Who was that girl?

Scritto il 13 novembre 2008 | 6 Commenti

Si’, sono io. Diciamo… qualche anno fa.

E’ strano come la gravidanza faccia riaffiorare ricordi, sentimenti, sensazioni del passato. Se poi insieme alla gravidanza ci si mette anche l’ennesimo trasloco, e capita di aprire uno scatolone dimenticato da tempo, il gioco è fatto.

Quella nella foto sono io, ma a dire il vero non mi riconosco. Sono io, ma non sono davvero io.

Avevo 20 anni e stavo prendendo in mano la mia vita. Avevo appena trovato la forza di lasciare il mio fidanzato storico, ipergeloso e soffocante, avevo tagliato i miei lunghi capelli e avevo anche cambiato colore. Non ero davvero io, ma avevo bisogno di una svolta. Avevo bisogno di sottolineare, e con forza, questi grandi cambiamenti.

Pochi mesi dopo, avrei dovuto prendere una decisione importantissima. Avrei dovuto scegliere tra le mie due passioni: la recitazione e la traduzione. Tra una prestigiosa scuola di teatro e l’università. Ho deciso di ascoltare la testa e non il cuore. L’arte faceva parte dei miei geni, ma nei suoi confronti provavo una sorta di amore-odio.

Figlia di un artista scapestrato, narcisista, egoista, incapace di assumersi la responsabilità della propria famiglia, ho ereditato l’amore per l’arte ma anche la paura di diventare come lui. Ho iniziato a recitare e sul palco ho vissuto i momenti più intensi della mia vita (prima di diventare mamma, ovviamente). Ma non ho voluto farmi travolgere da questa passione. Ho scelto la strada che mi avrebbe garantito un “lavoro vero”.

Durante gli anni dell’università il teatro mi è mancato, ma ero sicura di aver fatto la scelta giusta. Poi ho iniziato a viaggiare, a lavorare, a dimenticare.

Non ho mai più dipinto, disegnato, scolpito, modellato, cantato. Insomma, non ho mai più fatto nulla di quelle cose che mio padre mi aveva insegnato e che mi riuscivano cosi’ bene. Non ho mai più recitato.

Sono stati i miei figli ad insegnarmi che non tutto era da buttare. Che le belle canzoni che avevo cantato con quell’uomo ormai uscito definitivamente dalla mia vita potevano dar gioia a loro come ne avevano data a me. Che le cose straordinarie che mi aveva insegnato potevano arricchire anche loro. Che nonostante lui si fosse rivelato un uomo spregevole, mi aveva regalato qualche momento di felicità, e mi aveva insegnato cose che valeva la pena di trasmettere

La mia infanzia non è stata felice, e rimuovere quei momenti di felicità voleva dire renderne il ricordo ancora più triste.

Sono stati Leonardo e Gloria a risvegliare la mia creatività, che era stata letteralmente “sepolta viva”.  Sono stati loro a farmi riscoprire il piacere di creare, che pero’ ho incanalato diversamente. Mi sono orientata verso un ramo più umile e più utile. Meno nobile. Il cucito, la maglia, i vestitini, i giocattoli fatti a mano non portano la fama e la gloria. Portano molto di più: il sorriso di un bambino. Per me, non c’è al mondo cosa più importante.

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6 Commenti a “Who was that girl?”

  1. Dawn scrive:

    Thank you or sharing some of your story here. You are a wise and beautiful woman.

  2. valeria scrive:

    Mi hai fatto davvero commuovere Claudia! Hai una bellissima famiglia e sei felice, vuol dire che hai fatto la scelta giusta!Anche in me la “rottura” dal mio primo fidanzato storico ha prodotto simili cambiamenti… Che bella foto!

  3. Linda scrive:

    Anch’io sono commossa da quello che hai scritto..L’importante è il presente, dobbiamo continuare a vivere e essere felici per i nostri figli.un abbraccio

  4. Heidi scrive:

    Vedi che anche le situazioni più difficili da superare portano a qualcosa di bello, ad una crescita che altrimenti non avremmo fatto…io ho coniato un dettoi n proposito:”L’arcobaleno viene solo dopo il temporale”.Buon proseguimento di gravidanza,con tutto quello che a volte porta fuori questo stato!

  5. Cicabuma scrive:

    In questa foto sembri un’attrice anni 50…Ho recitato anch’io… (altre affinità!!!). Ho lavorato con Giorgio Albertazzi e poi mi sono trasferita a Roma a vent’anni per frequentare dei corsi di recitazione. In realtà volevo entrare in Accademia ma poi ho optato per scuole più “alternative”. Ma presto mi sono resa conto che non era la mia strada. Io amo le radici e sono un albero… e gli alberi non vivono bene sbattacchiati continuamente da un posto all’altro. Quando sono andata in Tournee con Albertazzi all’inizio mi sono divertita, era eccitante… poi tutto è diventato routine e mi mancava tanto la mia casa, il mio gatto, il mio cane, la mia cameretta e tutti i suoi segreti. Adesso sfogo la mia creatività dipingendo e realizzando oggetti molto umili (non diventerò neanch’io famosa con essi) con i fiori pressati e modellando la ceramica…Sogno una casa in campagna e un laboratorio artigianale.Un bacioFrancesca

  6. mammaminnie scrive:

    Che post meraviglioso. Complimenti.
    Ho scoperto da poco questo blog e lo sto leggendo tutto appassiandomi alla tua visione della vita.
    un abbraccio
    mammaminnie

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