Io sono una traduttrice. Amo il mio lavoro, amo le lingue. Amo l'italiano. E il francese, e l'inglese. Per non parlare dello spagnolo. Ma ognuno a casa sua. Non amo le contaminazioni.
E proprio dello spagnolo adoro quell'accanimento a voler tradurre tutte le espressioni inglesi che noi invece adottiamo cosi' come sono, con effetti a volte esilaranti. Il perrito caliente (ovvero il "cagnolino caldo", cioè l'hot dog) ne è un esempio.
A forza di "inquinare" la nostra lingua con parole straniere, la faremo lentamente sparire. Credo che questo sia un peccato (anche perché il giorno che tutti parleranno la stessa lingua i traduttori si estingueranno, ahimé!).
Devo ammettere che da quando vivo all'estero a volte mi capita di avere la parola in italiano "sulla punta della lingua" ma di non riuscire a trovarla. In quei casi il termine francese o quello inglese possono togliermi d'impiccio. Credo che questo sia uno dei problemi di tutte le persone bi-(o più) lingue. Ma in genere ci sforziamo di tradurre, o almeno di spiegare il significato della parola "intrusa".
Durante il mio ultimo viaggio in Italia, ero a casa di mia mamma e sfogliavo le sue riviste quando ho trovato un articolo intitolato: "Dimagrire in dieci step". A parte il fastidio per quella parola che poteva benissimo essere scritta in italiano, ho guardato la mia mammina, che l'inglese non lo conosce, e mi son detta: ma è possibile che lei spenda i soldi per comprarsi una rivista ITALIANA e poi non debba capire che diavolo c'è scritto dentro perché alcuni giornalisti non si degnano più di usare la loro lingua madre? E' possibile che lei si debba sentire ignorante, vecchia (ha 53 anni!), superata, insomma… out, solo perché le riviste italiane si mettono a parlare inglese?


Cara Claudia, con me sfondi una porta aperta, chiedi pure alle mie colleghe di quando mi infervoro perchè in ambiente di lavoro, si ostinano ad usare neologismi inglesi e poi neppure li sanno scrivere correttamente o usare propriamente!!…soprattutto quando poi c’è un termine italiano usatissimo che da la stessa definizione!! Ormai però è una “moda” talmente in uso che è quasi una lotta contro i mulini a vento. Penso che presto dedicherò un post sull’argomento, mi hai ispirata! Baci ai bimbi!
Cara Claudia, leggendoti non sai in quante cose concordo con te! a volte ho il tempo di lasciare commenti, altre no, ma comunque ogni tua lettera mi fa riflettere!Questa volta hai toccato una materia che mi interessa molto, l’italiano! Io conosco poco le lingue (perchè sono sincera, e anche se ho studiato inglese e francese a livello universitario, e riesco a leggere e capire in queste due lingue, non ho mai fatto esperienze all’estero e ho difficoltà di comprensione nel parlato…secondo me quando una parola su 3 ti sfugge non puoi dire di conoscere una lingua come fanno certi…ma questo è un’altro discorso….) ma in compenso ho studiato bene la mia! Anch’io come te odio le contaminazioni, specie nello scritto formale! In azienda ormai si parla di mission, brief, target…come se infarcire l’italiano facesse sembrare più saccenti, per me è tutto il contrario! Ci si riempie la bocca di parole che nel 80% dei casi non si sa nemmeno cosa vogliano dire…nel settore pubblicitario poi ancora peggio! Io sono per una lingua semplice, pulita e comprensibile a tutti, purtroppo cosa che non va molto di moda perchè dalla scuola superiore al lavoro sono stata sempre criticata per questo! Allora scriviamo tutti in modo incomprensibile e credendo di aver prodotto chissà cosa facciamo sentire ignorante chi legge (che però non può ammetterlo!!), nessuno capisce niente e riesce a “portarsi via” un messaggio!…………………Allora mi dico io: se non abbiamo niente da dire…stiamo zitti che è meglio!!!un bacione ai tuoi splendidi bimbi e W LE MAMME!!!!
Leggendoti mi è venuto da sorridere…quando si parla di globalizzazione si parla anche di questo… della globalizzazione delle lingue… Il problema è che alcune prevalgono su altre.. ad esempio l’inglese (anche nelle nostre riviste italiane)… ma allora non è più simpatico lo stratagemma spagnolo? Almeno rimangono fedeli alla loro lingua… Mi piacerebbe provare un giorno a fermarmi ad un botteghino di strada e chiedere da mangiare un “cane caldo”!!!
Cara Claudia,anch’io passo sempre a leggere i tuoi post ma purtroppo non sempre riesco a lasciare un commento.Ho anch’io la fortuna di conoscere le lingue essendo nata in una famiglia con radici diverse e fin da piccola sono stata abituata a saltare da una all’altra (italiano, francese e tedesco), cose che mi ha permesso in seguito di aggiungerne altre due (spagnolo e inglese) senza grandi difficoltà, e con la voglia di aggiungerne altre (il portoghese, mi attira il greco e ambiziosamente il russo).Al contrario del commento precedente, me la cavo meglio con l’orale che con lo scritto ed ho la fortuna di poter usare le lingue quotidianamente al lavoro.A volte mi accorgo di fare qualche errorino di grammatica che purtroppo non impariamo più a dovere.Spesso, parlando diverse lingue, trovo che non esiste una traduzione esatta per una determinata parola, nella sua lingua vuol dire proprio quello, e per quanto si cerchi un sinonimo, non si riesca a trovare quello più consono (per es. coquette).Premesso questo, mi fanno arrabbiare moltissimo gli errori ai telegiornali, e come a te, l’inglese infilato ovunque, e non solo sulle riviste, ma anche nei nomi dei prodotti di tutti i giorni (detersivi, saponi, ecc) e mi fanno ridere quelli che “farciscono” ogni frase con termini in inglese per darsi un tono, e poi non lo sanno nemmeno pronunciare.Per usare un vecchio detto :”Parla come mangi” !Cribbio! non sarà mica colpa dei McDonalds se usiamo troppi termini inglesi?Buona giornata e a prestoLeyla
No! L’estinzione dei traduttori no!
Scherzi a parte, non sapevo che fossi una traduttrice anche tu come me, anche se in altre lingue. Anche a me capita, a volte, di pensare a quanto rischi di sfuggire o risultare incomprensibile ai miei genitori sui giornali e in TV, per via dell’uso/abuso dell’inglese. Personalmente non ci faccio molto caso e non mi dà esageratamente fastidio, ma effettivamente mi chiedo quante persone italiane della generazione dei nostri genitori rimangano tagliate fuori, per esempio, da una pubblicità che gioca sulla frase “oh my go(l)d”. Finché è una pubblicità poco importa, ma magari si perdono anche qualche discorso interessante…
Pensa Claudia che in Germania è ancora peggio; col fatto che l’inglese assomiglia pure, in molti vocaboli, al tedesco (spesso si ha la stessa scrittura, cambia solo la pronuncia), in televisione e sui giornali è tutto un pullulare di termini angloamericani. Perchè sono più brevi, più incisivi; i bambini, die Kinder, ormai sono Kids, anche colloquialmente. Unsere Kids. Bruttissimo
Anche i miei suoceri, che parlano solo (!) italiano e dialetto spesso si sentono tagliati fuori. Ci sono interi spot pubblicitari che per loro sono… arabo, ormai
Ed è davvero un peccato, concordo.
Cara Claudia, è da tempo che seguo il tuo blog ed ogni volta trovo argomenti interessanti, stimolanti che diventano spunto di riflessione e anche questa volta non sei da meno. Riguardo questo post però vorrei permettermi un’osservazione. Io credo che la soluzione al problema sia un’unica sola lingua universale, parlata da tutti. Magari le interpreti ci sarebbero solo per chi non vuole impararla! Ti confesso che lavorando in un hotel mi trovo spesso costretta a farmi capire a gesti o disegnini e questo nonostante parli 3 lingue!Ogni paese dovrebbe mantenere le proprie usanze, la propria lingua, la propria cultura integrando una lingua comune a tutto il mondo! Che ne pensi? Chiudo complimentandomi nuovamente con te per il tuo bellissimo blog. BRAVA!!Annalisa
Hai ragione, povero Dante si rigirerebbe nella tomba se lo sapesse. Io sono ungherese ma non immagini quanto mi dia fastidio vedere parole mutilate, scritte con la K, incomprensibili e vedere quanto le persone non apprezzino la loro stessa lingua. Anch’io ne faccio degli sbagli, anche spesso, ma in buona fede.
La lingua universale non sarebbe male, quella sui traduttori ovviamente era una battuta. Anche se ti devo dire che, quando lavoravo (anch’io) in hotel, il fatto di parlare più lingue, e anche i gesti e i disegnini, era una delle parti del mio lavoro che preferivo!E comunque se anche esistesse, questa lingua universale, non credo che durerebbe… verrebbe anch’essa storpiata, per risultare alla fine incomprensibile da un Paese all’altro…
proprio oggi mi hanno girato una mail e nel c’era la parola FASARE. mi sono venuti i brividi… un caro saluto a te e alla tua mamma, buona festa per domenica!
il problema è che ora molte pubblicità in tv o sui cartelloni sono in inglese!capita quindi che magari sei a cena da un amico e metà delle persone ridono per una pubblicità in inglese mentre l’altra metà rimane lì, così.oppure sui cartelloni: anche mia madre non sa l’ inglese. qualche giorno fa mi ha chiesto cosa volesse dire la frase “never hide” della pubblicità dei rayban … se io non avessi saputo l’ inglese? non avremmo capito entrambe il significato della pubblicità!ma che senso ha? è ovvio che in questo caso non serve nemmeno molto capire il significato di quelle parole ( cioè, io non vado di certo a comprarmi quegli occhiali da sole perchè non voglio “nascondermi mai” … ) però le parole – insieme alle immagini – sono l’ anima della pubblicità. in effetti mi sembra che ora si stia un po’ esagerando … paola ( la margherita e il lappio )
Ciao, Claudia…condivido appieno quello che hai scritto.Stiamo perdendo la nostra identità, non é un semplice fatto di lingua… molto di più.Ancor di più quando, pur scrivendo in “italiano” che italiano non é, si usano tutte quelle abbreviazioni da sms… Quando scrivendo in italiano utilizziamo lo stampatello e non il corsivo…
Mi trovi completamente d’accordo.Tempo fa avevo accennato qualcosa sull’argomento nel mio blog in occasione di un colloquio di lavoro dove la mia interlocutrice non sapeva neanche più tradurre le parole in italiano, tanto era abituata a parlare in inglese tecnico
http://sprimacciacuscini.blogspot.com/2008/11/colloquio-di-lavoro-fatto.html
Ok, concordo pienamente con quello che dici sugli inglesismi, non mi piace sentire parlare inglese quando siamo in Italia, ma che dire degli italiani che non sanno i verbi o sbagliano a scrivere il verbo avere!?!Quello mi manda in bestia, sono le persone di una certa età, con un titolo di studio superiore alla scuola media DEVONO PER FORZA sapere i verbi!!!Mi spiace dirlo, ma sono in troppi a parlare e scrivere da cani!!!Scusate lo sfogo e che mi scusino anche i cani, a volte parlano meglio delle persone!!!
Ciao Claudia! quanti post mi sono persa negli ultimi giorni! innanzitutto complimenti per il top è veramente troppo bello, e che dire delle cuffiette? assolutamente deliziose, Gloria sembra un’attrice del famoso film da cui prende il nome il blog. e poi Chiara è una meraviglia, che bello il pranzo del battesimo fatto in giardino!! tornando al dunque del post anch’io ho studiato lingue e se anche il mio lavoro non è propriamente la traduttrice ci vado vicino. che in alcune situazioni si usi l’inglese mi va bene, è il troppo che storpia. e ultimamente di troppo ce n’è a bizzeffe. pensa che in una pubblicità italiana ad un certo punto dicono RINGA al posto di CHIAMA! ma ti pare?? buhhhhh! un bacio smile
quante volte cerco il sinonimo in italiano, ma tale è l’abitudine ai termini inglesi che resto a bocca aperta senza parlare!!(nmiracolo direbbe qualcuno) colpa del mio lavoro: computer o meglio elaboratori adesso vado a cambiare il nome ad una etichetta del blog !! NEWS accetto suggerimenti!!
in tema di lingue ti chiedo un aiuto!!cosa vuol dire “…join then knit 7 rounds…”la frase si trova nello schema che ti ho dato…io non caisco il senso perchè non solo so poco l’inglese, ma so pochissimo il gergo del lavoro ai ferri!!!grazie e scusa il disturbo
ciao, ti leggo da tempo ma forse è la prima volta che posto un commento… che telepatia! anch’io parlavo di questa cosa, in un post di martedì, http://milanoelorenza.blogspot.com/2009/05/piccoli-milanesi-crescono.html.
Io vivo in Spagna ed avevo notato che non mutuano niente dall’inglese, ma traducono tutto: Hard Disk, diventa Disco Duro (in italiano sarebbe uguale), mi fa sorridere, ma forse dimostra un amore per la propria lingua. Io e mio marito siamo laureati in fisica, a volte coniughiamo in italiano verbi inglesi tecnici, forse non per mancanza d’amore verso l’italiano, ma perché se ci si mettesse a tradurli occorrerebbero molte perifrasi, credo sia solo per velocità!
Io vado oltre: l’altro giorno ero in sala d’aspetto del medico di base e sentivo persone di mezza età parlare in dialetto. Io il dialetto delle mie zone non lo parlo bene, ma lo capisco e mi piace ascoltare le sfumature che cambiano da paese a paese (o da quartiere a quartiere, nonostante Pavia sia piccola!).Ecco, ho pensato che questo piacere i miei figli non lo proveranno. E mi sono intristita.Oltretutto, i miei nonni, che tra loro parlavano dialetto, non sbagliavano un congiuntivo in italiano, pur avendo entrambi la quinta elementare.La mia impressione è che ci stia venendo a mancare il gusto di esprimerci e di ascoltare: vogliamo solo comunicare contenuti, senza minimamente badare alla forma. Salvo poi ritrovarci a non avere neppure contenuti: tanto nessuno li capirebbe, e tanto vale.
Come sai, sfondi una porta aperta.Ma proprio spalancata! Sono ipersensibile.
Tua mamma è giovanissima. Silvia
Ciao Claudia, io invece odio le lingue straniere, per me italiano forever (arg ho usato una parloa inglese quando potevo usare l’espressione per sempre!!!!)!!! Ma dico io perchè non è stato scelto l’italiano come lingua per gli scambi?!?!? Insomma infondo è stato un italiano a scoprire l’america, non era + giusto che lì si parlasse l’italiano e non l’inglese?!?!?! Comunque ammiro le persone che conoscono + lingue, devono avere flessibilità…P.S.Ma i sogni in che lingua li fai?http://chicca.blog.tiscali.it/
Ciao Claudia! Sono assolutamente d’accordo con te.Mi piace le lingue, mi piace l’italiano e mi piacciono molto anche i dialetti.Anche io come te non amo i termini “inglesizzati”. Al lavoro i cosidetti “manager” ne usano molti: business unit, sales management, customer care, ma possibile? a me proprio non piacciono.Evviva i cani caldi, los perritos calientes et les chaud chiens!ciao L.
Chicca, la tua teoria non è male! Per quanto riguarda i miei sogni… beh, è come nella “vita vera”, la lingua dipende dall’interlocutore.Più complicato è quando penso… mi capita indifferentemente di farlo in italiano o in francese. In inglese ora non più. Ma quando (fino a qualche mese fa) scrivevo sul blog in due lingue, mi capitava di scrivere prima la versione inglese e poi tradurre in italiano. A volte nella mia testa c’è una gran confusione…
bè… scusate… ma secondo me dante sa benissimo. ha preso una lingua volgare, la lingua parlata tutti i giorni, non regolata, contaminata e quanto di peggio possiate pensare di una lingua e l’ha normata nell’italiano. le lingue si evolvono, la contaminazione è indispensabile per la loro sopravvivenza. e si evolvono perchè sono semplicemente parte della nostra cultura. anzi, secondo me, le lingue SONO noi stessi
fino al punto che ognuno parla una lingua tutta sua. se il latino non fosse stato contaminato non avremmo nè l’italiano nè il francese nè lo spagnolo nè il rumeno… e così vale per ogni lingua del mondo! non esiste una lingua che sia rimasta intatta per secoli
non credo sia una “moda” ma semplicemente il naturale divenire delle lingue. scusate la mia logorrea… ma non sono una linguista purista, credo che la purezza sia sterile. baci a tutti!
Ciao Claudia, leggo il tuo blog tramite Chiara ‘nellamiasoffitta’
mi piace molto come scrivi e la tue avventure della tua famiglia sono deliziose!
Questo post mi ha fatto sorridere, perche` mi ci sono rivista molto… abito in inghilterra da 11 anni, e sono talmente ‘bilingue’ che mia madre, insegnante, mi corregge l’italiano(!). Durante i miei studi universitari per aiutarmi con le spese ecc ho fatto lavoro di traduzione e quante volte mi sono resa conto delle stranezze delle due lingue, che pero` rendono le nostre culture cosi` uniche
ci sono espressioni che proprio non si possono tradurre, senza mensionare i detti popolari! Anche se nel tradurre alcuni italiani ne ho ‘inventati’ degli inglesi che sono piaciuti ai miei amici e cosi` sono stati ‘adottati’ tra noi
Dell’Italia mi dispiace che abbia preso piede questa moda delle parole inglesi ‘isola’ di cui non ce n’e` bisogno e che rendono il senso della frase oscura a molti, aime` ho la brutta sensazione che l’Italia da un po’ di tempo a ‘ste parti dabbia piu` importanza alla forma che al contenuto, per darsi un’aria di che mi chiedo… cosmopolitan???? (si dice cosmopolitana??)Mi affascinano le differenze delle lingue e come in fondo in fondo siano proprio lo specchio esatto delle culture
tanti cari abbracci Lorenza xxx