Tanti buoni motivi per lavorare a maglia
Scritto il 7 aprile 2010 | 23 Commenti
Della mia passione per il lavoro a maglia vi ho già parlato in più occasioni.
Non molto tempo fa, sferruzzare era considerato un passatempo da nonnine. Oggi invece va di moda e ci si mettono anche le star.
Quando poi gli addetti ai lavori certificano anche che sferruzzare è OM, non ci si può più tirare indietro.
Nelle scuole Waldorf, i bambini imparano a lavorare a maglia fin dalla prima elementare. Sì sì, anche i maschi. Non c’è motivo che siano solo le femmine ad esercitarsi in lavori di pazienza e di precisione, o a godersi la soddisfazione di un capo fatto da sé.
Senza conoscere Rudolf Steiner anche mia nonna, nella sua semplice saggezza, mi ha insegnato a lavorare a maglia quando avevo sei anni.
Svolgere lavori manuali è estremamente importante per i bambini che imparano a progettare, a lavorare con uno scopo preciso, e sperimentano la soddisfazione del lavoro terminato.
Senza contare il fatto che, lavori apparentemente femminili come la maglia, mischiati con un po’ di inventiva, possono trasformarsi in incredibili opportunità di crescita personale e, perché no, anche economica. Lo sa bene Jérémy Emsellem, giovane sferruzzatore, che ha avuto l’idea di commissionare i lavori che gli venivano richiesti alle coinquiline della casa di riposo della sua vecchia zia. Così è nato Golden Hook, il sito sul quale si può scegliere il proprio filato, il proprio modello, la propria nonnina e ordinare il capo scelto, che viene poi recapitato direttamente a casa vostra.
Con questa trovata geniale in caro Jérémy ha creato un network che si sta allargando a vista d’occhio fruttando un bel po’ di soldini a lui ma aiutando anche le nonnine a guadagnare qualcosa in più e, soprattutto, a sentirsi utili.
Dubito che questa bella idea gli sarebbe venuta se non avesse mai lavorato a maglia…






















super come idea!
soprattutto per le nonnine che si possono rendere utili e guadagnare dei soldini!
Al contrario! Per quanto mi riguarda, i lavori manuali mi aiutano a “staccare” per un po’ da questo mondo frenetico…
Sono d’accordo con te. Sarebbe bello riuscire a trasmettere ai nostri figli quel che c’era di buono all’epoca delle nostre nonne…
Sono d’accordo con te e mi dispiace tantissimo non saper lavorare a maglia. Mia nonna era sarta (bravissima), mia mamma ha imparato (poco) da lei ma non ha mai avuto la passione, quindi non mi ha trasmesso questo sapere. Purtroppo riscontro che sono tante le trentenni come me che non sanno cucire nè cucinare, insomma sono parecchio imbranate con quelle attività che una volta erano considerate di pertinenza esclusiva della donna di casa. Temo che con la rivoluzione femminista degli anni ’70 molte donne (ora nostre mamme) per non rinchiuderci in ruoli stereotipati e aprirci invece altri orizzonti (università, lavori e ruoli anche “maschili” tradizionalmente)abbiano consapevolmente o meno scelto di non insegnare più quelle cose. Quello che voglio dire è che pur avendo guadagnato molto in termini culturali e di emancipazione, si è pagato un prezzo piuttosto alto: tante abilità sono andate perdute. E oggi, a distanza di anni, se ne riscopre il valore, l’utilità, la bellezza. E’ come se fosse mancato un anello della catena…Non so, io ho questa sensazione e mi piacerebbe sapere anche cosa ne pensano le tue lettrici.
Un abbraccio, Marta
Io penso che ogni rivoluzione, anche quella femminista, portando con se il bisogno irrefrenabile di cambiamento, finisca per spazzare via anche le poche cose positive del periodo che intende cambiare.
Lavorare a maglia era visto come un collegamento allo stereotipo della casalinga obbligata a passare il tempo così perchè impossibilitata ad aprirsi all’esterno…. ad avere un lavoro più gratificante….
purtroppo però non tutte le tradizioni sono da buttare e spesso una volta che non ci sono più non sono state sostituite con altre altrettanto forti o utili o importanti….
Con questo voglio dire che anche io purtroppo ho avuto una nonna sarta bravissima, ma per lo stesso motivo di Marta, non ho imparato niente da lei…. però solo guardarla mi dava una strana calma….sembrava che tutto intorno rallentasse…. chissà che non riesca anche io prima o poi a fare qualcosa….anche se il nostro mondo frenetico non è molto adatto a questo tipo di lavori….
io ho insegnato a mio papà, quando è andato in pensione, a lavorare all’uncinetto, ed è pure bravo, devo dire!
La nostra famiglia è fortunata: la catena di tradizioni viste tipicamente come “femminili” non è stata interrotta. Io ho potuto addirittura scegliere: non mi piace molto lavorare a maglia, preferisco ricamare. Non sono neanche molto abile anche perché negli anni ho fatto altri tipi di lavori manuali molto meno femminili ma ho ripreso queste attività con l’arrivo di mia figlia e spero fermamente di riuscire a tramandare anche a lei questa sapienza: la sua emancipazione sarà nel poter scegliere.
Io ho 25 anni e sto imparando a cucire e fare a maglia, pian pianino, ma la cosa bella é che moltissime mie amiche della mia età o anche più piccole stanno riscoprendo questa passione per il cucito e per i cosiddetti “lavori femminili”.Siamo veramente in tante!Insomma, da quel che vedo io le tradizioni qui non sono morte, anzi!per fortuna
ps l’idea delle grand-méres tricoteuses é fantastica!!
Bellissimo post!! Io ho riscoperto la maglia da non molto e lo trovo veramente rilassante e terapeutico! Grazie per lo spunto di riflessione!
Alessia
fili d’amore e di vita che si intrecciano
Probabilmente Steiner ha fatto tesoro del sapere dei suoi nonni, ha studiato e rielaborato la cultura umana, o alcune culture umane, ma soprattutto la propria personale esperienza di bambino. Insomma, senza conoscere tua nonna…Steiner ha insegnato ai bimbi a sferruzzare! mtv
Claudia, io sono una frana!! Non perchè non sia capace, ho la fortuna di una mamma che “ferruzza”, cuce, lavora all’uncinetto… e da piccola ho imparato a ricamare all’oratorio delle suore… ricordo ancora il primo centrino: attentissima, super concentrata… ho finito per cucirmi la gonna col ricamo
)!! Il fatto è che quando inizio un lavoro mi prende la smania, devo finirlo se no non ho pace… diventa una corsa, altro che relax! A maglia poi mi irrigidisco tutta… mia madre dice che ho la mano “stretta”, cioè tendo a fare una maglia molto compatta… una fatica… insomma, mi sa che sono io ad essere poco OM!
Allora, io sono la classica figlia di “donna giovane negli anni ’70″ figlia (lei) di mamma sferruzzatrice e ricamatrice e ottima cuoca ma che ha deciso di recidere la catena della tradizione, per cui non mi ha insegnato un bel niente né lo hanno fatto le mie nonne. Naturalmente, forse per spirito del bastian contrario, a me da un po’ è venuta invece una gran voglia di imparare… ma neanche le mie amiche sono capaci. Come fa una povera incompetente sola a imparare? Pensavo di cercare una qualche vecchietta sola che in cambio di compagnia mi insegni, ma dove la trovo?
Esiste non so, un valido libro, qualche strumento ad hoc?
Ilaria io ho imparato per lo più con internet!
guarda su youtube ci sono miliardi di tutorial!
Io avevo le bisnonne bravissime con uncinetto, ferri e cucito, purtroppo però sono morte prima che io fossi abbastanza grande per imparare sul serio.
La nonna materna mi ha insegnato a mettere sui punti per la maglia ma oltre a qualche dritto e rovescio lei non sapeva fare quindi internet per me è stato la mia scuola!
mi sono dimenticata di aggiungere due cose.
giusto per non perdere le tradizioni delle bisnonne ho ereditato i loro ferri e uncinetti e ho fatto ben due corsi di taglio e cucito.
Mi manca solo l’uncinetto ma sono in Work in progress, ovvero da qualche giorno sto cercando di imparare!
…ma lo sai Claudia che proprio da quando seguo il tuo blog mi è nata la necessità di iniziare “seriamente” a lavorare a maglia?!! Proprio la settimana scorsa ho finito una sciarpa di cotone con i colori della primavera… Da piccola ho imparato a lavorare con i ferri da mia mamma ma anche se qualche volta ho iniziato a fare qualcosa non sono mai riuscita a portarlo a termine. Ora mia mamma non c’è più… e mettere in pratica una cosa imparata da lei è un altro dei modi per continuare a sentirla vicina.
Un caro abbraccio!
PS. La maglia violetta che indossa Gloria nel post sulle saponette è deliziosa… Come l’hai fatta?
E’ ufficiale: nella mia lista dei sogni c’è anche “Imparare a lavorare a maglia”!!! E lo farò senz’altro. Ho deciso di non permettere più che i miei sogni rimangano solo sogni e basta per colpa della pigrizia!!!
Un bacio
Francesca
Rose di Organza, grazie per la dritta, andrò a vedere, i ferri li ho (ereditati dalle nonne) vedremo cosa imparo
Mia nonna era bravissima all’uncinetto ma adesso purtroppo è troppo anziana e non è in grado di insegnarmelo (ovviamente quando ci ha provato dieci anni fa io ero nel pieno dei ventanni e avevo ben altri pensieri che non l’uncinetto!)
Anche mia nonna mi aveva insegnato quando ero piccola… Mia madre non lo sa fare e adesso purtroppo non ricordo quasi nulla… Ma mia nonna grazie al cielo c’è ancora e adesso mi è venuta tanta voglia di rcominciare… Che bello.. Chissà se ci riuscirò! Poter provare ad insegnare a mia figlia, ancora molto piccola è una ulteriore motivazione…
Nota storica: nel 1500, in Lombardia, i ricamatori di alto livello erano uomini. Si riteneva addirittura impossibile che le donne riuscissero a raggiungere un simile livello di precisione.
Quindi, non c’è motivo per ritenere “stabilmente” che un lavoro sia maschile o femminile!
Appena posso ti mando molti modi di fare maglia, una specie di Enciclopedia dei campioncini da fare a maglia. Ciao
anche mia nonna mi ha insegnato a lavorare a maglia e all’uncinetto a 6 anni
carina l’idea di quel signore, chissà se farlo in italia sarebbe considerato carino (perchè le signore nelle case di riposo si annoiano a morte) o indice di sfruttamento di manovalanza a basso costo, in età per di più non idonea al lavoro…