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Grimm vs Munari

045

Non me ne vogliano gli amici steineriani sfegatati, io devo ammetterlo. Ok, vado: non amo
le fiabe dei fratelli Grimm. Né nelle versioni patinate proposte dalla Disney,
né in quelle originali spesso un po’  troppo scarne e crude per i miei
gusti.

Non amo particolarmente il linguaggio che impiegano, non amo particolarmente le trame,
e amo ancor meno molti dei temi e dei modelli che propongono. Dalle madri che,
in quasi tutte le favole, muoiono nel giro di poche pagine, lasciando i propri
figli ancora piccoli al loro destino,  a Hansel e Gretel che vengono
abbandonati dal padre (per quanto influenzato dalla matrigna), alle varie
principesse che si sposano nel giro di cinque minuti.

Quella che trovo più irritante di tutte è forse Biancaneve. Biancaneve quella vera, quella
originale, dei fratelli Grimm. I nani la mettono in guardia mille volte contro
la strega, che si presenta ripetutamente sotto mentite spoglie allo scopo di
farla fuori, e lei ci casca ogni volta. Per non parlare del principe che si
innamora di un (presunto)cadavere, e che se lo vuol portare a casa.

Ecco, alle mie figlie femmine io non voglio trasmettere un modello di questo genere. Per me
l’eroina della favola deve essere una sveglia. Meglio ancora, un po’ imbranata
all’inizio, ma che impari dalle sue esperienze a non commettere due (o più)
volte lo stesso errore.

Alle mie figlie non voglio insegnare che basta essere belle perché un principe a cavallo si
innamori di loro e le sposi nel giro di pochi minuti, risolvendo tutti i loro
problemi. Questo genere di modello ha rovinato la vita di molte
trenta-quarantenni che “non riescono a trovare l’uomo giusto”. In realtà non
riescono ad “accontentarsi” di uno che non abbia cavallo, mantello, ciuffo
biondo e servitori a seguito.

Tornando ai poveri  Hansel e Gretel, non trovo molto sano raccontare a dei bambini
piccoli che esistono padri capaci di disfarsi dei propri figli. La figura
terribile della matrigna, poi, avrà messo in difficoltà più di una famiglia allargata.

E poi c’è il principe ranocchio: la principessa, bugiarda e opportunista, non mantiene la
parola data ma è premiata ugualmente e sposa il ranocchio trasformato in
principe. Ma come ha fatto lui ad innamorarsi di lei?

Oppure il lupo e i sette capretti. La mamma li lascia soli in casa, sapendo del pericolo che
corrono. Non mi sembra molto rassicurante… Insomma, alle fiabe dei fratelli
Grimm, io preferisco altre storie.

In La bella e la bestia i due si conoscono e si innamorano piano piano, andando oltre
le apparenze.

Il gatto con gli stivali di Perrault riesce, con la sua furbizia, a trasformare il suo povero
padrone in un gran signore. E se è vero che c’è l’inganno, è anche vero che si
tratta di inganno innocuo. Non toglie nulla a nessuno e non fa male a nessuno.

Il tenerissimo Brutto anatroccolo di Andersen può essere di grande aiuto a tutti i bambini in
alcune fasi delicate della loro vita. Un’altra fiaba che noi amiamo molto è Il
pesciolino d’oro
di Puskin. Qui il marito devoto si fa in quattro per la
moglie tiranna, che alla fine ha quel che merita.

E Pinocchio? Quello vero, ancora una volta, quello di Collodi. Noi ne abbiamo una
meravigliosa versione illustrata. All’inizio, il burattino è davvero un gran monello (come molti dei nostri
figli) ma le numerose (dis)avventure lo porteranno a diventare un virtuoso e a
meritare la “promozione” a bambino in carne ed ossa.

Ma ancora di più di queste fiabe classiche, noi amiamo due autori contemporanei che non
posso che definire geniali: Gianni Rodari e Bruno Munari. Se il primo è per me
un grande classico, al secondo mi sono avvicinata solo recentemente, seguendo i
consigli di Marta e di un’altra lettrice di questo blog. Mi
vergogno terribilmente di aver dimenticato il suo nome perché i suoi
suggerimenti si sono rivelati incredibilmente preziosi  (se mi leggi,
fammi un fischio!).


050

Le Favole al telefono (di cui parlava, qualche tempo fa, anche mammafelice), nate “dallo
scontro occasionale di due parole, da errori di ortografia, da giochi di
parole…”
di Rodari, Cappuccetto verde, giallo e bianco
di Munari, i suoi libri illeggibili e i semplicissimi (al punto di
essere commoventi) Buonanotte a tutti e Mai contenti fanno ormai
parte degli oggetti che salveremmo dalla nostra casa in fiamme.

Questi autori sono davvero sulla nostra lunghezza d’onda. Forse perché più moderni, più
creativi, più positivi. Ci si addicono di più.

“Cappuccetto verde non ha più paura del lupo perché sa che ha tanti amici”. Leonardo e Gloria adorano questa
storia ed io rimango sempre incantata dalle illustrazioni. Cappuccetto bianco è
geniale nella sua semplicità. E i bambini riescono a vedere, nelle sue pagine
bianche, “la cuccia del cane, i cespugli di bosso, la panchina di pietra”.
Gli animali Mai contenti lanciano, in poche pagine, un messaggio forte e
positivo. Tutti i bambini (e anche tanti adulti) possono identificarvisi. E la
luna di Buona notte a tutti, che veglia mentre tutti dormono, rassicura
i piccoli al momento di spegnere la luce.

Detto questo, abbiamo letto molte delle favole dei fratelli Grimm, anche solo per ragioni di cultura
generale. Abbiamo anche guardato, in dvd, le versioni della Disney. Abbiamo
notato le differenze e cercato di comprenderne le ragioni. Abbiamo cantato con
Biancaneve e tremato con cappuccetto rosso.

052

Ma se, come dicevo, la nostra casa prendesse fuoco, non ci preoccuperemmo certo dei dvd, né della raccolta di fiabe dei fratelli Grimm…

Commenti

  1. valentina dice

    che dire claudia… concordo perfettamente con te! nemmeno io ho mai amato tanto le fiabe dei fratelli grimm e adoravo piuttosto rodari (che tra l’altro è originario della mia zona!!!) e munari (di cui da piccola avevo diversi libri illustrati e che ora devo assolutamente recuperare a casa dei miei!). ora ho giusto in mano le “favole al telefono”, non ricordavo più di averlo qui, credo che ne leggerò qualcuna a sofia stasera… grazie per avermelo ricordato!

  2. dice

    Ciao Claudia,
    ecco un argomento che mi appassiona davvero molto. Trovo che nelle favole ci sia certamente un modo di nutrire l’infanzia di incanto, di valori, di immaginazione, e amo moltissimo leggerle insieme ai miei figli, ma penso che ci sia anche qualcosa di più… un mondo arcaico e archetipico, un mondo che non può evitare di essere a tratti crudele e spietato e a tratti stereotipato, che racconta di iniziazioni e di passaggi all’età adulta, di battaglie eroiche, di virtù che trionfa e bellezza che incanta. Molti temi delle favole classiche non sono pensati espressamente per bambini: venivano letti nelle campagne le sere attorno al fuoco, per divertire e affascinare tutti i membri della famiglia, parlavano (anche se in modo traslato) non solo di nozze e momenti felici, ma di fame, di carestie, di ingiustizie.
    Anch’io in certi momenti mi sono sentita a disagio con alcune favole (e di solito preferisco leggerle da sola prima di proporle ai miei figli), ma in generale preferisco la crudezza e anche il linguaggio impervio delle fiabe originali dei Grimm, alla loro versione edulcorata (nei contenuti) e impoverita (nel linguaggio) proposta dalla Disney. Ciò non toglie che anche in casa mia il dvd di Biancaneve venga visto di tanto in tanto ;)!
    Ci sono favole dei Grimm come “La guardiana delle oche”, che abbiamo letto moltissimo, e che mi sembrano avere uno sfondo complesso e interessante; la principessa prima è piuttosto incapace (senza il fazzoletto con il sangue della madre è indifesa), ma poi impara a cavarsela anche come guardiana… fino al momento in cui passa letteralmente da un forno (simbolo quasi alchemico di trasformazione e rinascita), uscendone trasfigurata: a quel punto la sua identità è ristabilita e l’equilibrio delle cose ripristinato.
    Un altro libro che abbiamo amato moltissimo è “Fiabe russe” edito da MottaJunior e illustrato magnificamente da Ivan Bilibine.
    Trovo che nelle favole classiche più “noir”, i bambini abbiano modo di elaborare in maniera a loro accessibile e in certo senso “rassicurante” gli aspetti oscuri dell’esistenza: la morte, la paura, il male, sono realtà certamente da non buttare addosso ai bambini, ma che non possono neppure essere loro completamente estranee. Possono morire i nonni, un amico o un membro della famiglia può ammalarsi gravemente, l’ingiustizia, per quanto piccola, è spesso presente anche nei rapporti tra fratelli. Le fiabe danno ai bambini l’immaginario con cui elaborare tutti questi elementi senza soccombere emotivamente e anche senza dover essere troppo esposti alla ben diversa durezza della realtà. Il mio discorso non è “devono abituarsi alle bruttezze della vita”, bada, ma -al contrario – non potendo esserne completamente al riparo devono poter trovare l’immaginario, le parole e anche un sistema di valori in cui “inquadrare” ciò che di queste bruttezze filtra fino a loro.
    Devono poter apprendere che spesso la gioia finale è il frutto di un lungo lavoro (attivo o passivo, il lavoro dell’eroe che affronta un’avventura, ma anche quello dell’eroe che semplicemente rimane virtuoso fino all’ultimo). Devono, come gli hobbit del “Signore degli anelli” saper molto gioire e molto soffrire, saper amare la vita tranquilla ed essere pronti all’avventura pur di difenderla.
    Per il resto quel che dici è vero, anche noi amiamo Rodari, “Tre fratelli, quaranta ladroni, cinque storie di ladri e burloni”: un libro bellissimo illustrato con le favole raccontate in versi da Emanuele Luzzati, così come anche alcune storie di Roberto Piumini (in particolare “Chicino e Cicotta”, edito da Emme edizioni), queste storie sono fantastiche, divertenti, educative…ma non toccano quel grumo “oscuro” dell’esistenza che a volte tanto inquieta i bambini, così almeno la vedo io.
    Un saluto
    d.

  3. dice

    Splendida analisi. Anche noi la pensiamo un po’ come te ma, per assurdo, le mie figlie amano molto Il lupo e i sette capretti…che vuoi farci…La loro preferita in assoluto è invece “I vestiti nuovi dell’imperatore” di Handersen.
    Adesso che le mie figlie sono più grandicelle leggiamo le favole edite dalla “Erickson” -Con la testa fra le favole- e -Favole che fanno crescere-.
    Attraverso una storia si danno alcuni spunti positivi per “diventare grandi” e non lasciarsi sopraffare dalle difficoltà e dalle paure, oltre che dalla paura della diversità.
    Grazie anche per questa riflessione. Sto diventando sempre più dipendente dal tuo blog. Clicco dieci volte al giorno per vedere se ci sono novità…ho bisogno di una clinica…

  4. dice

    Ciao Claudia trovo il tuo post assolutamente interessantissimo sebbene comprenda quello che dici ma non condivida. Il mondo è bello proprio per questo.
    Ho letto anche con enorme piacere il commento di d., non potrei rendere con parole scritte meglio quello che lei ha brillantenmente detto. Perciò rimando alle sue parole che condivido in pieno. Il mondo dei Grimm mi ha sempre affascinato, non per niente abbiamo percorso la strada dei due fratelli no?;)
    Se ce la faccio (siamo in partenza) torno stasera con altre riflessioni, l’argomento mi interessa moltissimo.
    un abbraccio

  5. dice

    Ma… Claudia? Che ti succede?
    Sei sicura di avere scritto proprio tu questo post?
    Secondo me passi troppo tempo dalle parti mie o da quelle di lanterna, ultimamente :)
    Stessa edizione di Pinocchio, addirittura!
    Noi stiamo rileggendo per la terza volta Pippi Calzelunghe antesignana dell’unschooling, e mi sa che stavolta sarà un dramma restituirlo alla biblioteca.
    Congratulazioni e in bocca al lupo per al tua nuova attività.
    Purtroppo imparare il Francese (come il Tedesco) è una delle cose che sto rimandando da anni.

  6. dice

    Prima di tutto, ti consiglio di leggere “Chi ha paura dei Fratelli Grimm?” di Zipes, un saggio su come la fiaba si sia adattata di volta in volta ai valori della società. Come a dire: caro Steiner, i Grimm non hanno preso fiabe ancestrali così com’erano, ma le hanno abbondantemente adattate alla propria società e ai propri valori, che spesso non sono gli stessi nostri (vedi la sottomissione della donna, ecc.).
    Secondo, trovo che Disney abbia prodotto alcuni capolavori e altre cose che non mi piacciono. Nella prima categoria metto “La spada nella roccia”, “La carica dei 101″, “Gli aristogatti” e in generale tutte le storie non tratte da fiabe. Nella seconda, metto la maggior parte delle principesse. La cosa che mi scoccia di più è che il bollino Disney sdogani qualsiasi storia, in modo che possa essere propinata a qualsiasi età.
    Terzo (e qui chiudo) trovo molto interessante ascoltare le storie che mia figlia si racconta e “conoscere” i personaggi con cui le compone. Da noi, il lupo e la strega buona vanno per la maggiore, per esempio. Un po’ sarà che è ancora fresco il ricordo di Halloween a Triora, un po’ anche che Amelia avverte che in casa nostra non c’è un modello classico a cui aderire.

  7. Angela dice

    Cara Claudia , ancora una volta sono assolutamente daccordo con te . I miei figli vanno alla scuola steineriana e quindi ho spesso a che fare con i Grimm e come a te non mi piacciono i modelli che propongono . Qui emerge uno dei problemi della scuola steineriana e cioè l’ essere a volte troppo lontana dalla realtà i tempi cambiano e le fiabe si devono adeguare ! Amo profondamente Rodari e lo propongo spesso ai miei figli , mi piace per i suoi ideali , i suoi princìpi e per il modo di vedere ed amare i bambini cosa che loro avvertono chiaramente . Un abbraccio a te e ai tuoi piccoli.

  8. dice

    Che bel post, è proprio il mio pane… (sono una bibliotecaria ragazzi nonchè narratrice teatrale per bambini)
    Mi trovo assolutamente d’accordo con te per quel che riguarda i Grimm. La letteratura sull’infanzia è una continua fucina, vengono pubblicati ogni anno tantissimi libri per bambini che continuare a leggere i Grimm perchè dei classici lo trovo noioso e facile, nel senso che sono quelle le storie per bambini che conosciamo.
    Adoro Rodari e soprattutto Munari fra l’altro delle sue versioni colorate di Cappuccetto sto realizzando un piccolo spettacolo, perchè lo trovo veramente geniale oltre che attuale. Noi genitori dovremmo andare più spesso in biblioteca e in libreria per farci contagiare dai libri per bambini.
    Passerò con calma a rileggere anche i commenti perchè mi interessa molto l’argomento.
    buone letture e grazie ancora
    rosita

  9. dice

    Buondì,
    ti potrà sembrare strano che io legga il tuo blog visto che non sono una mamma, e invece mi interessa. Del resto, prima o poi si spera… Mi fa piacere sapere che non sono l’unica che trova poco educativa Biancaneve e che non ama le favole dei fratelli Grimm, men che mai lee versioni disneyane addolcite e fortemente rivisitate, anzi stravolte. Da piccola avevo una passione sfrenata per le fatine de La bella addormentata nel bosco e per quel meraviglioso principe che uccideva -addirittura- un drago, ma mettevo su il broncio se mia madre infilava nel videoregistratore la cassetta di Biancaneve, di Cenerentola o della Sirenetta della Disney. E Hansel e Gretel mi mettevano i brividi addosso. Mi chiedo se sia giusto proporre ai bambini delle letture così crude che li possono mettere a disagio e in proposito ho letto con interesse il commento di d. -più su-. E’ una cosa su cui dovrò riflettere. Da poco ho scoperto Rodari, invece non conosco Munari e ti ringrazio di avermelo presentato, cercherò qualcosa di suo.

  10. dice

    Anch’io sono completamente d’accordo.
    Da piccola, i Grimm (le loro fiabe) mi facevano paura e mia madre era ben contenta di leggermi altro (conoscendola sono sicura che non le andasse giù il fatto che le mamme facessero sempre una brutta fine, e le donne la figura delle svampite). I Grimm li ho poi rincontrati studiando linguistica tedesca e devo ammettere che, come grammatici e linguisti, meritano tanto di cappello.
    Delle loro fiabe però non ho mai più sentito la mancanza..

  11. anna dice

    Cara Claudia,
    credo questo sia una spunto di riflessione molto prezioso.
    Condivido il tuo stato d’animo nei confronti delle storie dei fratelli Grimm, soprattutto per il modello principessa. E mi interrogo molto sul mio di ruolo.
    Da sempre i dvd si guardano (da quando ti conosco sempre meno) insieme per poter spiegare loro ciò che non capiscono o le intimorisce (ho deciso di non nascondere loro la verità, con dolcezza, con concetti semplici che possano comprendere) e da un po’ di tempo lascio scegliere a loro la favola da leggere.
    Mi sono convinta che i bambini sanno scegliere e che ogni bambino ha la sua storia (o genere) preferita…. a seconda della propria sensibilità individuale, basta semplicemente osservare le loro reazioni.
    Grazie per gli spunti: Rodari lo conoscevo ma Munari no quindi oggi pomeriggio corro in libreria
    Noi leggiamo spesso “Il mostro peloso” di Henriette Bichonnier, si divertono un sacco.
    Grazie

  12. dice

    quando è nata la ns. associazione ci siamo ispirati a Munari… ai suoi libri e al suo metodo….
    Rose nell’insalata…. per esempio è stato un laboratorio molto bello e facile poi da riproporre per le mamme anche a casa con i propri figli, magari dopo aver preparato un minestrone… con le verdure di scarto … sai che nuove storie? da cosa nasce cosa….e un bambino creativo è un bambino felice…. sono frasi di Bruno che racchiudono per me un grande insegnamento. mi sarebbe tanto piaciuto conoscerlo, per fortuna esistono i libri che ci ha regalato…. vi consiglio anche il castello dei bambini a Tokio…
    da quando l’ho letto…. mi sn innamorata anche del Giappone! ci mancava…. Sara

  13. emanuela dice

    Cara Claudia,
    anch’io all’inizio (ho un bimbo di 4 anni alla scuola steineriana)la pensavo come te. Poi una conferenza sulla fiaba e due libri (Il mondo incantato di Bruno Bettelheim e Guarire con una fiaba di Paola Santagostino) mi hanno fatto cambiare radicalmente idea. Certo nella raccolta dei fratelli Grimm le fiabe sono tante e alcune davvero improponibili, ma ce ne sono anche tante bellissime. Le fiabe lavorano sull’inconscio, un pò come la tragedia greca. e ovviamente su ogni persona in modo diverso. Credo che le fiabe, intese come le intendono i Grimm, siano necessarie. I bambini hanno bisogno della matrigna, per esempio, che siamo noi mamme in versione negativa, per poterci odiare e punire nella fantasia. E’ vero pure che chi legge o racconta deve amare ciò che sta raccontando. mio marito non ama le fiabe e racconta a mio figlio di Robin Hood, Sandokan, Annibale, Attila, Ulisse. Non sarà stenerianamente ortodosso ma non c’è bisogno di dire che sono le preferite di mio figlio. penso che sia comunque questo che conta: i sentimenti che mettiamo nel raccontarle.

  14. dice

    Cara Claudia, finalmente qualcosa su cui non mi trovo d’accordo con te! :D Scherzo, è sempre un piacere leggere i tuoi posts, anche se devo dire che in questo caso condivido e sottoscrivo in pieno il commento di d.
    Qualche anno fa avevo i tuoi stessi dubbi sulle fiabe dei fratelli Grimm, ma io proprio non le conoscevo, ne avevo letto solo riassuntini brutti e caratterizzati o ero reduce dagli stravolgimenti disneiani. Poi mi sono comprata la raccolta e ho cominciato a leggere così a caso.
    La cosa straordinaria è che al di là del contenuto in se per sé e della traduzione che a volte è proprio bruttina, hanno cominciato a lavorare dentro, in modo molto profondo.
    Penso sia molto importante sapere cosa si sta leggendo, non tutte le fiabe sono adatte a tutte le età e comunque meglio non iniziare prima dei 3 anni e un quarto..
    E’ un mesetto che Ettore si è appassionato a La pappa dolce. Cortissima e semplicissima eppure tutte le sere ci addormentiamo con quella e ci piace soprattutto raccontarcela e parlarne un po’ a letto al buio.. Penso sempre di scrivere un post sulle fiabe, una di queste sere lo faccio! Grazie intanto per il tuo.

  15. dice

    Boh, devo dire che nel mondo di lingua tedesca le storie dei Grimm fanno parte della tradizione, alla scuola materna é pieno di libri e libretti con Cappuccetto Rosso & Co. Anche John e Sandro da piccoli hanno ricevuto in regalo alcune cassette audiobook. Io a loro non ho mai letto o raccontato le storie dei f. Grimm perché mi sembravano sempre un po’ noiose. Oltrettutto devo dire che loro fino all’etá di 6-7 anni preferivano le storie raccontate, non lette, cioé quelle che mi inventavo io ad hoc (con i draghi o i dinosauri di turno).
    Comunque penso che piú che le storie stesse quello che conta sono i momenti della lettura insieme, quando si sfoglia un libro insieme, si ride insieme o si “trema” insieme per l’emozione…
    In questo momento la nostra lettura della buonanotte (sí perché anche se sono grandi adorano questi momenti di lettura insieme) é la storia di Don Camillo e Peppone. :)

  16. dice

    Dicevo… Finalmente un post in cui non sono d’accordo con te! :) scherzo, è sempre un piacere leggere i tuoi post, ma in questo caso devo dire che mi trovo perfettamente in sintonia con il commento di d.
    Io no conoscevo proprio le versioni originali delle fiabe dei fratelli Grimm, pensavo non fosse bello che ci fosse un lupo cattivo per cui tutti i cani incontrati per strada facevano paura ai bambini, ecc ecc.
    Poi grazie al nostro gruppo di studio sulla pedagogia steineriana ho cominciato a vedere queste fiabe sotto una nuova luce. Tra noi c’è anche una ragazza che ama raccontarle ai bimbi in occasioni particolari vestita da folletto delle fiabe. Beh, ho comprato il libro e ho cominciato a leggerle cercando di staccarmi un po’ dai miei pregiudizi, che venivano da letture di riassuntini caratterizzati o dai cartoni disneiani. Beh, hanno cominciato a lavorarmi dentro in un modo molto profondo.
    Certo bisogna sapere cosa leggere e a che età, e comunque non prima dei tre anni e un quarto.
    Ettore per esempio si è appassionato da un mesetto a La pappa dolce, una fiaba brevissima e molto semplice. La sera prima di dormire gliela racconto ed è bello vedere come lui la interiorizza, lo sento accanto a me che se ne nutre veramente. Mi chiede qualcosa e poi si addormenta..
    E’ da un po’ che ho voglia di scrivere un post in proposito, grazie intanto per il tuo!

  17. dice

    E’ vero… le fiabe dei fratelli Grimm a volte sono crude, cruente… mani mozzate, cadaveri, sangue, immagini piuttosto forti e sconvolgenti… Ma preferisco questo alle versioni della Disney dove vissero tutti sempre felici e contenti!!!
    Il lupo cattivo esiste davvero così come esiste l’orco… Dare ai bambini l’immagine che tutto è bello e buono non è del tutto positivo. Non dico di insegnare loro a esssere diffidenti o sempre in guardia, questo no, ma sapere che il male esiste non è del tutto sbagliato.
    Ho una versione del 1944 delle fiabe dei fratelli Grimm; era un libro di mia madre. Ha il classico odore dei libri datati, ha poche figure in acquaforte e pagine ingiallite. Lo amo molto e l’ho letto e riletto più e più volte, per conto mio e anche ai bimbi.
    Una fiaba amo in particolare: si intitola “Il re Barba di Tordo”. E’ molto carina. La conosci??? Me la raccontava sempre mia mamma e io la racconto spesso ai miei bimbi!!! E’ la storia di una principessa superba che impara a diventare umile…
    Un abbraccio
    Francesca
    P.S. Comunque la mia fiaba preferita è “La bella e la bestia” e il cartoon della Disney è molto bello!!!

  18. Emanuela dice

    Ciao Claudia, inutile dire che leggo qualsiasi cosa tu scriva, ora mi tocca anche in francese….. ma si, motivo in più per rispolverarlo!! Ti faccio un immenso in bocca al lupo per la tua nuova attività, qui tutti siamo orgogliosi di te e ti pensiamo sempre e non vediamo l’ora di riabbracciarti. Spero con il bel tempo di poterti venire a trovare, dovresti vedere Giorgina come è cambiata!
    Qualcuno di te ha scritto “l’autrice di un blog che ci fa sognare”….
    Concordo in pieno!!!
    Un bacione forte a tutti quanti voi. A presto.

  19. dice

    Concordo pienamente! Spesso è capitato a me e mio marito di prendere in mano le fiabe tipo biancaneve per leggerle al nostro Andrea, ma ogni volta le abbiamo riposate senza nemmeno leggerle.

  20. dice

    Non posso che essere d’acordo: la visione demenziale, diseducativa e talvolta perfino truculenta data da molte fiabe mi ha sempre irritato moltissimo: prova a raccontare a tuo figlio la storia del povero bambino rinchiuso in una gabbia dalla strega che lo ha messo all’ingrasso per mangiarselo, o dei fratellini spersi dai genitori nel bosco non una ma più e più volte, e dopo dirgli: Buonanotte amore, dormi bene!
    A casa nostra anche Cappuccetto Rosso finiva con la nonna che guidava una moto da cross nel bosco, col lupo aggrappato dietro di lei sul sellino, entrambi col casco regolamentare….
    Dani

  21. dice

    Mi aggiungo al coro unanime di coloro che si trovano d’accordo con te. Anch’io trovo troppo ancestrali le figure che popolano le fiabe dei grimm, e amo il brutto anatroccolo, la bella e la bestia, ma anche il gigante egoista e le fiabe in cui il superamento delle prove porta al premio finale… Pinocchio poi è stata l’oggetto di una mia tesina all’università… ma ti scrivo soprattutto per dirti la gioia che ho provato quando ho visto la foto dell’edizione illustrata di Pinocchio che giustamente citi: ce l’ho anch’io! E sta in bella vista sul tavolino tra i divani del mio soggiorno!!!! Che emozione!
    Un’ultima cosa: se puoi passa da me e guarda come ho riordinato i miei blog preferiti… ti piace il tuo posticino?

  22. Bianconiglia dice

    Cresciuta a fiabe, favole e leggende di tutto il mondo, che per un certo periodo sono state anche l’oggetto dei miei studi, concordo con quanti non amano particolarmente i fratelli Grimm. O meglio. Apprezzo moltissimo il loro lavoro dal punto di vista scientifico, ma ho sempre trovato le fiabe da loro raccolte cupe, crude e in molti casi un bel po’ noiose. D’altra parte, come ha già ben spiegato un’altra commentatrice, questi racconti non sono certo nati per i bambini. Al contrario, i fratelli Grimm hanno dato forma scritta a secoli di una tradizione orale nata per accontentare i palati più vari, e che per questo contiene di tutto un po’. Siamo noi che facciamo l’equazione fiabe=letteratura per bambini, ma non è sempre stato così. Se mi permettete la divagazione, è un po’ come per i cartoni animati giapponesi, che in Italia sono stati a lungo considerati di default un prodotto per l’infanzia, mentre sono una forma espressiva che ha le declinazioni più varie, e in molti casi è destinata decisamente ad un pubblico adulto. Per capirci: anche Candy Candy e Lady Oscar, due cartoni che sono certa abbiano segnato l’infanzia di molte di noi, hanno subito pesanti tagli e modifiche dei dialoghi per poter essere destinati alle bambine italiane.
    Ma tornando alle fiabe. Sono d’accordo con il fatto che siano un ottimo mezzo per presentare ai più piccoli le insidie del mondo reale, ma sempre considerando c’è un’età per ogni cosa, fiabe comprese. Non dimentichiamo infine che le storie raccolte dai Grimm risalgono a duecento anni fa, quando la vita era molto diversa dalla nostra, e anche il concetto di giustizia. Insomma, non dico che il lupo cattivo o la strega o la matrigna crudele non debbano essere puniti, ma mi sembra sbagliato – oggi come oggi – far passare ai bambini il messaggio che l’unico modo per farlo sia ucciderli, e preferibilmente in modo crudele.
    Per finire, scusandomi con la nostra ospite per la lunghezza del post, mi permetto una segnalazione per chi ha citato gli studi di Bettelheim. Provate a cercare su Google un articolo intitolato “La terribile verità su Bruno Bettelheim”. Ha messo in crisi moltissime delle mie certezze sul significato delle fiabe.

  23. dice

    Cara Claudia, mi trovo daccordocon d.,ma detto ciò devo ammettere che oggi la letteratura per l’infanzia sforna moltissimi libri bellissimi per bambini di ogni fascia d’età. eh sì perchè a differenza dell’epoca dei Grimm probabilmente oggi si stà più a selezionare anche a seconda dell’età del bambino. Oltre ad aver letto ai miei figli (ancora a volte lo faccio), leggo e faccio teatro per bambini nei nidi, nelle scuole materne ed elementari e selezionando i libri da leggere trovo anche versioni nuove di capuccetto rosso o sui lupi etc…
    sul mio blog trovi qualche suggerimento. in ogni caso anche in alcune di queste ci sono a volte tracce un po’ crude o di paura, pechè comunque i bambini devono avere i mezzi per metabolizzare le loro angosce.

  24. sara dice

    Cara Claudia…
    che dire…. io non posso giudicare perchè dei fratelli Grimm ho il libro (proprio la versione che c’è nella foto) però non ho mai letto una di quelle fiabe. A dire il vero ho letto ben poche cose alle mie figlie (e quì potrei scatenare un casino!).
    Però potrei fare questa riflessione che mi sono fatta l’altra sera mentre sfogliavo con Rebecca il libro di Cappuccetto Rosso; perchè nell’illustrazione si vede il lupo stramazzato a terra e il cacciatore con il fucile in mano? Che razza di insegnamento è questo, perchè il lupo deve per forza mangiare la nonna e morire ucciso?
    Questa riflessione mi è venuta anche perchè al nido stanno facendo un percorso con la storia di Cappuccetto, il giorno dopo mi sono subito preoccupata di chiedere alle insegnanti che fine facesse quel povero lupo, al che sono rimasta sollevata nel sapere che la fine non era quella e che cappuccetto, durante la passeggiata nel bosco, trova tanti amici che la accompagnano dalla nonna tra cui anche il lupo.
    Per quanto riguarda Rodari e Munari, pecco di molta ignoranza, non ho mai letto niente di loro, buon motivo per iniziare a farlo!!! Ciao Sara.

  25. Igra dice

    Io invece amo molto i Grimm proprio perché preparano alla cattiveria del mondoe reale, alle sue ambiguità. IN Biancaneve, trovo straordinaria la figura tragica della Regina. Invece non amo Pinocchio, che trovo moralista.
    De Gustibus

  26. roberta dice

    Analizzare le fiabe dei fratelli Grimm in chiave razionale, dire che è brutto uccidere(siamo tutti d’accordo)o che Hansel e Gretel non fa riposare bene i nostri bambini, sposta il discorso su un piano diverso da quello che è:la funzione di queste fiabe è anzi catartica.Le mie figlie non hanno mai avuto incubi o altro anche se raccontiamo quaste fiabe quasi tutte le sere.Una cosa c’è da dire:se il genitore che le racconta vive il disagio di leggere certe cose, fa bene a leggere altro ai propri figli.Per fortuna come molte di voi dicevano c’è tanta letteratuta per l’infanzia…io amo moltissimo i Grimm per tutte le ragioni che esponeva benissimo D., ma nello stesso tempo ci siamo fatte delle gran scorpacciate di Rodari, Astrid Lindgren, Roald Dahl(un’altro che quanto a catarsi…).
    Cara Claudia se ami le figure femminili belle toste ti consiglio di proporre alle tue figlie quando saranno più grandi i libri di Bianca Pitzorno, se non la conosci già.
    Bruno Bettelehim era nella vita un grande s******, ma il suo lavoro sulle fiabe rimane validissimo.
    Il mio prof. di filosofia ci diceva sempre:guai a volere conoscere i propri miti letterari!Lui ci aveva provato con Elsa Morante ed era stata una delusione immensa.
    Ho divagato troppo, scusate!

  27. dice

    Ero certa che questo post avrebbe acceso un bel dibattito. Grazie per tutti questi commenti interessantissimi.
    Conosco Bettlheim e la Santagostino, conosco le teorie steineriane sulle varie fiabe e le età in cui vanno proposte, come quelle sull’azione che le fiabe avrebbero sull’inconscio. Ma non condivido. Le fiabe parleranno pure all’inconscio, mi sta bene non fermarmi alla parte razionale, ma non si può neanche ignorarla.
    Non ho ancora letto Zipes ma mi trovo d’accordo con Lanterna quando cita “I Grimm non hanno preso fiabe ancestrali così com’erano, ma le hanno abbondantemente adattate alla propria società e ai propri valori, che spesso non sono gli stessi nostri (vedi la sottomissione della donna, ecc.)”.
    Credo che queste fiabe non siano adatte ai nostri tempi e, come diceva Angela, il grosso limite della pedagogia steineriana (che per molti aspetti apprezzo tantissimo) è quello di non saper (o megilio di non voler) stare al passo con i tempi.
    Non sono d’accordo sul fatto che questo genere di fiabe siano “necessarie”. Sono certa che possano essere utili in alcuni casi, ma sono altrettanto certa che siano deleterie in altri.
    I miei figli hanno abbastanza ragioni per “odiarmi” nella vita vera, senza bisogno di identificarmi con la pessima matrigna. Lo stesso vale, secondo me, per molte altre emozioni che, credo, si possono metabolizzare anche in altri modi. L’importante è che ognuno trovi il suo.
    Sempre riguardo al commento di Lanterna, sono d’accordo con il fatto che il bollino “Disney” sdogani storie non sempre adatte ai più piccoli. Noi ne amiamo alcune, altre meno, e selezioniamo rigorosamente quelle da proporre ai nostri figli.
    Per concludere, vi ringrazio per tutti i suggerimenti di lettura. Leggere è per me comunque sempre un piacere.

  28. Mariangela dice

    Ciao, non ho figli ma leggo sempre il tuo blog. sei per me di ispirazione.
    Scrivo per raccontare la mia esperienza, mia madre da piccola non mi raccontava le favole, laureata in lettere classiche, preferiva raccontarmi i miti greci. Anche a me piacevano molto e mi racconta ancora oggi che la mia storia preferita era quella di Arianna che che con lo stratagemma del filo aiuta l’amato Perseo a scappare dal labirinto.
    Il modello di un donna intelligente, che affianca e aiuta il suo uomo.
    ciao

  29. emanuela dice

    E’ sempre interessante confrontarsi, nascono tanti spunti e idee nuovi!
    Credo che le fiabe agiscano solo sull’inconscio, perchè il razionale è un problema degli adulti, i bambini non analizzano le storie e tantomeno ci vedono dei modelli da seguire. Per loro i modelli, purtroppo o per fortuna non so, siamo noi, con i nostri limiti e con i nostri difetti. Le fiabe possono aiutarli a sciogliere dei nodi interiori, come pure altri strumenti certo possono fare altrettanto.
    L’aggressività e la violenza fanno parte di ognuno di noi, anche se la spingiamo giù nel profondo, e soprattutto dei bambini, ancora privi delle nostre inibizioni sociali e morali.
    Grazie comunque Claudia per la possibilità che ci dai, di confrontarci e imparare.

  30. dice

    Rodari!!! mi fa tornare indietro di tanti anni!!! gli anni in cui ci facevano studiare le sue poesie e la maestra in classe leggeva “Favole al telefono”
    Di Munari invece non ho mai letto nulla… mi sa che sotto l’albero la mia piccola troverà qualcuno dei suoi libri!!!! ;) Grazie al tuo post!!!
    Sono d’accordo con te… anche io non voglio che mia figlia si fossilizzi e cresca con l’idea che un giorno arriverà un principe azzurro sul cavallo bianco a salvarle e sposarle!!!!
    ciao, complimenti per il blog!!!

  31. FlaviaP dice

    Da poco sto cercando anche io di proporre delle fiabe dei Grimm a mio figlio. Sto partendo da quelle più semplici (ha superato i 3 anni e 1/2) e devo dire che non mi piace molto il linguaggio usato che spesso trovo un po’ troppo scarno e noioso. Forse in quello si sente l’età dell’opera. Però alcune storie le racconterò, quando lo riterrò opportuno, anche perché ricordo di non esserne rimasta particolarmente turbata da piccola. Su questo condivido la spiegazione di d.
    Altro problema: molte di queste fiabe vengono raccontate all’asilo, purtroppo spesso non rispettando l’età… ecco, questo mi sembra più grave.
    In ogni caso non escludo altri autori, anzi! In giro ci sono bellissimi libri per bambini, illustrati da fantastici illustratori. Da poco in libreria sono rimasta incantata di fronte alla versione di Innocenti del Canto di Natale di Dickens.Ieri ho invece comprato “Nel paese dei mostri selvaggi” di Sendak. A me piace moltissimo, spero che sarà apprezzato anche da mio figlio. Un altro illustratore che mi piace molto è Wolf Erlbruch (mio figlio già da piccolissimo ha adorato “La grande domanda”). Sto prendendo nota di tutti i libri consigliati nei commenti! Grazie a tutte e a Claudia che ha avviato questa bellissima discussione.

  32. dice

    Infatti poco dopo, sulla via del ritorno ad Atene, Arianna è stata abbandonata a Nasso da Teseo. La versione edulcorata della leggenda dice che Teseo l’abbia fatto per ordine di Dioniso, che poi la prese come compagna. La versione che io accredito dice che Teseo si sbarazzò di una donna intelligente e “alla pari” perché gli era diventata troppo ingombrante (vedi anche alla voce “Medea”).
    Sigh!

  33. roberta dice

    però dai che bello a volte non stare al passo con i tempi!Come te che per esempio fili la lana o cerchi di fare tante cose a mano, e noi ti stimiamo ed ammiriamo anche per questo!

  34. Claudia dice

    Sono assolutamente daccordo: io amo non stare al passo con i tempi, facendo cose antiche ma tenendo ben presente che cè anche la lana già filata e il pane già pronto…

  35. dice

    Penso che ogni mamma conosca i suoi bambini e possa intuire quello di cui hanno bisogno. Martina (3 anni) ha già uno spiccato gusto per le trame un po’ noir, cosa che invece io non ho mai avuto e non ho tuttora. Così preferisce Hansel e Gretel al Brutto Anatroccolo. Io erco di proporle anche altro, e ogni tanto riesco a farla appassionare, ma quando insiste per avere la sua “suspence” la accontento. Ama la favola di Biancaneve ma adora Pippi Calzelunghe. Due figure femminili molto diverse… credo servano entrambe… per scegliere occorre conoscere, insomma bisogna sapere a chi ispirarsi ma anche a chi non si vuole assomigliare. Due segnalazioni: la mostra gioco Vietato non Toccare di Bruno Munari (per chi passa da Milano, c’è fino al 24 gennaio). NoiE’ per i bimbi da 2 a 6 anni, ci siamo stati domenica: è un bel modo per approcciare “il metodo Munari”. E poi il libro di Concita de Gregorio “Una madre lo sa” che tra le altre cose ha bellissimo capitolo su Pippi Calzelunghe ed è ricco di spunti di lettura per i piccoli.
    Grazie per questo bel post e per i commenti stimolanti.
    Anto

  36. dice

    Claudia, non puoi trovarmi più d’accordo. Io aggiungo anche Pippi Calzelunghe, generosa e intelligente. Come vorrei che fosse la mia bimba (senza quelle ridicole calze, però!)

  37. dice

    Ho letto con interesse tutti gli interventi postati finora… ci sono spunti molto interessanti, e forse qualche banalizzazione. E’ vero che le favole dei fratelli Grimm (e molte altre, del resto) riflettono i valori e i ruoli di un’epoca determinata, ma non vorrei che si pensasse che i ruoli sociali o i valori possano essere di peso trasportati dalle fiabe alla vita (e ciò, a seconda dei gusti, purtroppo o per fortuna). Non credo che ci sia una sola donna che assume il proprio ruolo imitando di peso Biancaneve e la Bella Addormentata, temo invece che molte giovani donne si rifacciano – purtroppo – a modelli ancora più stereotipati e deleteri, come quello di “veline” e compagnia bella.
    Nelle favole classiche però ci sono, è vero, confini molto più netti tra il bene e il male. Il lupo muore perché è cattivo, ad esempio; l’ecologia (e i suoi nuovi moralismi) non erano ancora nati. Personalmente, lo ritengo un loro pregio.
    Il bene trionfa, il male soccombe, la virtù e il sacrificio sono premiati. Questi messaggi possono sembrare eccessivamente rigidi o schematici, ma li trovo positivi e soprattutto adatti a un’età in cui le sfumature (anche morali) sono difficili da assimilare. La cosa cambia, in parte, nella seconda infanzia.
    Il rischio – al contrario – di fare andare sempre tutti a braccetto (il lupo e la nonna, la matrigna e la principessa….) è di proporre una grande zona grigia, in cui nulla è importante, tutto è relativo, le battaglie sono battaglie per finta e allora… finiscono per non valere un granché.
    Il pregio di certi libri di Rodari, Munari, Piumini, Luzzati ecc… è di fare un uso estremamente creativo del linguaggio e del “plot”, il lavoro interessante di interazione tra linguaggio e grafica, per non parlare della rime, del ritmo ecc… che sono un stimolo enorme sia sul livello linguistico, sia su quello musicale/quantitativo.
    Personalmente non mi sento di escludere né una cosa né l’altra, ma preferisco invece seguire i gusti dei miei figli: quando per venti sere di fila ti mettono sotto il naso lo stesso libro da leggere, quando aspettano quella certa parola detta con quel tono, o quella figura che li fa sempre fermare un attimo… allora c’è poco da discutere, quella è la storia giusta, per quel certo bambino, in quel certo momento.
    (ps. a me Pippi Calzelunghe ha sempre fatto una gran tristezza, vorrei che avesse una mamma, una zia, qualcuno che si prenda cura di lei…).

  38. dice

    Neanche io escludo l’uno o l’altro stile, come dicevo nel post. Semplicemente ho una netta preferenza per Munari & co. rispetto ai Grimm. Questione di gusti.
    Ti ringrazio comunque per i tuoi interventi, davvero interessanti e, apparentemente, condivisi da molti.

  39. dice

    Sai che hai effettivamente piena ragione??… l’altro ieri fra i miei vecchi libri, ho ritrovato anche le famose fiabe da te citate… vorrei proprio rileggerle! Come anche il mitico Pinocchio, questo ce l’ho caro in libreria :))
    Un caro abbraccio. E’ sempre bello leggerti :)

  40. Claudia dice

    Come dicevo più sopra, ho letto Bettehleim e, pur trovando le sue teorie interessanti, non le condivido. Bisogna ricordare che si tratta di teorie e non di verità assolute.
    Ti ringrazio invece per le segnalazioni, andrò a dare unocchiata.

  41. Petra dice

    Ciao Claudia,
    è la prima volta che scrivo, pur leggendoti da un pò.
    Scrivo perchè fatalità molte perplessità riguardo certe “figure” delle favole hanno colto anche me durante le innumerevoli letture per la mia bimba…
    per cercare di capire, ho iniziato a leggere “il mondo incantato” di B.Bettelheim, (mi ricordavo da studi universitari di questo libro) e sicuramente aiuta a non avere una visione unilaterale della questione, quindi non posso far altro che consigliarlo a te e a tutte le mamme che hanno delle domande sulle fiabe popolari.
    Il primo errore è sicuramente quello di credere che i nostri filgi recepiscano le cose come noi adulti, le interpretazioni che diamo noi di certi personaggi sono sicuramente troppo complesse o elaborate rispetto a quelle che sviluppano i bambini…. a volte può anche esserci una visione che a noi sfugge; ad esempio è vero che Hansel e Gretel vengono in modo crudele abbandonati nel bosco, ma è anche vero che riescono a cavarsela da soli, senza l’aiuto dei genitori e questo è sicuramente un messaggio positivo per un bambino che deve nella vita, proprio grazie all’amore dei genitori imparare a camminare da solo ad essere indipendente.
    Spero leggerai il libro, (sempre che tu non l’abbia già letto) e sarebbe carino riparlarne poi.
    La passione invece per il genio di Munari è senza troppi interrogativi pieno com’è di creatività, fantasia, inventiva, semplicità… come anche per Rodari, libri dove l’amore per il bimbo e per il mondo del bambino è palese e manifesto.
    Di Munari ti consiglio un gioco “Più e meno”, volendo si potrebbe anche facilmente riprodurre a casa, senza comprarlo, eventualmente è sempre edito da Corraini (la casa editrice che ha praticamente l’esclusiva sui libri di Munari)e, scusa se mi dilungo, ti consiglio anche “il gioco delle favole” di Enzo Mari.
    Mari non ha prodotto per i bimbi in grande quantità come Munari, ma vale la pena conoscere anche lui e le sue “idee”.
    grazie mille per il tuo bolg e Auguri per te e i tuoi splendidi bambini.
    Petra

  42. Petra dice

    mi scuso, nella lettura mi era sfuggita una tua risposta, con cui in parte rispondi anche a me…. spero però ti siano ugualmete utili i miei consigli.
    grazie

  43. dice

    secondo me le fiabe classiche (maggior parte dei fratelli Grimm) appartengono alla nostra cultura e soprattutto lì ha attinto a piene mani Disney, quindi è impossibile non imbattercisi, prima o poi, volenti o nolenti.
    ma conoscerle non significa esserne ossessionati e neppure preferirle o amarle. io ne ho molte di qs fiabe, non le originali dei Grimm ma nella versione rivista e riscretta della collana “le fiabe sonore” che sono state riproposte da poco in edicola con il cd, io avevo i 45 giri con il mangiadischi! inoltre ho ancora la collezione disney, ha più di 30 anni!, e sofia vi ha accesso liberamente, sceglie lei cosa vuole leggere, io non impongo.
    però ora se devo comprare un libro scelgo qualcosa di contemporaneo (Leo Lionni per es. mi piace moltissimo, non so se lo conosci, ne ho scritto un post non molto tempo fa) e sono contenta d’aver conosciuto grazie a questo post Munari che approfondirò sicuramente quanto prima!
    e comunque al di là di tutti i discorsi pedagogico-cartici-filosofici-antroposofici ecc ognuno di noi ha i propri gusti e ci sta tutta non amare i Grimm! ;-)
    ah, scusa, claudia, se non ho commentato il post precedente! ti faccio i miei migliori auguri e il più grande in bocca al lupo per il nuovo progetto webmamans!!! :-D congratulazioni!!!

  44. Giovanna dice

    Ma che bella discussione :)
    Leggo con entusiasmo sia il post che i commenti, ritrovo espressi in maniera ordinata tanti dei miei pensieri rimasti a livello di idee. E quanti nuovi spunti!
    Quando avrò dei figli (appena trovo un lavoro) tornerò su questo sito e lo rileggerò di nuovo tutto.
    Grazie!

  45. Natascia dice

    Grazie Claudia mi hai risolto il problema “regali di Natale” per i più piccoli…quest’anno libri di Munari!!!

  46. roberta dice

    Che bella che è stata questa discussione in merito al tuo post!Soprattutto bello il clima che c’è sempre qui da te, di rispetto e comprensione per le idee degli altri.
    Grazie a tutte per gli spunti interessanti

  47. Giulia dice

    Davvero molto interessante questo post (anche per gli spunti di lettura ;) )!!! Io da piccola ho sempre odiato le favole delle principesse (come le Barbie tra l’altro…), troppo sdolcinate, fighette, sempre con la pappa pronta davanti…Ovviamente mi sono sempre giurata di non proporre mai ai miei figli questi modelli! Per circa 3 anni mi è andata bene, ma da un annetto a questa parte Claudia ha avuto la sua naturale conversione: adora principesse (storie, cartoni e bamboline da pettinare), fatine, e tutte quelle cose che io non ho mai potuto vedere!! Ecco la mia condanna! E partendo da qui ne avrei da aggiungere di spunti sullo scontro madre-figlia, basta che una cosa piaccia a me perchè lei la detesti e viceversa, però non posso mica pretendere che cresca a mia immagine e somiglianza!
    Leonardo invece si è appassionato al personaggio del lupo! Buono o cattivo che sia nella storia, lui condivide avventure e sventure del suo amato lupo!…
    Giulia

  48. Bianconiglia dice

    Mi permetto una piccolissima replica a Roberta sulla validità delle teorie di Bettelheim: a parte il fatto che l’interpretazione psicanalitica della fiaba, in sé, non mi ha mai particolarmente convinta (ma questa è chiaramente una mia posizione personale), quello che mi ha colpito non è stato solo scoprire che il nostro era un pedofilo, un sadico e un millantatore, ma soprattutto che all’estero le sue teorie non riscuotono più credito. Il che, francamente, mi ha dato un bel po’ da pensare.
    Un pensiero ottimista invece a chi, come Claudia, si preoccupa – a mio parere giustamente – dell’influenza che alcuni modelli femminili proposti dalle fiabe (e più ancora dalle loro versioni disneyane) possono avere sulle nostre figlie. Per la mia esperienza, abbinare anche alla lettura – come cerco di fare con tutto il resto – un po’ di sana conversazione critica può fare miracoli. Mia figlia, nove anni appena compiuti, ormai detesta le principesse (e le loro “sorelle maggiori”, cioè le protagoniste di certi terrificanti telefilm che invece ammaliano tante sue compagne di classe) proprio perché le trova oche. Spero solo che crescendo non ritorni sui suoi passi!
    Ciao e grazie per l’occasione che ci hai dato di discutere quest’argomento.

  49. dice

    Beh, adesso magari non demonizziamo neppure ‘ste povere principesse, altrimenti rischiamo di cadere nell’eccesso opposto: un po’ di sogni ad occhi aperti con abiti sfarzosi e un bel principe che ti prende e ti porta via non hanno mai rovinato nessuno! ;-)
    Io mi auto-porto come esempio: le fiabe con le principesse mi sono sempre piaciute (oggi le trovo smidollate e un po’ stupide, ma all’epoca evidentemente no), ma sono una donna che sarebbe stata felice anche da single e senza figli e ho trovato un uomo che, per quanto meraviglioso, è proprio l’antitesi del principe azzurro (forse si avvicina di più al mito del cavernicolo).

  50. Debora dice

    Cara Claudia,mio figlio è drogato di libri, come la mamma! Non passa sera che non si faccia leggere almeno tre storie…per non parlare di quando ti chiede di inventarle ( qui è più bravo mio marito,a me piace leggere recitando)la sua biblioteca comprende di tutto…dalle favole di Esopo a quelle riadattate dei Grimm ma anche libri recenti con protagonisti animali,draghi,fantasmi ma anche principesse e fate ( Biancaneve,Cenerentola, Raperonzolo) i Barbapapà e tante letture con secondo fine psicologico per far esorcizzare alcune paure o per migliorare l’autostima e così via. Da un pò di tempo abbiamo scoperto il piacere di andare in biblioteca…ci sediamo per terra e leggiamo insieme quello che vuole lui e poi ce li portiamo a casa.
    Io penso che ogni mamma sappia cosa entusiasma maggiormente il proprio figlio e attualmente ci sono davvero tanti autori che soddisfano ampiamente tutti i gusti…l’importante è trasmettere l’amore per la lettura in modo che quando saranno adulti leggendo un libro ritrovino quel legame affettivo che si è creato quando la mamma o il papà leggeva per loro. ciao Debora

  51. Debora dice

    Dimenticavo…sto leggendo il libro ” prova con una storia ” della Rizzoli che oltre a quindici storie per aiutare i bimbi in certe situazioni (tipo paura del buio, pipì a letto, gelosia ecc) ha una guida all’uso della favola con letture consigliate.
    Proprio ieri ho letto una pagina che cito testualmente:
    matrigne e streghe sono altre creature delle favole che consentono di esplorare la complessità dei rapporti affettivi. Dietro a questi personaggi può nascondersi la mamma…tutti i bambini provano prima o poi dei sentimenti ambivalenti nei confronti della mamma,il loro primo “oggetto di attaccamento”:le vogliono un gran bene ma la temono(la strega di Biancaneve)e qualche volta la “odiano”…i bambini non amano però che si dica chiaro e tondo che la loro mamma può sbagliare,essere ingiusta o cattiva.La mamma è buona per definizione.Al tempo stesso però sono molto interessati alle storie delle matrigne e delle streghe,che mostrano i lati oscuri della figura materna.ATTRAVERSO LA METAFORA POSSONO ESPLORARE I PROPRI SENTIMENTI NEI CONFRONTI DELLA FIGURA MATERNA,SENZA ESSERNE CONSAPEVOLI E SENZA DOVER SENTIRSI IN COLPA PER I “cattivi pensieri”.
    Mi sembra una teoria interessante seppure non condivisibile .Debora

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