Oggi ospitiamo Serena, di genitoricrescono.com. In questo guest post ci racconta come è nata l'iniziativa "Il CerVello di mamma e papà".

Qualche settimana fa ho conosciuto una coppia di italiani che si sono
trasferiti a Stoccolma con due bambini piccoli.
In Italia avevano entrambi un lavoro. Contratto a tempo indeterminato.
Però erano stanchi. Ho ascoltato lei che mi diceva di come non
sopportava più di uscire la mattina che i figli ancora dormivano, e
tornare la sera e i figli già dormivano. Non aveva un ruolo manageriale,
ma considerando 3 ore al giorno di tragitti in macchina per raggiungere
l'ufficio, e le ore di lavoro 8 più 2 di straordinari obbligatori,
finiva sempre così.
Hanno lasciato il lavoro e si sono trasferiti in Svezia. Non conoscevano
nessuno qui. Nessun amico, nessun contatto, nessun lavoro. Si sono
messi a studiare svedese, e dopo qualche mese lui ha trovato un posto in
un'azienda. Mi ha raccontato quasi sconvolto di quando al colloquio lui
timoroso ha detto: "però io avrei bisogno di poter accompagnare i
bambini all'asilo, oppure andarli a prendere. Quindi sarei contento se
potessi entrare più tardi oppure uscire prima." Il suo interlocutore lo
ha guardato stupito. Poi gli ha detto che ovviamente non c'era problema,
che fanno tutti così. Come altro si può fare altrimenti.
Mi sembra incredibile che in due paesi europei ci sia questo abisso nel
mondo del lavoro. Il problema per me non è nemmeno quello dell'orario di
lavoro. E' un problema di impostazione profonda. L'idea che chi lavora
deve dedicare tutta la sua vita al lavoro. Ma l'aspetto che incide di
più secono me è quello del congedo parentale.
In Svezia il congedo parentale dura parecchio. Sono 240 giorni pagati
all'80% dello stipendio, più altri 240 giorni pagati una cifra
irrisoria. E' lungo. Molto lungo. Ma si può usufruire del congedo fino
al compimento di 8 anni del bambino, quindi non è necessario prenderseli
tutti subito. La parte più interessante del sistema svedese è il fatto
che il congedo parentale si può dividere come si crede tra i due
genitori, tutto tranne 60 giorni, che sono a carico esclusivo di
ciascuno dei due. Sessanta per la madre, e sessanta per il padre. Quindi
che il padre stia a casa due mesi con il figlio è il minimo. In più si
aggiunge un bonus economico il cui valore viene massimizzato quando il
genitori dividono a metà il congedo parentale.
Mio marito ora è a casa con il piccolo. Si è preso 6 mesi. Inizialmente
non ci credeva nemmeno lui, ma ora non fa altro che dirmi quanto è
contento. E' stupito del fatto che fino al giorno in cui è andato in
congedo parentale di fatto non conosceva per niente suo figlio. Un po'
perché lui finiva sempre ad occuparsi del grande, che richiedeva la sua
totale attenzione, ma anche perché poi alla fine chi sta a casa è quello
che si occupa di più di tutto quello che serve al neonato. Ora invece
finalmente si conoscono e si amano.
Ma che c'entra questo con il mondo del lavoro?
Quando mio marito ha detto al lavoro che voleva prendersi 6 mesi, ha
trovato piena approvazione da parte dei suoi colleghi, soprattutto
maschi. Gli hanno detto di goderseli questi mesi, perché poi i figli
crescono e non c'è più tempo. Mentre il lavoro sta sempre li. E infatti a
pensarci dal punto di vista del lavoro 6 mesi non sono niente.
Ecco cosa c'entra il mondo del lavoro con il congedo parentale.
Quando anche i padri si prendono il tempo di stare a casa con i figli,
finisce che il mondo del lavoro diventa più a misura d'uomo, e di donna.
Non c'è più bisogno di discriminare le donne perché potrebbero fare
figli, perché i figli sono di tutti. Mamme e papà. E per ogni bambino
che nasce ci sono mamme e papà che smettono di lavorare per un breve
periodo per dedicarsi ai loro piccoli.
Prendersi cura dei propri figli dovrebbe essere considerata una
ricchezza e non un impedimento. Un neogenitore è sottosposto ad un
periodo di forte crescita personale, e questo non può che fargli bene
anche sul piano professionale. Avere un figlio ci aiuta a sviluppare
delle capacità che non pensavamo di avere. Io ad esempio sono convinta
di essere diventata molto più paziente e tollerante. E poi ho imparato
ad essere più flessibile, ad accettare gli imprevisti, e a guardare le
cose da altri punti di vista.
E voi cosa avete imparato diventando genitori? Ci sono delle qualità che
avete imparato come genitori e che pensate possano tornare utili anche
nel mondo del lavoro?
Sareste disposti ad inserirle nel vostro Curriculum Vitae?
Venite a vedere cosa hanno detto altre mamme e papà: http://genitoricrescono.com/il-cervello-di-mamma-e-papa/