che il desiderio di voler ancora essere giovane e spensierata era forte…ma dopo un figlio ti accorgi che la vita da giovane e spensierata e’ assai vuota e superficiale. Mia figlia mi ha fatto crescere tantissimo e sono grata per questo e concordo sul fatto di dire che per fortuna non sono piu’ quella di sette anni fa, ne’ tra uno, due , tre, sette anni saro’ piu’ quella di adesso.
va beh non commento mai, ma quando poi lo faccio vengono fuori i papiri…
ciao
Soma
Rigida? Aiuto… beh, sono felice di non averti dato la stessa impressione dal vivo! Anche per me è stato un piacere conoscerti.
Per quanto riguarda linvidia… è vero, è un sentimento negativo. Ma esiste, e io credo che sia più facile superarla quando la si dichiara apertamente.
Ciao Claudia,
piuttosto un’indole spensierata, leggera, divertita, che avevo raggiunto dopo anni di lotte interiori, di disavventure, di crisi. Quei 26-27 anni “dorati” li amavo con tutta me stessa.
intanto ti ringrazio moltissimo di aver dedicato questo post al mio libro, sai che apprezzo molto il tuo blog ed è un vero onore
Il brano del libro che hai citato, così da solo, ne fornisce un’idea un po’ diversa da quello che è in realtà. Hai riportato qualche riga del capitolo 1, ovvero il capitolo dell’impatto con la maternità di una 27 enne in carriera… il più refrattario alla figura di “mamma” in assoluto!
Sono perfettamente d’accordo con l’idea dell’evoluzione, nel mio caso però è stato importante mantenere non tanto le cose che facevo prima (anche se sì, gli aperitivi continuo a non farmeli mancare
Sono evoluta, sono cambiate tantissime cose ed è subentrato un amore immenso per mia figlia e la mia famiglia, ma certamente non ho aderito a quella “serietà/responsabilità/sacrificio totali” che spesso nell’immaginario collettivo rendono BRAVA una mamma.
Per me una mamma brava è una mamma felice, come ripeto tante volte. E fare quello che ti rende felice, sia esso stare 24/7 coi tuoi figli sia esso prenderti degli spazi, ti fa essere una persona migliore, serena, di conseguenza una mamma appagata.
Chiaramente questa è la mia opinione, e il libro non pretende certo di essere un manuale universale (e nemmeno un manuale!), parla della mia esperienza e delle mie riflessioni ma sono felice che in tante – seppur diversissime da me come indole, abitudini e gusti – si ritrovino nelle mie parole. Per me è una bellissima soddisfazione.
Spero di averti fatto anche un po’ ridere, perché anche sdrammatizzare rientra tra gli obiettivi
Grazie del confronto e delle tue parole, ci sono persone con cui, per quanto siano opposti stile di vita e percorsi, ci si trova a pelle e tu sei una di quelle.
E pensa che invece io invidio la serenità e l’equilibrio che trapela dalle tue pagine
Claudia, concordo e sottoscrivo ogni tua parola.
Insomma manco solo io a leggere il libro di Chiara! devo correre in libreria!!
un abbraccio
Ciao Claudia, da un pò leggo il tuo blog e da un pò ho nella lista dei libri quello di Chiara, la tua recensione capita a fagiolo per darmi una spinta all’acquisto.
Anche io come te prima della nascita di mia figlia (voluta e cercata) avevo già programmato tutto, rientro al lavoro, baby sitter, nido … ma sin da subito la piccola ha dettato legge e sono stata costretta a fermarmi e rivedere tutto quanto già stabilito; è come se mi avesse detto: mamma, ora ci sono io, siediti, al resto ci pensi dopo. Ed è vero, è stato propio così, tutto il resto, per quanto ancora importante, viene dopo di lei (ma ci ho messo un pò per accettarlo). E ora che lei ha un anno, se penso ad un paio d’anni fa, o a 5 anni fa, al primo impatto mi sembra di essere una persona molto diversa, ma l’impressione dura un secondo: sono io, sono quella che sono sempre stata e che sempre ho voluto essere. Sono riuscita a focalizzare le mie energie (che purtroppo non sono infinite) sulle cose per me più importanti che mi danno gioia. E’ come se crescendo (o invecchiando?) stia piano piano capendo chi sono nel profondo, e, come dici tu, andando avanti “sarò sempre più me stessa”.
E’ un piacere leggere il tuo blog.
@Smile: tranquilla manco io! Mi piace molto il modo in cui scrive Wonder e continuo a sentire parlare molto bene del suo libro per cui sicuramente lo leggerò non appena avrò modo di acquistarlo.
@Soma: credo in fondo che ognuno di noi abbia bisogno di un pò di quel “vuoto e superficiale” che tu associ alla spensieratezza giovanile. Certo può cambiare il modo, ma vivere nella costrizione di un ruolo non è mai positivo. C’è chi si trova pienamente realizzato nel vivere la vita con e per i propri figli e la propria famiglia; chi invece, come Wonder, ha bisogno ogni tanto di quegli aperitivi che hanno caratterizzato i suoi “anni dorati”. Io l’ho capito solo ora che la vita mi ha imposto un brusco cambio di rotta e sono ben lieta di poter alternare “spensieratezza giovanile” (anche se sono entrata negli “anta”) ad alta responsabilità.
Per quanto riguarda l’invidia per quanto buona possa essere io ho imparato a guardare me stessa e la strada che voglio percorrere senza tanto pensare a ciò che fanno, non fanno o hanno fatto gli altri. In qualche modo si tratta pur sempre di un sentimento negativo che non porta serenità…almeno così la penso.
Per il resto concordo con Claudia. Nemmeno io 7 anni fa avrei mai pensato di essere la persona che sono oggi e se ci penso credo di piacermi e di essere molto più “ricca” ora che allora. Pur in modo completamente diverso sono sempre io solo in una nuova veste.
Mi ha fatto molto piacere conoscerti dal vivo anche perchè sei molto meno “rigida” dell’impressione che mi hai sempre dato leggendo il tuo blog.
Claudia, bella recensione e belle riflessioni…io ho una bimba di un anno e questa metamorfosi interna la capisco bene: anch’io come te pensavo di riprendere il mio lavoro (che adoro!) ai 6 mesi di Gaia e invece i miei piani si sono modificati parecchio, alla ricerca di un nuovo equilibrio vita-lavoro-me-mondo.
Ma il bello della vita è questo: un continuo stupore!
bella davvero questa tua recensione…il libro di wonderland mi incuriosisce molto ed è da un po’ che mi riprometto di acquistarlo e leggerlo
mi piace da matti il suo modo di scrivere, forse mi attira ancor di più della “storia” che racconta, sono curiosa, davvero curiosa…
il bello della “blogosfera” è anche questo, trovare mamme tanto diverse per certi aspetti…tanto uguali per altri…comunque tanto interessanti
un bacio alla prateria!
Io penso che esistano due tipi di invidia: quella nera e cattiva, che ti porta ad arrovellarti su “perché lei sì e io no?”, e quella invece buona, che ti porta a dire “vorrei anch’io fare come lei, coraggio rimbocchiamoci le maniche”.
Poi, per carità, penso che a tutte capiti il giorno in cui invidi la tua amica che ha più soldi e si fa tutta l’estate al mare o quella che ha avuto una fortuna particolare che avresti voluto tu. Tutto dipende sempre da come ti comporti dopo, se ci passi la vita o ti butti il pensiero alle spalle un attimo dopo.
Diverse ma non una giusta e l’altra sbagliata, ma solo diverse e nella diversità la pensiamo allo stesso modo.
Ma ci siamo incrociate al Momcamp? E se no, perché no?
Sono d’accordo con Lanterna: io arrivai a questo blog qualche mese fa per caso, grazie alle bambole Waldorf e, poco a poco, mi si è aperto un meraviglioso mondo, però ammetto che il primo pensiero fu “ma come diavolo fa??”. E il formicolio di invidia aumentò quando scoprì che anche tu non hai nonni e parentela varia di appoggio (io vivo in Spagna), poi però l’iniziale scoramento (io tendo sempre a sminuirmi, figurati in un confronto del genere!) si sta trasformando in spinta positiva: “se ce la fa lei, e le altre, posso farlo anch’io!”. Magari non così bene, ma nel modo migliore che io possa. E penso che il confronto si debba fare sempre e solo con se stessi: non ha senso paragonarsi a persone che sicuramente hanno avuto un vissuto completamente diverso, può capitare di sentirsi inadeguati quando si è solo differenti. Mentre pensare a come eravamo noi 2, 3 o 7 anni fa ci fa capire se di strada ne stiamo facendo, se cresciamo, evolviamo, miglioriamo. Sette anni fa mi ero trasferita da poco qui, iniziavo una convivenza che significava lasciarmi moltissimo alle spalle, mia madre era viva e io non ero madre: mi sembra di parlare di cent’anni fa… eppure io sono sempre io, come han detto molte di voi. E, nonostante mia sorella pensi che mi sia bevuta il cervello e debba andare in psicoanalisi per le scelte che sto facendo, grido ai quattro venti che la nascita della puffetta non ha fatto che cambiarmi in meglio e arricchire il nucleo del mio essere. Mi ha permesso di scoprire e imparare cose che credevo lontane mille miglia, quando sapevo della loro esistenza. Ho partorito in casa, l’allatto ancora, abbiamo dato una svolta al nostro modo di vivere, mangiare, pensare, io sto a casa con lei, il mio compagno lavora per due. Certo non è tutto rose e fiori e la stanchezza e la paura di sbagliare spesso sono grandi, ma siamo in cammino e la piccola è il miglior specchio che ci sia mai stato dato per cercare di migliorarci. Mi ritengo una privilegiata e non posso che condividere quello che dice Claudia, anche se a volte pagherei per avere tempo di fare le centomila cose che ancora mi interessano, eccome! Ma credo si tratti anche di trovare un nuovo modo di organizzare tempi e modalità. Un’opportunità, anziché una catena. Comunque fa davvero bene non sentirsi sole!
Ieri sera ho finito l’ultimo libro di Almudena Grandes…stasera inizio “Quello che le mamme non dicono”, che mi sono fatta comprare in Italia da mia madre.
Considero Claudia e Chiara molto diverse, eppure mi affascinano entrambe.
Tendo ed aspiro alla serenita’ che mostra Claudia nel fare la mamma appagata e contemporaneamente mi consola leggere i post di Chiara, in cui a volte emerge un papale e dichiarato “Ma chi me lo ha fatto fare?”, un rimpiangere la facilita’ e la tranquillita’ della vita senza figli.
Credo che diventare madre sia l’esperienza piu’ bella e piu’ importante che una donna possa sperimentare, ma non e’ sempre tutto incantato e meraviglioso.
ciao a tutte, questo post mi ha fatto venire voglia di commentare perchè è una cosa che spesso, scherzando, mi sono chiesta….chi era quella donna che abitava dentro di me prima, prima dei figli, prima di diventare mamma.
Avevo passioni ed interessi,tanti! cose che mi hanno mosso per anni ed alimentato…solo non erano me. Ora lo so. Ora comincio a distinguere ciò che per me era necessario da ciò che mi appassionava. Tutto ciò che è stato mi ha portato dove sono adesso, il posto dove voglio stare…con tutta la fatica e le difficoltà che questo comporta…la donna che abitava dentro di me prima la guardo con tenerezza…ma non mi manca.
Non ho letto il libro di Wonder perciò mi limiterò ad alcune osservazioni generali. Mi riconosco completamente nelle tue parole, Claudia. Qualunque esperienza, anche piccola, ci cambia, e il “noi stessi” è in continuo divenire: sarebbe terribile, se non fosse così! Anch’io prima che mia figlia nascesse avevo un’idea di come avrei affrontato il “dopo” che ho completamente stravolto quando il “dopo” è arrivato davvero. Mi ritengo fortunata perché ho vissuto il passaggio da donna senza figli a donna con figli in modo profondamente naturale. Per questo mi dispiace vedere quante mamme invece lo affrontino con grande fatica, e quante restino, per così dire, impantanate a metà del guado. D’altronde in un contesto sociale in cui troppo spesso donna e madre sono considerate due cose diverse, e la seconda un impoverimento della prima, anziché un arricchimento, la cosa non mi sorprende più di tanto.
Hai detto bene, il problema è la fatica di crescere, anzi, di invecchiare, parolaccia innominabile al giorno d’oggi, al pari di “responsabilità”, “dovere” e “rinuncia”. Ma c’è poco da fare: avere un figlio implica enormi responsabilità e precisi doveri, che spesso prevedono qualche rinuncia. Ma anche questo fa parte del crescere…
Claudia il tuo blog non è popolare come quello di Chiara. Ma neanche alla lontana. E perché le donne devono sempre mettersi a confronto? Sono due blog diversissimi. Innanzitutto Chiara usa la scrittura e la sua ironia e i suoi contenuti e questi sono gli unici strumenti del suo blog. Chiara è davvero una scrittrice, non perché ha pubblicato un libro ma perché sa scrivere e usare una serie di strumenti del racconto, del comunicare all’altro e dell’ironia. Il blog di Claudia usa una serie di strumenti accessori alla scrittura che lo rendono molto particolare, con un taglio sia emozionale che “informativo”. Le foto ad esempio, danno un gran sostegno a questo blog e le immagini hanno una presa facile, immediata, entrando subito ad un livello emotivo molto profondo. E poi tutta una serie di contenuti che rispecchiano un target di idea di mamma molto diffuso nell’immaginario e nell’ideale di moltissime donne con livello di scolarizzazione abbastanza alta. L’idea del “ritorno” alla campagna, della naturalità, della mamma “crafty”, della mamma che si informa e studia e che vuole essere una brava mamma e che si vive e si identifica principalmente nel suo ruolo di mamma…
Entrambe sembrano nascondere un velo di fragilità e insicurezza che le rende molto dolci. Anche se Claudia a volte sembra nascondere questo lato con un atteggiamento troppo rigido e apparentemente convinto di sé. Questo a volte la fa essere superficiale nel ragionamento e nei contenuti, come quando disse che noi siamo i “poverini” e non le persone che emigrano da paesi in cui i bimbi crescono felici, correndo su cavalli senza sella e cose simili. Stiamo parlando di paesi poveri, con un tasso di mortalità, di violenza inquietanti. Paesi in cui sopravvivere è una lotta quotidiana. Ho capito che in un certo senso…ho capito quello che voleva dire Claudia in quel post tanto emozionante. Ma non si può arrivare a dire che loro sono fortunati e noi poverini. In nessun caso purtroppo, dovremmo ringraziare Dio ogni giorno per il pane, la casa e l’istruzione che possiamo permetterci di dare ai nostri figli.
Complimenti a tutte e due.
Non mi metto a confronto con Chiara. Metto a confronto i dati statistici dei nostri blog, che non credo tu conosca. Anche se non escludo che con l’uscita del suo libro il blog di Chiara abbia avuto un’impennata, assolutamente meritata.
Chiara è davvero una scrittrice, perché sa scrivere e perché è brava. Nessuno ha mai detto il contrario.
Per quanto riguarda il post su Maria, non ho mai detto che noi (Italiani) siamo dei poverini rispetto ai brasiliani (alcuni dei quali muoiono di fame). Ho detto che noi (io, mio marito e i miei figli) ci sentiamo poverini rispetto a Maria che non ha vissuto in un contesto in cui le persone muoiono di fame, ma in un contesto in cui tutti hanno ciò di cui hanno bisogno e vivono armoniosamente a contatto con la natura. Scambierei volentieri la mia infanzia con la sua, senza alcuna esitazione.
Chiedi perché le donne devono sempre mettersi a confronto, ma poi non resisti alla tentazione di farlo tu, questo confronto impietoso (è evidente la tua preferenza) e decisamente fuori luogo. Perché fuori luogo è, come sottolineavi tu stessa, il confronto tra due donne; Donne con stili, passioni e modi di espressione diversi, senza che per questo una sola delle due debba essere considerata una “vera scrittrice”.
Al di là delle preferenze, dei giudizi e delle statistiche, questa analisi così fredda e meccanica del mio blog mi mette una gran tristezza.
Strumenti accessori, target, taglio emozionale o informativo… quanti paroloni per quello che è semplicemente il diario di una mamma….
Il blog di Wonderland, così come il suo libro, con i nomignoli e tutto il resto, hanno uno stile volutamente ironico (che può piacere o no). Leggendo il libro si arriva a conoscere anche il lato umano di Chiara, che effettivamente dal blog traspare poco.
Io sono il frutto di un incidente e da bambina mi sentivo in colpa perché, se non fosse stato per me, mia mamma non avrebbe mai sposato quell’uomo che le ha poi rovinato la vita. Lei ha fatto del suo meglio e mi ha sempre rassicurata dicendomi che non era vero, che mi aveva voluta. Ma non sono mai riuscita a crederle.
Forse avrebbe fatto meglio a dirmi: “inizialmente non ti volevo, ma poi non me la sono sentita di abortire, e quando sei nata ti ho amata dal primo istante”. Un po’ come ha fatto Chiara.
Mi dispiace vedere che un tema lanciato con pacatezza e sincerità abbia portato ad un confronto così spiacevole. Personalmente ho letto il blog di Chiara e la mia riflessione è questa: ho letto e leggo tuttora moltissimo, classici e contemporanei. Chiara ha scelto uno stile colloquiale, immediato, accattivante, ma con qualche punta anche “volgare”, a mio parere. Il messaggio che vuole trasmettere è immediato, lo si capisce fin da subito, tuttavia devo dire che la lettura alla lunga annoia. Leggere il tuo blog Claudia invece è diverso, perchè hai la capacità di allargare continuamente gli orizzonti, di proporre sempre nuovi stimoli e tematiche. Questo è il tuo pregio, oltre alla freschezza, alla semplicità e all’allegria dell’insieme. Siete due stili diversi, non so ne valga la pena discutere così a lungo…
Ti lascio una frase che campeggia in un dipinto di Klimt che io adoro:
“Se non puoi piacere a molti con le tue azioni e la tua arte, piaci a pochi. Piacere a tutti è male”.
Grazie Marta per le tue parole che esprimono molto bene un po’ quello che volevo dire io (ma non sapevo bene come esprimerlo). Nonostante tutte le cose positive in rete sul libro, non mi viene la curiositá di leggerlo – gulp, credo che sono l’unica… Me lo sento troppo distante. Non vuol dire che non leggo volentieri pezzi di vita o esperienze molto diverse dalle mie, forse é lo stile che non mi attira (anche se a molti piace, non c’é dubbio!). Mentre mi piace tantissimo lo stile sereno e dolce di Claudia, mi accorgo che leggo i suoi articoli anche se si tratta di un tema che al momento non mi interessa tanto, ma é proprio il piacere di leggere questo stile. Probabilmente per molti vale lo stesso argomento per leggere W.
Non avrei voluto scrivere, ma non riesco a resistere al commento di Veronica e’ un po’ malevolo, poi quoto Marta sulla volgarita’ che anche io ho notato, premetto che non ho letto il libro, ma solo alcuni brani su diversi blog e una volta soltanto sono entrata nel suo blog, ora mi chiedo se io fossi la figlia di una mamma blogger che scrive cose su di se’ e su di me, riferendosi a me come nana, gnoma, che le sono capitata tra capo e collo e non ero voluta e che non poteva piu’ bere, uscire, fare shopping, lavorare (tiro a caso ma e’ l’impressione che ho avuto) piuttosto che altro, boh non farei dei salti di gioia, anche pensando che la suddetta mamma e’ diventa famosa e popolare perche’ io esisto……
Ma parlo di me non mi riferisco a Chiara e al suo libro, non intendo essere offensiva, ho notato questo atteggiamento “ironico” in tante mamme, cosi’ come non condivido un post sul lasciare i figli a casa per uscire la sera “ma per il loro bene” ecco pero’ sono del partito che ognuno con la sua vita e la sua prole debba fare cio’ che preferisce, io non giudico nessuno, ma mi spiace vedere quanto siano popolari certi atteggiamenti, non so nemmeno se sono riuscita a spiegarmi.
Comunque non credo che essere un a mamma “crafty”, che studia e altro sia sinonimo di insicurezza e tra le due letture opto per quelle di Claudia…..
Sicuramente hai ragione, ma sono davvero rimasta stupita per la popolarita’ di un certo stile, non riesco a spiegarmi, mi spiace, non vorrei essere scortese con nessuno.
Diciamo che non e’ il mio genere, se voglio leggere una scrittrice divertente e leggera leggo Kinsella, comunque mi scuso.
Devo confessare che nemmeno io mi sento particolarmente invitata ad acquistare questo libro, nonostante segua il blog ed apprezzi in generale lo stile di Chiara che oggettivamente sa scrivere e spesso sa far ridere. Quello che sinceramente mi piace poco è come stanno vendendo il “prodotto Wonder”: magari il libro dice tutt’altro, ma questa cosa del “demolire lo stereotipo della mamma zuccherosa” e di “restare se stessi perché una mamma felice fa un bambino felice” proprio non mi convince. Nei miei dieci anni di onorata carriera mammesca, di madri ne ho conosciute davvero tante: zuccherose (e ipocrite) come quelle del presunto stereotipo, nessuna. Le uniche mamme che corrispondono a questo ritratto le ho viste in televisione, in primis nella pubblicità, poi nei telefilm americani e negli sceneggiati italiani tutti anema&core. Nella vita vera, mai: solo donne normali, con le loro difficoltà, le loro crisi, i loro entusiasmi e i loro personalissimi modi di vivere l’esperienza della maternità.
Quanto poi al fatto che una mamma felice faccia automaticamente un bambino felice, parliamone. Se una donna per essere felice deve correre il più lontano possibile dai suoi figli, dubito francamente cresca bambini così felici. E non accetto che si faccia passare per frustrata, o irrealizzata, o peggio, la donna che con i figli ci sta bene. Per questo la strategia di marketing utilizzata per promuovere questo libro non mi piace. Magari poi un domani lo leggerò e ne resterò conquistata. Al momento, però, non ne sono particolarmente tentata.
…anche a me sembra spesso di dovermi giustificare perche’ sono innamorata dei miei figli, anche con persone che mi sono molto vicine, che non sembrano credere al fatto che io mi realizzo cosi’, facendo la mamma. No mi ritrovo per nulla in W,forse anche perche’ sono piu’ vecchia(36 anni!aiuto!)mi ritrovo molto in Claudia che invece secondo me usa un atono molto intenso, serio, sincero e vulnerabile, che rispecchia l’intensita’ dei miei sentimenti.
tono! non atono! Scusate, ho Luca che mi penzola da un ginocchio e sto scrivendo con un dito!
…non so se mi sono spiegata, intendevo dire, Claudia vive e racconta i figli come un privilegio, una ricchezza, e mi ritrovo in questo, infatti lo dico sempre ai miei piccoli, la mamma e’ una ragazza fortunata!!!!!!!!!E loro sorridono…Non mi ritrovo in descrivere i figli come una cosa che sta fra me e il divertimento, e una vita “normale”…ma normale che?Sinceramente se fossi ancora li’ che vado a feste e prendo aperitivi e vado in vacanza con mio marito dove mi pare etc mi sparo un colpo, a 36 anni ste cose le ho fatte, a un certo punto si cresce!!!!!!!!!!!!!!!!!No?Baci.
Dillo a me, che di anni ne ho 42! Comunque, discorso figli a parte, ci sono mie coetanee childless che ancora vivono come a vent’anni: aperitivi, feste, vacanze nella stessa isoletta da 25 anni, a girare sempre le stesse spiagge con lo stesso motorino. A sentire loro è meraviglioso, a me sembra di vedere un criceto che gira nella ruota. Ma anche solo cambiare isoletta, no?
Mi fermo qui e chiedo scusa a Claudia, perché mi sa che sto abusando del suo spazio.
ciao
volevo farmi i fatti miei… però
Claudia l’hai detto anche tu l’invidia è una brutta bestia!
e qualcuno, secondo me, ha perso l’occasione di tacere.
Eppure Claudia, il tuo non sembra un “semplice diario di una mamma”… E tu stessa tempo fa ti sei qui definita una “blogger professionista”… Se si vuol godere del prestigio che viene dalla professionalità bisogna poi accettare lo sguardo professionale e tecnico degli altri professionisti anche se il linguaggio tecnico è poco chic.
I tuoi sono spesso degli articoli. Un diario è intimo, fatto di sfoghi e di alti e bassi serve a ricordare e ad esorcizzare, a volte, paure e debolezze…
Nessuno dice che W sia un modello ma l’uso che fa dell’ironia per esorcizzare i suoi conflitti e i suoi contrasti tra vecchi e nuovi modelli di società, di donna e di maternità è interessante.
Anche il tuo blog Claudia è sempre molto interessante, non ho mai detto di preferire l’una all’altra!
Sono una blogger professionista perché vengo pagata per scrivere su ALTRI blog. Questo resta il mio blog personale, il mio diario di mamma, sul quale condivido pensieri intimi ma anche notizie o informazioni che mi hanno colpita e che desidero condividere con chi mi segue. Se poi mi vuoi insegnare anche come si tiene un diario…
Ciao Veronica, scusa se mi intrometto ma al di là del fatto che non riesco a comprendere dove questa analisi comparativa voglia arrivare, oltretutto un confronto tra due donne o meglio, due blog completamente diversi, non credo che avere un blog significhi necessariamente accettare lo sguardo tecnico, sia esso critico o meno degli altri. Oltretutto se vogliamo essere precisi, come richiede appunto un’analisi tecnica, quando Claudia ha scritto di essere diventata una blogger professionista lo ha fatto in riferimento al suo lavoro per Webmamans e non per ciò che scrive su questo blog che per quanto tu non lo veda come tale è comunque pur sempre un diario. Certamente Claudia ha fatto la scelta di mostrare soprattutto gli aspetti positivi della maternità, ma non solo. Se non ci sono i lamenti che evidentemente piacciono tanto e che a quanto pare vanno molto di moda è perchè Claudia è una persona che quando ha un problema si rimbocca le maniche. e se parlo così è perchè Claudia la conosco di persona.
Il diario si è evoluto in parte in qualcosa di diverso che in alcuni post lancia una serie di messaggi che si possono condividere o meno, decidere, di seguire o anche eventualmente approfondire.
In realtà non volevo fare da avvocato difensore, ovviamente Claudia non ne ha bisogno e in realtà le tue non sono in effetti accuse.
Non è però potuto fare a meno di risponderti perchè avendo un blog so cosa vuol dire trovare un commento come questo.
E mi ripeto prima non la pensavo così ma ultimamente una cara amica che dei blog è professionista mi ha convinta. Solo perchè un blog è pubblico non significa che sia aperto a tutti o a tutto. Io accetto tutto ciò che è costruttivo ma sinceramente, dall’esterno, nella tua analisi, riesco a leggere solo l’ennesima standing ovation per W. E mi fa un po’ tristezza…
Non sono mamma, sono una 27enne (vicino ai 28) che ne ha vissute un bel po’ in questo quarto di secolo
per la ‘fortuna’ non esiste, sopratutto quando si raggiungono dei traguardi… capisco anch’io (e pensato quando ero una ragazzina) il ‘perche` lei si e me no?’… qualsiasi traguardo si raggiunga, lo si raggiunge portandoci un casino di lavoro duro… si, ci si puo` trovare al momento giusto, all’occasione giusta, ma si deve avere la capacita`, la prontezza di cogliere al volo e di lavorarci su… nulla capita per caso, proprio nulla
L’invidia proprio non ne vale la pena, ne` positiva ne` negativa (x me positiva non esiste), invece avere ambizione, fare del proprio meglio si
avere quella curiosita` che ti porta a cercare cose nuovo, a metterti in gioci per raggiungere nuove mete 
Concludo dicendo che seguo con piacevolezza sia Chiara che Claudia, perche` sono diverse, uniche a se stesse, e perche` leggendo, condividendo si impara sempre moltissimo
A proposito… ma non ti chiamavi Federica?
Ciao Claudia,
passare a leggere il tuo blog mi dà sempre un pò di allegria e mi consolo nel vedere una famiglia con 3 figlie e una mamma come li riesce a gestire…
Sta per arrivare il mio terzo bimbo, qui la unica “femmina” sia solo io…3 maschietti e un marito…solo il cane femmina…ma a perte questo la maternità cambia eccome..
Leggendo le tue righe sono tornata indietro ad 11 anni fà quando il mese dopo essermi sposata ho scoperto di essere incinta…accidenti io e i miei sogni di viaggi e casini….nulla!! pannolini e poppate e certe volte quel senso di solitudine e di non essere all’altezza…fortuna poi con il tempo passa e si crea una specie di simbiosi con quel fagottino profumoso di cremine…
Certe volte incontro amiche che non hanno figli….mi perdo nel pensare cosa facciano e come gestiscano il loro tempo…e se non gli manchi qualcosa….io di mio ne ho gran poco e certe volte diventa una impresa anche andare a togliere quei peli dalle gambe che ti fanno tanto sembrare la nonna preistorica…ma alla fine di tutto non mi manca nulla e stare con i miei bimbi mi piace.
Il tempo passa e i nostri bimbi ci fanno crescere…noi cresciamo con loro meglio dire…e per fortuna …sai che noia restare sempre uguali???
Ciao Claudia, oggi ho citato questo post sul mio blog. Trovi il link sul mio nome, non capisco il perché, ma non riesco a copiarlo qui.
Buon trasloco!!!