Spesso quando parlo di Homeschooling mi sento dire che è un modo di far vivere i bambini "fuori dal mondo". Direi che è esattamente il contrario. Gli homeschoolers vivono nel "mondo reale", mentre gli altri bambini stanno chiusi in un edificio, divisi per età, a studiare sui libri ciò che potrebbero imparare sul terreno.
La scuola è un luogo "artificiale", nel quale dovrebbe svolgersi l'apprendimento. Ma l'apprendimento avviene ovunque e in ogni momento.
Secondo Maria Montessori "La scuola è quell'esilio in cui l'adulto tiene il bambino finché non è capace di vivere nel mondo degli adulti senza dare fastidio".
Eppure la stessa Montessori è stata educatrice ed insegnante, e il metodo da lei ideato è diffuso ed apprezzato in tutto il mondo.
La scuola in realtà esiste per permettere ai genitori di andare a lavorare. La stessa scuola Waldorf, fondata da Rudolf Steiner, è nata per i figli dei dipendenti della fabbrica dalla quale prende il nome.
Il mondo è stato la mia scuola. E se c'è una nonnina di 89 anni che puo' cucire e tingere stoffe tutto il giorno, questo significa che posso farlo anch'io. Se c'è qualcuno che mette su una fabbrica di dolci alla soia a Miami, beh, allora posso farlo anch'io."
I genitori che desiderano istruire personalmente i propri bambini dovrebbero: Innanzitutto, amare la loro compagnia, la loro presenza fisica, la loro energia, le loro sciocchezze, la loro passione. Devono apprezzarne la conversazione e le domande, ed essere felici nel cercare una risposta. Devono considerare i propri figli come degli amici, degli amici molto cari. Sentirsi felici quando li hanno vicini e sentirne la mancanza quando non ci sono. Devono avere fiducia in loro in quanto persone, rispettare la loro fragile dignità, trattarli con gentilezza, prenderli sul serio. Devono sentire nel proprio cuore lo stupore dei propri figli, la loro curiosità, il loro entusiasmo di fronte al mondo. E devono avere abbastanza fiducia in se stessi, scetticismo nei confronti degli esperti, desiderio di essere diversi dagli altri e di assumersi completamente la responsabilità dell’istruzione dei propri figli.












Ciao Claudia, non so come ho fatto ad arivare al tuo blog ma lo memorizzo subito così non rischio di perderlo: è davvero molto bello, e bello è il modo in cui gestisci la tua vita familiare. Mi sa che verrò spesso a prendere spunto dalle tue geniali idee; anch’io sono una mamma e cerco di fare attenzione alla crescita dei miei bambini e soprattutto cerchiamo di vivere felicemente, rispettando il mondo che ci circonda… Ho aperto, anzi ri-aperto da poco un blog dove appunto le mie ricette (macrobiotiche) e i “momenti importanti” della nostra vita, se vuoi farci un giro http://www.blog.libero.it/iozingiber. A presto, un sorriso a tutti!
Claudia, come sempre non posso obiettare su nessuno dei punti da te affrontati. Sono totalmente d’accordo con te, specialmente sul punto che i bambini hanno bisogno di essere rassicurati, protetti e introdotti nel modno reale con gradualità e soprattutto con amore.Ho pensato per un’attimo anch’io di tenermi i figli con me ma le cicostanze non me l’hanno permesso. Comunque, pongo molta attenzione alle attività svolte a casa insieme a loro come una fondamentale integrazione.Hai ricevuto il ricettario mandato per mail?Sto andando in cucina a preparare la pasta da modellare della quale ci hai dato la ricetta. Ti farò sapere. Buona giornata.Un abbraccio.
Il tuo post dà molti spunti su cui meditare.Sicuramente l’homeschooling non è applicabile alla mia situazione, perché entrambi lavoriamo, e tant’è.Ma, anche potendo, non so se lo applicherei. Io non vedo il pericolo di crescere figli ignoranti o asociali, tutt’altro (modestia a parte, tra me e mio marito siamo mediamente più colti delle educatrici con cui siamo venuti in contatto, pur ottime, e cerchiamo di moltiplicare le occasioni sociali nostre e dei nostri figli).Vedo piuttosto il pericolo, da parte mia, di “viziare” la loro prospettiva. Nel senso: magari un insegnante potrebbe scoprire nei miei figli talenti che io non sospettavo o suggerire loro un’attività che io non conosco.Il fatto è che una famiglia è un insieme di persone abbastanza omogenee, e invece la scuola è più rappresentativa del mondo così come lo conosceranno.Quello che farei, se ne avessi la possibilità, sarebbe tenerli a scuola poche ore al giorno, tipo le 4 ore che facevamo noi alle elementari. E dedicare il resto del tempo al gioco e all’esplorazione del mondo.Chissà se magari, tra qualche anno, il fatto di essere nello Stato mi aiuterà a prendere un part-time…
Ciao Claudia, ho iniziato da poco a leggere il tuo blog e mi stai appassionando…a tutte quelle passioni, appunto, sopite dentro me per pigrizia, mancanza di tempo, incostanza…Davvero stai praticando l’Homeschooling? Complimenti…
Zingiber – ho provato ad accedere al tuo blog ma non ci riesco. Riprovero’ più tardi.Eniko – Si’, l’ho ricevuto, ma non ho ancora trovato il tempo di guardarlo. Grazie comunque e… fammi sapere per la pasta da modellare!Chiara, Manila – quest’anno ho iscritto Leonardo e Gloria a scuola perché avevo paura di non farcela con l’arrivo della piccina. Ma trovo che me li stiano “spegnendo”, cercando di omologarli ai loro standard. Per l’anno prossimo stiamo parlando di tornare all’homeschooling.
il dubbio e’:sarei in grado di osservare i miei figli con occhi diversi rispetto a quelli di “mamma”,sia in positivo che in negativo ovviamente…. una figura diversa dalla mamma,importante e significativa per i bambini e’ spesso in grado di percepire e vedre appunto lati dei nostri figli che noi a volte nn siamo in grado di cogliere…e ancora e’ importante per i bambini sapersi relazionare con figure diverse da quelle parentali e instaurare con loro un rapporto significativo….questi i miei dubbi, immediati alla lettura del tuo post che comunque trovo interessante e stimolante!! in genere non sono per gli estremi ma per le vie di mezzo!!!un abbarccio ai tuoi bellissimi bimbi e complimenti sinceri per la tua famigliasimona
Ciao Claudia ho letto con moltissimo piacere il tuo post perchè proprio in questo periodo sto valutando la possibilità dell’homeschooling per Aj.Aj da settembre va all’asilo, ma contrariamente a tutti i suoi compagni, ci va soltanto per 3 ore.Già ogni volta che lo dico mi trovo sempre a dover spiegare e rispiegare le motivazioni per cui mi sembra assurdo lascirlo lì a mangiare, a dormire, quando io ho la possibilità di tenerlo con me.In Italia soprattutto siamo talmente radicati all’idea della scuola che tenere un bambino di 3 anni a casa costituisce una eccezione e non solo per chi lavora.”I bambini devono stare con i bambini”. Mi sento ripetere continuamente ogni volta che cado con qualcuno sull’argomento dell’homeschooling.E questo a volte mi frena e per quanto sia una persona decisa mi sento insicura, insicura su cosa è meglio per mio figlio.Non condivido tutte le idee Montessoriane e Waldorfiane. Mi sono fatta una idea mia. Ma senza dubbio sono daccordo sul fatto che non c’è miglior libro su cui imparare che il mondo. Al contrario non condivido affatto l’unschooling.Per adesso continuo a mandare per poche ore mio figlio a scuola anche se viaggiando spesso non in maniera totalmente regolare. Quello che mi frena è il fatto che ci va volentieri e che vedo sente la necessità di confrontarsi con i suoi compagni. Più avanti si vedrà.
Serena e Simona – ovviamente “homeschooling” non significa che i bambini stanno chiusi in casa e non frequentano nessuno. Al contrario, “il mondo è la loro classe” e frequentano una ancor più grande varietà di persone, di tutte le età.Mammagiramondo – anche a me è pesato molto l’anno scorso dovermi giustificare in continuazione. Chissà perché tutti sanno sempre cosa è meglio per TUO figlio. Io ho fatto troppi errori per aver ascoltato gli altri. Ora sono molto più sicura di me, il che non significa che non sbagliero’, ma almeno avro’ sbagliato io, tentando di trovare la strada giusta.I bambini non “devono” stare con i bambini.I bambini devono (secondo me) stare il più possibile con la mamma, il che non impedisce loro di frequentare una gran varietà di persone, di praticare attività di gruppo ecc…Anche Leonardo ci va volentieri a scuola (Gloria molto meno), ma le volte che ho provato a chiedergli se preferiva andare a scuola o stare a casa ha sempre risposto “casa”. (dove, ancora una volta, “casa” vuol dire “famiglia” e non le quattro mura.Neanche io condivido TUTTE le idee steineriane e montessoriane, ma ho trovato moltissimi spunti in questi metodi.
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infatti il mio dubbio non e’ rivolto alla mancanza o carenza di interazioni con gli altri bimbi… parlavo semplicemente di figure adulte significative per il bambino…gli insegnanti spesso se sanno fare il loro lavoro e se mettono la giusta passione in quello che fanno (e cosi’ dovrebbe sempre essre) possono offrire chiavi di lettura ed interpretative dei nostri figli che a noi possono sfuggire…sono molto contenta dell’esperienza scuola dei miei figli,stimo le loro insegnanti e questo nn mi vieta di diventare a volte io stess “mammamaestra”(come mi chiamano loro) per stimolarli seguendo i loro interessi e inclinazioni…simona:.)))
Faccio un copia-incolla dal sito così non sbaglio… http://blog.libero.it/iozingiber/?nocache=1236011740 dovrebbe essere l’indirizzo giusto! Buon pomeriggio…
Claudia,grazie mille per essere venuta a trovarmi sul mio blog, che e’ decisamente meno interessante e piu’ “leggero” del tuo, che gia’ mi piace molto e che ho messo fra i miei favoriti.Fa piacere sapere che ci sono altre donne italiane in giro per il mondo che apprezzano, praticano e non giudicano solo per sentito dire la Scuola Familiare. Un abbraccio,nat
I loved what you said here. Am I to understand correctly that you are now home schooling your children?!
I know homeschooling is not an option for everyone, but it is a wonderful option for those who choose to do so. I’ve learned so much right alongside my own children as I’ve taught them and consider it a great privilege to have them at home with me.
cara Claudia,l’argomento è molto delicato e pedagogicamente interessante.io sono una maestra e sono preoccupata di quando dovrò mandare a scuola mio figlio.i tuoi spunti di riflessione sono molto stimolanti..grazie
Nat, grazie per essere passata. il tuo blog è molto, molto interessante.Daniela, se solo le insegnanti dei miei figli si ponessero domande come quelle che approdano qui, probabilmente la scuola andrebbe molto, molto meglio..
Ciao Claudia, è da qualche tempo che ho scoperto il tuo blog e ho letto quasi tutti i tuoi vecchi post!!! Complimenti è interessantissimo. Anch’io sono la mamma di un bimbo di quasi 3 anni e da qualche tempo sto cercando di riorganizzare la mia vita famigliare in modo da trascorrere più tempo con mio figlio. Alla qualità del tempo che già trascorriamo insieme ho sempre dato molta importanza, ma è la quantità il tasto dolente….Purtroppo devo lavorare, e da quando aveva sei mesi durante il giorno l’ho dovuto affidare alle cure della nonna e/o dell’asilo. Ma adesso non ce la faccio più. A settembre inizierà la materna e sinceramente questo mi ha fatto molto riflettere. Purtroppo non ci sono scuole steineriane dove vivo e l’educazione “tradizionale” mi lascia alquanto perplessa…. Il mio piccolo sogno è di affidarlo all’asilo solo alla mattina e riuscire a ridurre il mio lavoro ad un part-time mattutino per occuparmi io di mio figlio il resto del tempo. A parte tutte le cose che potremmo fare credo che la cosa più importante sarebbe proprio *stare assieme*. Se avessi la fortuna di non poter lavorare però penserei davvero seriamente all’homeschooling, anche se per me è ancora territorio inesplorato… Non sono contraria alla scuola tradizionale a priori, credo solo che andrebbe seriamente riformata e alle condizioni attuali proprio non mi convince. Scusate se ho scritto troppo…
Ho letto tutti i commenti e con attenzione il tuo post. Alla fine penso che non avrei semplicemente il coraggio di scegliere l’homeschooling (di cui ignoravo l’esistenza, figurati), perché temo non riuscirei a insegnare il giusto, l’importante e perché avrei paura dei confronti tra bambini. Concordo con Chiara, se non sbaglio, che dice “Io non vedo il pericolo di crescere figli ignoranti o asociali, tutt’altro (modestia a parte, tra me e mio marito siamo mediamente più colti delle educatrici con cui siamo venuti in contatto, pur ottime, e cerchiamo di moltiplicare le occasioni sociali nostre e dei nostri figli)”, tuttavia ho come la sensazione che non riuscirei a seguire un programma preciso per via della mia incostanza, e perché tendo spesso a rimandare le cose da fare. Non vorrei quindi rappresentare un “brutto esempio” per mia figlia, nonostante sappia che tante cose le ha imparate a casa con me, a differenza di tanti altri bimbi della sua classe, che ancora non hanno affrontato certi nostri argomenti. Però quando dici che i bambini “si spengono” a scuola, dici una grande verità. Io non so se siano tutti così, ma gran parte dei bambini entusiasti e pieni di creatività, di voglia di fare, di allegria e di “speranza”, a scuola perdono un po’ di luce negli occhi.Fin da ora ne parliamo in casa, perché adoriamo vedere l’elettricità che emana nostra figlia, la sua attesa brillante di tutto quello che le capita… e temiamo l’inizio della scuola. Grazie per questo bellissimo post, che apre senz’altro nuove prospettive.
ciao claudia,innanzitutto grazie per il lungo post, per aver raccolto tante riflessioni illustri e testimonianze, anche attraverso i commenti. Ale ha quasi 2 anni, io sto in casa a lavorare, pero ora sono molto fortunata, e posso organizzare la sua giornata con una signora che mi aiuta; non so cosa faremo in futuro, qui a Lima ci sono diversi asili waldorf e anche le scuole fino alla secondaria, vedremo.
Da qualche mese leggo con assiduità i blog delle mamme che praticano l’homeschooling e cerco di farmi un’idea approfondita.Teoricamente parlando, non ho nulla da obiettare alle tue osservazioni, che ritengo molto valide.Facendo finta di avere tempo da dedicare a questo, io però non mi sentirei in grado.Non sono abbastanza preparata, sono mediamente ignorante su molte cose (ahimè) e temo di diventare eccessivamente presente.Ho paura di commettere troppi errori ‘culturali’, e davvero non me la sento.Mi sembra una cosa troppo importante per pensare di autogestirla.Sono cosciente che nelle scuole la media culturale delle maestre (non me ne vogliano) può essere molto bassa. Ma mezza giornata di scuola, con il mio sostegno durante l’altra metà della giornata, mi sembra un buon compromesso tra la mia esistenza e la sua necessità di imparare.Ma l’argomento mi interessa, lo leggo con fervore, mi appassiona… chi lo sa, cosa succederà, tra qualche anno.
Simona, sei fortunata. Probanilmente se avessi avuto un’esperienza cosi’ positiva non avrei considerato l’opzione della scuola familiare (ho scpoerto che in italiano si chiama cosi’).Abete, spero che riuscirai a trascorrere più tempo con il tuo piccino.Rossana, i tuoi dubbi sono legittimi quanto infondati… tu puoi insegnare tutto a tua figlia, anche senza seguire un programma preciso. Questo ovviamente non significa che tu debba farlo…Estrellazu, goditi questa situazione privilegiata, per il futuro poi vedrai.Mammafelice, è curioso… gli argomenti che ti fanno dubitare sono gli stessi che mi tolgono ogni dubbio. Ad esempio: è una cosa troppo importante per affidarla al primo venuto, preferisco gestirla io.Ho ricevuto un altro commento via email, nel quale Federica solleva la questione delle mamme che non si sentono realizzate tra le mura domestiche. Ovviamente questo non è il mio caso perché tra le mie quattro mura (ma anche fuori!) ci lavoro e mi dedico ai miei hobby, ma è vvio che se la mamma ha voglia di lavorare fuori casa… la sua scelta è degna di rispetto e la scuola la soluzione ideale.Grazie per tutti questi punti di vista interessanti, ne aspetto ancora…
Sulla questione del sentirsi / non sentirsi realizzate: io penso che dipenda dalla discrepanza tra ciò a cui aspiriamo e ciò a cui siamo obbligate, indipendentemente dal fatto di restare a casa o lavorare.Io, per esempio, ho sempre amato lavorare (quando facevo il MIO lavoro o qualcosa di attinente), ma, ora che il lavoro che faccio non mi dà nessuna soddisfazione, mi sentirei più felice a stare a casa a dedicarmi all’educazione dei miei figli durante il giorno e ritagliarmi tempo per imparare e insegnare danza (come faccio ora) un paio di volte alla settimana.Il problema è solo economico. Infatti, appena il piccolo non andrà più al nido (che mi costa 500 euro al mese), mi prenderò un part time di 25 ore alla settimana. E credo che sarò molto più soddisfatta che se avessi fatto carriera.
Sulla questione del sentirsi / non sentirsi realizzate: io penso che dipenda dalla discrepanza tra ciò a cui aspiriamo e ciò a cui siamo obbligate, indipendentemente dal fatto di restare a casa o lavorare.Io, per esempio, ho sempre amato lavorare (quando facevo il MIO lavoro o qualcosa di attinente), ma, ora che il lavoro che faccio non mi dà nessuna soddisfazione, mi sentirei più felice a stare a casa a dedicarmi all’educazione dei miei figli durante il giorno e ritagliarmi tempo per imparare e insegnare danza (come faccio ora) un paio di volte alla settimana.Il problema è solo economico. Infatti, appena il piccolo non andrà più al nido (che mi costa 500 euro al mese), mi prenderò un part time di 25 ore alla settimana (beata me che posso, ovviamente). E credo che sarò più realizzata che se avessi fatto carriera.
Dopo aver letto il post e lasciato il mio primo commento ho pensato a lungo al tema vero e proprio dell’homeschooling. In effetti fino ai sei/sette anni mi sembra fattibile al 100% – e per questa fascia di età, che è quella che mi riguarda al momento, non avrei dubbi. Certo che dopo è una bella responsabilità… Al momento non lo potrei fare, perché mi sentirei priva di riferimenti, di sostegno, non tanto dal punto di vista delle nozioni (almeno fino alle “medie” me la dovrei cavare!), ma dal punto di vista emotivo/spirituale. Conoscendomi, credo che avrei bisogno di confrontarmi con qualcuno, possibilmente non solo in modo virtuale. Insomma, rispetto ad una “vera” maestra, cosciente del suo ruolo, che ha studiato e ha completato il proprio percorso di crescita mi sentirei inadeguata. Ciò non toglie che questo percorso possa essere intrapreso anche da una mamma… Tornando alla mia situazione reale, io sarò già contenta se riuscirò a trascorre più tempo con mio figlio, accompagnandolo personalmente nella sua crescita il più possibile. Spero solo che la scuola materna/elementare/ecc. non lo “spenga”, come dici tu… secondo voi è possibile arginare questo eventuale “spegnimento” proponendo solo a casa un modello diverso???
E’ da parecchio he leggo il tuo blog e oggi ho deciso di commentare. Io non sono d’accordo a non mandare i bambini a scuola perchè è giusto che loro si confrontino con altri bambini della stessa età e possano iniziare a prepararsi per quando saranno grandi e dovranno confrontarsi con tantissime altre persone. Gli insegnati compiranno sicuramente scelte che noi non avremmo fatto ma educandoli in casa si rischia di tralasciare alcune cose o di avere un rapporto diverso da quello che c’è tra bambino e insegnante che è importante. Poi ogniuno fa come ritiene più giusto.Complimenti per la bellissima famiglia.
sono arrivata da te per caso. ho due bambini, entrambi alla casa dei bambini, uno alla materna e uno alle elementari. io stessa sono cresciuta in una scuola montessori.lavoro – e faccio un lavoro che mi piace, ma questo c’entra poco – e sono una mamma separata senza aiuti vicini: non potrei tenere i bambini a casa con me (e non so neppure se ne sarei capace… proprio perchè mi piace molto anche la parte della mia vita che vivo al lavoro), ma mi affascina molto leggere i tuoi racconti.passerò di nuovo a trovarti!un’erinni montessoriana
Chiara, si’, beata te che puoi… goditi questa possibilità.Abete, ovviamente non intendo dire che i bambini che vanno a scuola sono degli zombie. Ci sono bambini brillanti come ci sono insegnanti più che meritevoli. Nel mio caso la scuola non ha avuto effetti positivi sui miei figli. Né quella steineriana, né quella classica. O continuo e le provo tutte, o me ne occupo io.E sicuramente il fatto di proporre in casa un modello diverso puo “arginare” gli eventuali effetti negativi della scuola.Marilena, i bambini scolarizzati in casa si confrontano con altri bambini. Personalmente ritengo che sia indispensabile che si confrontino con 20-25 coetanei al giorno. Ne bastano meno.Per quanto riguarda il rapporto bambino-insegnante, neanche questo mi sembra cosi’ importante, a condizione che il bambino possa interagire con altri adulti che diventano “insegnanti” senza esserlo.Ricordo persone adulte incontrate da bambina che mi hanno insegnato cose molto più importanti di quelle imparate a scuola.E ho avuto a che fare con insegnanti dai quali non vorrei per niente al mono che i miei figli prendessero esempio.Lerinni, apprezzo molto il metodo della Montessori, purtroppo a me inaccessibile al momento, ed è una delle mie fonti di ispirazione.Grazie di nuovo a tutte per le vostre riflessioni. A chi è d’accordo con me e a chi no. In fondo è questo il confronto…
Ciao, non mi ricordo come sono arrivata qui ma è stata una felicissima scoperta.Sto gironzolando intorno all’unschooling da un po’ e sono assetata di esperienze di mamme che sono più avanti di me.Per ora Arturo ha solo 2 anni e mezzo ma se le circostanze lo permettono sono fermamente decisa a non mandarlo a scuola.Quando parlo di questa mia scelta con gli altri ho enormi difficoltà a sostenerla.Il tuo post è chiaro sintetico esaustivo…devo pagarti i diritti se lo cito?se ti va vieni a trovarci su http://www.promiseland.it c’è un post sulla scuola familiare in cui ci scorniamo per cercare di capire cosa vogliamo…magari ci puoi illuminare…Grazie ancora
Condivido i tuoi pensieri e la maniera in cui li esprimi. Senza pretese, senza imposizioni, senza alcuna arroganza.E ti ringrazio, perchè sei riuscita a spiegare ciò che desidererei potessero comprendere molte persone scettiche sull’argomento.Due figli, 3 anni e 16 mesi…vengo derisa e schernita per la mia ferma volontà di non mandarli alla scuola materna. Perchè sai, non avrebbero altrimenti modo di socializzare…perchè giardinetti, piscina, amichetti non hanno (anche) tale scopo?!Le tue parole racchiudono i miei pensieri. Grazie….e oggi ho scoperto (ahimè, quale abissale ignoranza mi apparteneva) grazie ad una conoscenza fortuita, che in Italia esiste la possibilità dell’homeschooling. Una gioia inimmaginabile, per me!E questo blog.Un aiuto, una condivisione, un supporto, un riferimento.Spero di poter essere elemento di disturbo, per eventuali -innumerevoli- domande e curiosità.
ciao claudia!non sai uanto sia stata felice di trovare uesto blog..ho una bimba di uasi due anni e con mio marito stiamo pensando di fare una scelta di vita alternativa.vorremmo realizzare un ecovillaggio con altre persone.in uesta vita di comunità naturalmente non mancherebbe la ricerca di soluzioni alternative per l’educazione di nostra figlia..insegno da uest’anno in una prima elementare ma come ins. di sostegno per un bimbo disabile.uel che vedo a scuola non mi piace per niente..ritmi serrati, competizione, produttività, efficientismo, nessuno spazio al gioco, alla persona.solo didattica.non mi piace affatto..e non vorei offrirlo a mia figlia..perciò ho letto con molta gioia il tuo blog..e l’idea che ci siano persone che hanno realizzato una vita diversa..mi fa sperare che sia possibile!!!mi piacerebbe venire a trovarti..non ho capito bene dove siete pero!probabilm cè anche scritto..ma io non sono proprio un genio dell’informatica e mi perdo un po…spero che il messaggio ti arrivi!!!
ciao Claudia mi chiamo Sabrina vivo a Terni in Umbria ho tre bimbi di 6 4 e 2 anni e aspetto il mio quarto….per caso una settimana fà ho parlato con mia cognata che vive in America e mi diceva cos’è homeschooling e che lei vuole farlo a casa con le sue figlie….io ho sentito subito che questa è una casa buona che non può dare altro che buoni frutti…io vivo in campagna come te e mi piacerebbe intraprendere quest’avventura con i miai figli…ma prima ho bisogno dell’appoggio per lo meno morale di mio marito il quale non ne è molto convinto pensa che sia rischioso e troppo stressante…e magari se sà che sono in contatto con qualcuno in Italia che lo fà può cambiare idea possiamo parlare al telefono????io ti spedisco la mia e-mail fam.petrollini@hotmail.it …spero di avere presto una tua risposta ciao
Sabrina, contattami pure all’indirizzo lacasanellaprateria74 (at) yahoo.fr
carissimi, mi imbatto nel vostro post e lo trovo interessantissimo, anche per me che non ho figli!Pensate un po’…Vi segnalo un piccolo errore di battitura e torno subito a leggere, che mi sto bevendo il vostro post come un bicchiere d’acqua fresca:”…il genitore non deve essere il classico insenante…”avete lasciato una g a casa!
Corretto… grazie per la segnalazione!
io trovo la scuola un necessario momento di confronto. e non per forza deve essere un’esperienza deludente o dolorosa, mi sembra una dicotomia un po’ forzata.
secondo me quello che impari a scuola non è solo (o prima di tutto) quello che veicolano i libri ma anche il modo con cui ti confronti con gli altri tuoi coetanei in un contesto dove ci sono tante cose da fare, molte delle quali che non conosci.
confrontarsi anche con persone che non frequenteresti mai nella tua vita privata mi sembra un ottimo modo per aprirsi la mente.
rispetto la scelta di chi tiene i bimbi a casa e il tuo post è davvero interessante ma personalmente avrei molta paura di chiudere mia figlia nella gabbia dorata della sua casa.
oltre al fatto che esiste anche una dimensione personale dei genitori che va rispettata (esattamente come la dimensione personale dei figli)…insomma, sarò impopolare ma sono proprio convinta che sia giusto dedicarsi del tempo che non ha a che fare con loro e che viceversa anche loro imparino un tempo che non ha a che fare con i genitori.
ciao
panz
Ciao Claudia.
Anch’io non ho figli, eppure trovo la homeschooling un’idea meravigliosa e interessante.
Tante volte mi sono trovato a riflettere su cosa e’ realmente la scuola: oltre ai meriti innegabili che non sto qui a elencare, mi addolora l’uso improprio della scuola col fine di istruire , o meglio plagiare, le giovani menti dei bambini su dei concetti che io non condivido affatto, come per esempio la religione, che per me altro non e’ se non una forma legalizzata e istituzionale di superstizione e di controllo psicologico delle masse (opinione strettamente personale, ovviamente), per non parlare di come viene insegnata la storia, dove i vincitori diventano i “padri della patria” e i perdenti diventano “briganti”.
L’idea della homeschooling, in questo senso, mi sembra un ottimo modo per sottrarre i piccoli a questa forma istituzionalizzata di plagio collettivo che e’ la scuola, almeno per quelle persone che hanno una cultura medio-alta su cui contare per potersi ritenere una valida alternativa agli insegnanti.
I miei piu’ vivi complimenti per la tua iniziativa.
Michele
Hallo Claudia! Hai fatto bene ad aggiornare e mettere di nuovo in evidenza questo tuo post. È molto interessante leggerlo e anche i diversi punti di vista delle altre lettrici. Proprio l’altro ieri mi ha chiamato una giornalista del Sole24ore per un’intervista sul homeschooling (non vedo l’ora di leggere l’articolo che dovrebbe uscire sul supplemento mensile il 2 ottobre), sia italiano che americano. Ogni tanto é molto utile guardare fuori dai propri limiti di “paese” o “cultura” e vedere come certe cose che noi valutiamo “strane” in altre realtá sono praticamente all’ordine del giorno. In Canada lo stato dá addiritura sostegni economici agli homeschoolers perché fanno risparmiare. Inoltre gli americani sono molto organizzati per quanto riguarda gli incontri fra di loro, si aiutano a vicenda con i curriculum e con materiale didattico (oppure no, per gli unschoolers radicali)e condividono proposte interessanti come visitare insieme un museo ecc. Da noi, finché siamo cosí pochi, ognuno deve cavarsela da solo. Infatti, spesso sento la mancanza di un confronto diretto con altri homeschoolers; per fortuna esistono i blog
)
Ciao e grazie, un bacione ai tuoi bellissimi bimbi!
magari potessi farlo, è un’idea che mi piace molto e mi sembra migliore rispetto alla scuola tradizionale, almeno fino a una certa età ed un certo livello di apprendimento (cioè, io non ho una gran preparazione in tutti i campi, ho i miei limiti)
però poi c’è il lavoro, e dai 6 anni la scuole è obbligatoria per legge.
Cara Claudia, anche se la chiamano “scuola dell’obbligo”, non è affatto obbligatoria. In pochi lo sanno, ma istruire i propri figli al di fuori della scuola è possibile e perfettamente legale. Certo non per tutti, ma è possibile.
CHE BELLA SORPRESA! SONO (CON QUESTO) 5 ANNI CHE PRATICHIAMO LA SCUOLA PATERNA CON NOSTRO FIGLIO OLMO. OGNI VOLTA CHE HO CERCATO DI CONTATTARE ALTRE REALTA’ MI SONO TROVATO DI FRONTE A GRUPPI RELIGIOSI O A SNERVANTI COMUNITA’ DI FIGLI DEI FIORI.NOI SIAMO UNA FAMIGLIA “NORMALE”, VIVIAMO IN UMBRIA E SIAMO INDIVIDUI SOCIALI.MI FA MOLTO PIACERE LEGGERE QUEL CHE SCRIVI MA, SOPRATTUTTO SONO FELICE DEL FATTO CHE TU SIA RIUSCITA A DIVULGARE INFORMAZIONI CORRETTE SU QUESTA SCELTA. IO STO SCRIVENDO UN LIBRO SULLA NOSTRA ESPERIENZA E SPERO DI INCONTRARVI IN QUESTO VIAGGIO, NON FOSSE ALTRO CHE PER LE COSE CHE CI ACCOMUNANO. BUON LAVORO E COMPLIMENTI
LUISA
ciao a tutti…grazie a tutti per i racconti, i suggerimenti e soprattutto per le riflessioni che portate a fare! Ho un figlio che compirà 5 anni fine gennaio 2009…mi interessa conoscere la vostra opinione sull’anticipo scolastico. Siete favorevoli a mandare in prima un bambino a 5 anni e 8 mesi o consigliereste l’anno dopo?
Parliamo di un bambino, da un punto di vista cognitivo, stimolato e con ottime capacità…ma quello che mi interessa maggiormente è l’aspetto dell’emotività e della relazionalità che non vorrei veder compromesse…Avete esperienze in merito?
A presto!
C’è uno strumento che sembra fatto apposta per la scuola familiare, anche se è quasi sconosciuto: il software libero. Vedi questa mia intervista a un papà canadese che fa scuola familiare con Linux: http://stop.zona-m.net/node/69
Marco Fioretti
Mia figlia compie 14 anni il mese prossimo, è in terza media ed è molto brava, anche se non è la solita secchiona!! Ho lavorato fino al giorni prima di partorirla e sono tornata al lavoro due settimane dopo. A 2 anni l’ho mandata al nido, dalle suore. La portavo alle 8 del mattino e mio marito la riprendeva alle 18. 10 ore!!! Tutte le mattine, quando la lasciavo nella sua classe, piangeva guardandomi andare via, lo ha fatto per 5 anni (anche per gli anni della materna). Vi assicuro che era uno strazio, me ne andavo col cuore spezzato e pensavo a lei tutto il giorno. Dico spesso che se tornassi indietro mi comporterei diversamente, sia riguardo nido e materna, sia riguardo i metodi educativi che tutti quelli che hai attorno ti danno per “assolutamente irrinuciabili”, tipo lasciar piangere il bimbo nella culla e non tirarlo su subito, e altre cose. Se tornassi indietro la terrei a casa con me, la coccolerei tutto il giorno e giocherei con lei. Devo dire però che, quando finalmente sono riuscita ad ottenere un telelavoro, ho agito diversamente. Gli ultimi 7 anni mi sono “lasciata andare” ed ho esercitato il mestiere di madre in maniera molto più istintiva, senza dare troppa retta a consigli e regole varie. Credo che i risultati ci siano: il nostro è un rapporto meraviglioso, dice spesso che sono una mamma speciale e si dispiace per le sue compagne, che non hanno una mamma come me!!
Quindi dico se potete teneteli a casa e coccolateli. Il tempo perduto non si recupera facilmente.
ciao
Daniela
Sono pienamente d’accordo con te.Io ho scelto di stare con mia figlia, che a maggio compie 5 anni, da quando è nata. Nonostante, nessuna delle persone a me vicine, abbiano condiviso la mia scelta, non ho mai, dico MAI, avuto alcun ripensamento. Anzi, ringrazio me stessa per la decisione presa e vorrei, per il bene di TUTTI i bambini e della socieà.. in cui vivono! che ciascun genitore si interrogasse responsabilmente non tanto sulla nascita, quanto sulla crescita del proprio figlio. In questo senso, perciò, anche il ruolo della scuola va in un certo senso rivisto e, almeno nella concezione tradizionale.., “ridimensionato”. Il ruolo di un genitore è unico ed esclusivo, non omologabile e soprattutto non delegabile!!!
Claudia, ciao, sei tornata all’home schooling o no? Mi sono appassionata!!Sto mandando tanti post ma essendo in risposta a vecci post non credpo che nessuno li leggera’!Scrivi se ti va, sorleymio@libero.it, sono mamma di due maschietti, insegnante a casa che cresce i bimbi, e vivo in Scozia con marito scozzese e bimbi bilingui!Ciao
Dani
come ti capisco, io ho laciato il mio lavoro per stare con il mio bimbo, uando ero incinta del secondo. Qui in Scozia vanno all’asilo a 3 anni, ma solo due ore l giorno, e poi a 5 vanno a scuola dalle 9 alle 3. Col mio primo ho lavorato da quando lui aveva 6 mesi ai due anni, poi ho smesso e me lo sono proprio goduto, essendo andato all’asilo solo due ore al giorno ora non ho rimpianti. Col mio secondo non ho lavorato, andra’ all’asilo anche lui due ore al giorno a novembre, e non cambierei nulla. aGGIUNGO pero’ la considerazione che per una mamma che ha bisogno di lavorare x motivi economici l’asilo solo 2 ore al giorno e dover pagare per ore aggiuntive e’ una disgrazia, rende le cose veramente difficili ecnomicamente per tante famiglie. Ciao, Dani
Ciao Daniela e Claudia, anch’io mi sto entusiasmando molto per la scuola in famiglia. Abbiamo 2 bimbe di quasi 2 e quasi 5 anni. La più grande frequenta un asilo steineriano. Non ci va troppo volentieri. Preferisce stare a casa con noi e con l’amata sorellina. Oltre ciò ha delle belle amicizie e non è per niente isolata. Vedendo i siti americani sullo homeschooling, sono proprio questi bambini i più integrati nei loro comuni. Io sono tedesca e mio marito è italiano. Dall’anno prossimo dovrei riuscire a stare a casa. Avremmo allora una scuola bilingue familiare … un po’ ma non troppo steineriana, montessoriana … Quello che mi interessa è come avete vissuto l’inizio di essere insegnante oltre di essere mamma. Ogni tanto giocando guardiamo un po’ le lettere però poi consigliate di fare un netto taglio “da oggi studiamo questo e quell’altro” oppure iniziare pian piano giocando … se trovate il tempo, sarei molto contenta di condividere!
Ciao Sarah,
innanzitutto ti devo informare che al momento, in seguito ad una loro richiesta, i miei figli frequentano la scuola. Resto comunque una sostenitrice della scuola familiare e il mio metodo preferito è quello del “Child-led learning”. Seguire l’interesse del bambino mi sembra la strada migliore. I bambini sono curiosi di natura e se messi nelle condizioni giuste sono desiderosi di imparare, e imparano anche meglio e prima che a scuola.
In bocca al lupo per questa bella avventura, torna a trovarmi se ti va e tienimi aggiornata!
Ciao a tutte.
Io ho due bambini di quasi sei anni la feminuccia e due anni il maschietto.
Rebecca ha frequentato l’ultimo annno di asilo, io ovviamente lavoravo e ho un belissimo ricordo del nido (dopo i due anni).
Se devi lavorare, o hai una baby sitter a disposizione oppure ti affidi ai nonni,che nel frattempo devono fare spesa,cucinare,pulire e il bambino non è sempre al centro della loro attenzione,come piacerebbe a me.Così sto valutando l’idea di iscrivere anche Alessandro al nido..secondo me in questo caso è la soluzione migliore.Ho fiducia delle maestre e farebbe delle attività che la mattina con i nonni non farebbe.
Io sono impiegata,lavoro un p.time di 33 ore per necessità altrimenti me ne starei tranquillamente a casa.
Sono orgogliosa di dire che sono consapevole che ogni minuto passato con i propri figli è prezioso e nessuno ce lo potrà mai restituire quindi il mio tempo dopo l’ufficio è tutto dedicato a loro,scrivendo e pensando dopocena le attività da far praticare loro e fare insieme.
Cerco di imprimermi nella mente ogni singolo momento con loro e su questo Claudia ci assomigliamo molto.
Cresco i bambini sui principi dell’attachment parenting,Ale è ancora allattato e dormiamo insieme nel lettone,a parte quando sono in ufficio non delego mai le cose per i bambini.
Cosa ne pensate del nido in questo caso?So bene che se non lavorassi starebbe con me a casa, non ho dubbi.
Cosa intendete la scuola “spegne i bambini?”la scuola elementare?Io sono un po preoccupata perchè dopo quando andrà in prima ci saranno le prime responsabilità e meno momenti di spensieratezza.
Delle maestre della scuola materna di mia figlia sono molto orgogliosa perchè invece di imparare loro per forza le cose hanno saputo cogliere la spontaneità della loro età, i loro disegni liberi senza forzature come putroppo invece molto spesso accade.
Claudia ti devo fare i miei compliemnti per come cresci o tenti di crescere i tuoi bambini,sei veramente brava da sola con tre bambini a fare tutte quueste cose, ad avere tutte queste idee…come riesci ad organizzarti la tua giornata?
“E devono avere … scetticismo nei confronti degli esperti, desiderio di essere diversi dagli altri e di assumersi completamente la responsabilità dell’istruzione dei propri figli”.
partirei da questa affermazione da te citata per esprimere tutte le mie perplessità, che voglio condividere, anche se mi rendo conto che arrivo tardi e che il confronto era più animato tempo fa
1. essere scettici verso gli esperti. faccio un paragone: se non mi piace il modo con cui il pediatra tratta mio figlio, cambio pediatra, non è che inizio a curarlo io. certo avrò molta più sensibilità per capire i suoi disturbi, certo lo posso osservare per lungo tempo, certo lo avrò molto a cuore, certo posso avere qualche successo se tratto l’allergia al polline o simili, ma l’esperto è il medico e io mi devo fidare di lui, dopo averne cercato uno all’altezza, ovvio. il medico è preparato per esserlo, è un professionista. così l’insegnante! e la professionalità dell’insegnante non è costituita solo dai saperi, ma dalle pratiche didattiche e dalla sua capacità relazionale! certo è una fatica, ti assicuro, ma è questo il nostro compito, e mi sembra che l’idea dell’home schooling la sminuisca! ammiro molto la Montessori e l’ho studiata a lungo ma le sue sono critiche di cent’anni fa alla scuola di cent’anni fa! la scuola , SE ha completato la rivoluzione copernicana che pone al centro de processo di apprendimento il bambino, è CAMBIATA!
2. essere diversi dagli altri. questa frase, ma forse l’ho interpretata male, è un po’ snob… ognuno di noi, dice il primo giorno di scuola la mia collega agli alunni, è unico e speciale! il lavoro dell’insegnante è, come diceva Silvio Orlando nei panni di un prof, togliere l’opacità dagli occhi dei ragazzi…
3. quando ero tutor dei laureandi educatori e chiedevo loro di pensare ai loro punti di riferimento educativi, c’era sempre almeno un insegnante… anche se tu dici di no, il punto di riferimento dominante per i tuoi figli rimani tu, e questa mancanza di pluralità non è senz’altro positiva! l’insegnante non deve essere per forza un fuoriclasse, basta che sia sufficientemente buono…
4. il preziosissimo confronto, soprattutto in adolescenza, con il gruppo dei pari, la microsocietà. perchè avere paura delle frustrazioni? degli scontri? io sono molto fiduciosa e ottimista, anche troppo, anche se ho vissuto, coke tutti, anche esperienze deludenti nella scuola… e così sono i mie fratelli… i miei genitori, insegnanti, non hanno mai messo bocca sull’opera educativa dei loro colleghi, anche quando (a posteriori l’ho potuto valutare) non era eccellente. sono intervenuti nei rarissimi casi di episodi gravi. questo sì che è trasmettere fiducia, non isolare i miei figli nel micro-contesto, o anche macro per carità, che IO decido per loro… non è che un modo in realtà per controllarli, per non lasciarli andare?
Mi fermo qui perchè non voglio essere ancora più ingombrante, ma le me perplessità sono ancora tante…
Grazie per il tuo intervento. Ti rispondo citando alcune parti del tuo testo:
1. essere scettici verso gli esperti. faccio un paragone: se non mi
piace il modo con cui il pediatra tratta mio figlio, cambio pediatra,
non è che inizio a curarlo io [...] Assolutamente daccordo. Perché io non so curare le malattie, ma so insegnare. Parlo per me.
ammiro molto la Montessori e
lho studiata a lungo ma le sue sono critiche di centanni fa alla
scuola di centanni
fa! Le mie, invece, sono alla scuola di oggi.
2. essere diversi dagli altri. questa frase, ma forse lho interpretata
male, è un po snob… Più che desiderio di essere diversi dagli altri, direi allora (per non essere male interpretata) libertà di non essere uguali agli altri in tutto e per tutto.
3. quando ero tutor dei laureandi educatori e chiedevo loro di pensare
ai loro punti di riferimento educativi, cera sempre almeno un
insegnante…
Sono assolutamente daccordo e vorrei segnalarti, in merito, questo mio post scritto proprio qualche giorno fa:
http://ovskids.oviesse.com/2010/05/la-scuola-che-vorrei/
anche se tu dici di no, il punto di riferimento dominante
per i tuoi figli rimani tu – non ho mai detto di no. Certo che il loro punto di riferimento dominante rimango io.
e questa mancanza di pluralità non è
senzaltro positiva! – non smetto mai di ripetermi: home (o un) schooling non significa prigione. Non significa stare rinchiusi in casa (è il prefisso home che devia il significato, forse). Non significa che non si interagisce con nessun altro che con i propri genitori. Anzi!
linsegnante non deve essere per forza un
fuoriclasse, basta che sia sufficientemente buono…
Esattamente come il genitore
4. il preziosissimo confronto, soprattutto in adolescenza, con il gruppo
dei pari, la microsocietà. Ripeto quanto detto poco sopra. Nessuno rinchiude i bambini in casa. Il confronto avviene ugualmente in altri luoghi.
Perchè avere paura delle frustrazioni? degli
scontri? Mio figlio è stato vittima di bullismo alletà di 4 anni. Non ho paura delle frustrazioni, che esistono anche fuori dalla scuola e che accetto tranquillamente, ma linsegnante non ha saputo proteggere il mio bambino e questo significa, per me, che non era sufficientemente buona.
questo sì che è trasmettere
fiducia, non isolare i miei figli nel micro-contesto, o anche macro per
carità, che IO decido per loro… Perché, a scuola sono loro che decidono? Certo che io decido per loro, sono la mamma. Fa parte delle mie responsabilità. Sarò presuntuosa, ma ritengo di poter stabilire se il mio bambino è pronto per la scuola o no.
Conosco bambini (e adulti) che sono stati male fisicamente, ogni giorno, per anni, ogni mattina allora di andare a scuola. Ebbene secondo me queste persone avrebbero dovuto stare a casa. E la socialità? Non siamo tutti uguali. Non siamo tutti socievoli. E se è bene incoraggiare i nostri figli ad interagire con gli altri, credo si debba anche accettare, ad un certo punto, il loro carattere. Con i suoi limiti e anche quelli che ci sembrano difetti ma non necessariamente lo sono. Il piccolo solitario sarà magari un giorno un grande scrittore, schivo e riservato ma felice e realizzato.
non è che un modo in realtà per
controllarli, per non lasciarli andare? Ancora una volta parlo per me, e la risposta è no. Questo post infatti è un po datato, ma oggi i miei figli frequentano la scuola, per loro scelta che ho assecondato senza alcun problema. Non escludiamo di ripetere lesperienza di homeschooling in futuro, magari in occasione di un viaggio intorno al mondo o per altre ragioni valide (se landare a scuola dovesse essere fonte di malessere, ovviamente non parlo di capricci passeggeri e non permetterò ai miei figli di fare avanti e indietro a loro piacimento)
Mi fermo qui perchè non voglio essere ancora più ingombrante, ma le me
perplessità sono ancora tante… e sono più che legittime. Ne ho tante anche io e non credo che nessuna di noi due troverà una risposta soddisfacente alle sue perplessità, perché la risposta non è una sola, ma va cucita su misura, caso per caso.
Grazie per avermi ascoltato ed esserti voluta confrontare!
Ti consiglio, se riesci a recuperarlo perchè è un’edizione particolare, un microlibro di Rodari, Pensieri per genitori. Parla anche della scuola e trovo che dica cose molto belle.
In questa pagina trovi i riferimenti
http://www.genitoridemocratici.it/htm/info.htm
PS
La conosci la poesia Una scuola grande come il mondo? E’ molto bella, il primo giorno di scuola il mio piccolo rito è farla scrivere a tutti i ragazzi!
Ciao
E’ un po’ lungo ma voglio regalare a chi le vuole leggere le bellissime parole di Rodari a cui avevo accennato ( e a te Claudia perchè la scuola pubblica ha bisogno dei genitori come te!)
le ho trovate su
http://www.rodaricentrostudiorvieto.org/site/10879/default.aspx
Fin dai tempi della scuola materna, siamo andati in caccia della scuola giusta, della maestra giusta. Abbiamo fatto, posso dirlo?, “carte false”, pur di procurare a nostra figlia una certa scuola: quella che ci permettesse di fare “fronte unico” con la maestra, di lavorare insieme nella stessa direzione, senza disfare l’uno il lavoro dell’altro.
Per la scuola elementare, sarebbe quasi un romanzo raccontare come abbiamo agito. Il fatto essenziale mi pare quello di aver avuto una strategia. Avevamo bisogno di una scuola moderna, non dogmatica, non intollerante, aperta; una scuola in cui i bambini contassero più dei registri, il loro lavoro più dei voti con cui la legge fa obbligo di classificarli, la loro comunità più delle loro piccole competizioni, la loro sincerità più dell’ortografia, la loro libertà più dello schema imposto dall’alto. L’abbiamo cercata e trovata. Per anni abbiamo visto crescere nostra figlia, tra casa e scuola, proprio come avevamo desiderato che crescesse: sincera, attiva, amica di tutti, capace di avere opinioni e di difenderle; anche dura, dove e quando occorre cercare la durezza, per non costruire sulla sabbia. Un miracolo? Bene, noi abbiamo trovato questo miracolo nella scuola di tutti, nella scuola di stato. La media, vedremo, sarà quel che sarà. Ma quegli anni conteranno per sempre.
Del resto, anche per la media, non siamo mica rimasti con le mani in mano. Ci siamo messi, un gruppo di genitori, decisi a far restare insieme i nostri figli anche dopo la quinta, in cerca della scuola giusta: non troppo lontana dalle abitazioni (Roma è sterminata!), disposta ad accoglierli in blocco, come una comunità già costituita, non come atomi disgregati; disposta a tener conto della loro storia passata, a costruire su quella, non sul vuoto dei programmi e dei regolamenti.
Così, siamo andati da un preside. Mancavano mesi all’apertura delle scuole, i bambini non avevano ancora fatto l’esame di quinta. Ci rendevamo conto che la nostra richiesta era, a dir poco, insolita. Siamo stati ascoltati con attenzione, con intelligenza. Una scuola pubblica ha fatto una classe apposta per noi. Un altro miracolo? Questa volta no. Questa volta debbo precisare la lezione che ricavo dall’esperienza: si ottiene di più, per il proprio figlio, si ottiene il meglio, per lui (il meglio possibile…) se non si agisce soli, se i genitori si alleano, se ognuno di noi si sente padre… di un gruppo, se supera l’egoismo della paternità (della maternità) per far qualcosa che contribuisca a creare una responsabilità collettiva della società adulta nei confronti della società bambina.
Ci sono cose che si risolvono in casa, ce ne sono altre, molte, moltissime, che bisogna risolvere, o almeno tentare di risolvere, lottare per risolvere, fuori casa. La porta di casa protegge, ma isola. Bisogna saper uscire. Bisogna lasciar entrare chi vuole. La gente ci guadagna, a conoscerla. Noi eravamo e siamo padri tanto diversi: c’è chi è religioso e chi è ateo, chi è ricco e chi è povero, chi è comunista e che non è niente del tutto. I nostri figli ci hanno costretti a diventare amici, a conoscerci e a capirci. Spiegatemi un po’ come accade che finiamo per volere le stesse cose, essendo così diversi. Spiegatemi perché bambini cattolici e bambini protestanti, o non battezzati, si sentono oggi difesi gli uni dagli altri, garantiti ciascuno dal rispetto e dalla tolleranza degli altri. A questo risultato nessuno di noi genitori avrebbe potuto pervenire da solo, o senza la maestra: ma la maestra non ci sarebbe potuta arrivare senza di noi, senza ciascuno di noi.
Trovo, se debbo dirlo più in generale, che dell’educazione familiare non ci si può accontentare: bisogna agire più in grande. Mi risulta che la cosa è possibile anche adesso: anche in una società frammentata come la nostra.
Io semplicemente esprimendo un giudizio,non me la sentirei di portare avanti un programma di lavoro,leggere scrivere e tutto il resto rinuciando alla scuola,perchè non ne sarei all’altezza ma Claudia è da ammirare per l’ottica che propone di insegnamento,uno stare con i figli amandoli e farseli amici,tramettere loro amore per le piccole cose,proteggendoli da maestri non in grado di coprendere i bisogni dei bambini (se ho capito bene…e quanti ce ne sono..)Troppo spesso vediamo mamme che (al di la delle ore di lavoro) delegano ad altri troppe cose dei proprio figli…ma questo forse è un altro discorso.
In generale oggi l’homescholing ,anche volendo, è difficile da praticare perchè sono più le mamme che lavorano che quelle che stano a casa,ma una mamma che cresce i suoi figli con attaccamento è da prendere da esempio,sopratutto in una socieà “del distacco” come la nostra dove già a quattro mesi ti suggerisono di metterlo nel lettino,basta latte materno,centri estivi, mille attività pomeridiane,tanti psicolgi,ma non hanno capito che il bambino va tirato su solo dalla mamma,la figura unica e insostituibile.
Grazie per il link e grazie per il tuo intervento. L’unico pregiudizio che non riesco a sradicare nonostante io non faccia che ripeterlo è questo: sebbene il termine sia fuorviante, homeschooling NON significa stare chiusi in casa. Gli homeschoolers NON sono affatto isolati!
Grazie a te. La poesia che citi la conosco molto bene e l’ho anche pubblicata sul mio blog:
http://www.lacasanellaprateria.com/2009/12/una-scuola-grande-come-il-mondo.html
La cosa curiosa è che io la vedo come un’inno all’unschooling. Un invito ad uscire da quelle quattro pareti…
Mi inserisco in questa interessantissima discussione per puntualizzare che in Italia l’obbligo non è di frequentare la scuola bensì di istruire i propri figli.
L’obbligo scolastico può essere assolto:
-Presso le scuole elementari e medie di Stato.
-Presso altra Istituzione scolastica parificata o autorizzata ( es. Scuole Private).
-Tramite “istruzione familiare” (detta anche scuola paterna, scuola familiare,
scuola di casa).
A chi fosse seriamente interessato all’homeschooling consiglio di visitare questo sito:
http://www.utilecomune.com/scuola_paterna.htm
Ho immaginato che le parole sulla porta di casa chiusa avrebbero potuto creare perplessità… di certo io non penso affatto che siano isolati i bimbi, men che meno i tuoi che vedo sempre coinvolti in tante belle iniziative…
Rodari sottolinea un altro aspetto: l’essere “costretti” a fare comunità con persone che non sceglieremmo mai, perchè si ha un obiettivo comune. Succede con i genitori e succede al gruppo classe. Quando questo si realizza (ma dovrebbe essere una delle priorità) credimi, è estremamente educativo.
Ciao!