Il CerVello di mamma e papà
Scritto il 15 giugno 2010 | 40 Commenti
Oggi ospitiamo Serena, di genitoricrescono.com. In questo guest post ci racconta come è nata l'iniziativa "Il CerVello di mamma e papà".
Qualche settimana fa ho conosciuto una coppia di italiani che si sono
trasferiti a Stoccolma con due bambini piccoli.
In Italia avevano entrambi un lavoro. Contratto a tempo indeterminato.
Però erano stanchi. Ho ascoltato lei che mi diceva di come non
sopportava più di uscire la mattina che i figli ancora dormivano, e
tornare la sera e i figli già dormivano. Non aveva un ruolo manageriale,
ma considerando 3 ore al giorno di tragitti in macchina per raggiungere
l'ufficio, e le ore di lavoro 8 più 2 di straordinari obbligatori,
finiva sempre così.
Hanno lasciato il lavoro e si sono trasferiti in Svezia. Non conoscevano
nessuno qui. Nessun amico, nessun contatto, nessun lavoro. Si sono
messi a studiare svedese, e dopo qualche mese lui ha trovato un posto in
un'azienda. Mi ha raccontato quasi sconvolto di quando al colloquio lui
timoroso ha detto: "però io avrei bisogno di poter accompagnare i
bambini all'asilo, oppure andarli a prendere. Quindi sarei contento se
potessi entrare più tardi oppure uscire prima." Il suo interlocutore lo
ha guardato stupito. Poi gli ha detto che ovviamente non c'era problema,
che fanno tutti così. Come altro si può fare altrimenti.
Mi sembra incredibile che in due paesi europei ci sia questo abisso nel
mondo del lavoro. Il problema per me non è nemmeno quello dell'orario di
lavoro. E' un problema di impostazione profonda. L'idea che chi lavora
deve dedicare tutta la sua vita al lavoro. Ma l'aspetto che incide di
più secono me è quello del congedo parentale.
In Svezia il congedo parentale dura parecchio. Sono 240 giorni pagati
all'80% dello stipendio, più altri 240 giorni pagati una cifra
irrisoria. E' lungo. Molto lungo. Ma si può usufruire del congedo fino
al compimento di 8 anni del bambino, quindi non è necessario prenderseli
tutti subito. La parte più interessante del sistema svedese è il fatto
che il congedo parentale si può dividere come si crede tra i due
genitori, tutto tranne 60 giorni, che sono a carico esclusivo di
ciascuno dei due. Sessanta per la madre, e sessanta per il padre. Quindi
che il padre stia a casa due mesi con il figlio è il minimo. In più si
aggiunge un bonus economico il cui valore viene massimizzato quando il
genitori dividono a metà il congedo parentale.
Mio marito ora è a casa con il piccolo. Si è preso 6 mesi. Inizialmente
non ci credeva nemmeno lui, ma ora non fa altro che dirmi quanto è
contento. E' stupito del fatto che fino al giorno in cui è andato in
congedo parentale di fatto non conosceva per niente suo figlio. Un po'
perché lui finiva sempre ad occuparsi del grande, che richiedeva la sua
totale attenzione, ma anche perché poi alla fine chi sta a casa è quello
che si occupa di più di tutto quello che serve al neonato. Ora invece
finalmente si conoscono e si amano.
Ma che c'entra questo con il mondo del lavoro?
Quando mio marito ha detto al lavoro che voleva prendersi 6 mesi, ha
trovato piena approvazione da parte dei suoi colleghi, soprattutto
maschi. Gli hanno detto di goderseli questi mesi, perché poi i figli
crescono e non c'è più tempo. Mentre il lavoro sta sempre li. E infatti a
pensarci dal punto di vista del lavoro 6 mesi non sono niente.
Ecco cosa c'entra il mondo del lavoro con il congedo parentale.
Quando anche i padri si prendono il tempo di stare a casa con i figli,
finisce che il mondo del lavoro diventa più a misura d'uomo, e di donna.
Non c'è più bisogno di discriminare le donne perché potrebbero fare
figli, perché i figli sono di tutti. Mamme e papà. E per ogni bambino
che nasce ci sono mamme e papà che smettono di lavorare per un breve
periodo per dedicarsi ai loro piccoli.
Prendersi cura dei propri figli dovrebbe essere considerata una
ricchezza e non un impedimento. Un neogenitore è sottosposto ad un
periodo di forte crescita personale, e questo non può che fargli bene
anche sul piano professionale. Avere un figlio ci aiuta a sviluppare
delle capacità che non pensavamo di avere. Io ad esempio sono convinta
di essere diventata molto più paziente e tollerante. E poi ho imparato
ad essere più flessibile, ad accettare gli imprevisti, e a guardare le
cose da altri punti di vista.
E voi cosa avete imparato diventando genitori? Ci sono delle qualità che
avete imparato come genitori e che pensate possano tornare utili anche
nel mondo del lavoro?
Sareste disposti ad inserirle nel vostro Curriculum Vitae?
Venite a vedere cosa hanno detto altre mamme e papà: http://genitoricrescono.com/






















Come sono d’accordo, con quanto hai detto!
La frase che mi è rimasta più impressa è stata questa:Gli hanno detto di goderseli questi mesi, perché poi i figli crescono e non c’è più tempo. Mentre il lavoro sta sempre li.
Il nostro popolo non ce la fa,è ancora troppo in dietro.
Purtroppo, noi siamo un popolo di abitudine emigriamo, quando non vanno le cose e alle volte lo facciamo anche in casa, se pensi che molti per raggiungere il posto di lavoro impiegano un’ora come minimo!!
Non penso bene dell’Italia e chi è al potere non valuta la famiglia e il lavoro femminile.Per molte donne dopo una gravidanza, c’è qualche grana da subire, sempre che non ti licenzino!!Secondo me dovrebbero licenziare chi è al potere e alimenta queste mentalità!!Scusa è solo un piccolo sfogo, ma molte volte anche tra amiche ci si sente impotenti difronte a tanta ignoranza!!!
Che bella storia, che bel coraggio a creare un’altra vita da zero.
Ho letto anche altre testimonianze di persone che vivono in Svezia e penso che sia un ottimo posto a misura bambino. Purtroppo qui in Italia non è tutto rose e fiori…bisognerebbe tutti emigrare …complimenti alle mamme che ci riescono…. bè anche questo sito è una testimonianza di quanto possibile e bello sia la ricerca di un posto migliore per vivere serenamente con la propria famiglia.
Questo post è meraviglioso. Ma in Italia sembra fantascientifico….
Perchè dobbiamo lasciare il nostro paese per poter godere dei nostri figli….
un post stupendo che mi mette una tristezza profonda, io stessa ancora non ho risolto questa sofferenza di dover perdere i momenti della vita dei miei figli, la routine giornaliera, per il lavoro, che certo serve, ma non può essere l’unica ragione di vita. Per me non lo è, naturalmente, ma lotto ogni giorno in un ambiente in cui l’unico scopo è quello. Certo bisogna avere il coraggio per decidere di cambiare, partire o comunque scegliere un’altra strada. Questo coraggio ancora non ce l’ho. E quando faccio il turno di sera, so che i miei figli stanno bene con il papà, ma non ci sono io a rimboccare le loro coperte. E so che a loro manco. e loro mancano a me. Certo è che leggere queste esperienze fa credere che in realtà ogni cosa è possibile.
un abbraccio
L’Italia è piccola così.
Un paese senza futuro.
Bertand Russell ha scritto un bellissimo saggio: “l’elogio dell’ozio”.
Il succo è che la tecnologia, il progresso, l’evoluzione, ci potrebbero tranquillamente permettere di lavorare tutti di meno, invece l’uomo che fa? Aumenta i consumi e lavora di più per pagarli.
Ho sentito spesso colleghi criticare gli olandesi o i tedeschi definendoli pigri: quello che ho visto io invece è gente che ha capito che cosa conta nella vita. La famiglia, gli amici, il divertimento. Il lavoro deve essere un mezzo, non un obiettivo. E gli straordinari devono, appunto, essere eventi straordinari, non la norma.
Quindi concordo in pieno con quello che dici, e ammiro chi sa fare delle scelte radicali, come cambiare nazione, pur di realizzare il sogno di fare una vita felice e vicino alla propria famiglia.
Sul fatto di inserirlo nel curriculum vitae, invece, non concordo. C’è già abbastanza intrusione nella vita privata da parte di aziende, clienti, datori di lavoro… nel mio curriculum metto ciò che so fare, riferimenti a ciò che ho fatto per potermi valutare, e basta. Di orientamento sessuale, religione, politica, famiglia, non deve interessare a chi vuole lavorare con me.
Su questo l’Italia è ancora indietro. In Inghilterra, per esempio, non possono chiederti nè età, nè sesso, nè qualunque altra cosa che non riguardi direttamente il lavoro che devi fare. Qui in Italia ho visto questionari che richiedevano i dati anagrafici e il lavoro DEI GENITORI!!
Grazie Claudia per la segnalazione. E’ bellissimo vedere che nel web ci sono tante mamme (e papà) orgogliosi della loro esperienza e desiderosi di comunicarla al mondo. I figli ci rendono persone migliori, e non solo a livello di brain…Di solito gli uomini cominciano a capirlo quando iniziano a trascorrere del tempo con i loro bambini, tanto tempo intendo, non un’ora al giorno. E’ solo allora che comprendono quanta fatica ed energia ci vuole, quanta calma zen, quanta arte dell’improvvisazione,…Il lavoro materno di CURA è sempre stato bistrattato. E’ un bene che se parli, che si cominci a dare dignità a questo ruolo umanamente immenso. Approvo l’iniziativa in pieno. Parlarne è il primo passo. Leggi che prevedano un congedo obbligatorio per i padri sarebbero poi molto auspicabili. La cultura e il sentire dominante si modificano anche così, attraverso la via legislativa. Basti pensare che solo fino al 1975 erano in vigore norme del codice penale che prevedevano il delitto d’onore…Sembra di parlare di tempi antichi ma in fondo si tratta solo di 30 anni fa. Forse tra 30 anni (speriamo anche prima) guarderemo agli assurdi orari di lavoro odierni, assurdi per tutti, uomini e donne, con e senza prole al seguito, e ci chiederemo come fosse possibile accettarli…
purtroppo il problema non è solo del congedo parentale… se hai un contratto di 6 mesi non c’è maternità obbligatoria, non c’è congedo parentale, non c’è un lavoro a cui tornare quando tuo figlio compie 3-4 mesi… i nostri politici non fanno altro che dire che il nostro paese ha delle ‘profonde radici cattoliche’, eppure la maternità è vista come uno ‘sfizio’ che le donne a un certo punto della vita vogliono togliersi, è comunque un fatto solo femminile e non sono non è rispettata e non è vista come un merito, ma anzi è umiliata e ti penalizza. se poi pensiamo che chi ci rappresenta alle pari opportunità è il simbolo del maschilismo, e che il ministro della pubblica istruzione si è permessa di dire che la maternità è un privilegio, offendendoci tutte, non ci si stupisce se siamo agli ultimi posti in europa come crescita demografica ed occupazione femminile.
ho i brividi!
è uno dei post più belli che abbia mai letto.
questo dimostra come noi in Italia siamo indietro anni luce.
e sono d’accordo quando dici che se anche i papà “provano” l’esperienza del papà a tempo pieno, il mondo del lavoro non può che giovarne!
…concordo con Cosmic, infatti, la signora ministra non ha forse detto che la maternita’ e’ un privilegio??!?!?Di chi, dei ricchi?lluminante l’idea di Russell, aumento del lavoro, aumento della ricchezza, aumento dei consumi etc etc, proprio come diceva Bianconiglia, criceti nella ruota…Qui in Gran Bretagna le condizioni sono buone, ma non quanto la Svezia sicuramente. Noi abbiamo 9 mesi di maternita’, tre mesi a pieno stipendio e 6 a una cifra molto bassa, i papa’ hanno 2 settimane ma mio marito ha anche 6 settimane di congedo parentale x figlio, che puo’ essere usato fino a 16 anni. Mio marito ha anche il flexi time, cioe’ pur dovendo rispettare una timetable, puo’ occasionalmente accumulare ore extra che gli permettono poi di prendere un giorno o due in occasioni come la recita di Natale etc.
ecco, qui da noi non è vero che sei mesi di lavoro non sono niente. Io con la maternità ho buttato al vento 5 anni di attesa dell’aumento (e infatti lo sto ancora aspettando, e ora gli anni sono quasi 9 totali ma me ne contano solo quasi 4), ed è un vero schifo.
Abbiamo solo da imparare dalla Svezia, soprattutto dopo le uscite della ministra dell’istruzione sulla maternità
ma come, prendi vai in svezia e trovi lavoro così facilmente? possibile?
Noi siamo entrambi dipendenti pubblici. Molto pubblici.
Dopo la maternità obbligatoria (5 mesi), il nostro contratto, forse uno dei più vantaggiosi da questo punto di vista, ci ha permesso di usufruire di un congedo facoltativo che non è proprio come quello svedese, ma quasi. Inoltre è stato più vantaggioso, sia dal punto di vista economico, sia da quello della durata, dividerlo tra noi. Anche i congedi per malattie e visite mediche possono essere fruiti da entrambi i genitori ed una certa flessibilità d’orario è un diritto di tutti i dipendenti, non solo di quelli con prole.
Eppure, appena ieri, un amico ci ha parlato dei nostri “privilegi”, primo fra tutti l’indeterminatezza (nel senso più positivo del termine) del nostro contratto, come se ce ne stessimo “approfittando” a spese di altri.
Sì, ne “approfitteremo” fino all’ultima ora, perché, contrariamente a ciò che pensano quelli 8e quelle!) che ci governano, non è un privilegio, ma un diritto e secondo noi non fruire dei diritti conquistati a spese di altri che sono venuti prima di noi equivale ad un danno per quelli che verranno dopo di noi.
Non so se avere figli mi abbia però reso una lavoratrice migliore. Purtroppo in questo clima, un’altra cosa che spetta di diritto ai lavoratori pubblici è l’insoddisfazione per come si è costretti a fare il proprio lavoro e la frustrazione per non poterlo migliorare.
Beh dipenderà anche dal tipo di lavoro
Se uno è impiegato o operaio generico da 20 anni nella stessa azienda, io gli consiglierei di non licenziarsi e tenersi stretto il lavoro che ha.
Se però sai fare qualcosa di vendibile (programmatore, cuoco, architetto, parrucchiere, etc) non è poi così difficile trovare lavoro. Certo magari si potrebbero perdere alcuni privilegi, ci si deve rimette in gioco, e bisogna fare scelte anzichè abbandonarsi passivamente al destino.
Ma non è impossibile, e parlo con cognizione di causa: anni fa ho abbandonato un ottimo lavoro a tempo indeterminato per buttarmi all’avventura in una nuova città senza conoscere nessuno e senza nessun contratto di lavoro in tasca.
mi ha colpito quando lui fa timidamente presente al futuro datore di lavoro il suo desiderio (o necessità… che a volte coincidono…) di accompagnare i figli a scuola e quello risponde che sì, ovvio, come si fa altrimenti? Solo pensarci mi fa sentire più leggera, il mondo “esterno” che ti viene incontro, che ti rispetta come genitore, che con te trova il modo di collaborare.
La verità è che viviamo in un paese di prevaricatori, dove chi può fa il furbo e gli altri subiscono autoritario, rigido e kafkianamente inutile…
un sistema autoritario, rigido e k. inutile…chiedo scusa la piccola ciuccia a destra e io con la sinistra scrivo….
Bello questo post. Da noi è fantascienza, devi sempre giustificarti se hai dei figli, devi fare salti mortali, gli orari non conciliano con il lavoro. Insomma senza l’ausilio dei nonni è davvero dura.
Grazie a tutte per i bellissimi commenti. Noto da parte di tutte un certo pessimismo di fondo e vorrei fare delle riflessioni con voi. Chiaramente la situazione in Italia non è sana, ma è veramente tutto da buttare via? A me piace pensare che a volte ciascuno di noi può fare molto più di quanto possiamo immaginare. A volte basta agire nel proprio piccolo, magari mostrando solidarietà ad altre mamme che vanno in congedo parentale, provando a mettere una riunione di lavoro in un orario più “umano”, lottando per far valere i nostri diritti, dimostrando con i fatti che è vero che la maternità ci ha rese più brave a fare certe cose. Mi rendo conto che non è facile, ma ognuno di noi ha un raggio di azione sul quale può agire. E se ciascuno di noi facesse una piccola cosa, si riuscirebbe veramente a cambiare una cultura. Non siete d’accordo? La nostra idea di inserire nel CV l’esperienza maturata in maternità e paternità è una piccola provocazione che ha la speranza di portarci a riflettere proprio su certi aspetti.
Io credo che al di là della situazione in Italia che è veramente non ha sostegno della famiglia..penso che ognuno di noi debba essere consapevole che il tempo passato coi figli piccoli non ce lo restituirà più nessuno,per il resto delle cose ci sarà sempre tempo.
Solo da questo concetto potremo non aver sprecato niente e aver dato il massimo coi propri figli.
Dell’ultimo figlio pur lavorando in una piccola azienda sono stata a casa per tutti i suoi primi 10 mesi di vita ,facendo anche sacrifici economici con il 30% dello stipendio,ma consapevole del fatto che questi mesi erano troppo importanti.
Ho fatto valere la mia maternità come un diritto,uno dei pochi che abbiamo,perchè tornare a tre mesi dal parto quando mio figlio (e anche l’altra)avevano strettamente bisogno di me,a lavoro,seppur in difficoltà le mie cose le avrebbero sbrigate qualcun’altro.
Sono dell’idea che almeno tutto il primo anno di vita ead esser sincera i primi 3 i bambini debbano stare solo con la madre.. in Italia siamo lontani anni luce… e quante amare sorprese al rientro..
Cerchiamo di stare con i figli più che possiamo e trasemttiamogli tutto l’amore possibile non delegando ad altri quando noi ci siamo…..questo secondo me è importante.
Mio mairto (poi voleo agiungere) sono cinque mesi che è in cass integrazione..non avete idea di quale rapporto bellissimo abbia creato con mio figlio di 2 anni..avremo perso qualche soldo nello stipendio e certo il futuro dell’azienda è incerto..ma che ricchezza per entrambi.
grazie Claudia e grazie Serena, ho inviato un link a questa pagina a mio marito sperando di convincerlo a emigrare…(lui è uno di quelli che lavora veramente troppo, e il congedo è un sogno)
In questo momento sono molto molto pessimista per il futuro di questo paese ma sapere che ci sono tanti genitori che la pensano come te fa comunque piacere e fa sperare che un giorno le cose possano cambiare. Ho recentemente aggiornato il mio CV e ho scritto espressamente che sono una mamma, che la maternità mi ha reso molto più flessibile, capace di affrontare problemi, e mi ha fatto sviluppare uno spirito di adattamento e una capacità organizzativa sorprendenti… speriamo bene e vedremo cosa succederà… un saluto e grazie ancora
Abbiamo due alternative: restare in Italia e lottare per le future generazioni oppure emigrare pure noi e goderne da subito. Grosso dilemma.
Alla notizia della legge che darebbe ai papà 4 giorni di congedo obbligatorio, ieri Vittorio Feltri in radio commentava scandalizzato…”una bizzarra follia dettata da mode…non vedo cosa debba fare il papà per quattro giorni se non passare in ospedale a vedere come sta il piccolo…comprare qualcosa… va bene la parità ma se c’è una cosa su cui uomini e donne sono diversi è il parto, è la mamma a partorire, è lei che deve stare a casa”
Ha detto questo.
E QUESTA vergogna è la cultura di questo piccolo ridicolo paese.
Avrei voluto provare a scatenare in rete la stessa ribellione della Gelmini, che questa non è un’opinione di una che spara cavolate a vanvera ma è proprio convinta e profonda. Ma mi sono cadute le braccia. Vorrei scrivergli, ma mi sembra così inutile, e confesso che ho solo pensato: purtroppo dovremo aspettare che tutti quelli come te siano crepati.
Io la morte non la auguro a nessuno, anche perché non credo sia sufficiente. Il mio impegno, personale e, per quel che vale, attraverso il blog, è quello di cercare di modificare la cultura di questo piccolo, ridicolo paese in cui davvero spero non sia tutto da buttare e di farlo attraverso l’educazione delle nuove generazioni.
Se continuamo a proporre o anche solo a subire stereotipi “da maschio” o “da femmina” a partire dalla più tenera infanzia, non possiamo pretendere che, una volta cresciuti, non li considerino semplicemente la normalità.
Questo post è davvero interessante e fa riflettere su tutti i preconcetti che abbiamo sul ruolo di genitori, su quello che può essere la vita se la società ti permette di mettere al primo posto quello che conta davvero… io non vivo in Italia ma anche a me come a Flavia, leggere certe reazioni retrograde alla proposta di miseri 4 giorni di congedo obbligatorio per i padri mi lascia davvero disgustata… possibile che certe persone siano così limitate? Quanto tempo ci vorrà? Cosa deve cambiare in Italia per permettere alle famiglie di avere una qualità di vita paragonabile a quella della Svezia?
brava!!!!!
Grazie Claudia per questo post.
Inviterò i pochi lettori del mio blog a venirlo a leggere nel tuo sito.
In Italia dal punto di vista del lavoro e della famiglia siamo ad un pessimo livello…
vedi anche le dichiarazioni folli della Gelmini!
un abbraccio a te e alla tua splendida famiglia.
Chiara
leggendo il post ho provato un pizzico di invidia, quant’è piccola la nostra Italia…
Leggendo questo post, oscillo tra invidia/pessimismo e ottimismo. Peccato che il mio ottimismo sia rivolto alla generazione dei miei figli, se non a quella dei miei nipoti.
Mi spiego: il pessimismo mi deriva dalla situazione attuale, che voi avete così bene espresso. Nonostante io sia statale, vivo le limitazioni dell’essere genitore in Italia sia attraverso mio marito, dipendente privato il cui contratto non prevede il congedo parentale, sia attraverso me stessa, che mi sono “rassegnata” a un posto da impiegata amministrativa che non corrisponde per niente alle mie abilità e ai miei studi, pur di avere un posto fisso dopo 7 anni di precariato.
L’ottimismo mi deriva dal fatto che mi arrivano sempre più segni di un cambiamento di opinione, e mi arrivano dagli uomini. Da Professione Papà che racconta della sempre crescente attenzione dei neopadri per questo ruolo. Da tutti i padri che comunque vedo insieme ai figli anche piccoli. Dal fatto che comunque si cominci a parlare di diritti di paternità e paternità obbligatoria, cosa che anche solo 10 anni fa era risibile. Spero che vinca questa tendenza, e non quella delle varie ministre in carriera.
MA DAI!!!!!!!!!!!!!che vergogna!!!!!!!!Cosa fa il papa’ a parte passare in ospedale e comprare qualcosa?Non si merita neanche una risposta.
è proprio questo il punto: quelli che dovrebbero essere normali diritti per tutte le lavoratrici oggi sono diventati dei privilegi per poche fortunate. quindi fai benissimo a tenerti stretta i tuoi diritti, almeno tu che puoi! per quei diritti molte donne hanno lottato, negli anni 70. oggi invece sembra che tutte queste conquiste del femminismo siano state vanificate. il risultato è un occupazione femminile da terzo mondo, e una natalità agli ultimi posti in europa. a me sembra un mondo marcio dentro che purtroppo sta finendo molto, molto male…
sono d’accordo, anche per questo mi piace partecipare a blogs di mamme e discutere su questo argomento. appena ne ho l’occasione racconto la mia storia personale (per chi volesse impicciarsi l’ho scritta qui: http://cosmicmummy.blogspot.com/2010/05/cara-gelmini.html#comments) sia in rete che con le persone con cui mi trovo a contatto ogni giorno. è giusto che si sappia cosa succede alle donne di questo paese e in che scandalo viviamo. ed è vero, la solidarietà fra donne dovrebbe essere un’arma da usare per cambiare la mentalità delle persone… ma non sempre le donne si mostrano disponibili da questo punto di vista!
Valeria scusa, ma perchè pensi che fino ai 3 anni i bambini debbano stare solo con la madre, e non il più possibile con almeno uno dei due genitori? Pensi che la mamma sia più importante del papà? Non credi che ciascuno dei genitori abbia il suo ruolo fondamentale nello sviluppo dei figli?
Sono d’accordo Lanterna. Il fatto che i padri si diano da fare sempre di più per far valere i loro diritti è il passo avanti necessario a farci guardare alla situazione con più ottimismo. Io credo che il segreto sia proprio li, nel dare più spazio ai papà.
Grazie a tutte per le riflessioni!
Hai ragione,intendevo dire con almeno uno dei due genitori..la mia frase era calzante per dire quando è importante la primissima infanzia (e oltre..)credano che via via si stanno perdendo questi principi,colpa ovv. della ns. società
Valeria avevo intuito che intendevi questo, ma volevo esserne certa, perché ci sono molte mamme che purtroppo non credono che i papà possano essere ugualmente importanti. Secondo me è uno dei preconcentti più duri a morire e che non permette all’Italia di evolversi.
Cara Claudia, io, come molte delle mamme che conosco e che hanno commentato qui, soot vivendo sulla mia (nostra) pelle questo paradosso. Ne sto soffrendo a tal punto che ho finito di leggere con le lacrime agli occhi. un po’ di rabbia, un po di stanchezza, un po di consapevolezza. Sto cercando di cambiare vita, di conciliare lavoro e bambini e anche me stessa senza espatriare. Non so ancora se riuscirò. Io duiventando mamma ho imparato a seguire di più l’istinto e il cuore, e meno il cervello (o meglio la razionalità). Ora vediamo che succede. un abbraccio.
In Italia fare un figlio a volte può equivalere a mettere una lapide sulla propria carriera, dopo aver dedicato anni di studio, fatica, compremessi, dopo aver fatto la gavetta perché serviva e si imparava. Io ho perso il lavoro un mese dopo aver partorito, l’ho saputo con una bella raccomandata. Per quel lavoro mi ero licenziata due anni prima da un posto fisso che però non mi dava più soddisfazioni. Mi sono sentita violata nel mio essere donna, nel mio diritto di fare bambini, nel mio ruolo sociale di madre di cui questo paese se ne lava completamente le mani (il sindaco di Roma vuole aumentare le rette degli asili nido che già faticano ad accogliere il 50 per cento delle richieste). In un altro paese civile lasciare un posto fisso per un contratto precario, investire sulla propria professionalità, mostrare coraggio e capacità di adattarsi, flessibilità e dedizione, sono una risorsa. Oggi io invece mi sento una cretina: non tornerei mai indietro al mio vecchio lavoro che mi aveva dato tutto quello che poteva e che mi stava stresso. Ma resta un senso di grande amarezza per la solitudine di chi ha rischiato tanto e ora ha messo la carriera da parte, in attesa di giorni migliori, non qua probabilmente.
sulla prima parte della frase sono d’accordo, l’ho pensato anch’io: i primi 3-4 giorni mamma e bambino sono sicuramente ancora in ospedale… ma se ci fosse una paternità obbligatoria – accanto a quella della madre – che durasse un mese, questo sarebbe un vero segno di civiltà e di progresso verso le pari opportunità. non è giusto che ad accollarsi tutta la responsabilità del neonato siano solo le mamme, che fra l’altro devono anche riprendersi fisicamente dal parto. in genere appena tornati a casa ci si trova con questo esserino incomprensibile e indifeso, e durante il giorno si è sole a casa con la depressione post partum in agguato, e la notte spesso si dorme poco e male. in più se si allatta il tempo per fare altre cose è inesistente.
non sarebbe civile se per tutto il primo mese mamma e papà fossero insieme a casa, a occuparsi insieme del proprio bambino, dividendosi equamente – per quanto possibile – i compiti? e una cosa del genere favorirebbe anche le pari opportunità del lavoro, perchè la maternità non sarebbe più vista solo come un fatto femminile. le donne si stanno a casa 5 mesi, ma se gli uomini stanno a casa 1 mese tutto sommato la concorrenza è meno sleale… ma tutto questo è fantascienza.
riguardo alla seconda parte della frase invece sono prefettamente d’accordo con te, è vergognosa. dimostra che Vittorio Feltri dell’argomento non ha capito niente, e che è assolutamente in linea con la mentalità del nostro paese: la maternità e i figli sono un fatto esclusivamente femminile e anzi non sono una risorsa per tutta la società ma sono una necessità (o forse solo uno sfizio) solo per le donne. e comunque solo le donne se ne devono occupare. mi sembra un modo di pensare da terzo mondo, eppure è così. eppure siamo in Europa.
Ho una vicina di casa danese e parlare con lei è una vera tortura (ma tutto sommato alimenta anche le mie speranze di giorni migliori)
nel nostro caso emigrare non ha richiesto coraggio:era l’unica cosa da fare.
Nonostante sia io che mio marito avessimo un lavoro sicuro.
La nostra situazione in Italia: casa piccola con mutuo da pagare per i prossimi 20 anni; lavoro, lavoro, lavoro, con tutto ciò che ne consegue.
La pianura padana è il posto più inquinato d’Europa: non mi dilungherò sull’aumento di asma, cancro e leucemie nei bambini che vivono nelle zone inquinate.
Come si fa a dire di cambiare le cose poco alla volta, nel proprio piccolo, quando vedi gli effetti di un paese VECCHIO, razzista, corrotto, sulla tua pelle e su quella dei tuoi figli?
Come fai a scommettere la salute e la felicità dei tuoi bambini, cercando di cambiare la testa della gente, la politica, un intero paese? (lo scrivo minuscolo volutamente)
A pochi km c’è la Germania: una nazione fatta di persone (politici, famiglie) GIOVANI.
La gente ti saluta per strada, ti tiene aperta la porta se hai il passeggino, ti cede il posto in metropolitana.
La gente è più FELICE.
Anche noi siamo più felici: abbiamo comprato casa; mio marito ha trovato lavoro al primo colloquio (senza sapere il tedesco); l’asilo qui costa tra i 50 e i 100 euro (in italia 600, quasi quanto era il mio stipendio);
qui lo Stato dà quasi 200 euro al mese ad ogni bambino, finchè non compie 18 anni (o 27, se ancora studia).
Non importa se i genitori sono ricchi, poveri, disoccupati o avvocati: sono soldi di ciascun bambino, suoi di diritto.
In pratica in Germania FARE FIGLI E’ GRATIS.
Berlino è a misura di bambino: seggioloni in ogni ristorante, angolo coi giochi in ogni ufficio comunale.
Parchi giochi ovunque. I bambini in italia sono un problema dei genitori (che hanno scelto, dopotutto, di farli… cavoli loro, quindi!), in italia sono trattati come un target di marketing, dei formidabili consumatori.
Qui invece sono Individui, come tali rispettati, educati col buon esempio. Crescono in un Paese che ricicla le risorse rinnovabili, che promuove il contatto con la natura, gli animali, che incoraggia a esprimersi con la musica e l’arte, che dà opportunità a ciascun individuo (comprese donne, bambini, gay, disabili, immigrati) di vedere i propri diritti rispettati. In italia siamo così indietro che penso non basterebbero 4 generazioni per cambiare le cose efficacemente. Non sono disposta ad aspettare (sulla pelle dei miei figli).
Io ovviamente non intendo criticare chi sceglie di rimanere in italia, dove magari ha una situazione migliore di quella che avevamo noi. Non posso certo giudicare situazioni che non conosco.
Riporto la mia esperienza- perchè quando sento dire che “ci vuole coraggio” mi sento toccata in prima persona-
il coraggio ci vuole a rimanere in un paese allo sbando totale, economico, culturale, ambientale.
Crescere mia figlia QUI (e non in italia) è per me un dovere morale.
http://www.comune.verona.it/pib/materiale/documentazione/Berlino.htm
http://bora.la/2009/05/12/family-day-this/