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Bilingue per Gioco: intervista a Letizia

 
Ebook
 

Oggi parliamo con Letizia, autrice del blog "Bilingue per Gioco" e dell’
e-book
“In che lingua giochiamo?”

Letizia, che cosa si intende per bambini bilingui?

Ah l'intervista comincia bene… Questo è un tema veramente spinoso, sul
quale il senso comune si scontra piuttosto apertamente con le opinioni,
peraltro non univoche, che arrivano dalla ricerca. Spesso si pensa che sia
bilingue solo chi è stato esposto a due lingue fin dalla tenera infanzia e
parla le due lingue in modo perfetto e equivalente. Il problema è che in questa
definizione sono contenuti diversi pregiudizi:

1.       I bambini che hanno genitori che parlano due
lingue diverse, o espatriati, non sempre parlano perfettamente due lingue, anzi
non è raro che ne parlino solo una e capiscano la seconda senza parlarla, siano
cioè bilingui passivi.

2.       Anche tra i bilingui precoci che parlano due
lingue quasi mai le due lingue sono del tutto equivalenti, normalmente ogni
lingua si sviluppa in un contesto specifico, per esempio se a scuola (o ufficio)
si parla Francese e a casa Inglese si avrà padronanza della terminologia
specifica per ogni ambiente nella lingua relativa.

3.       Io (per fare un esempio) parlo fluentemente
Inglese, PENSO in Inglese, sono senz'altro bilingue nel senso che ho pieno controllo
di due codici linguistici, anche se non sono bilingue precoce.

4.       In alcuni paesi, pochi per la verità (e locati
spesso a nord…) la padronanza di una lingua straniera (leggi Inglese) è cosa
comunissima, la regola. Gli abitanti di questi paesi parlano tutti Inglese fin
da bambini, che li vogliamo definire bilingui o meno una cosa è certa, hanno un
vantaggio rispetto a noi.

Una definizione del termine “bilingue”?

Ce ne sono tante, questo è il problema, e ci sono
tanti modi per qualificare il bilinguismo, 
bilinguismo bilanciato, passivo, precoce, tardivo, etc. E' importante?

A chi ti rivolgi con il tuo blog e con il tuo
e-book?

A chi sta crescendo dei bambini con due, o più,
lingue. Alla mamma Americana che vive in Italia come alla mamma Italiana che
vive in Svezia, e perfino alla mamma Italiana che vuole aiutare i propri figli
a parlare una seconda lingua, spesso, ma non sempre, l'Inglese. E ai papà
ovviamente!

Con un pubblico così vasto, dovrai affrontare
questioni molto diverse tra loro…

Questa è la cosa sorprendente, le domande di
questi genitori sono più simili di quanto si pensi, ma soprattutto sono molto
simili gli strumenti a loro disposizione. Facciamo degli esempi. La mamma che
parla la lingua minoritaria per crescere I suoi bambini bilingui cosa fa? Parla
la propria lingua ai figli. Solo che molto spesso i bambini pur capendola
perfettamente non parlano attivamente la sua lingua. Ecco quindi che la mamma
madrelingua può cominciare ad usare la creatività per offrire stimoli
linguistici vari e motivanti ai propri bambini, per esempio libri, audiolibri,
riviste, hobby, etc. E la mamma non madrelingua cosa fa? La stessa cosa. Certo
non parla sempre in una lingua straniera ai figli, tranne in casi molto rari
che non fanno testo (come me per esempio), però può utilizzare questi stessi
strumenti per far sì che la seconda lingua entri a far parte della vita dei
bambini in modo molto ludico e leggero.

Funziona?

Le mamme, sia madrelingua che non, se ne dicono
entusiaste. Molti bambini accolgono la seconda lingua con divertimento e
interesse, basta offrire loro stimoli che siano vari e divertenti, adatti a
loro, cioè adatti al bambino come individuo. Va da sè che la mamma madrelingua
e la mamma non madrelingua non possono aspettarsi lo stesso tipo di sviluppo
linguistico nei propri bambini, ma l'importante è che entrambe possono dare
loro un vantaggio e aiutarli a padroneggiare al (proprio) meglio la seconda
lingua.

Una scoperta rivoluzionaria.

Figuriamoci! Non ho scoperto proprio nulla! Anzi
dirò di più non c'è nulla di nuovo in ciò che dico. Gli strumenti di cui parlo
sono ormai da molto tempo a nostra disposizione e in altri paesi vengono
utilizzati in maniera quasi inconsapevole. Il vero apporto non è nell'aver scoperto
qualcosa di nuovo, ma nel dare consapevolezza ai genitori degli strumenti a
loro disposizione, aiutandoli a scegliere e a utilizzarli in modo coerente.

Ci sono controindicazioni?

Un rischio c'è, e grosso. Quello di focalizzarsi
troppo sulle lingue e perdere di vista il bambino, ossia di sacrificare il
bambino di oggi per meglio equipaggiare l'adulto di domani.

Secondo te, imparare più di una lingua fin da piccoli può
creare confusione?

La ricerca mostra che il bilinguismo ha effetti
positivi sullo sviluppo celebrale. Solo che il bambino non è solo cervello, e
la crescita e lo sviluppo del bambino deve essere serena e armoniosa anche e
soprattutto per quanto riguarda la sfera emotiva. In altre parole, i bambini
sbatacchiati da un corso all'altro, a cui si chiede di imparare a suonare, a
parlare una lingua, a ballare o che ne so rischiano di essere bambini privati
della loro infanzia e sottoposti a molte pressioni.

E’ per questo che il tema del gioco ritorna così
spesso?

Esattamente. Se la lingua viene proposta in
maniera ludica, come momento di divertimento e scambio, i bambini imparano con
assoluta naturalezza.

Cosa ne pensi dei giocattoli “bilingui”?

I giocattoli bilingui sono pressoché inutili, il
gioco deve essere comunicazione e condivisione tra adulti e bambini, e se
possibile anche tra bambini. I genitori dovrebbero lasciare spazio al bambino o
bambina che c'è in loro per giocare con i figli, dovrebbero soprattutto vivere
le lingue come esperienza e non come performance da misurare. Oggi, abituati
come siamo a misurare, confrontare e valutare, ciò è tutt'altro che banale, ma
fondamentale.

Concludendo, perché comprare “In che lingua
giochiamo”
?

Perché nessun genitore (nemmeno io) sfrutta tutti
gli strumenti potenzialmente disponibili, e spesso gratuiti, per far entrare
una lingua nella propria vita e in quella dei propri bambini.

Perché abbiamo a disposizione tantissime risorse
ma nemmeno ce ne rendiamo conto, e abbiamo bisogno di organizzare un po' il
nostro approccio alle lingue e al tempo stesso riscoprire quanto può essere
divertente.

Perché, che si parli di bilinguismo precoce o di
apprendimento precoce di una lingua straniera, rimane il fatto che i bambini
hanno una predisposizione per l'apprendimento delle lingue e la meravigliosa
capacità di vivere tutto come un gioco, con leggerezza. Noi adulti possiamo
aiutarli a realizzare il proprio potenziale senza perdere la voglia e la
capacità di scoprire, anzi magari sono loro che possono insegnare a noi che
questo è il modo migliore per imparare!

**********

L'e-book di Letizia, "In che lingua giochiamo?" è disponibile qui.

In quanto mamma di tre bambini bilingue, l'ho letto con grande interesse, mi sono iscritta al programma di affiliazione e lo consiglio a tutte le famiglie che intendono insegnare ai propri figli una seconda lingua.

Commenti

  1. dice

    riconosco perfettamente il mio bimbo di 5 anni nella definizione di bilingue passivo. io sono italiana, il papà è spagnolo, e ognuno di noi parla la sua lingua, ma vivendo in italia il piccolo non sente il “bisogno” di esprimersi in spagnolo anche se lo capisce perfettamente. Anche noi da sempre ci serviamo del gioco e della lettura per stimolarlo, e negli ultimi tempi si cominiciano a vedere risultati, con frasi in spagnolo spontanee. L’importante credo sia non mollare, se si semina si raccoglie sempre.

  2. Chicchi's mom dice

    Ritengo che il libro di Letizia sia molto interessante!L’ho letto d’un fiato e ci sono molti spunti di riflessione.
    Posso dire la stessa cosa per il suo blog che leggo con regolarità:lì attingo molte idee e cerco di mettere in pratica i suoi consigli sull’insegnamento ludico dell’inglese. Che dire? I risultati sul mio cucciolo di 2 anni e mezzo si vedono:si diverte così tanto quando riconosce le parole in inglese che già conosce, ascoltando le canzoni!!!!E’ come se conoscesse un linguaggio diverso, “segreto”, che ritrova nei cartoni di Handy Manny(“Mamma…Manny ha detto “Good job”),nelle canzoncine(“mamma…quando dice “clap your hands”tu devi battere le mani!!!!)….e potrei portare, come esempio, mille altri episodi in cui l’inglese diventa motivo per giocare insieme(dalla caccia al tesoro a “strega comanda colore….”), per farmi mille delle sue tenere domande(“perchè Fusilla – la nostra gattina – non parla in inglese?”)…..
    Bella idea!

  3. Claudia dice

    Io non parlo lingue regionali quindi non posso insegnarle ai miei figli. La mia lingua madre è litaliano e quella di mio marito il francese. Per noi non cè quindi nulla di più naturale che trasmetterle entrambe ai nostri figli.

  4. Anahi dice

    Non sono molto d’accordo con quello che si dice su un post, come persona bilingue (parlo la mia lingua nazionale e la regionale.)Io, lo stesso come tutta la gente dalle mie parti, so parlare tutte e due le lingue perfettamente. E tutti i bambini lo sanno fare. Seconda cosa, stai focalizzando troppo il post sulle lingue straniere quando dovresti focalizzarlo, al mio parere, sulle lingue locali. È triste il fatto di che le lingue locali, in Italia, si stiano perdendo e spesso vengano trattati come semplici dialetti. Lì c’è una questione piu importante di quella delle lingue internazionali. C’è tanto tempo per imparare quelle. Io con l’inglese ho cominciato ai 3-4 anni. Ed è meglio così. Poi facendo imparare al bambino una lingua che non è natale della madre ne del padre, si rischia di insegnarlo in modo scorretto e poi è piu difficile da correggere.

  5. dice

    Sono d’accordo sul fatto che le lingue regionali meritino più attenzione e che parlare una lingua regionale comporta gli stessi effetti benefici che parlare una lingua straniera, dal punto di vista dell’impatto del bilinguismo sullo sviluppo celebrale e cognitivo. Su Bilingue per Gioco ne abbiamo parlato qui: http://bilinguepergioco.com/2010/01/20/scommettiamo-che-i-tuoi-genitori-sono-bilingui-e-non-lo-sai/.
    Che sia più importante parlare di lingue straniere o regionali però è una questione puramente soggettiva sulla quale ci possono essere punti di vista diversi parimenti legittimi. Nulla vieta di fare un blog sulle lingue regionali, anzi, so di qualcuno che lo sta facendo, qui: http://bilinguismoregionale.hostoi.com/
    L.
    http://www.bilinguepergioco.com

  6. Tania dice

    Non ho letto tutto e neanche approfondito l’argomento ma avrei una domanda se io non ho e-book posso utilizzare attraverso il pc il che lingua giochiamo?

  7. dice

    ” stai focalizzando troppo il post sulle lingue straniere quando dovresti focalizzarlo, al mio parere, sulle lingue locali.”
    È soggettivo. Io sono una madre inglese, mio marito è italiano e nostro figlio è nato qui, in Italia. Per cui, da mio punto di vista, focalizzarlo di una lingua straniera va benissimo.
    Alla fine, non importa qual’é la lingua, sia locale, sia dal lontano. La modalità e le motivazioni saranno molto simili.

  8. bilingue per gioco dice

    Tania,
    l’Ebook non è uno strumento fisico, è un file, un modo per definire del materiale che invece di essere stampato, libro, viene diffuso in formato elettronico, e-book, quindi basta un computer qualsiasi per leggere l’Ebook.
    L.
    http://www.bilinguepergioco.com

  9. dice

    I wish I could understand this better! But I think your guest was saying something that I believe is very important – that with multilingualism it’s a misconception to think that the two (or more) languages will be exactly the same. People often aspire to a situation that simply doesn’t exist. We’re raising our kids bilingually (Dutch-English) and really enjoying it. It would break my heart if the kids didn’t know Dutch (their Dad’s mother tongue).

  10. Claudia dice

    Thank you for visiting my blog! So bilinguism is one more thing we have in common. Welcome to my little house on the prairie!

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