I miei post su Grazia

Perché mandiamo i bambini a scuola? 

Homeschoolers nella prateria

(Sempre a proposito di Homeschooling…)

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Commenti

  1. Federica dice:

    Cara Claudia,
    scusa la domanda personale, ma visto che parli della tua esperienza, mi permetto.
    Perché parli di homeschooling data l’età dei tuoi figli? Non intendo farne una questione lessicale, il mio pensiero è che nell’età d’asilo (3-6) non si possa nemmeno parlare di homeschooling. Voglio dire che fino all’età della scuola elementare la cosa più naturale sarebbe che un bimbo fosse a casa. Poi questo non può più accadere per i cambiamenti storici e sociali e va benisimo, ma un bambino di quell’età a casa è ancora in un’età libera da apprendimenti troppo formali o strutturati non pensi? Vive la vita della famiglia.
    Altra cosa quando ha un’età in cui deve imparare a scrivere, leggere, ecc. Quindi fatico a capire cosa volevi dire: avete provato a tenerli a casa un anno dalla materna? In Francia è obbligatoria?
    Ciao
    Federica

  2. Sybille dice:

    Complimenti Claudia per il bell’articolo!

  3. Claudia dice:

    Si parla di homeschooling a partire dai tre anni. In effetti la cosa può apparire (o anche essere) insensata, ma l’homeschooling non è una contrapposizione alla scuola “obbligatoria” ma alla scuola in genere.
    Sì, noi li abbiamo tenuti a casa dalla materna… capirai che exploit. Eppure la cosa ha fatto parecchio scalpore intorno a noi.
    Penso anche io che un bambino dai tre ai sei anni dovrebbe vivere la vita di famiglia. La tendenza qui invece è di imparare a leggere, a scrivere, di “lavorare” e di uniformarsi agli altri fin da subito.
    Io ero pronta a continuare con Leonardo che quest’anno è in prima, ma lui ha voluto provare e così ci siamo imbarcati in questa nuova avventura.

  4. Claudia dice:

    Grazie!

  5. Federica dice:

    Grazie della risposta.
    Capisco benissimo lo scalpore. Come sai mia figlia ha iniziato l’asilo Waldorf a tre anni e mezzo per tre-quattro giorni alla settimana e così per tutto il primo anno. Ora ha iniziato il secondo e se anche andrà tutti i giorni, sto cercando di organizzare il lavoro in modo che ovviamente stia solo la mattina. Non c’è vicino, conoscente, parente che non sia stupito e la domanda ricorrente è perché non sta il pomeriggio. Perchè ha tutta la vita per stare 7-8 ore fuori casa, con orari prestabiliti, in un ambiente che per quanto bello, non è la SUA casa.
    Ci sono necessità indiscutibili, infatti rispetto ogni scelta e comprendo chi non ha scelte, ma non mi si convinca che a 3-4-5 anni un bambino non abbia voglia di un lungo tempo libero con la sua famiglia. Poi si fa quel che si può!
    ciao
    Federica

  6. Mammafelice dice:

    Sono proprio d’accordo con te, Federica…
    Nei limiti del possibile, anche io penso che i bimbi debbano passare il loro tempo con la famiglia.
    Mi ‘spaventa’ una società che costringe tutti, bambini compresi, a stare fuori di casa anche per 10 ore di fila.
    Cosa che tra l’altro considero perfettamente inutile, visto che la maggior parte dei lavori potrebbe essere svolta da casa, oppure in metà del tempo.

  7. Silvia dice:

    Quella che chiami homeschooling in italia è denominata “Istruzione parentale” e di essa si parla a partire non dai 3 anni ma dai 6. Tenere i propri bimbi a casa invece che mandarli alla materna non è fare homeschooling, anche se ci si adopera in tutti i modi per far si che non trascorrano le giornate annichilendosi davanti alla tv. Avresti dovuto iniziare adesso, con Leonardo. Ma lui ha scelto diversamente. Gli hai domandato perchè?

  8. Silvia dice:

    ..Voglio aggiungere una cosa. In un tuo post “cuore di mamma” scrivi “Durante lo spettacolo di fine anno, la maestra di Gloria…”, “La maestra ha colto l’occasione per parlare di questo in classe”. Sembrerebbe che Gloria abbia frequentato quello che per noi è il primo anno di scuola materna, per giunta arrivando fino alla fine dell’anno. Altrove scrivi che i bimbi li hai tenuti in casa con te… Sono io a non aver compreso bene?

  9. Claudia dice:

    Chiamalo pure come vuoi… faremo altrettanto anche noi.
    Certo che gli ho chiesto perché, e la risposta è perché a scuola ci sono Jérémy, Mathieu, Clément etc…

  10. Claudia dice:

    Scusa ma dove vuoi arrivare?
    Il post che ho scritto per Grazia era lungo dodicimila caratteri. E’ stato ridotto, per esigenze di redazione, a tremila, forse meno.
    Hanno tenuto le parti che ritenevano più interessanti. Qualcosa (anzi, parecchio) si è perso.
    Quando la mia collaborazione con Grazia sarà terminata pubblicherò i post in versione integrale, se lo riterrò opportuno.
    E rimango a disposizione dei miei lettori per rispondere a qualsiasi domanda. Anche se la tua ha più il tono di una provocazione…

  11. sara dice:

    Forza Claudia che ci siamo noi, le tue lettrici abituali !!! Non ti meriti tutte queste critiche!

  12. Debora dice:

    Sembra strano, ma la discussione avviene propio in questi giorni in cui sono angosciata pensando alle elementari di mio figlio.Mi ritengo fortunata ad avere un lavoro(non part-time)che mi permette di tornare a casa alle 15.30, lasciandomi quindi gran parte del pomeriggio per seguire i miei figli.Parecchie mamme del mio quartiere sono a casa ma li mandano lo stesso a scuola! Condivido l’idea che i figli abbiano bisogno della compagnia( sana ) della famiglia per crescere sereni, tuttavia, ansiosa come sono,non me la sentirei mai di rinunciare al lavoro e stare a casa e non mi sento in grado di sostituirmi ad una insegnante ( ad ogniuno il suo lavoro )Mi trovo nelle condizioni di dover impazzire per tovare la scuola con l’entrata anticipata e con il tempo pieno fino alle 16 .Nella nostra scuola ,infatti,non essendoci il Sabato scolastico per tre giorni escono alle 16 e gli altri due alle 12.30…come se i genitori lavorassero a giorni alterni!!! Penso comunque che per chi se lo può permettere e ne sia in grado, sia fantastico poter tenere a casa i bimbi per tutto il tempo della Materna poi, per le Elementari, sono i figli stessi a scegliere di seguire i coetanei…come hanno fatto i tuoi. Complimenti per il tuo coraggio e per come sai tenere testa alle numerose provocazioni( anche un tantino eccessive secondo me) ciao Debora

  13. Sybille dice:

    Tieni duro Claudia…
    La sai una cosa? Secondo me chi non ha fatto l’esperienza diretta non sa di cosa stia parlando. Per molte famiglie l’occasione del homeschooling potrebbe essere anche un periodo corto, magari di un’anno, per dare un po’ di respiro ai figli (e a se stessi). Io non capisco tutta questa cattiveria nei confronti di chi pensa (!) un’altro modello di educazione e istruzione. Nessuno ha mai sentito che molti dei “grandi” come James Watt, Th. A. Edison erano homeschoolers? Ma non é solo una cosa di altri tempi: si puó parlare anche di Christopher Paolini (l’autore dei libri di “Eragon”) e moltissimi altri americani dove il homeschooling é abbastanza frequente. Ne conosco alcuni personalmente, sono delle persone assolutamente “normali”!
    In fondo, la scelta del homeschooling é come fare il pane: c’é chi lo fa in casa tutti i giorni, c’é chi lo fa in casa ogni tanto, c’é chi lo compra biologico dal panettiere e chi quello “da fabbrica” al supermercato e in casa non lo fa mai. Ognuno scelga quale pane vuole mangiare, insomma! E sono d’accordissima che bisogna assicurare che anche il pane venduto al supermercato sia di buona qualitá :)
    baci,
    Sybille

  14. Mammafelice dice:

    Mi scoccia non riuscire a loggarmi sul blog di Grazia: non mi funziona proprio l’account!!
    A me pare che non si tenga conto di un fattore importantissimo: se la misura della riuscita di un metodo educativo è la felicità, il metodo di Claudia ha funzionato. Punto.
    E’ chiaro, come dice del resto la stessa Claudia, che i metodi non sono universali, e quindi nemmeno il suo.
    E infatti non l’ha mai proposto come tale.
    Ce ne sta solo rendendo partecipi.
    Claudia si è semplicemente messa ‘in ascolto’.
    Ha ascoltato i suoi figli e ha assecondato la loro crescita, in modo che questa avvenisse in modo sereno ed armonioso.
    E questo non significa cedere ai loro capricci o alle loro svogliatezze… a me sembra che i figli di Claudia non siano affatto capricciosi o svogliati!
    Stanno bene.
    E questa è una cosa BELLA, non una malattia che contiene in sè in germi dell’asocialità.
    Perchè lei non li protegge dalla vita: li protegge dagli stimoli negativi. E c’è una bella differenza!
    Molti continuano ancora a credere (cattolici?) che per crescere forti e sani occorra essere buttati nella fossa dei leoni e che occorra anche passare attraverso la sofferenza e il sacrificio.
    Io non sono affatto d’accordo: a mio parere, sofferenza chiama sofferenza. E felicità chiama felicità.
    E sono certa che per un bimbo felice sarà più semplice diventare un adulto felice.

  15. Claudia dice:

    Grazie Sara. Le critiche costruttive non mi disturbano affatto. Ma che qualcuno vada a spulciare i miei post in cerca di una presunta contraddizione mi intristisce un po’…
    Voi che mi seguite da sempre conoscete bene la mia storia. Capisco che a chi è nuovo qui qualcosa possa sfuggire…

  16. Bianconiglia dice:

    Scusa, nel tuo post scrivi che se ci si avvale dell’istruzione parentale “Non è necessario sottoporsi ad alcun controllo fino all’esame di terza media, che deve essere sostenuto da tutti i bambini, scolarizzati e non”. Attenzione, perché non è vero. Nella circolare 32/2009 del Ministero dell’Istruzione è chiaramente specificato, relativamente agli studenti della scuola primaria e secondaria di primo grado, come “Coloro che assolvono all’obbligo con formazione familiare devono sottoporsi ogni anno ad esame di idoneità”. Questo ovviamente serve per accertare che i bimbi che non frequentano la scuola siano effettivamente istruiti: perché se la scuola non è un obbligo, l’istruzione lo è, e il genitore che non la fornisce al proprio figlio è passibile di sanzione penale.

  17. Silvia dice:

    Perchè il tono di una provocazione? Mi dispiace se la pensi così. Ti leggo sempre, ma commento raramente. Il tuo articolo su Grazia è chiaro e ben scritto. Semplicemente credo che sia un homeschooler “chi homeschooler fa” (per come è intesa)e non chi ne parla. Ho una bambina di di 27 mesi che non frequenta il nido e sta a casa con me. La notte leggo, alla ricerca di ispirazione sulle attività adatte alla sua età, che la tengano lontano dalla tv. Abito in una terra meravigliosa e dal clima amichevole. Siamo spesso fuori. La bimba è perfettamente in grado di riconoscere i diversi ambienti naturali visitati_ mare, montagna, lago, fiume, grotte, nonchè animali che non rientrano nell’abitudinario infantile. Quando potrà seguirà il papà speleologo e ricercatore del mondo animale. Sono anche io una Homeschooler? Da quel che ho potuto leggere, come ti ho già scritto, di essa si parla in riferimento alla scuola primaria (a partire dai 6 anni). Io ti vedo semplicemente come una mamma che ama molto i propri bambini, che riesce a mettere da parte lavori domestici e tempo per sè per dedicarsi alla loro educazione. Che legge e si documenta per capire, curiosa e intelligente. Una homeschooler, ma solo nel semso “più ampio” del termine, quello di una mamma che si cura dei suoi bimbi. Non tutte lo fanno. Scusami, spero di non esserti sembrata una grande maleducata. Silvia

  18. Silvia dice:

    Scusami, questo post non lo avevo ancora letto! Io ho colto una contraddizione tra quel che dici e ciò che fai solo a partire dal post sul primo giorno di scuola. Anche io sono una lettrice abituale, ed è proprio perchè ti leggo che mi è saltata agli occhi la contraddizione. Non contesto la scelta di mandare i bambini a scuola assecondando un loro desidero, ma altro, come ho scritto sopra. Hai presentato la cosa come un evento eccezionale. Ma loro la scuola non la frequentavano di già?

  19. Silvia dice:

    Cara Sybille, non capiscol’etichetta di cattiva che non acetta le idee altrui. Chi ha detto che non condivido l’homeschooling? Ho solo scritto che Cladia non la fa, perchè altrimenti lo sarei anche io. Perchè ci si deve sentire “più” che mamme? Silvia

  20. Sybille dice:

    Non ero stata chiara, mi riferivo ad alcuni commenti sul Graziablog. Inoltre ogni tanto mi capita di usare una parola in italiano non adatta, sono di madrelingua tedesca.

  21. Sybille dice:

    Da noi le direzioni scolastiche chiedono un’esame ogni DUE anni, non ogni anno, ma forse possono decidere cosí perché siamo provincia autonoma.

  22. Federica dice:

    Scusate, ma seguire un blog, stimarne la redattrice non significa accettare tutto incodizionatamente.
    Anch’io come Silvia ho chiesto precisazioni ma non per cogliere contraddizioni o mettere in difficoltà ma per dare il giusto nome alle cose.
    Anche per me prima dei 6 anni proprio non è homeschooling ma non per una questione linguistica, è proprio concettuale. Infatti io trovo orrendo il vocabolo “scuola materna” e sentire i piccoli che a 4 anni dicono “vado a scuola” mi colpisce. Cosa diranno quando davvero andranno a scuola? Ma la terminologia del Ministero è questa e ci si adegua. Ma i nomi esprimono concetti. Infatti la materna è sempre più scolarizzante.
    Allo stesso modo, pur con la stima, trovo improprio che per un periodo breve e in quella fascia d’età Claudia parli di homeschooling.
    Non ci vedo attacchi, Claudia mi sembra una mamma soddisfatta del suo ruolo, di ciò che fa e ciò che è. Non c’è una critica alla persona ma alla descrizione di un’esperienza che merita una maggiore correttezza per non confondere chi non ne sa nulla.
    Ciao
    Federica

  23. Federica dice:

    Ecco, invece ho appena letto i commenti su Grazia e mi è venuta una gran tristezza.
    Ancora una volta noto che di certi temi è meglio parlarne in luoghi protetti. Come nel tuo blog dove si arriva per scelta e dove anche il dissenso come il mio e quello di Silvia, è all’interno di un comune sentire.
    Proteggiti da quelle esposizioni, è una fossa dei leoni, in cui spiegare diventa troppo difficile.
    Ciao
    Federica

  24. Flavia dice:

    Anch’io seguo il tuo blog quotidianamente e lo apprezzo tantissimo perché mi fa sentire meno sola di fronte ad alcune scelte.
    Io ho un lavoro autonomo flessibile, che però richiede un certo numero di ore di lavoro al giorno per andare avanti, e perciò devo per forza affidare mio figlio a qualcuno per poterlo svolgere.
    La scuola materna è per me una necessità. Però non sono tranquilla, non mi piacciono certe cose e non ho ancora trovato una soluzione che mi soddisfi completamente. A casa cerco di impostare le cose in un certo modo (la mia fonte di ispirazione principale è Steiner), ma non so se sia sufficiente.
    A parte questo volevo intervenire per dire che il termine homeschooling non mi sembra affatto sbagliato. Certo, da tre a sei anni non si tratta ancora di scuola dell’obbligo, ma sempre scuola è! Ora lo posso affermare di prima mano, la materna italiana è estremamente scolarizzata (ahimé).
    @Claudia – una domanda. Se ben ricordo ho letto che hai alcune riserve sulle scuole steineriane. Hai scritto un post su questo? Mi piacerebbe conoscere la tua opinione ^_^

  25. Claudia dice:

    In effetti mi sei sembrata un po’ aggressiva, ma probabilmente è solo una mia impressione. Sono abituata a toni un po’ più “dolci” su queste pagine. Non so cosa hai letto tu, ma da quello che invece ho letto io (da John Holt ai blog di homeschoolers più popolari del web)ci si definisce homeschoolers dai tre anni in su. Comunque non è certo la definizione che conta, ma i contenuti. Ti contatterò privatamente (ora sono fuori casa e mi connetto con un computer non mio) per spiegarti meglio il nostro percorso se ti interessa.

  26. Claudia dice:

    Di questo non ero informata. In effetti le mie ricerche sono precedenti. Mi aggiornerò. Grazie per la segnalazone.

  27. Claudia dice:

    In effetti forse ho portato qui un po’ del malessere che mi hanno trasmesso lì… vi chiedo scusa.
    Comunque ripeto, non è il termine che conta. Io mi sento una homeschooler, anche ora che i miei figli vanno a scuola. Forse mi ci vuole un attimo per adattarmi. Chiamatemi pure come volete…

  28. Claudia dice:

    Io non amo gli estremismi, e trovo che insegnanti e genitori delle scuole steineriane spesso vi scivolano. Non ho scritto nulla in proposito ma magari lo farò prossimamente.

  29. Mammafelice dice:

    Mi dispiace molto, Claudia… Ma sai che tante persone ti stimano e ti vogliono bene, ed è questo che conta.

  30. d. dice:

    Ciao. Ti avevo scritto in privato qualche settimana fa e ho lasciato questo commento anche sul blog di Grazia. Sono la mamma di 5 figli tra i 15 e i tre anni e provo a portare alcune impressioni personali nella discussione.
    I miei figli non sono mai stati homeschoolers, anche se in un certo momento mi sono interessata all’argomento, in conseguenza di alcune gravi carenze rilevate nella scuola pubblica. Non in tutta la scuola pubblica, in una specifica classe. Altri figli hanno avuto insegnanti stupendi. Ma per convinzione personale ho sempre seguito i miei figli, nel modo un po’ affannato e confusionario delle famiglie numerose, magari si trascura il dettaglio, si perde un attimo di vista quelli che se la cavano meglio da soli, non si sta con il fiato sul collo di tutti (anche perché non si riesce). Ma voglio sapere tutti i giorni cosa fanno i miei figli, se hanno fatto i compiti, se ci sono problemi, se ci sono novità, gioie, ecc…
    L’impressione è che la maggior parte delle famiglie abbia semplicemente deposto il proprio ruolo educativo. Tivù fino a sera tardi, se non hai fatto i compiti è colpa delle maestre che ne danno troppi, ho da fare… Bambini “pensati” come quelli di Claudia non possono che avere quell’aria felice, quella marcia in più. Anche se Claudia avesse fatto altre scelte (poteva preoccuparsi dell’asilo più adatto a loro, avrebbe sorvegliato l’andamento della loro vita scolastica, sarebbe stata presente all’uscita, avrebbe comunque fatto cose con loro…). La maggior parte dei bambini non sembrano “pensati”,e in questo caso scuola o casa non farebbe differenza (se per assurdo ci fossero famiglie distratte che scelgono la scuola domestica).
    Altri genitori confondono l’attenzione con la morbosità: non andare, non fare, non ti sporcare… Allora, meglio la scuola.
    Ma la scuola si sta degradando quanto le famiglie (troppi bambini difficili, troppi maleducati, indifferenti…), alcuni insegnanti se la prendono a cuore, altri si arrendono. Mettono etichette su bambini di 6/7 anni (è pigro, è agitato, è timido…) e li condannano a non uscirne più. Oppure cercano di arginare le situazioni peggiori (doverosamente), trascurando i bambini che non danno problemi (un po’ meno doverosamente): è quel che mi è capitato. Un figlio che arriva in prima elementare pieno di entusiasmo, legge bene, scrive, sa fare un po’ di calcoli, ha una buona memoria. Tutto merito suo, ha imparato guardando la sorella più grande che fa i compiti. Dopo sei mesi scrive peggio, non ama più così tanto la lettura, dice che la scuola fa schifo. Le maestre continuano a mettere bei voti e negano il disagio. Non ho voluto fare una scelta estrema come la scuola parentale (anche se l’ho presa in considerazione), ma l’ho iscritto a un’altra scuola, una privata cattolica. L’anno scolastico è iniziato da pochi giorni, ma vederlo nuovamente uscire di scuola con un sorriso mi ha rincuorata.
    E questa esperienza mi ha convinta che devo essere ancora più attenta e partecipe della loro educazione, scegliendo la scuola, sostenendo la scuola e anche oltre la scuola.

  31. Silvia_TO dice:

    un abbraccio a claudia, per me fonte di ispirazione da un paio d’anni. lascia perdere chi (e mi riferisco ai commenti sul blog di grazia) non è in grado di apprezzare modelli parentali che si discostano dalla massa. tutte noi ti seguiamo con affetto sul tuo blog e ti supportiamo. a me piace molto il taglio che dà claudia nel suo blog: sempre molto obiettivo e garbato, mai integralista, sul genere del “portiamo un po’ di steiner e di montessori anche a casa nostra”, quanto possiamo/vogliamo è una nostra libera scelta.
    nel mio caso, mamma che lavora di due bimbe di 5 anni e 15 mesi, ho scelto di evitare il nido assumendo una tata, e le mando alla materna. ho la fortuna di poter lavorare con orari flessibili e senza dover timbrare, per cui mi alzo molto presto per essere a casa alle 16. mio marito mi aiuta molto, sia con le bimbe che nella gestione della casa. al pomeriggio ci dedichiamo alle attività che ci piacciono, per le quali prendo spunto da claudia o da altri blog o libri. si cena tutti insieme e la tv praticamente non la vediamo (ogni tanto un dvd di cartoni la figlia maggiore o un film io e mio marito).
    riguardo ai commenti qui sopra, trovo un po’ polemico voler precisare a tutti i costi la definizione di homeschooler: la concezione che ne presenta claudia, un po’ estesa come età rispetto a quella tradizionale, mi pare appropriata per chi vive in Francia, dove come è noto i figli sono allevati in modo molto spartano. non che qui in Italia si stia meglio (personalmente ricevo se va bene prese in giro, al limite critiche esplicite, per il fatto di dormire con mia figlia di 15 mesi, per allattarla ANCORA, per il portarla in fascia o nel mei tai, per l’uso dei pannolini lavabili), ma tant’è..
    mi piace molto l’intervento che precede, mi ci ritrovo.

  32. Ilaria dice:

    Mi ritrovo molto negli ultimi interventi. Infatti penso che, al di là delle definizioni rigide, Claudia senta di avere fatto e fare homeschooling per il suo seguire i figli “a tempo pieno” e in un modo in cui in ogni minuto della giornata si apprende qualcosa, che sia giocando, cucendo, dipingendo, coltivando l’orto eccetera. I miei genitori lo hanno fatto con me, sacrificando in parte la carriera, e per me e mia sorella è sempre stato bello tornare a casa da scuola e trovare un ambiente familiare in cui ancora giocare e imparare, in modalità spesso e per forza di cose “alternative” rispetto al lavoro fatto a scuola. E’ questo tipo di cura e attenzione familiare che oggi, homeschooling o meno, è estremamente carente. La maggior parte delle famiglie tende a delegare tutto alla scuola, a casa i bambini giocano (se giocano) soli mentre i genitori o non ci sono o fanno altre cose…

  33. Lanterna dice:

    Avrei voluto commentarti su Grazia, ma chi aveva tempo di mettersi a registrarsi?
    Sai che non sto seguendo il tuo stesso percorso, e non solo perché ho la necessità di lavorare. Anche se ho grandi perplessità su alcuni aspetti della scuola, penso che non sarebbe giusto per Amelia esserne privata del tutto (Ettore è tutto un altro carattere, lui potrebbe essere un buon candidato per l’homeschooling, se si potesse fare). Ma trovo disumano che il mondo di oggi costringa i bambini (e gli adulti) a stare fuori di casa così tante ore, nell’epoca in cui il telelavoro potrebbe essere la norma. E non mi piace che alcune persone trovino riprovevole cercare di cambiare le cose: è come se fossimo su una sedia scomoda e ci venisse rimproverato di andarne a cercare una migliore. Mica si vuole imporre qualcosa a qualcuno, diamine!
    Io e te siamo molto diverse, ce lo diciamo ogni volta. Eppure io non mi sento minimamente minacciata dal tuo stile di vita, né penso che i miei figli debbano per forza essere più felici (o intelligenti o colti o… mettici tu quello che vuoi) rispetto ai tuoi. E viceversa.
    Si chiama convivenza civile: se non si riesce a mantenerla nei commenti di un post, come si può pensare di crearla nella vita reale? Chi la può insegnare ai nostri figli, se non noi col nostro esempio?
    Dovremmo tutti ricominciare a sentirci un po’ homeschooler :-)

  34. Silvia dice:

    Ciao Claudia, ti ho risposto. Silvia

  35. valentina dice:

    Carissima Claudia,
    sono Valentina, ti ho scritto in privato (non so se l’hai vista in questi giorni caotici!) a proposito delle reazioni all’articolo su Grazia…
    Spero, penso come tante altre, di risentire presto la tua energia positiva, il tuo calore e la tua serenità!
    Buon lavoro a te e a tutta la tua famiglia

  36. Claudia dice:

    Sì, scusa se non ti ho ancora risposto ma sono stata via e ho dovuto fare i salti mortali per rispondere ai commenti…
    Alla fine, a parte una attaccabrighe (che riesce a litigare anche con gli altri commentatori) che mi aveva un po’ destabilizzata all’inizio, l’esperienza di Grazia è risultata positiva.
    Il secondo post sembra aver (quasi) convinto anche gli scettici.
    Ne manca ancora uno, poi torneremo alle nostre vecchie abitudini…
    Grazie a tutte per il vostro sostegno!

  37. Manuela dice:

    Claudia ti sto seguendo su Grazia però posso dire una cosa??
    Torna qui!!
    Se condividere la propria esperienza su un giornale fa nascere queste sterili polemiche su terminologie e precisioni inutili tra mamme che non si comprende se sono più aperte all’ascolto o alle diatribe ..
    ..e ciò vuol dire portare in questo blog che per alcune di noi è stato come trovare un’oasi serena di pace e confronto ancora priva di ogni forma di competizione fra donne o mamme (ancora non si è capito)..direi che se anche l’esperienza è stata positiva si stava meglio prima..!!
    Quando noi potevamo leggere semplicemente una mamma e i suoi pensieri, vedere le foto impagabili dei sorrisi dei suoi bimbi.. e assaggiare un po’ di natura..quella natura che ci manca e riprenderci anche a spizzichi quel tempo che ci viene rubato dal lavoro e dai problemi quotidiani.

  38. Manuela dice:

    Preciso una cosa..quando scrivo del tuo blog come di un’ oasi di pace..non intendo qualcosa di irreale di ovattato o di protettivo ma semplicemente qualcosa di raro..da custodire e coltivare..di sereno…..di piacevole.. di rilassante..di caldo..!
    Tutte sensazioni che se sei stata in grado di trasmettere solo raccontando la vostra vita.

  39. Claudia dice:

    Ma certo che torno! Questa è la mia “casa”. E qui mi sento a casa. Ho un sacco di cose da raccontarvi… ma anche tre bambini malati e qualche centinaio di ore di sonno da recuperare…

  40. Angela dice:

    Brava Manuela ! Mi associo a tutto quello che hai detto ! Leggere Claudia è come ritrovare una cara amica.

  41. Cristina dice:

    Ti aspettiamo tutti Claudia!
    Auguri per i bambini…
    Ciao
    Cristina

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