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Bilingue per Gioco

Waldorf "babies"

Come già sapete, siamo una famiglia bilingue. Papà francese, mamma italiana,tre figli nati in tre Paesi diversi, qualche crisi di identità

Per noi il bilinguismo è qualcosa di naturale. Ma non è necessario trovarsi un marito straniero per crescere figli bilingui. Su Bilingue per gioco e nell'e-book "In che lingua giochiamo?" troverete molti spunti, informazioni e suggerimenti utili in proposito.

Anche le nostre amate bambole Waldorf possono aiutare i bambini nell'apprendimento delle lingue. Come vi racconto in questo guest post, gentilmente ospitato da Letizia.

Commenti

  1. dice

    Complimenti! Ho letto il tuo post su Bilingue per Gioco e mi è piaciuto molto. Carina l’idea delle bambole italiane per aiutare i bimbi a non dimenticare questa lingua. Io e Topastro siamo italiani e ogni tanto ci penso, …sarebbe bello se potesse imparare una lingua diversa dalla nostra fin da piccolo perchè lo avvantaggerebbe in tante cose quando sarà grande.

  2. dice

    noi qui siamo bilingue, anzi trilingue, oltre all’italiano che parliamo in casa, fuori abbiamo il francese e l’arabo, all’inizio , quando mia figlia era piccola era un problema ora non piu’..con la scuola sta imparando pure l’inglese..

  3. dice

    Ciao Claudia! Anche noi siamo una famiglia bilingue. Io sono spagnola e mio marito italiano, per cui i bambini sono abituati a sentire in continuazione le due lingue indistintamente!!
    Grazie per i link condivisi!!

  4. dice

    Interessante spunto di riflessione. Penso che i bambini imparino veramente bene due lingue se i genitori hanno nazionalità diversa, oppure se si vive in un paese diverse dal luogo natio.
    Parlando con un collega di mio marito (lui spagnolo lei italiana) dicevano che esistono due fondamentali teorie per il bilinguismo:
    -una “one parent one language”, cioè come fate voi, in cui secondo me i figli identificano nel genitore la lingua;
    -una che prevede di parlare in casa la lingua di minoranza, per cercare di rafforzarla, nel vostro caso sarebbe l’italiano dato che vivete in Francia.
    Sofia ha associato lo spagnolo alla dimensione gioco, è buffo vedere che quando gioca con la sua compagna di classe italiana parlano spagnolo (anche se sono entrambe italiane). Parla spagnolo anche quando gioca da sola in casa.
    Non so quanto successo possa avere il bilnguismo di due genitori italiani, che vivono in Italia, i cui figli sono sottoposti sempre e solo all’italiano. O si è laureati in lingue (come sei tu) oppure credo che si insegni una lingua non perfetta sia nei modi di dire che nella pronuncia…forse piuttosto di niente meglio piuttosto, ma mi sembra un po’ forzato e costruito.

  5. michela dice

    Grazie mille per l’importante consiglio,porto regolarmente mia figlia a giocare in un playgroup ,piuttosto internazionale ,ma prevalentemente inglese.Non voglio forzarla ,ma spero che questi giochi naturali con bimbi e mamme le tornino utili nell’apprendere nuove lingue,cosa tanto preziosa secondo me.

  6. dice

    Io non credo che in casa mia si sia in grado di far crescere dei bambini biligue: non è nelle nostre corde, sarebbe una forzatura. Meglio concentrarsi sulle cose che invece ci vengono naturali, come la musica, la danza e la lettura.
    Però noto in Amelia un forte interesse verso l’insegnamento di inglese (tenuto dalla mamma di un suo compagno, scozzese) e mi dispiace di non poterla incoraggiare più di tanto su quella strada.

  7. v@lentin@ dice

    Secondo me è bello poter imparare due lingue con la stessa facilita’, da piccoli quando mamma e papa’ parlano due lingue diverse. Ho letto non so piu’ dove che chi e’ bilingue avrà poi piu’ facilità nell’apprendimento delle altre lingue!!!!

  8. Bilingue per Gioco dice

    Posso aggiungere un commento anche io?
    Vorrei solo specificare che ci sono tanti modi di essere bilingue, e’ ovvio che la situazione in cui i genitori parlano lingue diverse e’ ideale, questo non vuol dire che per tutti gli altri non ci sia speranza.
    E’ anche vero che parlare una lingua straniera con i figli puo’ essere una forzatura, e se lo e’ va sicuramente sconsigliato. Pero’ la lingua puo’ essere anche solo il pretesto per un gioco, per cantare insieme per esempio, o per leggere un libretto diverso. Se si mantiene un approccio molto leggero, ludico, e se non si hanno ansie da prestazione (quelle si’ deleterie, per carita’!) si possono avvicinare i bambini alla seconda lingua in modo molto naturale.
    Non diventeranno per questo bilingui bilanciati (quelli che parlano entrambe le lingue allo stesso modo), ma acquisiranno una certa dimestichezza con la lingua, e poi passo dopo passo, mattoncino dopo mattoncino, giocando, rispondendo alle loro curiosita’ e facendo leva sui loro interessi, li si puo’ aiutare ad imparare la lingua sempre di piu’, senza che nemmeno si rendano conto che stanno imparando una lingua.
    Ciao,
    Letizia
    http://www.bilinguepergioco.com

  9. FlaviaP dice

    È molto interessante questo argomento. Anche mio figlio è bilingue. Il papà è tedesco e tra di loro parlano solo in tedesco (io sono italiana e viviamo in Italia). È incredibile come per lui sia una cosa del tutto naturale! Per rafforzare il tedesco più che altro ci affidiamo ai libri letti dal papà e ai viaggi in germania a casa dei nonni. Quando sarà più grande sarà una sfida imparare anche a scrivere in due lingue diverse. Io ho vissuto in Inghilterra per alcuni anni e sono anche laureata in inglese, ma mi sembra innaturale parlare a mio figlio in questa lingua. Qualche volta ci scappa una canzoncina o qualche parola, più che altro per fargli nascere la curiosità e dargli uno stimolo in più per imparare qualcosa di nuovo…. ma dubito che l’inglese sarà mai per lui una lingua “materna”.

  10. dice

    Carissima Claudia, il tuo post sul bi-(e multi)linguismo mi é piaciuto moltissimo, infatti trattava alcune domande che mi ponevo da tempo, per esempio l’effetto dell’ambiente (scuola) sull’uso di lingua dei bambini. Nostra figlia é ancora piccina (ha 18 mesi), per ora sente quasi esclusivamente l’ungherese intorno a sé (perció anche le sue prime parole sono ungheresi), ma probabilmente rientreremo a breve in Italia. Io ci riflettevo tanto se parlarle in entrambe lingue, poi ho deciso di usare solo l’ungherese con lei, appunto perché penso di diventare succesivamente l’unico “fonte” di questa lingua per lei (non considerando vacanze e visite in Ungheria). Insomma, ti ringrazio tantissimo di aver diviso con noi i tuoi pensieri e le tue esperienze! Un caro saluto,
    Laura

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