Grimm vs Munari
Scritto il 15 dicembre 2009 | 59 Commenti
Non me ne
vogliano gli amici steineriani sfegatati, io devo ammetterlo. Ok, vado: non amo
le fiabe dei fratelli Grimm. Né nelle versioni patinate proposte dalla Disney,
né in quelle originali spesso un po’ troppo scarne e crude per i miei
gusti.
Non amo
particolarmente il linguaggio che impiegano, non amo particolarmente le trame,
e amo ancor meno molti dei temi e dei modelli che propongono. Dalle madri che,
in quasi tutte le favole, muoiono nel giro di poche pagine, lasciando i propri
figli ancora piccoli al loro destino, a Hansel e Gretel che vengono
abbandonati dal padre (per quanto influenzato dalla matrigna), alle varie
principesse che si sposano nel giro di cinque minuti.
Quella che
trovo più irritante di tutte è forse Biancaneve. Biancaneve quella vera, quella
originale, dei fratelli Grimm. I nani la mettono in guardia mille volte contro
la strega, che si presenta ripetutamente sotto mentite spoglie allo scopo di
farla fuori, e lei ci casca ogni volta. Per non parlare del principe che si
innamora di un (presunto)cadavere, e che se lo vuol portare a casa.
Ecco, alle mie
figlie femmine io non voglio trasmettere un modello di questo genere. Per me
l’eroina della favola deve essere una sveglia. Meglio ancora, un po’ imbranata
all’inizio, ma che impari dalle sue esperienze a non commettere due (o più)
volte lo stesso errore.
Alle mie figlie
non voglio insegnare che basta essere belle perché un principe a cavallo si
innamori di loro e le sposi nel giro di pochi minuti, risolvendo tutti i loro
problemi. Questo genere di modello ha rovinato la vita di molte
trenta-quarantenni che “non riescono a trovare l’uomo giusto”. In realtà non
riescono ad “accontentarsi” di uno che non abbia cavallo, mantello, ciuffo
biondo e servitori a seguito.
poveri Hansel e Gretel, non trovo molto sano raccontare a dei bambini
piccoli che esistono padri capaci di disfarsi dei propri figli. La figura
terribile della matrigna, poi, avrà messo in difficoltà più di una famiglia allargata.
principe ranocchio: la principessa, bugiarda e opportunista, non mantiene la
parola data ma è premiata ugualmente e sposa il ranocchio trasformato in
principe. Ma come ha fatto lui ad innamorarsi di lei?
e i sette capretti. La mamma li lascia soli in casa, sapendo del pericolo che
corrono. Non mi sembra molto rassicurante… Insomma, alle fiabe dei fratelli
Grimm, io preferisco altre storie.
e la bestia i due si conoscono e si innamorano piano piano, andando oltre
le apparenze.
gli stivali di Perrault riesce, con la sua furbizia, a trasformare il suo povero
padrone in un gran signore. E se è vero che c’è l’inganno, è anche vero che si
tratta di inganno innocuo. Non toglie nulla a nessuno e non fa male a nessuno.
anatroccolo di Andersen può essere di grande aiuto a tutti i bambini in
alcune fasi delicate della loro vita. Un’altra fiaba che noi amiamo molto è Il
pesciolino d’oro di Puskin. Qui il marito devoto si fa in quattro per la
moglie tiranna, che alla fine ha quel che merita.
Quello vero, ancora una volta, quello di Collodi. Noi ne abbiamo una
meravigliosa versione illustrata.
All’inizio, il burattino è davvero un gran monello (come molti dei nostri
figli) ma le numerose (dis)avventure lo porteranno a diventare un virtuoso e a
meritare la “promozione” a bambino in carne ed ossa.
più di queste fiabe classiche, noi amiamo due autori contemporanei che non
posso che definire geniali: Gianni Rodari e Bruno Munari. Se il primo è per me
un grande classico, al secondo mi sono avvicinata solo recentemente, seguendo i
consigli di Marta e di un’altra lettrice di questo blog. Mi
vergogno terribilmente di aver dimenticato il suo nome perché i suoi
suggerimenti si sono rivelati incredibilmente preziosi (se mi leggi,
fammi un fischio!).
telefono (di cui parlava, qualche tempo fa, anche mammafelice), nate "dallo
scontro occasionale di due parole, da errori di ortografia, da giochi di
parole…" di Rodari, Cappuccetto verde, giallo e bianco
di Munari, i suoi libri illeggibili e i semplicissimi (al punto di
essere commoventi) Buonanotte a tutti e Mai contenti fanno ormai
parte degli oggetti che salveremmo dalla nostra casa in fiamme.
sono davvero sulla nostra lunghezza d’onda. Forse perché più moderni, più
creativi, più positivi. Ci si addicono di più.
verde non ha più paura del lupo perché sa che ha tanti amici”. Leonardo e Gloria adorano questa
storia ed io rimango sempre incantata dalle illustrazioni. Cappuccetto bianco è
geniale nella sua semplicità. E i bambini riescono a vedere, nelle sue pagine
bianche, “la cuccia del cane, i cespugli di bosso, la panchina di pietra”.
Gli animali Mai contenti lanciano, in poche pagine, un messaggio forte e
positivo. Tutti i bambini (e anche tanti adulti) possono identificarvisi. E la
luna di Buona notte a tutti, che veglia mentre tutti dormono, rassicura
i piccoli al momento di spegnere la luce.
letto molte delle favole dei fratelli Grimm, anche solo per ragioni di cultura
generale. Abbiamo anche guardato, in dvd, le versioni della Disney. Abbiamo
notato le differenze e cercato di comprenderne le ragioni. Abbiamo cantato con
Biancaneve e tremato con cappuccetto rosso.
Ma se, come dicevo, la nostra casa prendesse fuoco,
non ci preoccuperemmo certo dei dvd, né della raccolta di fiabe dei fratelli
Grimm…


























Avranno un successone!
Aiuto, così mi commuovo! Spero davvero che riusciate presto a venirci a trovare. Per il momento la tua piccola la vedo in foto ed è una meraviglia!
Un abbraccio forte a tutti…
Che bella che è stata questa discussione in merito al tuo post!Soprattutto bello il clima che c’è sempre qui da te, di rispetto e comprensione per le idee degli altri.
Grazie a tutte per gli spunti interessanti
Davvero molto interessante questo post (anche per gli spunti di lettura
)!!! Io da piccola ho sempre odiato le favole delle principesse (come le Barbie tra l’altro…), troppo sdolcinate, fighette, sempre con la pappa pronta davanti…Ovviamente mi sono sempre giurata di non proporre mai ai miei figli questi modelli! Per circa 3 anni mi è andata bene, ma da un annetto a questa parte Claudia ha avuto la sua naturale conversione: adora principesse (storie, cartoni e bamboline da pettinare), fatine, e tutte quelle cose che io non ho mai potuto vedere!! Ecco la mia condanna! E partendo da qui ne avrei da aggiungere di spunti sullo scontro madre-figlia, basta che una cosa piaccia a me perchè lei la detesti e viceversa, però non posso mica pretendere che cresca a mia immagine e somiglianza!
Leonardo invece si è appassionato al personaggio del lupo! Buono o cattivo che sia nella storia, lui condivide avventure e sventure del suo amato lupo!…
Giulia
Mi permetto una piccolissima replica a Roberta sulla validità delle teorie di Bettelheim: a parte il fatto che l’interpretazione psicanalitica della fiaba, in sé, non mi ha mai particolarmente convinta (ma questa è chiaramente una mia posizione personale), quello che mi ha colpito non è stato solo scoprire che il nostro era un pedofilo, un sadico e un millantatore, ma soprattutto che all’estero le sue teorie non riscuotono più credito. Il che, francamente, mi ha dato un bel po’ da pensare.
Un pensiero ottimista invece a chi, come Claudia, si preoccupa – a mio parere giustamente – dell’influenza che alcuni modelli femminili proposti dalle fiabe (e più ancora dalle loro versioni disneyane) possono avere sulle nostre figlie. Per la mia esperienza, abbinare anche alla lettura – come cerco di fare con tutto il resto – un po’ di sana conversazione critica può fare miracoli. Mia figlia, nove anni appena compiuti, ormai detesta le principesse (e le loro “sorelle maggiori”, cioè le protagoniste di certi terrificanti telefilm che invece ammaliano tante sue compagne di classe) proprio perché le trova oche. Spero solo che crescendo non ritorni sui suoi passi!
Ciao e grazie per l’occasione che ci hai dato di discutere quest’argomento.
Grazie per la segnalazione !!!
Beh, adesso magari non demonizziamo neppure ’ste povere principesse, altrimenti rischiamo di cadere nell’eccesso opposto: un po’ di sogni ad occhi aperti con abiti sfarzosi e un bel principe che ti prende e ti porta via non hanno mai rovinato nessuno!
Io mi auto-porto come esempio: le fiabe con le principesse mi sono sempre piaciute (oggi le trovo smidollate e un po’ stupide, ma all’epoca evidentemente no), ma sono una donna che sarebbe stata felice anche da single e senza figli e ho trovato un uomo che, per quanto meraviglioso, è proprio l’antitesi del principe azzurro (forse si avvicina di più al mito del cavernicolo).
Cara Claudia,mio figlio è drogato di libri, come la mamma! Non passa sera che non si faccia leggere almeno tre storie…per non parlare di quando ti chiede di inventarle ( qui è più bravo mio marito,a me piace leggere recitando)la sua biblioteca comprende di tutto…dalle favole di Esopo a quelle riadattate dei Grimm ma anche libri recenti con protagonisti animali,draghi,fantasmi ma anche principesse e fate ( Biancaneve,Cenerentola, Raperonzolo) i Barbapapà e tante letture con secondo fine psicologico per far esorcizzare alcune paure o per migliorare l’autostima e così via. Da un pò di tempo abbiamo scoperto il piacere di andare in biblioteca…ci sediamo per terra e leggiamo insieme quello che vuole lui e poi ce li portiamo a casa.
Io penso che ogni mamma sappia cosa entusiasma maggiormente il proprio figlio e attualmente ci sono davvero tanti autori che soddisfano ampiamente tutti i gusti…l’importante è trasmettere l’amore per la lettura in modo che quando saranno adulti leggendo un libro ritrovino quel legame affettivo che si è creato quando la mamma o il papà leggeva per loro. ciao Debora
Dimenticavo…sto leggendo il libro ” prova con una storia ” della Rizzoli che oltre a quindici storie per aiutare i bimbi in certe situazioni (tipo paura del buio, pipì a letto, gelosia ecc) ha una guida all’uso della favola con letture consigliate.
Proprio ieri ho letto una pagina che cito testualmente:
matrigne e streghe sono altre creature delle favole che consentono di esplorare la complessità dei rapporti affettivi. Dietro a questi personaggi può nascondersi la mamma…tutti i bambini provano prima o poi dei sentimenti ambivalenti nei confronti della mamma,il loro primo “oggetto di attaccamento”:le vogliono un gran bene ma la temono(la strega di Biancaneve)e qualche volta la “odiano”…i bambini non amano però che si dica chiaro e tondo che la loro mamma può sbagliare,essere ingiusta o cattiva.La mamma è buona per definizione.Al tempo stesso però sono molto interessati alle storie delle matrigne e delle streghe,che mostrano i lati oscuri della figura materna.ATTRAVERSO LA METAFORA POSSONO ESPLORARE I PROPRI SENTIMENTI NEI CONFRONTI DELLA FIGURA MATERNA,SENZA ESSERNE CONSAPEVOLI E SENZA DOVER SENTIRSI IN COLPA PER I “cattivi pensieri”.
Mi sembra una teoria interessante seppure non condivisibile .Debora